© bc studio _ Ilaria Bizzo Stefano Cornacchini . Pubblicata il 07 Ottobre 2010.
Il presente progetto è stato redatto quale offreta tecnica migliorativa.
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Si riporta di seguito, in estratto, la relazione tecnico/metodologica.
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Sistemi di arredo urbano e scelte migliorative pavimentazioni
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Nell’affrontare questa tematica non possiamo esimerci dal considerare il progetto nel suo insieme coinvolgendo, pur rimanendo nei limiti imposti dal bando, aspetti anche non strettamente attinenti al “arredo urbano”. E’ nostro parere che potrebbe risultare riduttivo e frammentario affrontare i vari argomenti in modo settoriale; ci siamo pertanto permessi di prefigurare una visione di insieme della piazza lineare (così potremmo chiamare la parte di banchina posta nel tratto centrale dell’asta del canale oggetto di intervento) per integrare, in un disegno ordinatore generale, gli elementi di seduta, contenimento del verde, corpi di illuminazione, raccolte delle acque meteoriche etc… Con questo approccio, i singoli elementi risultano esaltati nella loro funzione e “misurati” in una scala più ampia, non rimanendo semplici elementi di decoro ma brani di un “racconto” di più ampio respiro. Useremo questa parte dell’intervento, avente vocazione più urbana, meno condizionata da aspetti tecnici connessi alle attività diportistiche, come esempio per elaborare una strategia applicabile, in scala minore, anche nelle restanti parti del contesto coinvolto dai lavori.
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Scendendo nello specifico di questa ipotesi di lavoro, ci siamo concentrati sulla creazione di segni che attraversino l’intero comparto (la piazza lineare ha una larghezza variabile di circa 12/15 m ed una lunghezza di circa 300 m) dando forma a delle funzioni pratiche. Partendo dal segno generatore del canale, rafforzato dal muretto di separazione fra spazio banchina e altra parte della sezione dell’intervento (sia essa strada carrabile o percorso pedonale poco importa), abbiamo tracciato una seconda linea con andamento parallelo ai precedenti ma frammentata, in cui dovrebbero trovare posto i corpi illuminanti a palo o integrati e le sedute/cestino. Questi ultimi si potrebbero configurare come vere e proprie estroflessioni della pavimentazione, dando continuità di disegno e materiale sugli elementi di arredo. Una seconda linea, fatta di tratti separati ed elementi puntuali, sottolinea con lo stesso andamento le raccolte delle acque meteoriche. L’immagine “poetica” che sottende alla risoluzione di queste problematiche pratiche è quella dei successivi riporti di materiale arenati a seguito delle mareggiate, i legni portati dal mare e stesi sulla sabbia. Si potrebbe pertanto dare corpo a queste suggestioni dando una visibilità alle linee di sottoservizio generalmente nascoste, facendole diventare un motivo architettonico. Inserendo infatti nella pavimentazione fasce dello stesso materiale utilizzato per il rivestimento della banchina e della testata del muretto, oltre ad essere il materiale di finitura dei pontili, per una larghezza di circa 60 cm tale da integrare anche i pozzetti di derivazione ed ispezione, o le caditoie lineari (tipologia Pircher o similare), si potrebbe materializzare tale immagine raggruppando tutti gli elementi che vengono generalmente visti come oggetti disturbanti. Il wpc, un aggregato di legni esotici, polietilene e resine prodotto in doghe, garantisce ottime caratteristiche di durata grazie alla grande resistenza agli agenti meccanici e chimici, oltre ad avere un impatto ambientale minimo (come già citato nelle relazioni ai punti precedenti): è rigenerabile fino a 20 volte senza perdere le proprie peculiarità, riciclabile al 100%.
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Le pavimentazioni contermini vengono proposte come elementi continui da realizzare con solette in cls armato trattate con disattivanti e lavate con idrogetto. Tale lavorazione mette in risalto gli inerti, controllando la loro vagliatura e la colorazione della sabbia (tutti materiali da reperire in loco); si potrebbe creare così un impasto di toni sempre diversi che, nel loro insieme, rimandino ai colori di questo tratto di riviera. Questa pavimentazione continua disegnata dagli inevitabili giunti di dilatazione e di ripresa di getto, da studiare anch’essi come elementi di decoro, garantisce portata anche carrabile, essendo prevista per uno spessore di 15 cm, oltre ad avere il vantaggio di essere estremamente rapida come realizzazione (si stimano 500 mq di avanzamento al giorno). Il quadro dei materiali viene completato dall’utilizzo, per gli agglomerati bituminosi, di materiali additivati nella mescola con cariche coloranti che permettono di scegliere la tonalità del tappeto di usura. Viene qui proposta una colorazione chiara beige/sabbia sempre per richiamare le tonalità proprie di un contesto marino. Tale scelta tecnico/estetica incide anche sulla durata delle asfaltature in quanto la colorazione chiara tende ad assorbire meno calore e quindi si ottiene un effetto di riduzione dello stress a cui è sottoposta la sezione stradale. Tale materiale viene proposto per tutta la viabilità del comparto. In ultimo, poste a filtro di retri degli edifici prospettanti sulla piazza, come già citato nella relazione sugli aspetti paesaggistici, si potrebbero raccogliere gli elementi fioriera, previsti nel progetto come corpi isolati, in una grande fioriera lineare, l’ultimo segno generato dalla matrice dell’andamento del canale, che permetta la messa a dimora di una siepe continua in Phyllostachys iridescens o glauca, noto come bamboo nano con altezze da 3 a 7 m. Questa scelta semplifica gli aspetti manutentivi, ridotti ulteriormente dalla introduzione di un sistema di irrigazione ad ala gocciolante, e migliora in modo sostanziale la problematica dell’introspezione su proprietà private. L’essenza scelta è un sempre verde e con vegetazione molto fitta ed omogenea, non necessita di accorgimenti particolari per la sua tenuta, è di facile accrescimento e necessita di modiche quantità d’acqua e di terreno.
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Passiamo ad una descrizione degli elementi di arredo proposti, anche se misure e soluzioni tecniche di dettaglio saranno da precisare nelle eventuali fasi successive. Come detto precedentemente tutte le dotazioni proposte vengono viste in continuità con gli altri elementi di decoro: copertina del muretto, rivestimento della banchina, parabordi, pontili. L’utilizzo del wpc unisce la piacevolezza estetica e tattile del legno alla resistenza delle resine polimeriche. La sua facile lavorabilità permette di applicarlo anche in contesti per cui non è specificamente nato. Viene qui prefigurato un sistema integrato di arredi con struttura in telaio metallico “vestito” in parte con lamiere scatolate, in parte con doghe in wpc, tutti gli elementi avranno profondità 60 cm. Le sedute avranno dimensioni indicative di 43 cm di altezza e 200 cm di lunghezza. Cestini e fioriere, su base quadrata, avranno altezza 80 cm. L’elemento che accoglierà i corpi illuminanti, per la cui trattazione specialistica si rimanda alla relazione relativa agli aspetti impiantistici, avrà altezza 110 cm. Sarà possibile integrare nello stesso anche delle prese di servizio, tipo shuco, utili nel caso di manifestazioni e mercati di ambulanti.
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Ci preme evidenziare che l’insieme degli accorgimenti proposti non incidono in alcun modo nè sulla geometria complessiva della piazza, nè sulla sua funzionalità e dotazione; sono tesi invece a renderla più gestibile e più riconoscibile. Raccogliere e rendere visibili gli impianti ne semplifica la gestione e l’eventuale necessità di intervento. Introdurre un disegno ed un senso sia per le pavimentazioni che per gli oggetti che vi si posano, annulla il senso di spaesamento e di spersonalizzazione tipico di molti spazi pubblici. Si noti inoltre che tutte le lavorazioni proposte come miglioria sono reperibili sul territorio, come già enunciato nella relazione generale, hanno lunga durata e sono di semplice manutenzione. Si è inoltre portato a termine uno sforzo volto a caratterizzare un ambito introducendo segni e materiali semplici ma non banali, con un rilevante contenuto tecnico ed una forte carica formale che sottolinei ed enfatizzi la specificità del luogo.
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Ricreare i “meccanismi” della natura
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Per lo sviluppo di questa tematica ci si è concentrati sugli aspetti relativi all’attenuazione dell’impatto del nuovo intervento nel contesto ed alla definizione delle opere necessarie per il ripristino delle aree occupate dal cantiere. In particolare si è riflettuto sull’approccio con cui intervenire sugli ambiti che adesso si trovano in situazioni marginali e che non risultano destinati, ne’ sembrano pensati, per usi specifici ma che conservano ugualmente un certo fascino e che rimandano a paesaggi sedimentati nella memoria di chi frequentava questi luoghi prima dell’avvento dell’industria del turismo balneare.
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L’area che si trova al limite del cantiere, individuata come deposito temporaneo, è quella, data la sua prossimità alla spiaggia, che ha maggiore visibilità ed anche maggiore potenzialità. Viene qui prefigurata la possibilità di ricreare in questa zona un ambiente naturale, di riprodurre uno spazio in cui possano coesistere immagini di un habitat dunoso, intuibile anche adesso, ed il nucleo di una nuova pineta. Non si intende disegnare un “giardino tradizionale”, con sistemi di aiuole definite e percorsi irregimentati, ma un luogo in divenire che viva e mostri le logiche con le quali si forma un contesto litoraneo.
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Le zone di margine delle spiagge sono molto inospitali, poiché l’azione della salinità rende sterile il luogo. A ciò si aggiunge l’azione del vento che, unito al moto ondoso, deposita continuamente sabbia formndo cumuli contro ostacoli depositati dalle mareggiate (questa immagine ritornerà anche nella relazione sull’arredo urbano al punto successivo 2.B8). Questa azione combinata modella la spiaggia facendola divenire, appunto, un sistema in movimento, quando le prime dune, piccole e fragili, si sono sufficientemente allontanate dall’azione diretta del mare, è sufficiente una pioggia per dissalare il terreno e permettere l’apparizione delle prime piante.
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E’ questo che noi andremo a ricreare: un sistema di piccoli rilievi segnati da colonie di “piante pioniere”. Non si tratta di essenze pregiate ma principalmente di piante erbacee, più che altro graminacee, estremamente rustiche e resistenti. Piante capaci di crescere in sabbia pura, senza presenza di sostrato di humus, come la specie perenne Elymus farctus. Questa è un essenza che si espande con lunghi rizomi orizzontali e contribuisce in modo rilevante, con il suo andamento strisciante e tappezzante, a consolidare la sabbia in strutture più stabili. In associazione si può considerare l’Ammophila littoralis che forma densi cespugli di diversi metri quadrati, con un sistema di fusti a spiga alti circa 1, 5 m. Contro questi si potrà accumulare nuova sabbia portata dal vento, modificando nel tempo forma e dimensione della duna. Le macchie di Amophilla permettono inoltre di riparare piante più delicate. Si potranno pertanto mettere a dimora cespugli di Juniperus oxycedrus, Salicornia Veneta e di Phillyrea latifolia. Il ciclo naturale di questi arbusti, con la caduta di foglie e steli alla base della pianta, favorirà la formazione di un sottile strato di humus. In questo potranno trovare la possibilità di attecchire i semi portato dal vento, creando un avvicendamento di specie che modificherà colorazione e densità delle colonie di flora.
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Non verranno tracciati limiti netti a questo micro-sistema di dune, in modo che si abbia una sensazione sfumata di transizione fra spiaggia libera e ambiti del porto. Il nucleo di pineta posto nella fascia centrale fungerà poi da segnale visivo in campo lungo e da richiamo , anche grazie alla possibilità di fornire ombra in modo gratuito. Attraversare e sostare in questa fascia ibrida diventerà naturale. Si ipotizza l’utilizzo di piante della famiglia del pino marittimo, nome scientifico pinus pinaster; tale essenza è tipicamente diffusa in tutte le fasce litoranee del bacino Mediterraneo occidentale. Tra i pini, detti appunto mediterranei, questa è la specie più robusta e resistente al freddo, ben si adatta ai venti salmastri presenti in contesti marini come questo. Le piante adulte tendono ad avere un ombrello aperto, tronco conico con prevalente estensione orizzontale, un congruo numero di esemplari permette pertanto di creare un “tetto” omogeneo di verde.
Gruppo di lavoro: Capogruppo ATI Sistema Walcon _ Coordinatore arch. Cavallini Progetto architettonico _ bc studio collaboratori TiConZero Progetto illuminotecnico _ arch. Arcesilai Progetto grafico e comunicazione _ arch. Ronconi Progetto strutturale _ MezzadrIngegneria
Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:
Ordine Architetti: Agrigento, Alessandria, Ancona, Aosta, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Avellino, Bari, Belluno, Benevento, Bergamo, Biella, Bologna, Bolzano, Brescia, Brindisi, Caserta, Catania, Catanzaro, Como, Cremona, Cuneo, Fermo, Ferrara, Foggia, Forlì - Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Imperia, La Spezia, Lecce, Lecco, Livorno, Lodi, Macerata, Mantova, Massa Carrara, Matera, Messina, Milano, Monza, Napoli, Novara, Nuoro, Oristano, Palermo, Pavia, Perugia, Pescara, Piacenza, Pisa, Pistoia, Pordenone, Potenza, Ragusa, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Rimini, Salerno, Sassari, Siena, Siracusa, Sondrio, Taranto, Teramo, Terni, Torino, Trapani, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona, Vibo Valentia, Vicenza
Ordine Ingegneri: Ascoli Piceno, Bari, Cagliari, Foggia, L'Aquila, Lecce, Lecco, Messina, Monza, Padova, Palermo, Pavia, Perugia, Potenza, Prato, Reggio Calabria, Rimini, Salerno, Sassari, Teramo, Torino, Trento, Treviso, Varese, Vercelli, Roma
Collegio Ingegneri della Toscana, Collegio dei Periti Industriali di Grosseto, Federazione agronomi e forestali della Lombardia, Dipartimento S.S.A.R. Università "G. D'Annunzio", Collegio Geometri Reggio Calabria, Consiglio Nazionale dei Geologi, InArSind Sindacato Nazionale Ingegneri e Architetti, Ordine Ingegneri e Architetti di San Marino, Collegio dei Periti Industriali di Siena, Associazione Laureati Iuav
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