© ELISA LONGHITANO . Pubblicata il 26 Agosto 2010.
La nostra struttura urbana è formata da: – edifici che consideriamo “storici”, ai fini della tutela, realizzati in anni di storia che costituiscono l’identità stessa della civiltà brontese ( vedi la struttura di corso Umberto con la fabbrica dell’ex Real Collegio Capizzi, le chiese e il nucleo storico attorno la chiesa madre), da considerare un “bene unico e irriproducibile” da rivitalizzare, rifunzionalizzare e riattrezzare; – periferie che possono essere considerate un grande accampamento residenziale provvisorio; la maggior parte del patrimonio edilizio delle periferie ha più di 30 anni e, poiché è di bassa qualità architettonica e costruttiva, generalmente non antisismico, con impiantistica superata, non “sostenibile”, carente di servizi (verde, parcheggi, luoghi di aggregazione, ecc.), nei prossimi anni rischia di diventare totalmente obsoleto e dovrà essere sostituito. Un processo che necessariamente dovrà essere guidato all’interno di un disegno più ampio che potrà definirsi “Eco sostenibile” solo se: – aumenterà l’efficienza energetica e la compatibilità ambientale del patrimonio edilizio; – aumenterà il senso di appartenenza e di identità dei cittadini, pianificando la densità in termini di opportunità culturali e relazionali; – fermerà il consumo di nuovo territorio, prevedendo una maggiore densità di alcune zone solo a fronte della liberalizzazione di altre aree urbanizzate da convertire in piazze e parchi urbani. Su questa situazione oggettiva interviene la crisi, vengono approvate misure anticrisi, con la quale la regione si impegna ad approvare leggi ispirate ad incentivare con premi di volumetria interventi di riqualificazione del patrimonio edilizio residenziale esistente entro limiti massimi sia percentuali che assoluti, rimettendo peraltro all’autonomia regionale la facoltà di promuovere ulteriori forme di incentivazione volumetrica come pure di estendere i benefici ad altri tipi di intervento. Vi è prevista anche l’introduzione di forme semplificate e celeri per l’attuazione degli interventi edilizi, in coerenza con i principi della legislazione urbanistica ed edilizia. Tuttavia, le difficoltà emerse e le divergenze insorte sui contenuti delle preannunciate iniziative hanno rallentato un percorso che sembrava destinato a sviluppi immediati Tentativo comune di tutti i “piani casa” è la promozione di investimenti privati per il recupero e la riqualificazione dell’intero patrimonio edilizio esistente, in modo generalizzato e capillare, attraverso un elevato numero di microinterventi idonei ad alimentare soprattutto il mercato della piccole e medie imprese del settore edilizio, oltre che l’intera produzione di filiera, affiancando alle finalità della politica economica volta a promuovere gli interventi privati da attivare prima possibile in modo capillare sull’intero territorio, altre finalità concorrenti che vanno dal miglioramento della qualità abitativa, alla promozione della bioedilizia e del risparmio energetico mediante l’utilizzo di energia rinnovabile. La rigenerazione urbana e il conseguente miglioramento della qualità abitativa si ottengono attraverso la trasformazione del tessuto degradato delle nostre città in brani di “ecocittà”, con una visione a grande scala, da programmare attraverso MASTER PLAN di “rinnovo urbano” e cioè mediante insiemi coordinati di interventi di ristrutturazione, demolizione e ricostruzione di intere parti di insediamenti urbani, da attuarsi per ambiti organici (quartieri/isolati) e non con singoli interventi estemporanei a macchia di leopardo, con obiettivi di qualità nell’inserimento territoriale e del paesaggio costruito e principi insediativi che prevedano complessi residenziali organici e di adeguata dimensione integrati con spazi pubblici di complessità e qualità elevate attraverso la scelta di tipologie edilizie innovative con la evoluzione della domanda finalizzata alla definizione di elevati livelli prestazionali. Oggi attraverso la proposizione del Master Plan, della nuova City di Bronte, centro direzionale del ventunesimo secolo, si vuole restituire all’Architettura il ruolo di VISIONE DEL FUTURO, non solo dal punto di vista edilizio ed urbanistico, ma anche e soprattutto, quello culturale e sociale, nella piena consapevolezza che il binomio Architettura-Paesaggio è funzione del rapporto Contemporaneità-Sostenibilità.
© ELISA LONGHITANO . Pubblicata il 26 Agosto 2010.
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