Il bosco
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 25 Marzo 2011.
L’alloggio sociale è condizione non soltanto per soddisfare il bisogno essenziale della casa ma per sostenere un nuovo modello di abitare. Il modello abitativo proposto ha infatti origine da questo. Più correttamente ha origine allorquando l’individuo sceglie di agire per andare oltre uno spazio delimitato.
la piscina
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 25 Marzo 2011.
E’ a partire dalla casa ma è oltre la casa che esso si realizza. La predisposizione delle differenti tipologie abitative è servita a rendere questo modello più evidente. Corpi scala, androni, ballatoi non sono solo infrastrutture dell’organismo edilizio, ma spazi comuni da condividere a supporto di un modello abitativo centrato sulle relazioni tra i soggetti. Man mano che ci si allontana dall’alloggio, dalla dimensione individuale, aumenta l’importanza dei soggetti, degli altri, e, per contro, la centralità degli oggetti si riduce. Le pratiche di condivisione degli spazi sono il mezzo con cui si può costruire il senso di appartenenza alla comunità. Lo spazio della comunità è allora anche la conseguenza della condivisione degli oggetti contenuti in essi.
Il faro
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 25 Marzo 2011.
Al piede del corpo scala principale di ogni edificio si trova il living room dal quale ognuno accede al proprio alloggio. Ognuno dei nove living room gode di una specifica posizione in rapporto al recinto, allo spazio pubblico e a quello domestico. Da qui, la sua caratterizzazione di luogo di incontro degli abitanti Il corpo centrale dell’intervento si costruisce attorno ai sistemi di servizi richiesti dal bando. Esso articola lo spazio fisico e costruisce il senso delle relazioni che vi si svolgono. Il modello abitativo, che nasce dal superamento della condizione di individuo dentro l’alloggio e si sviluppa secondo le diverse articolazioni di specie di spazi offerti all’uso, si consolida qui nel passaggio a quelle attività più direttamente connotate con la socialità che caratterizza il luogo. Il percorso centrale, il cui tracciato sinuoso suggerisce la valenza simbolica, svolge il ruolo di riconnettere la dimensione concettuale e propositiva dell’intervento proposto. Così come il percorso connette i diversi elementi che costruiscono la storia sottesa al progetto (Recinto, Piscina, Colavoro, Fattoria didattica, living room, Borgo assistito, Doni) così esso consente l’acquisizione graduale di consapevolezza da parte del soggetto.
Il percorso
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 25 Marzo 2011.
Il sistema costruttivo proposto è realizzato da RDB Casa. La struttura portante utilizzata è quella a campata unica, di metri 8,60×6,40, ripetuta uguale in tutti gli edifici. Si è ottenuta così una sintassi strutturale di base particolarmente semplice, di facile realizzazione e con alti livelli di standardizzazione. Per corrispondere alle scelte progettuali la struttura di base, nel senso più proprio della parola, quattro pilastri e quattro travi per campata, è stata rielaborata secondo tre azioni: aggettare, intersecare, sottrarre, utili a scardinare il disegno implicito nel sistema costruttivo e a favorire una maggiore libertà compositiva. Non si è trattato quindi di una mera adozione del sistema costruttivo proposto, ma di una sua assunzione all’interno del processo progettuale con l’obiettivo di mantenere la qualità spaziale e la ricchezza tipologica dichiarati nella proposta progettuale consegnata per la prima fase.
La sezione è il progetto. Essa rivela la natura degli spazi, la vita che vi scorre in rapporto a ciò che sta sopra, a chi abita di fianco, alle attività svolte da chi abita in prossimità. Se fosse possibile tenere presente a mente questa compresenza, la comunità si rivelerebbe nella sua natura più intrinseca. Il progetto costruisce dove possibile e nei limiti del rispetto della privacy, sguardi obliqui su quanto accade nello spazio di prossimità. Gli spazi comuni sono ambienti dove sarà possibile notare gli altri, sapere che non si è soli, sentirsi più sicuri, sedersi a leggere un libro mentre altri entrano a casa, confrontare i propri tempi con quelli degli altri. Si riduce così la banalizzazione funzionale che li vede soltanto come spazi distributivi per far loro acquisire la rilevanza dei luoghi in quanto lì avviene il ri-conoscimento dell’altro.
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 14 Maggio 2010.
Suoli del progetto
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 14 Maggio 2010.
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 14 Maggio 2010.
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 14 Maggio 2010.
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 14 Maggio 2010.
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 14 Maggio 2010.
sezione longitudinale
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 14 Maggio 2010.
Condividere
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 25 Marzo 2011.
Condividere. La comunità può essere dietro l’armadio di casa, in uno spazio da condividere quotidianamente. Un gruppo di alloggi duplex si affaccia su uno spazio che esiste solo se agito: la casa non finisce, ma prosegue se si interagisce con gli altri. Non un terrazzo, ma un interno.
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 14 Maggio 2010.
Dare
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 25 Marzo 2011.
Dare. L’alloggio per le famiglie solidali ha, come richiesto dal bando, una stanza in comune da offrire ad un ospite. L’apertura agli altri è il modo per costruire lo spazio ulteriore, oltre quello dei singoli alloggi. La stanza dell’ospite è posta sopra ai due alloggi ed è raggiungibile solo da questi, tutto intorno ad essa è lo spazio dove si riunisce la piccola comunità. Il dare non è privo di conseguenze, non è neutrale, non può essere disinteressato, implica un di più: lo spazio in comune.
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 14 Maggio 2010.
Esporsi
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 25 Marzo 2011.
Esporsi. Nel simplex a ballatoio la zona giorno prosegue oltre il ballatoio con due porte, non più solo un ingresso quindi, ma un passaggio, cosicché il domestico si appropria del fuori. Per agire non ho bisogno degli altri, ma devo solo accettare la condizione che altri calpestino il mio suolo.
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 14 Maggio 2010.
Donare
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 25 Marzo 2011.
Donare. Le mamme di giorno accolgono i bambini in uno spazio domestico, il dono non consiste nello spazio, ma nel tempo dato per la crescita e la formazione dei bambini. Non c’è spazio da inventare ma solo un dispositivo per far retrocedere a domestico ciò che di giorno è affetto dal fuori.
© Giovanni Caudo . Pubblicata il 14 Maggio 2010.
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