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Monreale (PA), Italia

Parco della Cultura

Guglielmo Acciaro, Gaetano Renda, Pierluigi Contino, Gaetano Renda, Daniela Bandiera, Daniela Federico, silvia scerrino, Giovanni Picciuca, Vincenzo Marchese, Luigi Smecca, Daniela Ficarra, rosario giambona, CALOGERO BUTTICE', Alfonso Ballo

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Innanzitutto il fulcro della crescita urbana è stato, fin dall’XII secolo, il realizzando complesso monumentale della cattedrale: tale ruolo è assai chiaramente visibile anche dal disporsi dei quartieri che sembrano irradiarsi come cerchi concentrici. La forma della città, per citare Loos, è comunque dettata anche dall’intersecarsi biunivoco di due evenienze: da una parte la collocazione del complesso monumentale in una chiara posizione di difesa strategica della Conca d’Oro, e quindi la posa delle sue fondamenta al culmine di un pianoro a strapiombo sulla valle dell’Oreto; d’altra parte la maggiore facilità di disporre i fabbricati lungo le curve di livello attornianti il complesso da nord-est a sud-est. Altrettanto determinante è il rapporto che Monreale ha con la città di Palermo, un rapporto funzionale ma anche visivo, di “quadri” come recita il bando di concorso, così come con il territorio circostante, e non soltanto quello immediatamente limitrofo, ma anche quello legato alla cittadina da storici interessi commerciali, politici, difensivi. Solo a torto, quindi, si è teso, negli ultimi decenni, a concentrare la propria attenzione, fosse essa amministrativa o anche solo turistica, sul complesso monumentale della cattedrale, indubbiamente gioiello unico al mondo ma scarsamente fruibile se non inserito in una progettazione strategica dell’intero territorio monrealese. Del tutto condivisibile, così, l’utilissimo strumento delle linee di indirizzo allegate al bando di concorso poiché luogo delle più importanti analisi, e quindi sintesi metodologiche finalmente complessive dell’intero territorio comunale, addirittura in relazione a quello provinciale. Il tema del presente progetto, allora, non si limita a considerare lo stretto territorio urbano immediatamente adiacente al complesso della cattedrale e del museo Guglielmo II, quanto anche le relazioni che questo deve avere sia con i flussi turistici che con i residenti. E’ indubbio, infatti, che l’abitabilità residenziale del centro storico di Monreale è fortemente condizionata dalla costante, e massiccia, presenza di turisti nella ed attraverso la piazza centrale, configurando nei fatti un rapporto di collisione. Il presente progetto, invece, tenta di ripensare al ruolo del centro storico ponendo con le stesse priorità sia i cittadini residenti che i visitatori occasionali. Potrebbe dirsi che il presente progetto pone al centro della sua attenzione le “relazioni”, proponendosi come una cerniera tra l’antica concezione urbana del costruito concentrato, e le moderne teorie urbanistiche di decentramento.

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L’accessibilità Perché la cerniera si realizzi bisogna segnarne il tracciato: primo tema cruciale è l’accessibilità al centro storico della cittadina di Monreale. L’asse più antico e monumentale è la cosiddetta “via marmorea”, di fatto l’accesso più diretto con la città di Palermo, ma che immette il traffico veicolare direttamente nel cuore del centro storico. Di tracciato suggestivo per le sue viste sia sulla Conca D’Oro che sulle absidi della Cattedrale piuttosto che sull’intero capoluogo, la “Via marmorea” può diventare un percorso specializzato grazie a due importanti trasformazioni d’uso: la prima relativa alla percorribilità, limitandola ai soli taxi e residenti sempre mentre le merci nella sola fascia oraria dalle 20.00 alle 10.00; la seconda ripristinando la tramvia, già collegamento del primo ‘900, ed oggi rivalutato come sistema di trasporto pubblico ecologico e di economica gestione. Queste trasformazioni sono ispirate dalla necessità di “espellere”, durante le ore di maggiore affluenza turistica e quelle di maggiore fruizione residenziale, la presenza dei veicoli motorizzati. Come già dimostrato in svariati centri storici del resto d’Italia, l’eliminazione dei flussi veicolari costituisce un fortissimo incentivo alla attrazione turistica, al miglioramento della qualità della vita dei residenti, alla appetibilità commerciale, all’aumento della concentrazione di attività ludiche e culturali. Per meglio comprendere il valore del terzo asse di accesso a Monreale, la cosiddetta “circonvallazione”, bisogna soffermarsi a descrivere le funzioni dell’unico edificio nuovo del presente progetto, da collocare al di sotto del complesso monumentale, in corrispondenza dell’attuale parcheggio. Tale edificio, già denominato “porta”, ha infatti il determinante ruolo di condensare e quindi “disperdere” tutti i flussi veicolari della cittadina, contenendo i parcheggi sia dei residenti che dei visitatori, nonché tutti servizi di sosta e di informazioni che possono necessitare a coloro che si accingono a scoprire il centro storico di Monreale. In seguito si descriverà come tale edificio costituisca “substrato” per una parte del sistema del verde. Per realizzare la “porta” il progetto prevede di demolire l’ex Seminario e il vicino palazzo residenziale.

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Le funzioni Auspicando di avere dato la necessaria risposta alle istanze di accessibilità di Monreale, è bene che il progetto si ponga la fondamentale questione della reale destinazione del centro storico. Come già detto, oggi il centro storico è una fascia di nessuna funzionalità e qualità rispetto al complesso monumentale di Duomo e Guglielmo II. In verità il tessuto di Monreale è costellato di importanti esempi architettonici non solo delle epoche più svariate, ma anche delle più svariate dimensioni. E’ intento del presente progetto considerare il tessuto urbano come un unicum a cui affidare il valore dell’insieme, pensandolo come l’ideale location di un “Centro Internazionale Convegni”. Pensare con questa destinazione un intero tessuto urbano consente di armonizzare, e soprattutto equilibrare, le diverse funzioni che si assegneranno nel recupero ai diversi episodi architettonici, eliminando così la spiacevole abitudine di pensare Monreale solo come una “tappa turistica”. Nei futuri interventi di restauro, invece, sarà possibile scegliere che ogni edificio monumentale possa contenere una differente funzione di servizio all’attività convegnistica, oltretutto aggiungendo alla riconosciuta artisticità straordinaria del Duomo un possibile incremento di interesse per altri aspetti della cultura come la scienza, la storia, la società, e quanto insomma sarà capace di attrarre l’intero sistema-paese. Altra debolezza cui il presente progetto desidera dare risposta, è l’assenza, a Monreale, di una adeguata capacità ricettiva, cui si intende innanzitutto dare risposta non certo con faraoniche strutture alberghiere di nuova realizzazione, che sarebbero “costrette” a gareggiare, e perdere, con l’emergenza del Duomo. Il progetto, invece, intende indicare nella forma del paese-albergo un primo ed importante passo per consentire una ricettività di nullo impatto ambientale: i tre quartieri del centro storico, Ciambra, Pozzillo e Carmine, ora resi area pedonale dal presente progetto, possono accogliere, fino ad un massimo del 30% del patrimonio edilizio, i visitatori e/o i partecipanti alle attività convegnistiche. Oltre all’edilizia residenziale trasformata, il progetto indica anche tutti quegli edifici che possono essere destinati ad un uso conseguente e di servizio al “Centro Internazionale Convegni”: nel quartiere Ciambra possono essere dedicati alla ricettività il Seminario dei Chierici Rossi, Palazzo Cutò, l’Ex Opera Pia Cuore di Gesù, mentre l’Ex Hotel Savoia deve destinarsi ad un uso di maggiore rappresentanza (inaugurazioni, lectio magistralis, ricevimenti ufficiali, etc.). Lungo la “via marmorea” sono vocati alla ricettività l’Ex Albergo dei Poveri, la Badia, la Badiella, mentre la chiesa di San Gaetano è un ottimale spazio espositivo. Nel quartiere del Carmine il Ritiro dei Sacerdoti può destinarsi a casa del pellegrino, mentre l’Ex Ospedale Santa Caterina può essere un polo di servizi logistici. Nel quartiere Pozzillo l’Ex Collegio di Maria può essere un importante centro di formazione. Anche l’ex Cinema Imperia deve essere inserito in questo circuito virtuoso, progettando un recupero ad auditorium. Il presente progetto, infine, non può non sottolineare come scandalosamente non si è ancora fatto nulla perché nella visita della città di Monreale non abbiano adeguata dignità la Chiesa dell’Orto, la Chiesa del Monte, la Chiesa degli Agonizzanti, tutte esempi eccellenti della misteriosa ed unica, geniale ed emozionante arte del Serpotta: ed il progetto ne propone il circuito come momento di indispensabile conoscenza.

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Il sistema del verde Come spesso accade nei fitti tessuti stratificatisi nei secoli, anche quello di Monreale non ha goduto, fino adesso, di un adeguato parco urbano, che potesse aggiungere, soprattutto per i residenti, l’indispensabile servizio dell’amenità. Il luogo ideale per la collocazione del parco, così come indicato dal bando, è la fascia di territorio basamentale del costone su cui si erge il complesso monumentale della cattedrale, esposto ad ovest e nei fatti straordinariamente “aperto” verso l’intera valle della Conca d’Oro, con scenari mutevoli ed emozionanti per più di 180 gradi. Ma, viceversa, tale collocazione è anche l’ideale cornice, quasi piedistallo, al gioiello normanno, costituendo un morbido cuscino verde su cui adagiarlo nello sguardo. Il progetto individua convenzionalmente 3 quote. Alla quota del complesso monumentale il progetto realizza una interconnessione di percorsi ed usi ai giardini del chiostro, del belvedere, del Guglielmo II, ed introduce i nuovi spazi verdi dell’Orto Mangano. Si tratta di aree attrezzate, fruibili a tutte le ore e da qualunque tipologia di utenti, arricchite da un disegno del verde che ne esalti la funzione di luogo di incontro e di passeggio. Alla quota di -15, accanto al già esistente giardino del Palazzo Arcivescovile, il progetto quadruplica gli spazi verdi lasciandosi accogliere dalla superficie di copertura dell’edificio “porta”, inglobando e valorizzando la fontana barocca e i resti della chiesa bizantina dentro il costone: questa vasta area a verde, oltre ad accogliere gli attraversamenti meccanizzati per la via Torres e per il giardino del Belvedere, è strettamente connessa con il nuovo giardino dell’Orto Mangano, configurandosi come un parco attrezzato per le soste o le passeggiate più lunghe. A quota -40, in quella fascia di territorio oggi lasciata a se stessa, il progetto prevede la piantumazioni di alberi ad alto fusto ed il disegno di percorsi adeguati alla attività ginnica. Questo “ring” costituisce una importante premessa percettiva al costone del Duomo, ma anche una indispensabile “riserva” di ossigeno per i residenti, quasi a schermo di quanto impropriamente subito a causa della metropoli sottostante. Il progetto, infine, intende recuperare un suggestivo percorso, sebbene di fruibilità selezionata: dalla piazza principale di Monreale fino al giardino dell’Arcivescovado è presente, infatti, una successione di cavità naturali che consentono una particolare visita speleologica, accessibile da una quota leggermente sopraelevata rispetto al piano del giardino e terminante in pieno centro storico.

Il nuovo complesso La struttura che è stata progettata per il nuovo parco della cultura della straordinaria emergenza urbana di Monreale ha come intento il voler rispondere in mariera ineludibile ai dettami del concorso, e allo stesso tempo di voler essere di supporto alle esigenze funzionali che possono migliorare la fruibilità viaria e le esigenze culturali che sono insite e dovute al Centro in questione. E’ necessario precisare che il nostro approccio progettuale è stato di ridurre al massimo il protagonismo tipico del creare per amplificare ancor di più il valore straordinario del Duomo. La mimesi che è stata intrapresa come punto di partenza del nostro “fare” ha fatto si che l’intervento possa essere protagonista senza invasione in termini volumetrici, un’architettura orizzontale frantumata non massiva ne massiccia in cui sono individuabili chiaramente i vari spazi che dipanandosi al di sotto di una coperta si concatenano raccontando un coerente ragionamento e sviluppo colto. Un boomerang che si plasma all’orografia del territorio la cui cerniera risulta essere il fulcro nonché il fuoco nonché il cuore dell’intero progetto che viene individuato nella tipologia dell’auditorium. Un cuore che pulsa di forma autonoma distante dalle spigolosità dell’architettura arabo-normanna e dalla voluta semplificazione sia nei materiali (rame) che nelle forme degli elementi funzionali. Un oggetto curvilineo fuoriuscente volutamente dalla copertura per avvalorare ancor di più la tipologia aggregativa che in essa è contenuta, una sorta di Agorà, luogo di pensiero, di memoria, di discussione, di confronto; luogo in cui il privato possa esprimersi in termini pubblici è l’elemento che indica la rottura della linea dove essa si spezza assimilando la figura ad una linea rotta, in aggiunta l’auditorium risulta anche unione verticale in quanto il suo volume occupa due piani della struttura, contenendo in sé 468 posti ed a esso sono collegati spazi che rendono funzionale il luogo (sala conferenziere, depositi, bagni, hall, etc..). A destra ed a sinistra altri luoghi di aggregazione si aggiungono ma con qualità volutamente e formalmente più lineari, assimilabili a figurazioni geometriche razionali, lineari. Quindi una sorta di contraddizione voluta tra la forma irrazionale curvilinea e la forma della razionalità rettilinea. Un oggetto quello progettato che come già detto vuole essere non solo simbolico, ma anche rispondere alle esigenze funzionali del buon fare e del buon vivere. E’ infatti indispensabile che un’ottima struttura urbana in cui tutto è stato progettato e realizzato a dimensione d’uomo si possa fare a meno di architetture e infrastrutture che facilitino la vita dell’uomo giusto. La struttura è stata pensata nella sua copertura come un prolungamento del giardino dell’arcivescovado al di sotto del quale vengono realizzati tre piani. Il primo è strutturato per contenere la biblioteca e mediateca, le sale laboratorio, il museo, l’auditorium, il ristorante e gli uffici. Gli altri due adibiti a parcheggi coperti, il più basso ad uso esclusivo delle auto (n° 127 auto) l’altro per pullman e motociclette (n° 8 pullman e n° 23 motociclette).Nello specifico leggendo la struttura da sinistra a destra guardando il prospetto abbiamo 290 mq adibiti a biblioteca, 297 mq per laboratori, 332 mq per il museo, 479 mq l’auditorium, 338 mq il ristorante caffetteria, 124 mq per gli uffici, nella struttura connettiva che risulta essere di mq 1622 sono anche inseriti degli elementi espositivi per un totale di 150 mq. Una sorta quindi di struttura complessa in cui le parti commerciali si mescolano con molta armonia alle parti culturali. La nuova architettura vuole dare rinnovata valenza al complesso monumentale inserendosi nella fascia del costone sottostante nel pieno rispetto della valenza paesaggistica del contesto. Principio fondante è quello di creare un sistema di giardini a vari livelli che si integrano con la copertura del nuovo progetto. La nuova architettura dà risposta funzionale alle diverse esigenze individuate dal bando. In primo luogo il progetto si configura come porta di accesso al complesso cittadino dove confluiscono i traffici veicolari, e pedonali oggi garantiti dalla storica via Marmorea. Il tema dei parcheggi viene affrontato assorbendo l’attuale parcheggio comunale inserendolo all’interno del progetto riprogettandolo. Il traffico veicolare, proveniente dalla circonvallazione di Monreale e dalla via Ignazio Florio, vengono incanalati in un percorso e convogliati all’interno dei nuovi parcheggi collegati attraverso percorsi di risalita pedonale al livello dei giardini. I flussi turistici trovano all’interno del nuovo edificio il momento iniziale del percorso della cultura monrealese. Spazi espositivi e auditorium danno vita a una narrazione culturale che troverà, attraverso un percorso di risalita meccanizzato, il suo apice nel complesso del Duomo e in quello di Guglielmo II.