© Daniele Geltrudi . Pubblicata il 25 Ottobre 2010.
1. PRIMO GRADO. Il progetto di architettura che presentiamo al Concorso vuole esaltare la notevole struttura lignea esistente del Palazzetto del Ghiaccio e la sua bellissima collocazione paesistica sul torrente Evançon. LE CAMPATE DELLE CAPRIATE COME PRINCIPIO COMPOSITIVO. Il Palazzetto del Ghiaccio è oggi un immenso salone la cui copertura è sostenuta da una spettacolare carpenteria lignea di capriate da 40 metri. Le capriate suddividono lo spazio del salone in 15 fasce trasversali corrispondenti alle campate strutturali. Abbiamo assunto a fondamento del nostro progetto proprio questa suddivisione trasversale: allo scopo sia di esaltare la bellezza delle capriate stesse, sia di farci condurre in modo sicuro nell’individuare la partizione funzionale dello spazio. LE PARETI TRASVERSALI LIGNEE A BLOCKBAU. La fitta suddivisione trasversale ci ha immediatamente suggerito l’idea di introdurre nel salone delle libere pareti con le quali identificare gli spazi funzionali richiesti dal Bando. Tali pareti sono state fin dall’inizio collocate a coppia sugli assi strutturali trasversali e concepite più basse delle capriate, per confermarne il ruolo protagonista ma non confliggere visivamente con esse. Anche l’immagine delle pareti doveva dialogare con l’immensa struttura lignea: abbiamo pensato così alla più tradizionale tecnica costruttiva della montagna, il blockbau. PASSAGES. La straordinaria collocazione paesistica dell’ex Palazzetto del Ghiaccio costituisce l’altra metà dei dati di partenza: al limitare nord dell’abitato di Champoluc, esso sorge sulla riva del torrente Evançon, in vista delle montagne e dei ghiacciai. Come esaltare dunque il dialogo tra l’interno e l’esterno, o meglio, come portare “dentro” il paesaggio e proiettare “fuori” gli ambienti che si sarebbero dovuti progettare? Avevamo già tracciato le pareti lignee trasversali: ed allora perchè non estenderle “oltre” le attuali vetrate laterali del Palazzetto? James Wines, il teorico americano, chiama questo concetto passages: “… the interpretation of architecture as a system of passages, a concept that links buildings and landscape … walls, instead of functioning as confrontational barriers of enclosure or compositional partitions, can serve as passages that fuse and dissolve traditional inside/outside relationships … lateral walls are totally oriented to include inside and outside as simultaneous experiences…” Appunto, il prolungamento delle pareti a blockbau, avrebbe potuto annullare le facciate laterali del Palazzetto, consentendo una “simultanea” esperienza dell’interno e dell’esterno. LA SISTEMAZIONE GENERALE. L’immenso salone dell’ex Palazzetto del Ghiaccio viene, nel presente progetto, attraversato da una fitta serie di pareti trasversali lignee a blockbau che si appoggiano ad una unitaria pavimentazione in pietra naturale locale. Le pareti a blockbau articolano i vari spazi funzionali, secondo il programma di riconversione previsto dal Bando: un ambiente termale; una palestra; una sala convegni; una hall di accoglienza e distribuzione; una sistemazione dell’immediato esterno (strada lungo il torrente e giardino-boschetto sul lato opposto). Le pareti, come già detto, “travalicano” l’attuale perimetro dell’ex Palazzetto e governano le libere estensioni verso l’esterno degli spazi interni. Le estensioni verso l’esterno, che vanno a configurare le nuove facciate ovest ed est dell’edificio, sono, di volta in volta, dei volumi opachi od interamente trasparenti, delle superfici verdi od acquee. Internamente, la regolare sequenza delle pareti è attraversata in diagonale da un asse visuale orientato verso il ghiacciaio di Verra. Tale asse visuale, che unifica l’intero interno legando tra loro le varie funzioni, si materializza, nell’ambiente termale, in una vasca d’acqua prolungata fino alla vetrata nord, a focalizzare il paesaggio montano che vi si specchia. Le capriate, con il vasto spazio che esse intercludono, sono generalmente lasciate a vista al fine di conservare pienamente, nei nuovi interni, la grandiosità iniziale. La combinazione della spazialità delle campate delle capriate con la fitta sequenza delle pareti parallele a blockbau va a creare, secondo la nostra visione, una serie di ambienti più raccolti, più intimi, ma anche più interessanti per la particolare proiezione in altezza. Una soffittatura è prevista solo sulle 5 campate centrali, sopra la hall, la sala convegni ed una porzione della palestra: tale soffittatura ha il duplice scopo di confinare termicamente gli ambienti termali e sportivi e di configurare dei vasti vani tecnici sovrastanti. LE TERME. La porzione nord del salone dell’ex Palazzetto del Ghiaccio, corrispondente a 7 campate, viene destinata agli ambienti termali. Tutta la superficie è pavimentata in pietra naturale ed elevata alla quota +140 cm sopra il pavimento esistente, praticamente in corrispondenza alla quota naturale della zona nord-est del terreno circostante. Le vasche degli ambienti termali (con le proprie scalinate d’accesso) sono rivestite con la medesima pietra; la superficie dell’acqua è alla quota generale di pavimento. La vasca assiale orientata al ghiacciaio suddivide l’ambiente termale in due zone unite visivamente ma distinte funzionalmente: l’una, verso l’Evançon, è la zona vasche, l’altra, verso il giardino-boschetto est, è la zona saune ove si può prevedere un accesso limitato. Le vasche sono sempre proiettate verso l’esterno e contenute in volumi interamente trasparenti; abbiamo, poi, previsto due vasche prolungate all’aperto, l’una verso il giardino-boschetto, l’altra sopraelevata ed affacciata sull’Evançon. La sala terminale destinata al relax, con il pavimento a livello del terreno esterno, è stata caratterizzata con una vetrata a sviluppo orizzontale, contro la quale culmina la vasca assiale. E’ proprio quest’ultima vetrata a pavimento, aperta sul vasto paesaggio montano, a determinare, nel rispetto delle strutture esistenti, la sistemazione della facciata nord dell’ex Palazzetto. L’atmosfera degli ambienti termali sarà determinata, oltre che dalla presenza generalizzata del caldo colore del legno, da una particolare luminosità: abbiamo immaginato, infatti, che le testate delle pareti accoppiate in blockbau, grazie a proiettori e superfici lucidissime d’ottone, si trasformassero in lampade specchiantesi nell’acqua della vasca principale. All’interno dei vani (corrispondenti ai pilastri esistenti) tra le coppie delle pareti lignee si prevedono spazi particolarmente raccolti (docce, vasca a 12°, ecc.) nonché passaggi impianti e ripostigli. LA PALESTRA. L’ambiente principale della palestra, a tutt’altezza, si trova nella porzione più a sud del fabbricato. Questo ambiente è l’unico che viene in sostanza confermato e mantenuto: principalmente al fine di conservare in loco la struttura sportiva per l’arrampicata, assunta, nella nuova sistemazione, come altra meta dell’asse visuale descritto. La palestra comprende anche un altro ambiente, ad altezza ridotta e proiettato verso il giardino-boschetto, destinabile a zona attrezzistica. LA SALA CONVEGNI. Una sala convegni da 200 posti è ricavata in posizione tale che ne sia consentito il funzionamento indipendente. L’interno, ad altezza limitata, è anch’esso proiettato all’esterno, con volumi vetrati, verso il torrente; l’area destinata agli oratori, chiusa da vetrate, è collocata sull’asse visuale verso la vasca principale e verso la struttura per l’arrampicata. LA HALL. La hall, nelle 3 campate centrali, è la struttura urbana per eccellenza: da qui si accede a tutte le diverse funzioni contenute nell’ex Palazzetto, e qui si trovano le funzioni ricettive che possono anche vivere di vita propria. Lo spazio è ad altezza limitata (sopra di esso saranno collocati i vani impianti per il trattamento dell’aria) e presenta sui lati pareti in blockbau e due vetrate interne, l’una verso la vasca assiale ed il paesaggio in lontananza, l’altra verso la sala convegni. Frontalmente rispetto alla vetrata d’ingresso prevediamo, al centro di una parete ancora a blockbau, l’accesso al centro sportivo-termale: di là di esso si collocano gli spogliatoi ed i servizi, dai quali si procede sia verso le terme, a nord, sia verso la palestra, a sud. La hall è arredata con un lunghissimo bancone, sul lato sud, che svolge svariate funzioni ricettive: principalmente è un bancone-bar per tutti gli ospiti della struttura, ma, modulando la propria altezza, esso fa da reception in corrispondenza con l’ingresso alla sala convegni e (proponiamo) può anche costituire l’accoglienza del pubblico interessato a tutte le attività turistiche della comunità di Ayas. Un’ampia sala ristorante, indispensabile per il genere di struttura che si prevede di allestire, è collocata al piano ammezzato sopra gli spogliatoi generali. AMBIENTI DI SERVIZIO E VANI IMPIANTI. La hall, ovviamente, è completata con tutti gli ambienti di supporto: servizi per il pubblico, servizi per il personale, cucina, depositi, archivio dell’ufficio turistico, ecc. Per gli impianti, come detto, prevediamo l’utilizzo dei vasti spazi sopra la soffittatura sovrastante le campate centrali. In particolare, lo spazio sopra la hall, viene destinato all’impianto di trattamento dell’aria, attraverso la creazione di aperture nella falda est della copertura. Uno speciale locale, in posizione defilata e con accesso indipendente, viene dedicato a caldaie ed accumulatori. Prevediamo, inoltre, di non utilizzare alcun ambiente dell’edificio adiacente, rendendo pienamente indipendente l’edificio dell’ex Palazzetto del Ghiaccio. LA SISTEMAZIONE DELLA STRADA E LA TERRAZZA SULL’EVANÇON. L’estensione delle pareti interne a blockbau governa la nostra proposta di sistemazione della strada che, costeggiando il torrente, dà accesso alla nuova struttura. La strada viene prevista a traffico limitato (solo per i mezzi di servizio e di soccorso) al fine di istituire una passeggiata ed un luogo di piacevole permanenza lungo l’Evançon. Anche verso l’esterno, le testate delle pareti accoppiate in blockbau divengono lampade, dotate di proiettori e superfici d’ottone, che illuminano fasce di pietra alternate all’asfalto nero. Le pareti lignee terminano lungo una linea curva, che riprende l’andamento planimetrico della strada che costeggia il torrente, e sottendono degli specchi d’acqua nei quali si specchiano i volumi trasparenti che liberamente fuoriescono tra i pilastri esistenti. In corrispondenza dell’ingresso principale della struttura, abbiamo progettato un nuovo elemento di carattere urbano quale prolungamento nell’ambiente esterno dello spazio della hall. Una vera e propria piazzetta che si proietta a terrazza sul torrente Evançon. Sulla terrazza, interamente pavimentata con la stessa pietra dell’interno, proponiamo dei tavoli fissi (sempre in pietra) per intrattenersi e pranzare all’aperto sopra le acque limpide. LA FONTANA. La vasca centrale che attraversa diagonalmente l’edificio voleva, palesemente, richiamare all’interno la presenza determinante del torrente adiacente. A sottolineare questo richiamo concettuale, abbiamo pensato ad una fontana nella quale scorresse davvero l’acqua dell’Evançon. L’acqua, prelevata dal torrente stesso, si raccoglie in un bacino, all’interno dell’ambiente termale, che è una parte della vasca centrale, quindi con la superficie a +140 cm. Da qui casca all’interno della hall, formando un piano complanare alla vetrata che chiude le terme, e si avvia, lungo un canaletto, verso l’esterno. Dopo essere di nuovo raccolta in un altro bacino alla testata della terrazza, l’acqua viene restituita a cascata al suo letto naturale. HOMMAGE À GIULIANO MAURI. Il legno, la montagna, i ghiacci, il silenzio rotto dal fragore dell’acqua… Abbiamo pensato di concludere il progetto di riconversione dell’ex Palazzetto del Ghiaccio di Ayas, con qualche intervento di architettura o, più propriamente, di architettura-scultura. Abbiamo pensato dunque al grande carpentiere morto quest’anno. Così, abbiamo immaginato davanti all’ingresso principale un assieme di colonne di rami intrecciati. Ed una sfera, ancora di rami intrecciati, nella hall… un omaggio alla memoria di Giuliano Mauri. Le colonne potranno essere ornate d’estate con foglie e fiori e, d’inverno, trasformarsi, come si usa da queste parti, in fontane ghiacciate… 2. SECONDO GRADO Descriviamo ora le modifiche progettuali (che umilmente riteniamo migliorative) pensate per il secondo grado del Concorso e che riguardano lo spazio, la forma e la tipologia. IL CENTRO SPORTIVO-TERMALE. Le terme e la palestra (sistemazione prevalente secondo il programma di riconversione previsto dal Bando) sono state oggetto di attento approfondimento al fine di delineare una struttura pubblica in grado di rispondere non solo alle esigenze del cosiddetto benessere, ma anche a quelle del training sportivo e dei trattamenti riabilitativi. Ci siamo posti, tra l’altro, il problema dell’utilizzo pieno della struttura anche e soprattutto al di fuori dei periodi di alta stagione turistica. Abbiamo riprogettato spazi, allestimenti ed attrezzature al fine di ottenere, appunto, una struttura multifunzionale utilizzabile anche in occasione di ritiri di allenamento di intere squadre, o per la riabilitazione della forma atletica dopo incidenti sportivi. LA VASCA ASSIALE. La vasca in asse con la vista del ghiacciaio di Verra, elemento architettonico centrale delle terme e dell’intero complesso, è stata incrementata notevolmente in lunghezza per la pratica sportiva del nuoto. In contemporanea, però, abbiamo esaltato il carattere termale di questo bacino d’acqua rendendolo accessibile lateralmente da tutti gli ambienti attraverso gradinate immerse in pietra di Courtil. GLI AMBIENTI TERMALI. L’estensione in lunghezza della vasca assiale ha di fatto riconfigurato l’ingresso alle terme, spazio ancora caratterizzato dalla presenza del bacino della fontana riempito con l’acqua dell’Evançon. Il pubblico può ora meglio indirizzarsi verso la zona vasche, ad ovest, o verso la zona trattamenti, ad est. Nella zona vasche, verso il torrente, la successione degli spazi delimitati dalle pareti lignee è concepita ora come un vero e proprio percorso benessere-salute. Le vasche stesse sono proiettate verso il paesaggio e modellate, in base al particolare utilizzo, con gradinate immerse, panche e chaise-longue, tutte in pietra di Courtil. L’ESTENSIONE DELLE TERME NEL GIARDINO-BOSCHETTO. La zona trattamenti (massaggi, bagno turco, saune, ecc.) collocata ad est, si prolunga ora verso l’esterno con una più complessa sequenza di aree-relax pavimentate in pietra di Courtil e vasche all’aperto, tutte incorniciate dal verde del giardino-boschetto. LA PALESTRA ALL’APERTO. La palestra, prevista nella porzione sud del salone dell’ex Palazzetto del Ghiaccio, ha ora un prolungamento verso l’esterno. Abbiamo introdotto qui una novità progettuale che sta affermandosi nel nord-Europa: una vera e propria palestra all’aperto (coperta ma aperta) ove all’esercizio fisico, al training, si accompagna la respirazione dell’aria pulita della montagna. LA HALL. La hall, ora illuminata da un grande lucernario posto proprio sopra la sfera di rami alla Giuliano Mauri, è conclusa sul fondo da una scala prospettica che sale all’ammezzato del ristorante. GLI SPOGLIATOI, L’AMBULATORIO MEDICO E LA CONCIERGE. L’area degli spogliatoi è, come nella versione del primo grado del Concorso, unitaria per l’intero centro sportivo-termale: è stata però notevolmente ampliata, con l’aggiunta degli spogliatoi dedicati agli istruttori, e meglio definita nei percorsi, con la netta separazione piedi nudi-piedi calzati. Abbiamo poi aggiunto, in corrispondenza dell’ingresso, un piccolo ambulatorio medico ed una concierge interna per la prenotazione dei training e dei trattamenti; la posizione baricentrica della concierge permette al personale di tenere sotto controllo tutti i movimenti del pubblico. GLI AMBIENTI DI SERVIZIO PER IL BAR-RISTORANTE ED I VANI TECNICI. Il ristorante ed il bar, che animano la hall, sono dotati di ambienti di servizio (spogliatoi del personale, depositi, cucina, ecc.) collocati sia a piano terreno sia al piano ammezzato. I locali tecnici per gli impianti comprendono: la centrale termica con caldaia, pompa di calore, collettori, accumulatori-bollitori, ecc.; il locale quadri elettrici; il locale macchine per il trattamento dell’aria che è collocato nel vasto spazio sopra la soffittatura sovrastante le campate centrali. Gli ambienti di servizio, gli accessi del personale ed i vani tecnici sono facilmente raggiungibili direttamente dalla Strada Regionale. LA FACCIATA SULL’EVANÇON ED IL TETTO VERDE. La caratterizzazione formale del prospetto sull’Evançon, di cruciale importanza per conferire identità all’intervento di riconversione del Palazzetto, è stata oggetto di ulteriore affinamento rispetto alla proposta del primo grado. Abbiamo arricchito la facciata, scandita dalle testate delle pareti a blockbau, con delle cascatelle (ghiacciate d’inverno) per sottolineare la presenza termale ed allietare la passeggiata con un ulteriore richiamo al torrente. Le vasche esterne, dalle quali casca l’acqua, sono poste al medesimo livello delle vasche termali interne e da queste separate da vetrate integrali, a conferma, ancora, della voluta dissoluzione del tradizionale rapporto interno-esterno. C’era, però, ancora una questione architettonica da risolvere: la dominante presenza dell’immenso tetto a falde. Occorreva preventivamente anche considerare come il tetto fosse, data l’estensione: la principale superficie disperdente del fabbricato; un supporto ideale per pannelli solari. Abbiamo pensato di ricorrere alla soluzione (estetica, tecnica, funzionale) che per mille anni gli scandinavi hanno adottato per i loro fabbricati rurali in legno: il tetto a zolle verdi. E’ una soluzione antichissima ma anche nuovissima dati i notevoli affinamenti tecnologici contemporanei: l’abbiamo dunque applicata al tetto a falde ed estesa anche a tutte le coperture piane dei vani est. Sul tetto abbiamo, poi, configurato una libera scacchiera di pannelli solari fotovoltaici (la cui geometria è ancora determinata dalla carpenteria esistente) mantenuti complanari con la copertura vegetale. In conclusione, riteniamo che l’aggiunta del tetto verde abbia dato concreto compimento al concetto iniziale dell’unità edificio-paesaggio.
© Daniele Geltrudi . Pubblicata il 27 Ottobre 2010.
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