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Lecce (LE), Italia - Concorso - Maggio 2010
NAUTA architecture & research - Maurizio Scarciglia, Giovanna Calò, Claudio Colaci, Maria Celeste De Caro, Patrizia Gatto, Giuseppe Sindoni, Amedeo Vitone, Fabrizio Palmisano
ALLAPIETRA
Città dell’Arte e della Musica e Parco delle Cave. Lecce
Progetto partecipante del concorso: Città dell’Arte e della Musica e Parco delle Cave. Lecce
Cover
Pubblicato il 27 Maggio 2010

ALLAPETRA 020 1. INTRODUZIONE SOTTRARRE PER COSTRUIRE: è questo il motivo ispiratore del progetto. L’area oggetto d’intervento è una delle zone che storicamente hanno fornito la materia prima per l’edificazione della città di Lecce: la pietra leccese.

“Si sono la Pietra. Il mio regno era il mondo sotterraneo. Il mio trono le viscere della terra, ma tu uomo mi hai rapita, hai purificato la mia anima nelle tue pregiate mani, hai mutato la mia forma, mi hai donato una nuova luce e un nobile prodotto. Ora sono degna di chiamarmi Pietra e per sempre sarò il nettare delle tue mani.”

Salvatore Conci

2. DESCRIZIONE DELL’AREA Ad oggi l’area, che si estende su una superficie notevole e si trova incastonata in una porzione di città a ridosso di servizi (come la Stazione Ferroviaria e l’asse Ferroviario) e assi viari importanti (Viale Grassi, Via S. Cesario, Via B. Realino, Viale Gallipoli, Viale O. Quarta, Via Don Bosco, Via Diaz, Via Orsini Ducas, Via Lequile), si presenta abbandonata e soggetta ad incuria. L’attuale situazione non lascia spazio alla vivibilità della zona, tagliata fuori dalla vita cittadina ed utilizzata solo dagli automobilisti che dal centro cittadino si dirigono verso la periferia. La morfologia del territorio, modellato da secoli di sottrazione, non ha lasciato spazio al recupero di quest area che via via ha lasciato spazio alla natura spontanea. Vittime di questo processo, anche gli elementi architettonici presenti nell’invaso, tra cui la Masseria Tagliatelle con il suo Ninfeo interno risalente al ‘500, ma anche il Tabacchificio Pecchioli, lo Stabilimento di prodotti Agricoli del Consorzio Agrario, il plesso “Principe Umberto”, edifici in stato di abbandono, inglobati nel naturale disordine dell’area. E’ dunque il momento di recuperare questo angolo di territorio, restituirlo degnamente ai cittadini, creando spazi e servizi attraverso un intervento che diventi simbolo della città e per la città, ormai proiettata tra le grandi del sud Italia. 3. DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO “CITTA’ DELL’ARTE E DELLA MUSICA” 3.1. L’EDIFICIO L’intervento proposto parte proprio dalla morfologia del territorio, dalla natura della sua conformazione e dalla sottrazione della sua materia prima. Il complesso, infatti, si materializza come volume, chiuso, compatto; un grande blocco che rievoca il tipico concio “leccisu”, corroso e scavato dagli agenti atmosferici e dal tempo, all’interno del quale si sviluppa un mondo fatto di arte, cultura, musica, creativita’. La struttura è posizionata a ridosso delle due cave, sul “cordolo” che ora forma le pareti delle due depressioni, collegandole in basso attraverso un varco posto in corrispondenza della zona commerciale. La scelta e’ motivata dalla necessità di rendere tutto l’intervento un complesso integrato, vivibile ad ogni ora della giornata, dalla necessità di rendere “Città dell’Arte e della Musica” un elemento fondamentale di questo ambito, in perfetto accordo con il contesto e collegamento fisico, spaziale e sensoriale con le cave. L’edificio si colloca su un asse di collegamento, ospitando al suo interno la strada a scorrimento veloce che collega la zona della Stazione alla zona sud della città. E’ dunque questo un nodo cittadino vissuto. Anche l’interno è strutturato in maniera che lo spazio sia vissuto intensamente. Accanto alle intenzioni puramente intellettuali e di rispetto della memoria dell’ architettura locale, fatta di materia e di luce (chiaro riferimento all’ incanto del Barocco Leccese), il nostro intervento muove da intenzioni pragmatiche di ottimizzazione degli interventi costruttivi. Rispetto alle previsioni del piano particolareggiato, lo spostamento della costruzione in corrispondenza dell’ asse viario intende concentrare ogni intervento di antropizzazione del contesto in un unico punto, limitando l’ impatto ambientale sulle cave, lasciando il vuoto naturale il piu’ possibile aperto; nuovo polmone naturale e culturale nella citta’. Il nuovo edificio culturale diventa vero catalizzatore di ogni flusso umano nell’ area, imponendo al visitatore il suo attraversamento sia esterno che interno, diventanto cosi’ il magnete all’ interno del puzzle di eventi naturali e culturali disseminati strategicamente nel parco. Le sezioni evidenziano uno sviluppo dello spazio il cui ordine è controllato dal vuoto irregolare della vora espositiva. Essa, come una cavità nella materia, si sviluppa dal basso verso l’alto diventando connessione interna delle funzioni distribuite nel volume. La vora diventa un percorso obbligato, un cuore funzionale di connessione tra i due nuclei funzionali, uno piu’ pubblico, comprendente i due auditoria, ed uno piu’ privato, che include la biblioteca, educazione musicale ed area amministrativa. Essa diventa un museo di passaggio, concludendosi con l’ inversione prospettica della scalinata che conduce fino in copertura alla terrazza panoramica. L’edificio è progettato per offrire grande flessibilita’ di uso. L’auditorium grande è pensato per adattarsi a diverse performances: spettacoli di musica classica, jazz, pop/rock, danza, spettacoli culturali e sfilate di moda. Le sedute a scomparsa permettono la facile adattabilità dell’ambiente alla rappresentazione in atto ed alle scenografie, in maniera da garantire un uso ottimale della struttura. Alla quota -9,00 m, dove si sviluppa parte del parco delle cave ed il livello -2 dell’edificio, lo stage dell’auditorium piccolo “sfonda” la parete di fondo per aprirsi sull’open stage per rappresentazioni all’aperto, utilizzando gli stessi servizi (back-stage, torre scenica), per rappresentazioni che possono essere seguite sia dagli spettatori all’interno dell’auditorium sia da quelli seduti sulle gradinate che dalla piazza di ingresso sui parcheggi si sviluppano verso la base della cava, ricalcando la conformazione della parete naturale della cava. Tagli occasionali sul volume esterno misurano la luce, dando inoltre la possibilità di creare ballatoi e spazi all’aperto, come la fessura sul retro dell’auditorium grande che diviene terrazza all’aperto e flying-bar e come i percorsi laterali ai volumi interni, che diventano vie di fuga a temperatura esterna, necessarie per la sicurezza nei luoghi pubblici in caso di incendio. L’accesso alla struttura avviene da più punti e a diverse quote; Dalla strada a scorrimento veloce (a quota +0,00), si sviluppano due zone laterali di sosta per il carico-scarico merci ed ingresso vips, dalla zona commerciale che si trova nel varco tra le due cave (a quota -9,00 m; accesso all’auditorium piccolo ed alle attività commerciali), dalla piazza sui parcheggi interrati posta in adiacenza all’edificio (+0,00 m) e dagli stessi parcheggi interrati, dove avviene anche il carico-scarico merci per le attività commerciali e dove gli artisti hanno la possibilità di accesso privato. 3.2. LA STRUTTURA La concezione strutturale dell’opera trae ispirazione dall’esigenza di interpretarne l’architettura quale espressione autentica del suo organico comportamento nello scenario gravitazionale e sismico. Dall’esterno un monolite. Se ne riconosce la capacità di trovare l’equilibrio nella percepibile proporzione fra il peso stabilizzante del volume che è poggiato al suolo, ed il peso ‘ribaltante’ della parte che si protende a sbalzo. Nel contempo se ne riconosce la capacità di resistere alle prevedibili sollecitazioni prodotte dai carichi, naviganti alla ricerca di quell’equilibrio, dalla armonica adeguatezza dei percorsi dei carichi , che ricalcano i profili dell’architettura di insieme, e dalla intrinseca resistenza del materiale strutturale, denunciata dalle facce perfettamente piane, dal profilo netto degli spigoli, del quale sono capaci le rocce calcaree migliori della terra di Puglia. Un blocco di pietra leccese, dunque, ma dalle facce ‘tagliate’, che denunciano l’opera dell’uomo. A questa concezione globale va pertanto attribuita la scelta di conservare all’intero organismo, nonostante le sue dimensioni, un carattere monolitico, privo di giunti. Privo di quelle soluzioni di continuità che avrebbero compromesso la possibilità di sostenere quel taglio obliquo ed aguzzo, espressione ardita della solidarietà fra volumi ‘stabili’ e volumi aggettanti. Gli schemi di figura, utilizzando il Load Path Method , mostrano come le facce esterne vengano utilizzate dal percorso dei carichi (A1, lungo 1→2→6→7; A2, lungo 1→2→3→4→5, B, lungo 8→6→7) mentre la copertura risulta essenziale per ospitare il percorso delle spinte impresse dai carichi nei nodi di deviazione del loro itinerario. I percorsi diagonali in copertura, del tipo 4→9, ne mettono chiaramente in luce il contributo, fondamentale, al funzionamento scatolare di insieme, che è conseguenza del taglio obliquo e ‘sbilanciato’ dei volumi, e che, nel caso classico delle travi, si identifica nel comportamento torsionale. Dall’interno un guscio: Le sezioni ne mostrano la sapiente disposizione delle travi trasversali, disposte come sottili lame che portano i carichi sulle pareti esterne principali, liberando spazi funzionali, e riducendo la struttura portante all’essenziale, in quella sorta di sapiente economia che nella natura è mirabilmente rappresentata dai gusci, capaci per forma di straordinarie capacità di resistenza, con il minimo impiego di massa. Il rivestimento esterno in intonaco arricciato addizionato di polvere di carparo offre all’ edificio una nuance calda, memore della pietra leccese ed in perfetta simbiosi cromatica con il contesto, senza imitarne letteralmente la materializzazione ma dichiarando con convinzione la sua natura contemporanea. La tipologia strutturale descritta è stata pensata anche per rispondere alla normativa anti-sismica vigente. Le partizioni interne verticali sono affidate a murature fonoassorbenti e isolanti per le schermature opache, a pannelli vetrati isolanti per le schermature in trasparenza; per le partizioni orizzontali si utilizzano solai latero-cementizi. Tutto l’intervento (edificio, parcheggi interrati e parco) è stato progettato per rispondere alle normative antincendio e per il superamento delle barriere architettoniche. 4. DESCRIZIONE DELL’INTERVENTO “PARCO DELLE CAVE” Il linguaggio del parco è dettato dalla morfologia dei luoghi. Il parco descrive sé stesso attraverso i percorsi in quota che si affacciano e offrono nuove visuali al visitatore e percorsi che si innestano sul fondo dell’invaso morfologico permettendo di percepire in toto il passaggio dalla città alla cava. Il parco è la nuova dimensione di questa porzione di urbanizzato e vuole rimanere integro quanto più possibile. La natura col tempo si è riappropriata del suo territorio invadendo di verde gli spazi dedicati all’estrazione della pietra e vuole propendere verso la città stessa portando all’interno di essa percorsi alberati, aiuole verdi ,elementi in pietra a costituire l’ arredo urbano. Dalla sua, la città con le sue preesistenze (Masseria delle Tagliatelle e Ninfeo delle fate) e le sue nuove edificazioni, propende verso il parco legandosi ad esso con terrazze e percorsi gradonati. Per stabilire segno organizzativo all’interno dell’area del parco prevediamo dei segni ortogonali alla maglia urbanistica costituiti da solchi sui fronti e sul fondo della cava a memoria dei metodi estrattivi. Il percorso principale sarà un segno diagonale che adagiandosi sul fondo delle cave collegherà tutte le funzioni del parco, del nuovo edificio culturale e della città. Di notevole importanza risulterà il ripristino dell’area di pertinenza della Masseria Tagliatelle e il Ninfeo delle Fate. Essa verrà ricucita al nuovo tessuto urbano e si affaccerà sul parco affermando la sua presenza, ergendosi su un basamento interamente costruito in pietra. La masseria conterra’ funzioni complementari a quelle del nuovo edificio, rendendo nuovo e vecchio partecipi funzionalmente del masterplan del parco, funzionando in rete. Gli arredi, le gradonate, le luci, i setti, saranno costruiti con materiale recuperato dal sito. Lu leccisu sarà come in passato reso più resistente alle intemperie mediante immersione o spugnamento nel latte che, penetrando all’interno delle porosità, creerà uno strato impermeabile utile a preservare la pietra. La vegetazione risulta già ricchissima di varietà e specie diverse. In tutta l’area, predominata dalla “macchia mediterranea”, svettano imponenti alberi di Pino d’Aleppo, in forma composta, Mirto, Lentisco, Alaterno, Olivastro, Caprifoglio, Asparago, Ginestra, Cisto, Rosmarino, Oleandro Biancospino completeranno la flora e la vegetazione presente sul territorio. Il verde di progetto seguirà segni netti e lineari a contrasto con il verde già esistente. Le alberature, il verde arbustivo, le specie botaniche seguiranno tutti i percorsi interni al parco siano essi in quota o sul fondo della cava. Ogni percorso condurrà multi- sensorialmente il visitatore. Ogni azione nel parco sarà volta alla minimizzazione dell’impatto ambientale mediante l’impiego di materiali locali quali la pietra di Lecce; gli impianti tecnologici avranno facile manutenzione e l’irrigazione si effettuerà con acqua recuperata da fenomeni meteorici; illuminazione artificiale alimentata con film fotovoltaici; ottimizzazione delle curve acustiche con corretto posizionamento delle barriere verdi. Saranno il verde, i percorsi e gli arredi a creare i diversi ambiti. La presenza di percorsi aerei ci permette di progettare dei reali “tendaggi verdi” che creino strategicamente, a seconda del ciclo di vita stagionale delle essenze pendenti, compartimenti funzionali nel parco: una sequenza di aperte “stanze verdi”, riconnesse dal lungo percorso diagonale, enfilade di eventi ed alcove naturali. Gli unici volumi presenti nell’area saranno le risalite e i servizi al parco che avranno lo stesso linguaggio architettonico e risulteranno riconoscibili sia di giorno che di notte. Nel parco si potrà correre, andare in bici, guardare spettacoli all’aperto, sostare in spazi immersi nel verde o affacciati sulle cave, sentire i profumi delle essenze del Mediterraneo e molto altro sentendosi di continuo pervasi dal senso di protezione e accoglienza delle pareti della cava.

Capogruppo
NAUTA architecture & research - Maurizio Scarciglia
Progettisti
Giovanna Calò, Claudio Colaci, Maria Celeste De Caro, Patrizia Gatto, Giuseppe Sindoni, Amedeo Vitone, Fabrizio Palmisano
Collaboratore
Gruppo di progettazione
Marco Zamponi, Giuseppe Cofano, Mohammed Hasen Jamil
Consulente
Strutture
Vitone associati: Amedeo Vitone, Fabrizio Palmisano
Immagini (18)
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urban concept: first step - concetto urbano: prima operazione
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urban concept: second step - concetto urbano: seconda operazione
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urban concept: third step - concetto urbano: terza operazione
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urban plan of the park - planimetria generale del parco ed inserimento dell' edificio
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basement - pianta dei piani interrati
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street level. pedestrian access and logistics: the street crossing the building - livello urbano. accesso pedonale e ...
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view of the main auditorium - vista interna dell' auditorium maggiore
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view of the small auditorium with stage open on the quarry - vista dell' auditorium minore con lo stage aperto sulla ...
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street view - vista dall' asse di attraversamento
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view from the central station side - vista di approccio dal lato della stazione centrale
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vista interna della vora espositiva di connessione- internal view of the connection exhibition space
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long section
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flexibility of the big auditorium - flessibilita' d' uso dell' auditorium maggiore
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floor plans: the building seats on the street, helping to preserve the quarry and its natural conformation. Piante ...
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view from the music quarry-vista dalla cava della musica
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cross sections