© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 12 Maggio 2010.
Il complesso edilizio che va sotto il nome delle Murate, altro non è che il risultato di varie e successive modificazioni strutturali e tipologiche di un antico complesso conventuale di suore di clausura – da qui probabilmente il nome di Murate – poi divenuto attraverso una trasformazione radicale ed aggiunta di corpi, il carcere maschile di Firenze, dalla fine dell’800 fino agli anni ’70. Da qualche anno è in corso, attraverso un notevole sforzo amministrativo e progettuale da parte del Comune di Firenze la realizzazione di un piano di recupero che ha portato già alla trasformazione di parte del complesso ad uso residenziale. Nel piano era previsto di assegnare parte del complesso edilizio all’Università di Firenze per le proprie esigenze. E’ in questo quadro che si colloca il progetto della nuova biblioteca della Facoltà d’Architettura. Questa localizzazione oltre a cogliere un’opportunità, è legata, più significativamente, al fatto che nel piano strutturale dell’università degli Studi di Firenze tutta la Facoltà d’Architettura è stata dislocata nel settore est di Firenze – quartiere di Santa Croce – attraverso, appunto, il recupero delle altre strutture carcerarie dimesse: Santa Verdiana e Santa Teresa. La parte del complesso delle Murate assegnata per il progetto, riguarda l’edificio a Y e il cortile dell’ora d’aria, attualmente utilizzato a parcheggio, che confina con il viale Giovine Italia. Il tutto rinserrato dalle altissime mura del carcere. Questo edificio costruito non sul sedime del convento, ma bensì nei suoi orti, è la parte tipologicamente più originale del complesso perchè legata, da manuale , all’archetipo del Panopticon. Il programma edilizio, nato dalla collaborazione tra la Facoltà, i progettisti e i responsabili delle biblioteche universitarie, prevede di realizzare una struttura che può svolgere contemporaneamente più ruoli: conservazione, lettura, comunicazione, esposizione, ecc… La strategia progettuale sì è definita in relazione a tre scelte fondamentali che costituiscono la struttura intima di questa biblioteca: tre scelte che puntano tutte alla massima integrazione delle strutture esistenti con il nuovo. La prima è stata quella di riutilizzare i “ bracci” dell’antico carcere come scaffali dei libri, deposito in elevazione, aperto alla consultazione degli studenti e collegato alle sale di lettura attraverso piccoli ponti che sfruttano le aperture presenti nelle facciate dei bracci stessi. Le celle che per circa un secolo sono stati luoghi di detenzione, si trasformano ora in spazi di libertà. Questo atto di valorizzazione ha un risvolto pratico non secondario perché così facendo si riesce ad intervenire sull’esistente con una ristrutturazione leggera, rispettosa della struttura tipologica e tecnologica dell’esistente. La seconda scelta è incentrata sulla volontà di rimettere in gioco le altissime mura del carcere – circa 12 m – come parte integrante della biblioteca. Partendo dalla considerazione che rappresentano più un’ opportunità che un limite invalicabile, o semplicemente un vincolo di progetto. Poche, ma grandi aperture – tra le quali l’ingresso alla Biblioteca dai Viali – lasciano intravedere la seconda pelle distaccata, costituita dalla facciata in vetro e metallo del nuovo edificio. Questo dialogo tra struttura muraria preesistente e struttura nuova in metallo e vetro, assegna di fatto un nuovo ruolo alle mura carcerarie; di protezione dai rumori dei viali e di supporto ai sistemi per l’attenuazione della luce solare. Dall’interno della sala di lettura vi è un solo momento in cui è possibile riconquistare la consapevolezza di essere all’interno della vita urbana, la più caotica; un bow-window si protende aldilà dell’unica grande finestra verso i viali. La terza scelta riguarda, l’occupazione per intasamento, sia planimetrico che volumetrico, del cortile dell’ora d’aria – infatti, l’intasamento in altezza rimane confinato all’interno delle mura, il tutto staccato dalle strutture preesistenti di una misura variabile tra i 3 e i 2 metri. Questo per rendere sempre evidente la distinzione, dall’interno delle sale di lettura, di ciò che è preesistente da ciò che è nuovo. Anche in questo caso, la strategia linguistica è probabilmente figlia della volontà e della necessità di tenere distinte le strutture edilizie per ragioni statiche e tecnologiche. L’occupazione del cortile dell’ora d’aria comporta ancora una volta un’inevitabile metafora perché questo è il luogo della mobilità, degli incontri e della sosta. Tre elementi perforano e attraverso verticalmente il volume centrale, tre elementi che rappresentano altrettanti luoghi emblematici della biblioteca: la corte centrale quadrata che si costituisce come sala di lettura aperta alla città, il cilindro dei collegamenti verticali come luogo della comunicazione fisica fra le parti dell’edificio, e il cilindro della sala conferenze e della rampa dell’emeroteca, come luogo della comunicazione culturale. Questi tre elementi forando la copertura divengono lucernari e disegnano con i loro volumi un giardino pensile di pietra. Il piano di recupero del Comune di Firenze prevedeva una connessione ortogonale dai viali alla nuova piazza Madonna della Neve – nata dal recupero di un altro cortile del carcere. Il progetto della biblioteca riprende questo tema e realizza due opposti ingressi alla biblioteca come testate di questa connessione: in questo modo il piano terra della biblioteca assume il valore di una galleria urbana di attraversamento. L’ingresso alla biblioteca dalla piazza della Madonna della Neve, su questo spazio dove affacciano le residenze recuperate e altre attività commerciali e sociali, contribuirebbe, vista la presenza quotidiana degli studenti, al completamento della piazza e la renderebbe un luogo vivo e dinamico. La piazza ha già una sua configurazione frutto di un progetto degli uffici comunali. Il nuovo progetto propone di realizzare solo una sorta di proferlo in corrispondenza del vecchio ingresso a quest’ala del carcere, come un’ orecchio, una bocca distaccata dalla struttura per lasciare inalterata e leggibile la preesistenza
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 12 Maggio 2010.
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