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Paceco (TP), Italia

Valorizzazione della piazza Vittorio Emanuele. Paceco

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La riqualificazione di Piazza Vittorio Emanuele diventa lo strumento necessario per incrementare gli spazi pubblici all’interno del centro storico, ambiti a carattere collettivo che vengono integrati in un disegno complessivo ed unitario. f0 I criteri di definizione del progetto si basano su una lettura reinterpretativa del contesto e coinvolgono alcuni edifici notevoli che vengono assunti come elementi generatori di ambiti funzionali legati alla fruizione dello spazio pubblico quali l’incontro, l’attività mercantile e gli eventi culturali. f0 Alcuni elementi, riconoscibili come temi collettivi e mirati a definire una centralità consapevole di questo spazio all’interno del tessuto urbano, introducono al rapporto che il nucleo storico ricerca con le porzioni di paesaggio circostante.

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CENNI STORICI

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Il comune di Paceco fu fondato da di Don placido Fardella, Marchese di S.Lorenzo, nel 1607, nel punto di convergenza di due importanti arterie stradali. La fondazione del centro infatti si può definire come un cosciente e preciso atto di pianificazione urbanistica; il centro nasce e si sviluppa immediatamente in corrispondenza di un disegno predeterminato tuttora riconoscibile. Il nucleo originario di Paceco si presenta come un quadrato pressoché perfetto all’interno del quale una griglia di strade rigorosamente ortogonali e di misura costante (circa 12 m) definisce isolati rettangolari identici, in posizione più elevata ed eccentrica rispetto al complesso di questi isolati si pone la piazza rettangolare risultante dalla mancanza di due isolati di dimensioni ridotte. La rigidità dell’impianto viene cosi interrotta dal grande vuoto della piazza che diventa il fulcro del paese, non è un caso che gli antichi assi territoriali siano tangenti alla piazza per due dei suoi lati. L’organizzazione dell’isolato diviene al quanto complessa, in quanto la geometria dell’unità abitativa tipica del territorio di Paceco non è compatibile con il disegno preordinato della scacchiera. Tale difformità genera all’interno degli isolati dei “vuoti”, la rigida maglia viene cosi animata da serie di difformità quali vicoli e cortili.

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LA PIAZZA

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Il progetto della piazza è sostanzialmente descrivibile come una lastra appoggiata sul terreno, realizzata con una serie di elementi modulari in cls architettonico dalle svariate misure I quali realizzano una griglia irregolare, capace di generare ed ordinare, direttamente e indirettamente, tutti gli elementi sia naturali che d’artificio presenti nel progetto. Il rettangolo ideale che tali elementi definiscono risulta rotto geometricamente a causa dell’incontro due setti murari realizzati con una lamiera texturizzata, che sulla scorta delle “folie” della villette di Parigi, funge al contempo da contenimento del dislivello e protezione di una rampa, che collega il livello della strada con quello della piazza; inoltre l’utilizzo della lamiera texturizzata contribuisce a un ridisegno del fronte stradale su via San Severino ma soprattutto crea una quinta scenica sulla piazza caratterizzata da mutevole gioco di luci e ombre che ne rendono vibrante la superficie. Dalla piazza emergono ventotto palme geometricamente ordinate secondo una rigida maglia geometrica, che tiene conto delle dimensioni stradali e degli allineamenti con gli edifici, questo schema rigido viene però interotto dalla presenza di dodici parallelepipedi in metallo bianco che portano tre diversi tipi di luce, una radente il suolo e l’altra orientata verso l’alto con lo scopo di illuminare dal basso le palme e i teli ombreggianti, creando delle variazioni di luce che movimentano lo spazio anxhe nelle ore notturne. Il fronte verso via Regina Margherita, leggermente in discesa, è delimitato da una piccola gradonata, costituita da due gradoni di 50 cm l’uno, questi, di notte, emettono un velo di luce diffusa capace di esaltare l’indipendenza dei pochi e semplici piani compositivi, in ultima analisi, realizza la poetica di fondo dell’intero progetto. La luce, quindi, è qui usata come materiale primario del progetto che aiuta a leggere ed esaltare trame e materie, oltre che per pura funzionalità. Nel punto del massimo dislivello – un metro e settanta centimetri circa – la gradonata si interrompe per lasciare il posto a una semplice scala l punto di contatto tra il nuovo piano della piazza e l’ esistente. f0 In questo insieme, chiaro e coerente, il momento forte appare essere la contaminazione tra diversi sistemi, ossia tra quello rigoroso del piano orizzontale costituente la nuova piazza e l’area di margine geometricamente meno definita, pavimentata con piccoli cubetti di calcare compatto disposti regolarmente. I giunti aperti tra la pavimentazione in cls, realizzati per favorire lo smaltimento delle acque piovane, permettono di leggere il piano della piazza come costituito da tanti elementi autonomi, sempre singolarmente leggibili, di cui alcuni, in virtù di una teorica collisione con le preesistenze urbane, sembrano sollevarsi e mettersi in movimento: prendendo consistenza di volume divengono panche dotate, su uno dei lati brevi, di una griglia luminosa; alcuni elementi, inoltre, si staccano dalla geometria rigorosa che li ha generati per galleggiare, soli, fuori dall’ordinata griglia regolatrice di cui, peraltro, finiscono per esaltare la consistenza materica oltre al rigore geometrico. f0 Nei vuoti che si generano nel reticolo della piazza sono stati disposti dei parallelepipedi, realizzati con delle grate metalliche, pensati come aiuole dove far crescere differenti tipi di rampicanti, ad esempio glicine; gelsomino, bouganville., dalle differenti fioriture stagionali che contribuiscono a determinare questo senso di mescolamento, di migrazione di alcuni elementi dall’ordine del progetto verso la complessità dello spazio urbano; oppure, viceversa, il movimento potrebbe essere letto al contrario, come la migrazione, cioè, di elementi diversi – naturali come artificiali – dal disordine verso l’ordine. Il principio di riduzione risulta essere linea guida di quest’opera a carattere urbano, dimostrando che pochi elementi formali e poche materie ben usate sono in grado di veicolare grande quantità di contenuti pur nel breve tempo dell’attraversamento di una piazza. Essa sembra effettivamente possedere la forza di costituire un luogo per l’incontro tra persone, oltre che tra le persone e le cose, frammento di città dove ciascuno può compiere un’esperienza complessa e articolata su molteplici piani percettivi (tattile, uditivo, visivo) pur se nel breve tempo del suo attraversamento. L’architettura, come sempre sa fare quella ben fatta, favorisce l’incontro completo e profondo tra l’uomo e le cose che lo circondano, aiutandolo ad abitare consapevolmente il mondo. f0

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I VICOLI

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Da un attento studio dei flussi pedonali deriva la volontà di creare un sistema di percorsi che dalla piazza penetri all’interno del tessuto urbano concludendosi nella piazzetta dei caduti. Si è pensato come ad un susseguirsi di piccoli luoghi, che intersecano le due arterie principali di via giovanni amendola e via principe Tommaso. I vicoli e i cortili si configurano cosi come delle camere all’aperto che presentano come soffito la variabilità del cielo. La presenza di questi “vuoti” fornisce l’occasione per riorganizzare la vita nel centro storico.Il programma propone di integrare il tessuto urbano con un sistema di giardini tematici protetti e nuove attività culturali. Vivere lo spazio pubblico all’interno dei piccoli vuoti del centro storico, nei vicoli e nei cortili, richiede un’architettura attenta al problema dell’intimità e della privacy. L’ambizione di questi spazi è diventare dei luoghi in cui si svolgono le molteplici attività che sorgeranno nel centro storico. Si attua in questo modo una trasformazione dello spazio da statico a dinamico, a spazio della narrazione, in cui preminente diventa il vuoto rispetto al pieno. Questi “spazi in attesa” attraverso la presenza di oggetti magici e tran scalari aiutano a comporre la conoscenza della città ed il paesaggio, sono oggetti in grado di dare identità e sicurezza alle perone che ogni giorno attraversano quei luoghi , diventando cosi più importanti per il loro significato che la loro destinazione funzionale.

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Leco

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