© MARC . Pubblicata il 02 Settembre 2010.
MENO ITALIA o less is a must
In Italia c’è un posto dove lo sviluppo del territorio mostra tutte le sue contraddizioni. È dove ogni giorno vengono urbanizzati migliaia di metri quadri di suolo (103.000 mq, sei piazze Duomo, nella sola Lombardia). È dove ci permettiamo ancora di muoverci individualmente per chilometri, dove la nostra casa disperde energia da tutti i lati, dove il benessere è abitudine e status symbol. La periferia diffusa è dove si fa chiaro che crescita e sostenibilità sono termini antitetici. Nella periferia diffusa, oggi è già chiaro che nel 2050 dovremo vivere con meno: meno spazio, meno energia, meno comfort, meno edifici, meno spostamenti, meno lavoro, meno ricchezza. Dovremo modificare i nostri stili di vita e immaginare una nuova formula per l’Italian way of life. Fra il nostro benessere e la povertà altrui c’è una reciprocità che è necessario considerare. Iniziamo a pensare che la vera qualità della vita sia anche vivere in modo un po’ più eguale. Il nostro progetto è un’alternativa alla periferia diffusa. È una periferia piccola, compatta e scarna, tangente la densità dei centri urbani. È una periferia multipiano, fatta solo di solai e contenitori. Come un edificio, è interamente pedonale e non ha bisogno di strade. Tutti i piani si equivalgono e le diverse funzioni, individuali e collettive, trovano posto indifferentemente nello spazio costruito. Allo stesso tempo, i piani sono potenzialmente tutti diversi: la forma di ciascun piano è quasi indipendente dagli altri (sotto le minime regole di un Multipiano Regolatore), rendendo aperta e imprevedibile la forma finale dell’insieme. Il risultato è un luogo nel quale molte distinzioni, come interno ed esterno, pubblico e privato, piani alti e piani bassi, tu e io, si riducono. Un luogo di vicinanza fisica, per quello che sarà il nostro prossimo bisogno primario: incontrarsi.
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