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Venezia (VE), Italia

BIENNALE DI VENEZIA UNETERNAL CITY

ALLESTIMENTO UNETERNAL CITY PRESSO LA BIENNALE DI ARCHITETTURA - VENEZIA

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RESIDENTITY > una nuova mappa dei desideri dell’abitare a Roma Il concetto residentity deriva dal morphing tra due ambiti differenti, quello della residenza intesa come luogo statico e privato e quello della densità derivante dai flussi delle nuove comunità urbane. L’acronimo fonde questi due livelli per sperimentare nuove forme dell’abitare i luoghi della città, interpretando la mappa dei ‘desideri’ dei suoi abitanti. In questo senso, il concetto di abitare si allontana dallo spazio domestico tradizionale per diventare sempre più inclusivo di temi e funzioni, passando da una dimensione privata ad una più collettiva, integrando al suo interno gli spazi del lavoro, della socialità, del tempo libero e della ‘rete’. Oggi si abita più il ‘fuori’ della residenza che il ‘dentro’ di ciò che identifichiamo con il domestico: abitare oggi significa vivere gi spazi collettivi della città o i territori virtuali della rete e delle nuove comunità urbane. I luoghi dove lo ‘scambio’ e la comunicazione è massima, sia essa fisica o virtuale, divengono i luoghi più desiderati: i grandi centri commerciali, i contenitori dello svago disegnano la mappa dei desideri degli abitanti, generando nuovi riti collettivi. Il progetto è un’architettura virale che si insinua nei luoghi, modificandoli fisicamente e producendo una nuova urbanità come cura benefica. Il virus è l’ibridazione di forme dell’abitare in questi luoghi del ‘desiderio’, sperimentando l’idea di prototipi flessibili e temporanei che, innestandosi nell’organo-funzione, siano in grado di deformarlo per generare una nuova ed inclusiva idea di domesticità. La Temporalità dell’abitare, mutevole e variabile secondo i flussi ed il desiderio, si insinua come un Virus benefico nella Roma Eterna. ECOVOIDS > una nuova rete dell’architettura virale a Roma Il concetto di residentity trova nei grandi cunei del paesaggio agrario romano il dispositivo per una forma urbana del vuoto che come un virus si insinua nella città eterna e ne trasforma i comportamenti. La forma della Roma contemporanea è ancora quella della città ‘arcipelago’, ‘attraversata’ da un sistema di forre, canali d’acqua, terreni agricoli, cave che rimangono intercluse tra aree urbanizzate che non ‘comunicano’ tra di loro. Paradossalmente, proprio sul margine di questi vuoti ‘invisibili’ sempre più si localizzano i luoghi ‘sensibili’ della città, costituiti dai nuovi flussi del traffico e del commercio, senza però mai un reale affaccio su di essa. Questi vuoti nel progetto diventano il virus benefico che deforma la città a partire dal suo bordo, che diventa la soglia ‘instabile’ del suo processo di mutamento. La figura della sperimentazione è quella di un nuovo ‘arcipelago’ in rete di ecovoids che diventano le nuove forme del ‘desiderio’ nella città eterna, i luoghi di un’esistenza collettiva che si ritrova in un livello primigenio, quasi geologico della città, che come vuoto appare ancora magmatico e mutevole. Gli ecovoids, si configurano come campi di produzione di energie alternative, di plug-in energetici, di produzione di nuove forme di abitare gli spazi collettivi, in cui il vuoto si configura in positivo come l’area ‘sensibile’ e ‘desiderabile’ della vita collettiva, capace di trasformare dall’interno’ i meccanismi della città eterna. Il Virus benefico dell’abitare si insedia, ibrida ed avvolge i luoghi del ‘desiderio’ che si affacciano sempre di più sui margini degli ecovoids di Roma: centri commerciali, stazioni metropolitane, infrastrutture, parcheggi, grandi quartieri residenziali monofunzionali, contenitori culturali e sportivi.

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