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Firenze (FI), Italia

Edificio A36 per uffici e servizi nell’area di Novoli

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testo di Marco Mulazzani, tratto da Marco Mulazzani, Ipostudio, La concretezza della modernità, Electaarchitettura, Milano 2008

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Il progetto, che completa il bordo ovest della nuova piazza del futuro insediamento di Novoli, raccoglie l’eredità del Piano elaborato nel 2001, nel quale erano previsti, per la stessa area, tre edifici indipendenti con destinazioni d’uso differenti. Nel corso degli ultimi anni, la variazione volumetrica apportata al progetto del Palazzo di giustizia e il nuovo complesso bancario – due costruzioni che sorgono nelle immediate adiacenze – hanno notevolmente modificato lo scenario. Di qui la decisione di assegnare ai progettisti – oltre a Ipostudio, Mauro Galantino e Werner Tscholl – il compito di ideare un unico edificio, cui è affidato il compito di segnare il confine dell’area e mediare il passaggio con la scala ridotta delle architetture che saranno realizzate al suo interno. Il nuovo edificio interpreta la condizione di margine puntando a incrementare il proprio carattere urbano e aspirando a divenire un catalizzatore dello spazio pubblico. Per raggiungere tale obiettivo, al di là di alcune misure di natura quantitativa – per esempio, la riduzione degli accessi veicolari e l’aumento della superficie pedonalizzata della piazza – paiono fondamentali alcune opzioni progettuali di carattere generale, volte a costruire una forte relazione tra l’edificio e il suo intorno. Innanzitutto la decisione di liberare il piano terra della parte centrale dell’edificio per realizzare una vasta loggia-portico che collega interno ed esterno dell’area. Concepita, secondo la tradizione fiorentina, come luogo di attraversamento ma anche di sosta, la loggia è occupata, nella parte centrale, da una grande fontana corredata da sculture ed è destinata a divenire il centro di gravitazione dello spazio della piazza, Alle due estremità della loggia, in posizione ottimale per intercettare i percorsi di attraversamento, si trovano gli ingressi principali all’edificio – una scelta che presenta numerosi vantaggi funzionali, consentendo un uso flessibile nel tempo dell’edificio. La soluzione conferita agli ingressi riflette l’articolazione del corpo di fabbrica in tre parti, risultanti da un’intelligente interpretazione delle geometrie irregolari ereditate dalla precedente lottizzazione. La porzione centrale dell’edificio, a ponte, è concepita come elemento di passaggio e comunicazione tra due blocchi quasi simmetrici, alle estremità nord e sud, scavati da due corti di forma approssimativamente trapezoidale. Nel corpo di fabbrica nord (A36), volumetricamente più denso e chiuso intorno alla corte d’acqua, Ipostudio compie un’operazione di scavo volta ad aprire passaggi verso l’esterno e a realizzare zone intermedie per illuminare con luce diretta i percorsi di distribuzione e consentire in tal modo, agli utilizzatori, un immediato orientamento. Le hall che si aprono oltre gli ingressi dei corpi di fabbrica nord e sud declinano con materiali diversi il medesimo principio: entrambe fanno interagire gli spazi di accoglienza e distribuzione verticale, completamente vetrati, con uno spazio esterno ma “contenuto” dall’edificio, in modo da dilatare in maniera significativa la superficie, tutto sommato limitata, a loro destinata. La hall ubicata nel corpo di fabbrica nord si apre sulla corte occupata dallo specchio d’acqua ed è concepita come uno spazio di natura più privata, sul quale affacciano gli uffici e alcune parti del piano terra. È evidente il tentativo di superare il concetto di chiusura usualmente associato alla corte, aprendo fortemente il piano terra dell’edificio alla piazza, pur senza trascurare l’obiettivo di ottenere il miglior confort possibile per gli spazi di lavoro. Per evitare un impatto eccessivo sul contesto e dialogare con la scala delle costruzioni previste per la piazza, i fronti del nuovo edificio non sono omogenei; al contempo, i progettisti hanno cercato di stabilire una corrispondenza tra l’immagine esterna e le prestazione ambientali richieste dall’organizzazione interna. Il corpo di fabbrica nord ripara i fronti esposti all’irraggiamento tramite arretramenti volumetrici, mentre nella corte le facciate sono protette da una griglia frangisole collegata alla struttura che occulta i volumi tecnici di copertura.

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