© TOTI DI DIO . Pubblicata il 27 Aprile 2010.
Tra la chiesa della Badia e quella di Santa Barbara si aggirava, secondo gli antichi, un pauroso fantasma, sul cui aspetto non tutti erano d’accordo, perché per alcuni era un mostruoso mulo con una strana gobba, mentre per altri era un immane ciclope, con le gambe divaricate tra i tetti delle due chiese. Di giorno non si faceva vedere da nessuno e non dava fastidio alcuno a chi si trovasse per caso a passare; ma di notte si scatenava con le sue visioni tenebrose e terrorizzava chiunque avesse sotto tiro. Era talmente indefinibile tale fantasma che il popolo lo chiamava unanime “lu Cirrimbambulo di la Batia”. [Diego Lodato, Itinerario storico di Canicattì, Canicattì 1992]
© TOTI DI DIO . Pubblicata il 27 Aprile 2010.
Il sostegno che un centro storico fornisce alla città è la determinazione di un’identità diffusa, un trans personale etno-antropologico che accomuna e coinvolge l’intera popolazione. Edifici storici diventano scrigni di simboli, storie e leggende, dai contenuti magici e morali.
© TOTI DI DIO . Pubblicata il 27 Aprile 2010.
Gli scenari che si creano sono magici, dai contorni spesso surreali. Solo partendo da questo luogo la città è in grado di progettare con successo il suo futuro. Così c’è apparsa Canicattì, il suo centro, la sua storia.
© TOTI DI DIO . Pubblicata il 27 Aprile 2010.
Il patrimonio materiale della memoria dei luoghi sopravvive alla decadenza dei beni materiali e diventa motore di rinascita di valori culturali.
© TOTI DI DIO . Pubblicata il 27 Aprile 2010.
La riappropriazione della memoria magicamente risveglia il Genio della città, la sua anima più bella e più vera. Nelle pietre s’incarna l’ombra della memoria.
© TOTI DI DIO . Pubblicata il 27 Aprile 2010.
L’esperienza dei luoghi de la Batia ed il suo Cirrimbambulu, di palazzo La Lomia e i Parnasiani, la Vuridda di l’Incantisimi, rendono queste strade così ricche, così piene di significati, da apparire già come un museo diffuso al Genio di Canicattì. Il progetto che proponiamo rilancia e rende protagonista la storia del luogo, attraverso chirurgici interventi di riqualificazione urbana.
© TOTI DI DIO . Pubblicata il 27 Aprile 2010.
E’ la cultura e la tradizione brillante della città che riemerge dall’asfalto e dalle pietre, con una strepitosa forza rinnovatrice. Abbiamo riportato alla luce i vicoli magici di Canicattì, una scoperta per tutti.
Concept © Giancarlo Dell'Aquila
© TOTI DI DIO . Pubblicata il 27 Aprile 2010.
Un sole magico e impossibile, da nord, proietta l’ombra del titano della Badia. L’ombra pietrificata, referenza di un vissuto storico di eccezionale interesse, si carica del valore di Genio della città, che (con discrezione) proietta l’identità storica e culturale di Canicattì.
© TOTI DI DIO . Pubblicata il 27 Aprile 2010.
L’obiettivo è stimolare l’esperienza percettiva al piano stradale, solleticando la curiosità di comprendere il disegno più grande, possibile solo attraverso l’immaginazione o cambiando orizzonte.
© TOTI DI DIO . Pubblicata il 27 Aprile 2010.
La metafora col destino, alla quota del suolo, diviene, dall’alto, una strategia di marketing territoriale. A Canicattì, infatti, tale intervento, risulta quasi invisibile, e l’impegno per la comprensione dei contenuti che evoca regala la conquista di una ritrovata identità.
© TOTI DI DIO . Pubblicata il 27 Aprile 2010.
L’impronta è visibile nella sua interezza soltanto da Google Earth (e quindi da tutto il mondo) come un Landmark territoriale, caratterizzando e identificando la città, destando viva curiosità; chiunque nel mondo cercherà di capire cosa e perché, indagando scoprirà la bellezza e la magia della città.
© TOTI DI DIO . Pubblicata il 27 Aprile 2010.
Questo tipo di intervento prevede la conservazione dei manufatti nel loro stato attuale, modificando la superficie esterna, “riparandola”. Dalle facciate saranno rimossi gli elementi che generano degrado come collegamenti di cablaggi volanti, gronde rotte, etc. I ruderi e gli edifici non completati verranno re-intonacati. Nelle aperture dei catoi abbandonati sono previsti inserimenti di vegetazione rampicante. La ripavimentazione dei marciapiede di via Macaluso è una scelta dettata dalla necessità di uniformare l’aspetto complessivo dell’area di progetto, per poter utilizzare come soli elementi di disegno del suolo la pietra e l’asfalto. Obiettivo dell’intervento è quello di riqualificare il contesto urbano progettandolo come elemento scenografico.
Gli spazi accessibili da via Macaluso, già collegati fra di loro, raggiungono il livello superiore dinanzi la chiesa di Santa Barbara. Il ripristino della pavimentazione tradizionale diviene occasione di rielaborazione dello spazio pubblico. Dal disegno a correre del basolato si innalzano elementi costituiti da sedute e ripiani studiati per favorire l’intrattenimento (la conversazione, gioco carte…). Per rendere questi luoghi familiari prevediamo l’istallazione di sedute in ghisa, modello Venezia, fissate al pavimento. Lo spazio ad est della Badia viene trattato analogamente, con l’aggiunta di un motivo geometrico a pavimento allineato ai contrafforti della Badia. Una quinta scenografica, costituita da una lamiera in alluminio traforato che riporta una poesia del parnasiano sarto-poeta Peppi Paci, costituisce una protezione del piede della chiesa oltre a mettere in sicurezza l’area ripavimentata. L’impossibile ombra proiettata a terra del titano della Badia è realizzata in pietra scura con disegno a correre perpendicolare alla facciata della Badia. L’inserimento di questo elemento dialoga con lo spazio progettato in una logica dicotomica di conferma e di negazione collaborando a volte all’articolazione degli spazi (la connessione degli spazi pubblici con l’attraversamento pedonale o l’istallazione di un elemento scenografico sull’ombra della mano etc.), altre volte rompendo e “terrorizzando” il lineare linguaggio progettuale.
Il progetto prevede un’integrazione di verde pubblico attraverso due tipologie di intervento. La prima tipologia prevede la piantumazione di alberi dal basso fusto (agrumi) per separare la sistemazione urbana dal traffico veicolare, e ombreggiarla dal sole mattutino. La seconda l’inserimento puntuale di verde rampicante (essenze bougainville e gelsomino) in corrispondenza di vuoti su facciate di edifici abbandonati, sui balconi delle case e sulla porta della Badia.
La scoperta della ricca memoria di questa limitata area, della tradizione e dei suoi incantesimi, durante lo sviluppo del progetto di riqualificazione, ha spinto il gruppo di progettazione a suggerire alla P.A. di inserire via Duca degli Abruzzi, già “Vuridda di l’incantisimi”, come ulteriore modulo progettuale. Una lamiera in alluminio microforato, illuminata dal sole o dalla luna piena, proietta a terra una frase, da concordare con la P.A., che evochi il passato storico e culturale della città. Il suo magico apparire (in funzione delle condizioni climatiche), rende unica e sempre diversa la percezione di questo spazio urbano, in questo momento esclusivamente carrabile e stretto fra i muri dei giardini del convento e di palazzo La Lomia. Questa soluzione si inserisce nella logica della strategia progettuale di riappropriazione della memoria attraverso la riqualificazione degli spazi urbani, ridestando il senso di appartenenza dei residenti e l’orgoglio della cittadinanza. Tale intervento è da intendersi come indipendente e non vincolante, a naturale completamento del progetto sull’area intrisa di memorie, di leggende e di magia.
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