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Modena (MO), Italia

INTERVENTO DI RIQUALIFICAZIONE DEL COMPLESSO SANT'AGOSTINO IN MODENA

Ipostudio Architetti , Eugenio Vassallo, Consilium srl

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La riprogettazione dell’intero complesso di S. Agostino riteniamo offra occasioni risolutive, consentendo di abbandonare tanto le poco probabili ipotesi ricostruttive quanto la necessità di affidare a un gesto architettonico simbolico, sia esso pure di grande qualità, compiti che un tessuto edilizio esistente può svolgere – grazie a una opportuna azione di conservazione e attualizzazione – in maniera corretta e, quanto più importante, fondata nella storia della città quindi più facilmente inscrivibile in processi reali di trasformazione. A valorizzare anche la recente decisione, già operativa, di costruire un ampio parcheggio sotterrano in corrispondenza del Parco Novi Sad – scelta che fissa, oggettivamente, un preciso e privilegiato punto di accesso al Centro Storico modenese – si immagina che l’intero complesso di S. Agostino, in continuità spaziale con il parcheggio, dunque con il Parco Novi Sad, il Foro Boario e un tratto di Via Berengario, svolga la funzione di porta di accesso alla città storica di Modena per coloro che sono interessati ai temi della cultura; “porta” intesa dunque non come oggetto architettonico nuovo ed eclatante ma come luogo urbano complesso, dai precisi e differenziati caratteri, articolato con scelte puntuali tra conservazione e innovazione. La visione strategica del complesso non come “contenitore culturale” da reinventare per funzioni e senso, ma come porzione di città recuperata, riqualificata e reintegrata nel tessuto urbano, corrisponde del resto alla idea, che il bando ci sembra assumere, di un luogo della cultura certamente nuovo, ma non alla ricerca di un isolamento autosufficiente, piuttosto concepito come nuovo fuoco di un sistema esistente di luoghi dedicati alla lettura, all’arte contemporanea e alla fotografia. E se sul fronte della lettura, il programma appare ben delineato per la prefigurata azione di supporto a Istituzioni consolidate come le Biblioteche Estense e Poletti, sul fronte dei nuovi spazi per l’arte contemporanea e la fotografia, il nostro progetto cerca di assumere e agevolare il carattere programmatico “aperto” che il bando delinea, immaginando che siano anche dinamiche diluite nel tempo, aperte a soggetti diversi, a poter dettare la trasformazione reale del complesso per le sue parti non monumentali. La strategia generale rapidamente descritta, ha dunque portato a concepire il complesso non come un “contenitore culturale” monolitico da riconvertire ma come un insieme di luoghi differenti, con differenti caratteri e differenti gradi di progettabilità, da affrontarsi, conseguentemente, con differenti strategie di intervento, soprattutto in relazione al rapporto tra conservazione e attualizzazione. In tal senso il progetto ha avuto, come atto preliminare, la ricostruzione critica di una accurata stratigrafia del complesso nella sua evoluzione storica, una indagine analitica che può trovare espressione solo limitata nelle pagine e tavole illustrative previste in questa fase, ma che rimane indicazione metodologica fondamentale per il processo reale di trasformazione dell’edificio. Nella semplificazione necessaria in questa sede, i “luoghi” che il progetto ha individuato e cui si è, in forma diversa, applicato, sono: i vuoti, gli edifici monumentali e gli edifici non monumentali.

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I Vuoti

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Innanzi tutto un “luogo” che la recente cultura architettonica, orientata al “design” del singolo edificio, ha spesso trascurato ma che riteniamo determinante in ogni azione di riqualificazione a scala urbana, ovvero il sistema dei “vuoti”, nel complesso S. Agostino, allo stato attuale, completamente introflessi a causa dell’uso ospedaliero, e che si immaginano invece rivitalizzati e riconnessi alla città. Si immagina quindi, per ideale e necessaria estensione del pensiero oltre le richieste di bando, un sistema di vuoti composto da: —il grande spazio verde del parco Novi Sad, il cui carattere è storicamente consolidato; —il grande porticato aperto del Foro Boario, la cui presenza monumentale urbana è oggi mortificata dall’uso e dall’assetto di Via Berengario; —il tratto di Via Berengario antistante il Foro Boario, che si ipotizza trasformato in un viale a forte carattere pedonale, zona di passeggio e sosta, quasi un viale-piazza come molti ve ne sono nelle città italiane; —il sistema dei cortili e passaggi interni del complesso di S. Agostino, ricondotti alla funzione e al carattere di spazi urbani e collettivi; —il vuoto monumentale della Piazza S. Agostino, di cui il progetto, sempre fuori bando, prefigura una pura conferma nell’assetto storicamente consolidato, con una semplice opera di pedonalizzazione che evidenzi come il sistema monumentale che sulla piazza si è stratificato nel tempo oggi ha assunto una sua identità complessiva e riconosciuta. Pensare un sistema di vuoti, differenti per uso e carattere, significa naturalmente immaginare il complesso di S. Agostino non come un “contenitore culturale” ma come una parte di città, significa – ciò che è più importante – restituirlo alla vita della città, massima garanzia della sua costante attualizzazione e dunque della sua futura vitalità come polo culturale.

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Gli Edifici monumentali

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Il lavoro sui vuoti, naturalmente basato sulla conoscenza storica stratigrafica del complesso di cui si è detto, ha consentito anche di puntualizzare la distinzione tra gli elementi che la terminologia di vincolo, ripresa dal bando, definisce come “monumentali” e “non monumentali”. Relativamente ai primi, si è lavorato soprattutto a una chiarificazione conoscitiva della struttura della tenaglia e della manica lunga che da essa si sviluppa sul fronte della Piazza S. Agostino. Il criterio progettuale è stato poi quello di una puntualità e chiarezza nelle scelte cronologiche relative alla conservazione, orientando gli interventi in primo luogo a una rilettura della fabbrica alle soglie cronologiche scelte, e operando interventi di attualizzazione che non interferissero con tale rilettura, in ogni caso orientandoli strettamente a necessità di rifunzionalizzazione. Si veda il caso del cortile di accesso alla nuova Biblioteca Estense, i cui fronti vengono reimpaginati cancellando il recente e non brillante intervento di Vinicio Vecchi, ma la cui geometria, decisiva per la lettura della tenaglia, viene rigorosamente rispettata. Ben illustra il principio adottato anche la collocazione delle scaffalature storiche della Biblioteca Estense, condotto nello spirito non di una museificazione quanto piuttosto di una rifunzionalizzazione che ne esalti l’indubbio valore storico testimoniale, senza perderne, anzi riaggiornandone, la funzione di servizio alle attività bibliotecarie.

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