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Piacenza (PC), Italia

Un Po di Paesaggio

Punto panoramico sul fiume Po. Piacenza

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Il Po, grande fiume, da sempre elargisce ricchezza alle genti padane, ma al tempo stesso esige rispetto. Amato e temuto, il fiume è fonte di vita ma anche portatore di insidie per chi incautamente si avventura nelle sue acque. Come sanno coloro che ne abitano le sponde, le sue forti correnti possono fiaccare la resistenza del nuotatore più esperto. Chi ancora naviga sul fiume affidandosi alla forza delle proprie braccia conosce i pericoli di questo serpente d’acqua placido solo in apparenza. Sa che in particolare deve guardarsi dai gorghi che nascono dove due correnti si incontrano, ad esempio in prossimità della riva, o dopo un ostacolo, come un pilone. Un progetto per un osservatorio fluviale non può prescindere da questa conoscenza “sul campo” del Po: non solo del suo valore come bel panorama o delle sue potenzialità come ecosistema, ma anche della sua forza e dei suoi pericoli, che con un approccio più tecnico si possono definire in termini di dinamiche idrauliche. Con linguaggio più evocativo diremo invece che il fiume deve essere il protagonista di questo progetto. Scenario dell’osservatorio, e tuttavia anche mutevole terreno dove l’edificio affonda le proprie radici in senso letterale e simbolico. Non si tratta di uno sfondo inerte, ma di un soggetto dinamico, che reclama le attenzioni di un attore principale. Il vortice, presenza ricorrente in prossimità dei ponti, è l’emblema della sua natura bifronte che a tratti diventa aggressiva. Rimanda ad un segno antico, la spirale, forma archetipica che tra i suoi significati ha in sé il concetto di espansione, crescita e sviluppo. Da queste interferenze semantiche il progetto nasce e germoglia. Originata dal Po come risultante delle correnti fluviali, la spirale si estrinseca uscendo dall’acqua, risale all’impalcato del ponte e diventa edificio. Come il gorgo si avvita attorno al centro verso cui conduce, la spirale innerva l’osservatorio, dandovi accesso come sistema distributivo e srotolandosi verso l’esterno a prefigurare un collegamento con la città. Con il suo moto vorticoso, costruisce un luogo che non si trova solo sul fiume, ma anche, idealmente, nel fiume. Lungo le sue rampe, si snoda una sequenza di spazi attrezzati: punto ristoro, osservatorio ambientale, terrazze panoramiche. Questi belvedere, quasi sospesi sul fiume, interamente aperti o vetrati, sono immersi nel paesaggio. Il Po, grande padre da rispettare e a volte temere, scorre tutt’attorno nella sua severa grandezza.

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Il progetto

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Il progetto per il nuovo osservatorio panoramico sul Po nasce innanzitutto dalla conoscenza del fiume e delle sue dinamiche idrauliche. Le strutture di sostegno sono infatti collocate in asse con il primo pilone del ponte nell’alveo, in modo da non determinare ostacoli alla navigazione fluviale, oltre che per sfruttare la protezione offerta da tale sostegno. Da questa scelta di natura funzionale nasce poi l’idea del vortice. In corrispondenza di un ostacolo, infatti, la corrente fluviale si divide in due rami sinusoidali prima divergenti e poi convergenti, che si reincontrano con direzioni opposte oltre l’ostacolo stesso, dando vita ad un gorgo. Questo fenomeno, molto diffuso sul Po, si verifica in particolare presso le strutture di sostegno dei ponti. Il vortice, caratteristica dinamica fluviale, diventa così tema di progetto, trasformandosi in rampa elicoidale, sistema distributivo attorno a cui si organizzano gli spazi attrezzati del nuovo osservatorio. L’edificio sorge quindi dal fiume, sostenuto da tre pilastri convergenti che richiamano i pali di ancoraggio delle barche, una struttura del tutto indipendente che non grava sui sostegni del ponte. A partire dalla quota dell’implacato stradale, attorno ai pilastri si sviluppa la rampa, che salendo dà accesso ad una serie di spazi attrezzati disposti lungo il suo percorso: un punto ristoro con tavoli e sedute, un “osservatorio ambientale” con centraline per il monitoraggio dell’aria e dell’acqua, una terrazza panoramica aperta sul paesaggio. L’edificio, cui si accede dalla pista ciclabile posta sul lato destro del ponte (ovvero a valle del corso fluviale), si eleva rispetto all’impalcato stradale sino all’altezza di tredici metri circa, in modo da poter garantire una visione anche del paesaggio a monte della carreggiata. Il grande spazio distributivo centrale, che assume un forte carattere a livello architettonico, è rivestito da una chiusura di vetro opportunamente schermato con appositi accorgimenti che saranno meglio descritti nel paragrafo relativo agli aspetti energetici. In questo modo la rampa assume all’esterno la conformazione di un cilindro, richiamando le morfologie di alcuni manufatti industriali variamente disposti lungo la sponda piacentina del Po (silos, cisterne, ciminiere, ecc.). Ecco così che al tema della spirale, originato dal fiume ed alle sue dinamiche naturali, si aggiunge quello del cilindro, legato alle attività industriali che l’uomo ha impiantato tra il Po e la città di Piacenza . Questo richiamo è rafforzato dalla scelta di configurare gli spazi attrezzati come una serie strutture in aggetto che si protendono all’esterno del cilindro. Tali spazi assumono così la valenza di manufatti “accessori”, suggerendo da un lato un’ulteriore associazione con la matrice industriale del paesaggio circostante, e dall’altro evocando l’idea di un progetto che è anche processo, successione di interventi in divenire, programma attuabile nel tempo per progressiva aggiunta di componenti. Tutto il progetto è inoltre concepito in modo da dialogare con il carattere “bifronte” del paesaggio fluviale piacentino, che verso monte conserva una marcata connotazione naturalistica, mentre a valle si presenta fortemente antropizzato ed in particolare contraddistinto da storici interventi industriali, realizzati soprattutto nei primi decenni del secolo scorso. Del resto, come sancisce anche la recente Convenzione Europea del Paesaggio in corso di recepimento a livello nazionale, l’attenzione al “paesaggio” non si può limitare agli scenari “incontaminati” o “da cartolina”, ma deve comprendere anche gli ambiti marginali, parzialmente compromessi o pesantemente condizionati dalle attività umane. Sulla scorta di tale consapevolezza, il punto ristoro e lo spazio a terrazza, più connotati come caratteristici “belvedere”, sono stati rivolti verso monte (a nord-ovest), in direzione del paesaggio più “integro”. L’osservatorio ambientale, invece, è stato orientato verso valle (a sud-est), dove il paesaggio è più antropizzato, suggerendo così anche in termini percettivi una evidente associazione con il tema dello sviluppo sostenibile. Tale “osservatorio”, concepito per ospitare apposite centraline per il rilevamento delle acque fluviali e dell’aria atmosferica, diventa cioè un centro di informazione grazie a cui i visitatori possono conoscere lo stato di salute ambientale, riflettendo in particolare sul rapporto tra tutela e sviluppo. Da quanto sopra risulta evidente come il progetto concepisca il tema dell’osservatorio nella più ampia accezione del termine: vuoi perché la struttura dell’edificio consente di percepire l’intero paesaggio fluviale nella sua complessità ed anche nelle sue parziali contraddizioni; vuoi perché la nozione di “osservatorio” non si limita al concetto di belvedere panoramico, ma si estende anche agli aspetti non “visibili” e tuttavia strutturalmente connessi al paesaggio, come gli indicatori ambientali a livello fisico, chimico e biologico. In questa stessa prospettiva, gli spazi interni del sistema distributivo sono stati concepiti in modo da ospitare allestimenti relativi ad alcuni aspetti ecologici del contesto padano: una vasca della fauna ittica e una vasca della vegetazione fluviale sul pavimento; una batteria di colture idroponiche sospese ad un sistema di cavi lungo tutta l’altezza della tromba. Sempre sulla scorta di tale approccio, come sarà meglio illustrato nel paragrafo relativo al progetto energetico, l’intero edificio è stato concepito in modo da risultare completamente approvvigionato con fonti rinnovabili (pannelli fotovoltaici, minieolico, turbine idrauliche, pompa di calore ad acqua), oltre che del tutto autosufficiente a livello energetico. Il tema della sostenibilità, cui rimanda la presenza del laboratorio ambientale e la scelta di aprire l’osservatorio su tutto il paesaggio circostante, risulta in questo modo “incarnato” nella concezione stessa dell’intervento.

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