Piazza Spaceball
Lamberto Rossi, aut_Miglietta Associati, Marco Tarabella, MANENS-TIFS S.P.A, PROGES ENGINEERING S.A.S., Sabina Lenoci, gabriele corbetta
Lecce (LE), Italia | Slideshow Slideshow

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La riconversione dell’area delle cave in città della musica coniuga la nuova funzione con la ristrutturazione dell’adiacente stazione ferroviaria in terminal urbano “passante” aperto sia verso Lecce sia verso il territorio. L’obiettivo è rilegare le due parti della città separate dal fascio dei binari facendo della musica il vero biglietto da visita a Lecce e al Salento. Il progetto si configura come un sistema di connessione “a ponte” tra il centro storico e l’area della “Cupa”, la grande depressione carsica divenuta nel tempo un anfiteatro verdeggiante privilegiato per le condizioni climatiche: un giacimento ambientale, tutto da scoprire, alle porte di Lecce. Rilegge e interpreta il fenomeno estrattivo e la sua secolare complementarietà con il costruire non come una ferita al paesaggio ma, al contrario, come paesaggio stesso, territorio in divenire in cui l’intervento antropico si incrocia con un processo di naturalizzazione quasi spontaneo che genera nuovi “luoghi” e particolari condizioni microclimatiche. Individua i concetti-guida di “bordo” e di “fondo-cava” con una visione unitaria e integrata del sistema delle tre cave; limita l’edificabilità in elevazione all’interno del parco definendo una nuova “quota zero”. Concentra l’edificato sul bordo meridionale della cava inteso “scogliera” ri-antropizzata/naturalizzata mentre salvaguarda quello settentrionale caratterizzato dal taglio verticale nel banco di “pietra leccese” come paesaggio a “spacco di cava”; allestisce poi una trama di connessioni – ponti sospesi, attraversamenti, aree per spettacoli all’aperto – che relaziona le tre cave consentendone una fruizione unitaria all’interno di un sistema che valorizza le peculiarità paesaggistiche di ciascun ambiente. La modellazione del nuovo suolo avviene attraverso l’individuazione di una quota privilegiata – coincidente con la quota assoluta di 46,00 m – dove operare per addizioni e sottrazioni. I diversi oggetti collocati nella scogliera all’interno delle cave risultano così formati da tre strati: una crosta superiore “a tetto-giardino” che ripropone gli effetti di escursione di un metro della linea di terra della campagna salentina e da cui emergono volumi puri che segnalano i luoghi più rappresentativi sottostanti; un piano “pubblico” principale sottostante a quota 42,00 – la piazza – che collega con ponti tutti i vari elementi e li relaziona con quella dei sottopassi pedonali della stazione e genera una piazza su cui affacciano gli ingressi alle principali funzioni del complesso e alle due sale; un piano dedicato prevalentemente ai “musicisti” – la macchina – con spazi aperti e altri di uso esclusivo a quota 38,00, con gli accessi riservati al palcoscenico delle sale; un piano inferiore, delimitato in basso dal fondo delle cave, a quota 34,00 – la stiva – che ospita gli ambienti di servizio alle diverse aree funzionali. La Città della Musica proposta si basa su una completa polifunzionalità degli spazi declinata secondo tre livelli, quello generale per accogliere festival e grandi manifestazioni, quello delle funzioni in modo da rispondere sia alle esigenze di rappresentazione sia a quelle di produzione e ricerca musicale, quello delle sale che sono concepite come casse armoniche regolabili acusticamente attraverso apparati mobili che consentono generi musicali molto diversi. L’intervento sposa un’idea totalizzante di sostenibilità volta a un diverso modo di costruire attento alla esauribilità delle risorse ambientali basato sulla massima integrazione impianto-edificio-ambiente circostante con riduzione dei consumi energetici e minimizzazione dell’impatto dei sistemi sulla risorsa acqua. La generazione di energia termica è affidata a pompe di calore aria-acqua. L’energia frigorifera è prodotta con refrigeratori aria-acqua e si attuano strategie di ventilazione naturale che utilizza la torre segnaletica dei collegamenti verticali, unica emergenza della “scogliera” come “torre del vento” e, grazie alla differenza di pressione tra la superficie investita dalla corrente d’aria e quelle “riparate” ipogee, consente di far circolare aria esterna in modo gratuito nell’edificio, di raffrescamento adiabatico con uso di acqua nebulizzata e di recupero termodinamico del calore.

Progettazione

  • Lamberto Rossi, Capogruppo
  • aut_Miglietta Associati, Progettista
  • Marco Tarabella, Progettista
  • MANENS-TIFS S.P.A, Progettista
  • PROGES ENGINEERING S.A.S., Progettista
  • Sabina Lenoci, Progettista
  • gabriele corbetta, Progettista

Collaborazioni

  • Lorenzo Caddeo, Valeria Crasto, Gruppo di progettazione
  • Alfredo Caraccio, Collaboratori

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