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Pantelleria (TP), Italia

Riorganizzazione e riqualificazione degli spazi pubblici del lungomare di Pantelleria

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Prima di affrontare le tematiche del concorso è necessario pensare a cos’è e sia stato il lungomare per Pantelleria. Da subito colpisce l’aspetto disordinato dell’area d’intervento. È giusto portare in questo luogo un progetto che propone dettami e stilemi non presenti sull’isola? Come rendere armonico l’intervento senza stridere con il contesto? Quali elementi progettuali privilegiare nell’indagine del luogo cosicché emergano anche nell’intervento? Pare che la natura dell’isola, cruda, grezza e per certi versi selvaggia, non possa comprendere sistemazioni patinate. Come preservare queste peculiarità ambientali e contemporaneamente soddisfare le esigenze del bando?

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L’origine del progetto sta nel paesaggio. E al paesaggio il progetto restituisce un ritrovato spazio urbano, sottraendo il fronte mare ad una confusa dinamica di spazi in aggiunta. Per la sostanza intrinseca dell’isola, il paesaggio pantesco è fortemente caratterizzato da un’azione modellatrice della natura: acqua, vento e fuoco. L’aspetto “ruvido” dell’isola è determinato dall’azione congiunta di questi elementi e lascia supporre ad un ambiente difficile, apparentemente inospitale.

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La seconda possibile declinazione della natura altro non è che l’esito di una proficua alleanza tra l’uomo e le condizioni ambientali che hanno determinato il tessuto delle azioni antropiche che fanno di Pantelleria un paesaggio unico. Il dammuso, il giardino pantesco, i terrazzamenti radenti il terreno, testimoniano un processo di trasformazione di avversi elementi naturali in potenzialità dell’abitare e matrici paesistiche.

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Il progetto catalizza le azioni, i comportamenti oggi presenti nei luoghi, azioni intese come utilizzo e appropriazione degli spazi pubblici. La riconfigurazione dell’unità spaziale del luogo avviene attraverso un unico segno filiforme a scala urbana: la ducchena che lega i due poli opposti del lungomare, le nuove pescherie e la nuova darsena. Trasponendo dalla scala architettonica del dammuso a quella urbana, la ducchena si prefigura come elemento ordinatore dello spazio, con la capacità di suggerire funzioni strutturate o spontanee. Segna lo spazio dell’uomo, delimita le aree del passeggio, della convivialità e della sosta.

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E’ un’infrastruttura capace di fungere da luogo per la sosta, volume separatore/dissuasore ed elemento che porta impianti e sottoservizi. La giacitura della ducchena, sul confine tra il limite del nostro intervento e la pavimentazione di recente formazione, consente di risolvere il delicato passaggio materico e di mettere in accordo le differenze di quota presenti tra le due aree che vengono pressoché mantenute. Il progetto, inoltre, pone chiarezza tra gli spazi pubblici con l’obiettivo (come indicato nel bando) di privilegiare la pedonalizzazione e disincentivare la velocità dei mezzi senza mettere in difficoltà la viabilità, proponendo una nuova sezione stradale a doppio senso di marcia con utilizzo controllato e differenziato nelle diverse stagioni dell’anno.

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Le testate del lungomare sono risolte in due volumi che timidamente salgono dal suolo in modo disomogeneo, andando a formare due ali verdi che oltre a proteggere (dal sole e dal vento) elevano la quota del lungomare generando due belvedere che riconquistano la linea dell’orizzonte. Gli allineamenti morfologici e spaziali modellano le due masse e producono un rapporto simbiotico tra i due poli: guardandosi attraverso il mare, sostengono la spazialità del lungomare chiudendo così un anello virtuale.

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Altre due polarità dell’intervento di grande importanza sono le piazze Almanza e Cavour. Una nera, l’altra bianca. La prima riconquista il sedime legato all’acqua di memoria storica, l’altra diventa erede dei materiali recuperati nel luogo attraverso il riposizionamento delle palme e il riutilizzo delle lastre di pietra presenti nell’area di concorso.

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Particolare attenzione è data ad un sistema di illuminazione organizzato su tesate, che richiamano alla memoria le luminarie delle sagre di paese e che con il passo e la concentrazione variabili dei corpi luminosi offrono una visione vibrante dall’acqua. Alcuni dei pali di supporto del sistema d’illuminazione posso spingersi in altezza e con leggeri dispositivi microeolici catturano il vento di cui l’isola è per etimo (Bent el-rhià) figlia.

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