(c) dap studio / elena sacco - paolo danelli
© dap studio / elena sacco - paolo danelli . Pubblicata il 25 Giugno 2010.
Il territorio aperto di Terranuova Bracciolini è, per ampie aree, caratterizzato da una elevata qualità del paesaggio ed è, quindi, sottoposto ad azioni di tutela ambientale. Lungo la strada provinciale, lungo cui si attesta l’area di progetto, si riscontra invece una significativa densità di attività produttive. L’analisi dell’area, in relazione con il contesto circostante, evidenzia una delle principali criticità dell’intervento: il forte salto di scala. Il progetto, infatti, è posto al limite di due sistemi. Da una parte il vasto impianto della discarica, dall’altra parte il sistema del paesaggio circostante, con i suoi spazi aperti e le sue ampie vedute. Date queste considerazioni, la scelta progettuale è stata quella di affrontare l’intervento alla scala del paesaggio, concentrando l’architettura vera e propria sul lotto di progetto ma proponendo alcune azioni diffuse sull’area antistante verso valle. L’idea è quello di dilatare e amplificare la percezione del progetto, di costruire un vero e proprio “pezzo” di paesaggio che definisca un nuovo esteso fronte del sito industriale Se verso valle il progetto si apre verso il paesaggio con una serie di azioni in cui artificiale e naturale si frantumano e si fondono, sul lato opposto la presenza del sito industriale è incombente. Il progetto si configura, quindi, come un organismo bifronte, un elemento di soglia tra naturale e artificiale. La discarica non costituisce una presenza problematica solo da un punto di vista della scala architettonica ma anche ambientale. Dall’analisi del sito emergono criticità di tipo acustico, olfattivo, ecc. legate sia alle caratteristiche stesse del ciclo produttivo sia al traffico intenso dei camion in entrata e in uscita. L’idea di progetto si fonda, di conseguenza, su un principio di introversione dell’architettura al fine di proteggere gli ambienti di lavoro rispetto al contesto circostante. Nell’edificio vengono “portati dentro” molti ambiti che normalmente appartengono al sistema delle aree esterne, gli spazi di intermediazione tra “dentro” e fuori” risultano inclusi al fine di creare dei micro-sistemi protetti. Il progetto ha un impianto plani volumetrico chiaro e ordinato che si lega fortemente con la scala del paesaggio. Una grande piastra rettangolare segue l’andamento del lotto e definisce un orizzonte artificiale “sospeso” rispetto alla quota del terreno. La piastra è l’elemento che unifica e riassume tutto l’intervento sia da un punto di vista architettonico che funzionale. Verso il lato Nord il progetto prevede un muro massivo che crea una barriera acustica e visiva verso l’impianto industriale. Lungo questo muro si snodano, internamente, tutti i momenti “pubblici” e i principali nodi dell’impianto distributivo. L’edificio è sezionato da due patii interni su cui si affacciano gli ambienti di lavoro. La loro funzione è quella di definire ambiti protetti, stanze all’aperto che possono essere vissute come proiezioni esterne degli uffici . I patii interagiscono con l’interno non solo funzionalmente ma anche visivamente, “portando dentro” l’immagine di piccoli giardini racchiusi ma aperti al cielo. Il progetto è stato strutturato secondo i principi dell’approccio sostenibile, pertanto la proposta coniuga i temi della sostenibilità ambientale con quelli della qualità architettonica attivando strategie passive, promuovendo il risparmio delle risorse, la riduzione dei carichi ambientali e partendo da un prerequisito irrinunciabile: l’utilizzo di fonti energetiche rinnovabili.
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