© Barreca & La Varra (Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) . Pubblicata il 25 Maggio 2010.
La prima volta che abbiamo visitato il luogo per affrontare il tema di progetto siamo rimasti colpiti dal vuoto, dalla mancanza, dall’assenza che rendeva ancor più interessante il perimetro che definisce questo spazio. Ci ripromettemmo allora di riempire il meno possibile, di preservare il vuoto come vero valore spaziale di questo luogo. Il progetto quindi, nel dare forma e nel disporre i pochi metri quadrati chiesti dal programma, diviene un dispositivo per attraversare, scende e salire, muoversi dentro e sul perimetro di questo vuoto nella trama urbana di Camogli che svela, alla radice, l’orografia del territorio e ne mette in evidenza la relazione con il tessuto costruito nel tempo. Un buco che sembra trattenere un’energia che viene da sotto, dalla terra e dal declivio fatto di balze e terrazze sovrapposte di una città che sale, energia chiusa all’interno del perimetro delle quinte circostanti e delle loro linee di gronda che in alto definiscono il limite tra terra e cielo. Infatti gli edifici che delineano il perimetro dell’area di progetto salgono verso di esso, non sono appoggiati, sembrano nascere direttamente dal terreno, sono radicati in esso.
© Barreca & La Varra (Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) . Pubblicata il 25 Maggio 2010.
Entrando in questo vuoto ci siamo accorti di essere come all’interno di una immaginaria scatola, la cui base era la terra, l’orografia, i lati le quinte colorate delle case e il coperchio il cielo. Girando e affacciandoci dalle varie quote ci accorgemmo del valore di questa suggestione e della necessità di rendere tale elemento maggiormente visibile attraverso il progetto, che quindi si schiaccia lungo i perimetri dei muri esistenti, si modella a partire dalle curve di livello, non cresce in altezza ma si snoda in una serie di percorsi e terrazzi che legano le quote le une alle altre e mettono in scena uno spazio dinamico, macchina per la visione del contesto, strumento per connettere e guardare piuttosto che oggetto da osservare. Durante lo sviluppo del progetto è stato il contesto e la sua particolare natura la vera architettura da valorizzare e all’interno della quale ridefinire e ristabilire fluide connessioni, in grado di regalare nuovi ed inaspettati punti di vista.
© Barreca & La Varra (Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) . Pubblicata il 25 Maggio 2010.
L’eccezionalità di questo luogo risiede innanzitutto nella sua dimensione e forma, in un contesto urbano fatto di strette linee parallele al mare, racchiuse tra alte case come via Schiaffino, di vertiginosi passaggi di quota trasversali o al contrario di spazi distesi come la passeggiata a mare, i quali si confrontano solo con l’infinito dell’orizzonte. Il luogo del progetto ci sorprende per la sua forma, per essere scatola e non percorso, centro e non flusso, scavato e non tagliato nel tessuto, luogo dello stare piuttosto che del percorrere. Difficilmente lungo le vie del tessuto di Camogli ci si può perdere avendo poche possibilità di scelta tra destra sinistra, tra salire o scendere; qui invece tutto cambia e diviene meno chiaro e, come entrando in una grande stanza, si aprono di fronte al visitatore molte porte, una per lato…
© Barreca & La Varra (Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) . Pubblicata il 25 Maggio 2010.
L’ultimo elemento che ci ha colpiti riguarda la trama dipinta degli edifici che avvolgono come quinte disegnate di un teatro, creando una scenografia urbana ricca e preziosa, leggera nei colori, nelle linee e nelle geometrie ma pur sempre presente e in grado di definire il carattere indelebile di uno spazio avvolgente. E’ come se la scena da rappresentare in questo spazio fosse definita non a priori quanto piuttosto a partire da questa scenografia già presente e che ora, a seguito della demolizione del vecchio edificio, si svela con tutta la sua potenza pittorica e volumetrica.
© Barreca & La Varra (Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) . Pubblicata il 25 Maggio 2010.
Abbiamo quindi immaginato che il progetto dovesse essere in grado di accogliere dentro di sé anche questa caratteristica e trasformarla in un elemento di ricerca, innovazione ma al tempo stesso continuità del progetto stesso. Esso prevede di preservare il vuoto come valore intrinseco di questo luogo; al tempo stesso genera un dispositivo formale per ristabilire le connessioni e i flussi tra le differenti quote e parti ed infine, attraverso la sua pelle, si pone in continuità figurativa e pittorica con le facciate esistenti.
© Barreca & La Varra (Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) . Pubblicata il 25 Maggio 2010.
La prima azione è stata quella di ridefinire il perimetro dell’area di progetto e di includere all’interno di essa piazza Amendola e la terrazza ad essa sovrastante verso monte e verso mare il prolungamento di via S. Fortunato fino a contatto con l’area del porto all’incrocio con via al Porto. In tal senso la sistemazione progettuale dell’area di concorso, così estesa e arricchita di queste aree, si dichiara con forza come elemento di ricucitura tra parti apparentemente molto lontane tra di loro che vengono così a far parte di un unico insieme urbano ed avvicinate le une alle altre. Piazza Amendola da una parte e il perimetro del porto dall’altra si avvicinano per mezzo del progetto, connettendosi in un sistema. Come chiarificato nella redazione della stima dei costi ed in alcuni schemi grafici di seguito allegati, il progetto è realizzabile per fasi successive grazie ad un sistema di completamento che prevede l’esecuzione di porzioni da potersi portare a termine singolarmente come interventi conclusi, la prima delle quali corrisponde strettamente all’area di progetto indicata nel bando.
© Barreca & La Varra (Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) . Pubblicata il 25 Maggio 2010.
Osservato in dettaglio, il progetto si configura come un dispositivo di connessione tra differenti quote, declinato in rampe, pendenze, zone di sosta, piazze, scale e percorsi a differenti quote. Su di essi, affacciate verso sud, sono ubicate le aree commerciali servite esclusivamente da percorsi pedonali che incorporano ampi slarghi e piazze, terrazze di passaggio da una quota a quella immediatamente successiva, zone di sosta. Contenuto all’interno del grande vuoto, il progetto si genera seguendo le curve di livello, secondo direzioni orizzontali sovrapposte piuttosto che in altezza, il percorso torna più volte su se stesso, estendendo le aree a disposizione del commercio, rendendo la discesa o la salita più scorrevoli, e offrendo ai pedoni molteplici punti di vista. Un movimento lento e un buon rapporto tra spazi fluidi e statici permette di sollevare lo sguardo ed apprezzare le prospettive vertiginose verso monte o verso mare; il percorso breve ma ricco di cambi di direzione offre la possibilità, come in una stradina di montagna a tornanti, di apprezzare la qualità eccezionale del contesto. Il progetto può in questo senso definirsi architettura del paesaggio perché, come un corpo, si inserisce e si adagia morbidamente su una struttura di base più rigida senza stravolgerla e diviene un elemento organico per apprezzare l’intorno. Dall’angolo di via Schiaffino alla quota di +14.70 si stacca quindi un percorso pedonale leggermente in pendenza che scende parallelo a via S. Fortunato e che sfocia su una piazza alta, una terrazza a quota +13.00 dalla quale altri percorsi, scale e rampe scendono a quote intermedie o direttamente a quota +5.00 dalla quale si può raggiungere il porto. Il commercio, come decritto precedentemente, si sviluppa su due livelli e si affaccia direttamente su questi percorsi e piazze che comunicano visivamente fra loro in modo agevole. Le aree commerciali sono molto flessibili e si possono immaginare più varianti nella suddivisione degli spazi a partire da un minimo di due unità commerciali, disposte una per ogni piano, ciascuna di circa 250 mq, permettendo di riorganizzare di volta in volta lo spazio a seconda delle esigenze commerciali. L’intero edificio e tutti i sistemi di percorsi, piazze e terrazze si appoggiano e nascono a partire dalla sagoma di pianta e nel rispetto del sistema strutturale proposto in fase di bando per la parte di parcheggio. Il parcheggio, cosi come il suo perimetro, la posizione della rampa, la disposizione interna e soprattutto la geometria costruttiva vengono rispettate e a partire da questa viene realizzata, in conformità strutturale, la parte soprastante del progetto contenente le parti commerciali. E’ inoltre confermata la posizione del vano ascensore che serve il parcheggio, prevedendo solamente di estenderlo anche ai piani superiori fino a via Schiaffino in modo da garantire un attraversamento verticale rapido e rendere il progetto accessibile.
© Barreca & La Varra (Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) . Pubblicata il 25 Maggio 2010.
Lo schema strutturale previsto per i piani in elevazione soddisfa i diversi criteri di distribuzione architettonica, requisiti prestazionali e statici. Lo schema strutturale in fondazione prevede opere di contenimento dei terreni che al contempo hanno la funzione di sostegno ai carichi verticali e di controventamento per le azioni orizzontali dovute a vento e sisma. La struttura in calcestruzzo armato della parte interrata prosegue fuori terra andando a rappresentare il sistema di controventamento dell’edificio. Pertanto i setti disposti a sostegno delle terre potranno assolvere anche la funzione di sostegno ai carichi verticali previsti per la destinazione d’uso di area commerciale. A completamento della maglia strutturale dell’edificio in elevazione si è ipotizzato di disporre una maglia di colonne metalliche bullonate alle sottostanti travi in calcestruzzo armato. Tali elementi metallici saranno in grado pertanto di seguire lo schema funzionale dell’edificio e al contempo garantiranno una sostanziale leggerezza dell’opera nelle componenti in elevazione. Il comportamento a colonne pendolari risulterà prestante soprattutto nell’ottica del comportamento sismico dell’edificio, infatti il Comune di Camogli è classificato Zona 3b dalla OPCM 3519/2006 “Nuova classificazione sismica della Regione Liguria” e l’accelerazione sismica su suolo rigido per un tempo di ritorno di 475 anni è pari a 0.10g. La struttura metallica avrà quindi un rapporto carico portato-peso strutturale elevato e adatto a garantire una soluzione in cui la struttura sia il più leggera possibile. Gli orizzontamenti dei piani in elevazione potranno essere realizzati con predalles alleggerite che garantiranno un’autoportanza del solaio stesso senza la necessità di puntellazioni e inoltre, modulando in maniera adeguata la lunghezza degli elementi, anche il trasporto dei componenti prefabbricati potrà essere facilitato. I profili metallici consentiranno inoltre di gestire gli sbalzi previsti dalla soluzione architettonica. Sia gli elementi verticali sia gli orizzontamenti risponderanno ai requisiti di durabilità secondo i dettami delle Normative Nazionali ed Europee correlando la vita utile della struttura con un ipotetico ciclo di manutenzione da porre in essere sugli elementi stessi. Ciò tenendo in considerazione il particolare ambiente in cui è situata l’opera la cui atmosfera è ricca di cloruri dovuti all’acqua di mare. Le prestazioni antincendio saranno garantite andando a prevedere adeguati copri ferri della struttura o idonei rivestimenti.
© Barreca & La Varra (Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) . Pubblicata il 25 Maggio 2010.
A livello architettonico, e per quanto riguarda i materiali, si è tenuto conto soprattutto della relazione con il contesto e della volontà di rendere evidente e valorizzare il vuoto come elemento spaziale dominante racchiuso tra gli edifici. Si è ritenuto inoltre di grande importanza la vista “di pianta”, ossia la percezione che si ha dell’edificio affacciandosi dalle finestre e guardando verso il basso, in direzione di questo vuoto.
Si è optato cosi per un materiale di pavimentazione di facile posa, durevole e universale che potesse unificare tutte le parti ma che potesse essere utilizzato al tempo stesso per diverse funzioni e che soprattutto potesse per la sua natura essere “disegnato, dipinto” in accordo con il contesto con la tecnica dell’incisione e dell’affresco, divenendo al tempo stesso elemento di connessione e prospetto, una sorta di inaspettata facciata per chi dalle finestre e dalle quote più alte guarderà il nuovo insieme urbano. Si è scelto di lavorare con il battuto di cemento che tacchettato, rigato, bocciardato, lisciato ecc dà luogo a disegni e leggere variazioni a seconda delle condizioni di luce/ombra; il materiale si rivela capace di esprimere differenti personalità e cambiare a seconda delle zone e delle funzioni ad esse connesse, ma al tempo stesso include in un unico insieme percorsi pedonali, piazze e zone carrabili.
Ugualmente i prospetti e la pelle del nuovo organismo urbano sono stati pensati e disegnati a partire da alcune riflessioni sul contesto. Come già accennato in precedenza il prospetto si ispira alle facciate dipinte e ne riprende con libertà la trama e le linee trasformandole in un elemento di disegno della facciata. Si è creato un dispositivo da applicare alle parti vetrate così come a quelle murarie, nuove o esistenti, che potesse definire senza distinzione volumi e piani verticali e che potesse essere contemporaneamente rivestimento, parapetto e barriera di protezione.
Si tratta di un elemento che nel contempo protegge e svela ciò che sta dietro, in secondo piano, nascosto. Una nuova pelle estrusa che funziona da brise soleil e gioca con la luce, che ripara e protegge.
Come per il pavimento, ma con una inversione del punto di vista che, questa volta dal basso verso l’alto, unifica tute le parti del contesto, una base comune costruisce una architettura aderente prima di tutto del paesaggio, radicata al suolo, supporto per la valorizzazione nel contesto di un affascinante vuoto definito dalle quinte e facciate dipinte presenti.
© Barreca & La Varra (Gianandrea Barreca, Giovanni La Varra) . Pubblicata il 25 Maggio 2010.
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