© Atelier Fo.A . Pubblicata il 07 Giugno 2010.
L’esigenza di rispondere a una situazione critica porta a pensare a un sistema di operazioni e strumenti che siano in grado di costituire una prima e immediata azione di soccorso e che, al tempo stesso, siano base di un processo costruttivo e ri-costruttivo, che diventi parte integrante del contesto urbano esistente o la cellula primigenia di un nuovo insediamento. Re.habitat evoca il tema dell’abitare, come risposta alle esigenze fisiologiche dell’uomo, nel pieno rispetto dell’ambiente naturale; la riappropriazione di un territorio che ospita e non è sfruttato; la ricostruzione di un tessuto urbano, inteso come l’insieme delle relazioni sociali e interpersonali che costituiscono la “città”. L’emergenza richiede azioni immediate e veloci da svolgere, per poter garantire il minimo necessario per soccorrere chi ha perso una casa o vissuto situazioni drammatiche. Da qui l’idea di impiantare un “seme” che è in grado di svilupparsi, crescere e trasformarsi nel tempo. Questo seme è identificato con due elementi base che contengono l’apparato tecnico-funzionale di prima necessità. La possibilità di coinvolgere direttamente gli sfollati nella ri-costruzione diventa anche una sorta di terapia per poter reagire più velocemente a una perdita, attraverso l’azione e la responsabilizzazione. In quest’ottica, accanto alla costruzione di strutture abitative temporanee, si costituiscono delle zone verdi strutturate, orti o giardini che possano essere utilizzati nel periodo di transizione dall’emergenza alla ricostruzione vera e propria. Le strutture d’emergenza, seppur temporanee, da un lato segnano profondamente il territorio su cui si insediano e dall’altro non devono essere necessariamente considerati sostituivi di una realtà distrutta o compromessa, potendo tuttavia trasformarsi nel tempo e diventarne parte integrante.
© Atelier Fo.A . Pubblicata il 07 Giugno 2010.
Il “seme” è costituito da: un modulo bagno completo di asole tecniche, attacchi impiantistici e un corridoio di distribuzione che garantisce flessibilità di utilizzo. un modulo abitativo con parti rigide e parti gonfiabili, ripiegato a valigetta quando trasportato. Una volta montato esso è costituito da un basamento sollevato da terra, da pareti rigide sul lato corto, da pareti laterali e copertura gonfiabili. Nelle pareti rigide e nella copertura del modulo bagno sono predisposti tutti gli attacchi necessari alle reti impiantistiche e due piccoli pannelli fotovoltaici per rendere indipendente l’illuminazione di ogni modulo.
© Atelier Fo.A . Pubblicata il 07 Giugno 2010.
Questi moduli sono stati studiati in modo tale che rispondano a una serie di requisiti: uso di materiali ecologici ed economici, riciclati e/o riciclabili facilità di trasporto, di montaggio e smontaggio per velocizzare le operazioni e incentivare l’autocostruzione adattabilità a diversi tipi di terreno, clima, contesto socio-culturale
Il sistema di operazioni e strumenti che ruotano attorno al “seme” comprende una serie di azioni che vanno dalla prevenzione alla risposta all’emergenza (tav. 1) Organizzazione preventiva della logistica. Il territorio viene mappato a seconda della suscettibilità a eventi catastrofici. Vengono previsti dei punti in cui immagazzinare le strutture per l’emergenza, che siano più numerosi laddove il rischio è maggiore. Inizio dell’emergenza. Vengono trasportate in loco le strutture Installazione delle strutture primarie. Tendoni gonfiabili di grandi dimensioni vengono montati per dare in brevissimo tempo un luogo coperto e asciutto in cui dormire. All’arrivo dei primi moduli, queste strutture assumeranno funzioni esclusivamente pubbliche (mensa, magazzini, pronto soccorso, luogo di culto, scuola, …). Arrivo de “il seme”. I moduli abitativi e i moduli bagno vengono disposti sul terreno e gli sfollati vengono spostati dai dormitori comuni alle abitazioni; bagni e moduli vengono condivisi da più famiglie. Ricollocamento delle famiglie nelle unità abitative. Una volta installati tutti i moduli e realizzati gli allacciamenti impiantistici necessari, le famiglie vengono raggruppate e ridistribuite, in modo che in ogni modulo ci siano 3 o 4 persone, con un proprio bagno privato; per famiglie più numerose vengono collegati due moduli abitativi tramite il disimpegno previsto nel modulo bagno. Inoltre, raggruppando più moduli e collegandoli internamente si possono creare strutture pubbliche in sostituzione di quelle primarie gonfiabili. Il modulo abitativo viene consolidato sostituendo la parte gonfiabile, che può facilmente essere estratta una volta sgonfiata, con elementi solidi. A ogni famiglia viene concesso uno spazio esterno per realizzare un giardino o un orto e viene data la possibilità di personalizzare il modulo abitativo aggiungendo verande, passerelle esterne, ecc., nell’ottica di una permanenza non definitiva, ma comunque di un periodo sufficientemente lungo.
Il trascorrere del tempo, la maturazione del campo, la forza della macchina organizzativa in proporzione alla gravità dell’emergenza possono originare diversi scenari (tav. 2)
il campo viene smantellato completamente perché le famiglie ritornino nelle case originarie, nel frattempo consolidate o ricostruite. I moduli vengono rimandati ai magazzini di provenienza o, eventualmente, riciclati. il campo diventa permanente, i moduli vengono personalizzati con tecniche locali oppure smontati e riposti nuovamente nei magazzini predisposti (o riciclati) per poter essere sostituiti da edifici di tipo tradizionale, anche a più piani. il campo viene smantellato parzialmente, vengono mantenuti gli impianti, le infrastrutture, i giardini e gli orti, perché vengano inseriti in un piano urbanistico più ampio e diventino parte della città; alcuni moduli possono rimanere in loco e assumere altre funzioni di tipo pubblico (giardino botanico, museo, luogo della memoria, …)
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