© MARC . Pubblicata il 01 Settembre 2010.
Come si può stabilire una relazione significativa fra il lavoro di Piermarini e l’utopico ridisegno del centro di Foligno proposto dal comitato scientifico? Il nostro progetto affronta in primo luogo questo problema. Nella sua città natale, Giuseppe Piermarini non ha quasi lasciato tracce. A partire da questa nota considerazione, il nostro progetto si lascia letteralmente determinare dall’opera dell’architetto folignate. Non sappiamo che cosa egli avrebbe potuto immaginare per la crescita di Foligno nei secoli successivi alla sua morte, ma conosciamo come ha operato in Italia nel corso della sua vita. Il nostro progetto imprime sulla città ciò che di Piermarini è più noto. All’interno di un denso tessuto costruito, una curva dalla costruzione rigorosa si fa spazio per diventare una piazza affollata. È una curva molto famosa, disegnata da Piermarini nel 1776: è quella del Teatro alla Scala. La stessa curva in cui a Milano si incontrano le élites più esclusive, per Foligno è un luogo urbano collettivo, con l’esatta giacitura e le proporzioni dell’originale. Una versione di poco ridotta della “variante della prima macchina pirotecnica per la chinea dell’anno 1757, rappresentante i propilei di Atene” è collocata nella stessa posizione del palco della Scala, e crea un naturale sipario in fondo alla piazza. Può essere qui utilizzata nella sua festosa funzione originaria, in occasione di eventi cittadini. Intorno alla piazza, attraverso il serrato accostamento di isolati dotati di corti sopraelevate, si ottiene una città compatta e intima. Densità, prossimità, pochi spazi pubblici: a parte le strette strade, l’unico spazio pubblico è rappresentato dalla nuova piazza. Il nostro progetto ritiene che il tessuto medievale della città sia oggi perfettamente funzionale per le esigenze di un piccolo centro evoluto.
© MARC . Pubblicata il 01 Settembre 2010.
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