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Troia (FG), Italia

Il Museo del Tesoro della Cattedrale di Troia (FG)

Riconversione di un ex seminario diocesano in museo d'arte sacra.

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Un museo Diocesano non fa solo catechesi ma viene anche incontro alle esigenze spirituali dell’uomo e mette per questo in ombra gli aspetti fugaci delle esposizioni d’arte del tipo “mordi e fuggi”. Un museo ecclesiale è inoltre un annuncio continuato di fede ed un richiamo di spiritualità (Kant intravedeva nella contemplazione del bello un riflesso del divino), in esso ritroviamo un’anima ed una coscienza collettiva nella sua matrice culturale, religiosa e civile. L’intervento nell’ex Seminario vescovile è stato teso principalmente alla comprensione del contenuto artistico e simbolico della “collezione” mediante la creazione di un museo accessibile a tutti. Il museo vuole esprimere un concetto di conservazione dinamica, di fruizione e di valorizzazione non solo degli oggetti ma della testimonianza di fede che essi rappresentano e portano. Sono segni del passato che testimoniano valori presenti, attuali e futuri, il passato che si attualizza e si proietta nel futuro. Si è cercato di privilegiare i caratteri del museo moderno soprattutto nella dinamicità e nella flessibilità degli spazi, anche se tale operazione è stata complicata dalla struttura di un edificio nato per altre funzione (seminario diocesano e scuole) e quindi vincolante nella creazione degli spazi museali e delle sue infrastrutture tecnologiche. Un altro aspetto importante nella progettazione e nelle conseguenti operazioni di allestimento museale è stato lo studio delle misure atte ad assicurare le molteplici e spesso imprevedibili esigenze della conservazione, congiunte al massimo potenziamento della comunicazione del loro messaggio culturale e storico. Le caratteristiche fondamentali a cui si è fatto riferimento per la localizzazione e la progettazione del museo, possono essere così sinteticamente descritte: • localizzazione nel cuore del centro storico, finalizzata alla creazione di un polo attrattore con la Cattedrale e il Palazzo Vescovile, e alla rivitalizzazione e recupero di un’ampia maglia del tessuto urbano; • eliminazione nel linguaggio progettuale di caratteristiche formali eccessivamente connotanti che potessero interferire o creare barriere psicologiche alla fruizione delle opere esposte; • eliminazione delle barriere architettoniche; • predisposizione alla realizzazione di molteplici itinerari didattici per offrire al pubblico una maggiore flessibilità nella visita del museo con una informazione propedeutica dislocata in prossimità degli ingressi delle singole sale; • attribuzione della massima flessibilità spaziale, quale capacità di diversa articolazione dello spazio architettonico in singoli ambiti museali adeguati formalmente e dimensionalmente agli oggetti da esporre, senza reciproca sopraffazione né subordinazione, uniti da un unicum fatto di materiali e cromatismi finalizzato alla migliore fruizione delle opere d’arte; • dotazione di ampi spazi accessori interni ed esterni da destinare ad uso di attività culturali da considerarsi in continuo sviluppo quantitativo e qualitativo come precipua funzione del museo; • predisposizione alle installazioni impiantistiche, quale capacità di agevolare ogni possibile intervento atto a tenere costantemente efficienti le apparecchiature di sicurezza e di perfetta conservazione delle raccolte museali nonché di confortevoli condizioni ambientali per il pubblico. L’esposizione è articolato in quattro sezioni: • Argenti, bronzi dorati ed avori • Volumi e Pergamene • Paramenti Sacri • Exultet Molte sono le meraviglie originali e preziose in mostra ma i tre Exultet, rotoli pergamenacei dell’XI –XII secolo, sono una vera rarità. Essi contengono il testo del praeconium paschale (annuncio della Pasqua) con i canti e le relative illustrazioni finemente miniate. L’Exultet veniva srotolato dall’ambone della Cattedrale nel corso della tradizionale veglia pasquale in cui il diacono annuncia alla comunità del clero e dei fedeli il Mistero Pasquale della Redenzione. Queste rare opere (solo trentuno se ne conservano al mondo) prendono il nome proprio dalla prima parola della preghiera pasquale caratteristica del mezzogiorno medievale: Exultet. Ma di particolare valore sono anche i busti argentei dei Santi Patroni di scuola Napoletana, i parati d’argento riguardanti il Mistero Eucaristico, i Codici Miniati, i Libri Corali, i frammenti pergamenacei segnati da scrittura Longobarda-Beneventana, i tre cofanetti d’avorio del periodo bizantino, le Croci Benedizionali, una Edicola di legno dorata contornata da diverse reliquie con al centro un dipinto raffigurante il Redentore di scuola Umbra, un Calice in argento cesellato attribuito alla scuola del Cellini, ed altri innumerevoli e preziosi oggetti di grande raffinatezza artistica come i Paramenti delle Cappelle Episcopali del 1700 e 1800 e le Pianete dello stesso periodo.

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Planimetria piano terra

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Planimetria piano primo

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