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Torino (TO), Italia

Riqualificazione delle aree del quadrante Nord e Nord Est di Torino

Ambito "Spina 4"
Enrique Zuleta, Ignacio Savid, Luis Bruno, Victoria Iachetti, Carmela Zuleta, Belén Marreins, Luciano Schiaffino, Laura Alderete, Maria Pina Usai, Magherita Fenati, Emanuela Caronti, arianna forcella, Mariana Righi

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La città è il luogo degli interscambi e delle identità. Solo nella città e in particolare nello spazio pubblico può trovare spazio la polis che anela ad una maggiore condivisione e alla convivenza; è qui che si esprimono, nel senso più ampio e ambizioso, politica, commercio e cultura: una città più sostenibile sarà quella in grado di prendersi cura di questi valori. Non esistono esempi di nuove città o nuove urbanizzazioni che abbiano conseguito questo risultato con la stessa potenza con cui è successo per le città attraverso i processi storici.

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MODERNITA’ E MERCATO IMMOBILIARE

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Oggi permane ancora l’impatto delle Modernità sulle nostre città con la sua enorme disattenzione allo spazio, alla forma, alla vita e alla sua storia, e lo sviluppo di una cultura professionale che poggia lo sguardo sull’opera architettonica prima che sulla città.Se a questo sommiamo i processi economici che privilegiano gli interessi di gruppi ristretti a discapito di quelli della maggioranza [pressioni davanti alle quali le città divanteno tanto vulnerabili quando non si ha un desiderio collettivo di città da sostenere], può dirsi che si ha un problema. A prova di ciò basti osservare lo sviluppo delle aree di concorso, in particolare la Spina 4 con gli edifici proposti che si sviluppano in altezza, attualmente in costruzione.

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QUALE CITTA? / IL DILEMMA

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A differenza del tessuto urbano, che comprende architetture di qualità più o meno elevata ma che non influiscono sulla forma dello spazio urbano, le esperienze passate dimostrano che pochissimi “edifici verticali” si sono rivelati architettonicamente interessanti: il fatto è che per dimensone e impatto ambientale non passano affatto inosservati. Rimangono brutalmente isolati, nudi, e influiscono negativamente sulle nostre vite. Nella maggor parte dei casi sono architetture senza nessun altro senso se non la propria funzione e i benefici da essa l’immagine della città senza polis, morta nella sua urbanità.

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IL DILEMMA

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Qual’è l’immagine futura della città di Torino? Abbiamo forse perso fiducia nella città? Crediamo che la soluzione sia davanti al nostro sguardo, nella matrice urbana che ha origini lontane nella storia, prima ancora che fossero scoperte energia elettrica e petrolio. Sono il tessuto e il significato della città a doversi esprimere, prima ancora che l’architettura la sua appassionante molteplicità. Questa è una opportunità unica per arrestare la città funzionale, caratteristica delle periferie, per dare avvio a una ri-tessitura paziente e progressiva, fino ad occuparla tutta con il senso urbano. Si tratta di inventare una città che possiamo riconoscere, che possiamo toccare e che, fin dal primo momento, debe sembrarci essere stata li da sempre.

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PARCO O CITTA

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Di fronte al concorso e alle peculiarità di ogni area, sorge inevitabilmente la domanda: che cosa manca in questi luoghi? Grandi aree verdi e ricreative e una città migliore. Ma anche non c’è popolazione intorno. La dimensione può significare disgregazione urbana, l’assenza di attività sia per le strade che nel parco. Ampi spazi liberi da edifici darebbero un carattere metropolitano ad aree che meritano di essere locali, quando sarebbe auspicabile che il carattere metropolitano venisse dato per sua natura stessa e per la capacità di essere attraente a tutta la città. Una strada dedicata allo shopping, una passeggiata unica dove le persone incontrano altre persone, un parco con le attività all’interno di una stretta area urbana e numerosi luoghi minuti, in mezzo agli edifici, in grado di sviluppare stimoli e provocare sorpresa dentro il tessuto urbano esteso connettendo allo stesso tempo caffetterie, museo, scuola, hotel e altre singolari destinazioni.

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INTEGRAZIONE CON LA TRACCIA DELLA CITTA

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Se si tratta di inventare una città che ci risulti familiare, che possiamo toccare e che fin dai primi giorni sembra essere stata li da sempre, se si tratta di far si che questo sia possibile, abbiamo cercato di far integrare le diverse aree del concorso, con un senso riprogettazione prima che di disegno del layout urbano. Oltre a incentivare la connettività, la nostra intenzione è di eliminare, per quanto possibile, i limiti tra vecchio e nuovo: questo è il modo migliore per evitare l’impronta indesiderata dell’urbanizzazione. Scalo Vanchiglia e Spina 4, pur rispondendo ad un ideale comune di città, sono differenti e presentano ciascuna una propria geometria rispetto alle preesistenze, all’intorno e alle linee principali di collegamento con la città. Così, un approccio comune applicato a luoghi differenti offre diverse soluzioni urbanistiche che, ai nostri occhi, permettono di dare ad ogni settore una propria personalità e,data una identità, favorire la possibilità di un ruolo più importante all’interno della città.

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UN MANIFESTO A FAVORE DELLA CITTA

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Laddove altri, ragionevolmente, possono immaginare grandi parchi e aree ricreative, noi preferiamo la città: preferiamo la città piuttosto che una nuova urbanizzazione, la compattezza piuttosto che l’altezza e il tessuto urbano prima dell’architettura. La proposta progettuale è un manifesto a favore della città, una scommessa per il tessuto urbano, l’attrito, la densità e la cultura della congestione, la città sostenibile, democratica e della la polis a nuove aree urbane.

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PIU’ DENSITA’ / PIU’ POPOLAZIONE

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Data la densità proposta, è evidente che la superficie costruita può essere notevolmente superiore a quella prevista dal concorso, e di conseguenza può esserlo anche la popolazione presente nell’area. Ciò significa che se la città è una città di qualità, può ospitare un maggior numero di abitanti. Ma quante persone in più? Si tratta di un dibattito che deve essere affrontato con tutti gli attori interessati. Crediamo che nell’ambito del progetto sia importante far si che questo dibattito abbia luogo.

NO A LA TORRE

Immaginiamo una città definita nelle sue forme. Se si tratta di cinque, sei, sette o otto livelli in altezza, è anche qualcosa che può essere messa in discusisone. In ogni caso, sarà una città accogliente, con strade luminose e la possibilità di avere residenze di qualità anche nelle situazioni disagiate. Non edifichiamo torri laddove non sono necessarie. O edifici che si sviluppano in altezza. Dove sta scritto che rappresentano progresso e futuro? Ci allontanano dalla strada. E il valore aggiunto che può derivare dal valore dei terreni viene compensato dalla densità attraverso la compattezza.

FORMA, ALTEZZE E NORMATIVA

Per favorire la compattezza e stabilire le norme, suggeriamo un criterio molto semplice: definita la sagoma degli edifici, con l’affaccio rivolto verso l’interno, massima libertà agli architetti. All’interno degli isolati sarà necessario rispettare la normativa rispetto a vivibilità e sostenibilità. La distribuzione interna può essere libera, purchè rispetti gli standard di abitabilità. Dove fermarsi o quanto comprimere saranno decisioni da prendere in funzione delle esigenze stabilite in fase di progetto: un edificio sarà più aperto, uno più colorato, e via dicendo, per consentire di avere una gamma diversificata di proprietari e inquilini, sia dal punto di vista sociale che economico. La città che ne risulterà sarà diversificata e gli interscambi migliori.

FLESSIBILITA DI SVILUPPO / MIX SOCIALE

Come si può osservare, il tessuto proposto si sviluppa in una serie di varianti a volte intorno al blocco o all’isolato, a volte ortogonale altre volte di forma irregolare, in base alle tracce dell’area. Le distribuzioni saranno quindi molto variabili, ciò significa avere la possibilità di diversificare i costi in base a dimensione, forma e posizione, sempre nei pressi di qualche particolarità all’interno del tessuto urbano. Preferiamo evitare una pre-suddivisione all’interno dei singoli blocchi: la distribuzione del suolo dovrà essere fatta sulla base della capacità, da parte degli imprenditori, di stimolare la diversità d’accordo con le istituzioni come attore in grado di garantire sviluppo. Così non ci saranno ripetizioni, e le diverse configurazioni, oltre a fornire differenti possibilità di sviluppo, garantiranno la varietà dello spazio urbano. Alcuni blocchi saranno, per dimensione, più adatti ad un utilizzo per funzioni pubbliche [edifici per uffici, centri commerciali o alberghi] altri per funzioni private. Chiaramente, il mix di usi contribuirà a generare uno stato auspicabile di integrazione urbana dal punto di vista produttivo e sociale, suggerendo la sensazione che, dietro l’angolo, la nostra vita possa cambiare.

PUBBLICO / PRIVATO

La densità che garantisce lo spazio pubblico e la flessibilità di sviluppo proposte servono a ricreare uno stato di cooperazione pubblico / privato con ampie possibilità di successo. Maggiori saranno gli investimenti privati, tanto più le possibilità di realizzare investimenti pubblici di qualità. Tanto più alti saranno il valore del suolo e la rendita futura (garantendo maggiore occupazione e numerose attività), tanto maggiore sarà la capacità di realizzare opere pubbliche e innescare nuove azioni nell’area, e, soprattutto, le possibilità di sostenerle nel tempo.

ESTENDERE LA CITTA’ / COSTRUIRE IL TESSUTO DENSO

Nel 2004, nella città di Goerlitz, in Germania, un gruppo di progettisti, architetti e rappresentanti del comune fondavano il Consiglio Europeo di Urbanistica. Uno degli slogan principali era la necessità di fermare i processi di avanzamento delle periferie per favorire lo sviluppo interno delle città. Immaginiamo che lo spirito del progetto sia in grado di innescare un modello di gestione pubblica / privata he guidi un nuovo sviluppo dalla periferia verso il centro, con l’obiettivo di potenziare progressivamente la città: quello che ora è periferia sarà compreso tra due città, quella esistente, interna, e quella nuova, sul bordo esterno. Questo assicura una nuova forma urbana e nuovi valori economici del suolo: in altre parole, collocare I nuovi quartieri tra due centralità amplia notevolmente il loro potenziale di sviluppo.

L’AUTOMOBILE

E’ importante stabilire un criterio per le automobili all’interno dell’area: la proposta progettuale non incoraggia l’uso dell’automobile, ma, in presenza di un tessuto denso, è necassario garantire la possibilità di ampi parcheggi. Noi crediamo che la questione vada risolta a livello sotterraneo, integrando anche qui pubblico e privato: suggeriamo di collocare i parcheggi pubblici sotto le strade principali e nelle aree di collegamento con la città, e di collegare a quelli pubblici i parcheggi privati (ai quail si potrà accedere attraverso I primi) organizzati attraverso gli accordi tra I consorzi di gestione, in modo da limitare e ridurre al minimo le interferenze con le strade veicolari prodotte da ingressi e uscite. Questo approccio riduce inoltre i costi di realizzazione e quelli di manutenzione.

CONCLUSIONI

La città densa, che disciplina il traffico veicolare e, allo stasso tempo, combina alloggi, spazi di lavoro e per il commercio per favorire convivenza e creatività, è quella che offre migliori opportunità di sinergie: la più sostenibile. E’ il luogo dove maggiormente possono essere ammortizzati I costi per I servizi pubblici e dove I percorsi risultano più brevi, dove tutti i criteri specifici e la conoscenza in tutte le sue varianti possono essere applicate meglio. Tutto sembra suggerire che nell’era urbana, la città futura potrà essere fisicamente molto simile a quell ache abbiamo conosciuto nel corso della storia. Dopo aver costruito più nel corso degli ultimi sessanta anni che in tutta la storia precedente, raggiungendo il rischio di vedere ipotecato il futuro del nostro pianeta, siamo di fronte alla grande sfida e alla responsabilità di una revisione critica di una progettazione densa di esperimenti che, prima ancora del domani, deve essere oggi punto iniziale del nostro futuro.

AREA SPINA 4

L’area ha il potenziale di una centro con gran attività. Si uniscono lì treni ad alta velocità, metropolitana e il trasferimento risultate con il trasporto di superficie, la Spina propriamente detta nel suo ingresso alla città e un quadro di usi che prevede una densità elevata di appartamenti e incoraggia la presenza di edifici aziendali e del terziario di grande capacità nel settore. Tutto accade intorno ad un grande parco recintato, chiaro nella sua geometria, che al di là di assorbire le necessità quotidiane di vita all’aria aperta, può risultare un evento di richiamoa livello cittadino.

La traccia dell’area ha una geometria molto particolare, in generale irregolare, realizzata con l’intenzione di armonizzare attraverso la proposta, tracce esistenti ad un lato e l’altro della Spina e del parco. Questo gli conferisce la possibilità di avere un carattere particolare, diverso dagli altri luoghi della città. Alle possibilità che offre la geometria della traccia e la presenza del parco grande, sommiamo una serie di situazioni che possono risultare urbanamente attrattive per potenziare il valore di mercato di tutta la terra che non sta sopra il parco, tra queste, l’immediatezza della Gallina, la piccola piazza attorno alla stazione e alcune piazze trapezioidali e passaggi tra i blocchi edificabili.

IL GRAN PARCO

Il cuore del settore è un grande polmone verde di 10 ettari, di 250 per 500 metri di lunghezza. Abbiamo pensato che il parco debba essere molto ampio per servire – per esempio – da contrappunto con l’attività lavorativa permettendo di assorbire un numero elevato di utenti nell’ora di riposo, ma non troppo grande da compromettere la coesione urbana del settore. Questo punto non sembra rilevante: la relazione tra i lati del parco deve essere possibile ricostruire nella nostra mente di utenti della citta. È necessario poter immaginare la vita dall’altro lato del parco. Attraversarlo non può esser e un’odissea. Se da un punto di vista politicamente corretto si dovrebbe introdurre la maggior quantità di spazi verdi nella nostra città, la cosa certa è che uno spazio fuori misura può uccidere la citta e, se non hai citta, non hai neanche un parco. Al suo sud estremo, il parco si conette con naturalità ai 3 km del passeggio offrendo un evento unico ai cittadini che amano la possibilità di lunghi percorsi nella città.

CITTÀ TERZIARIA

Il poligono definito per le strade…sarebbe destinato primariamente ad uso uffici. Non vogliamo esaurire il dibattito urbanistico in una proposta di tessuto rigido. Quando alludiamo negativamente agli edifici in alto o alla torre, lo facciamo in vista di precedenti locali e globali in materia. Ma il nosto non è un manifesto contrario alla torre. Lo è a favore della citta. Da questa prospettiva, ci sono buoni esempi di edifici in altezza che si sono ben saputi legare al basso. Crediamo che nel poligono alluso, si può esplorare la possibilità di unire il basamento che rispetta las envolventes predeterminadas con la possiblità di un forte incremento di superficie aggiunta a livelli superirio. La città proposta inglobare il poligono in modo da non impattare negativamente sulla città con il dominio delle abitazioni.

Ewwws

Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:

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