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Villa latina (FR), Italia

Il Museo-laboratorio Della Zampogna

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Si trattava di intervenire su un piccolo edificio scolastico della fine degli anni ’50, ormai in disuso da diverso tempo, da recuperare architettonicamente ed ampliare per adibirlo a Museo-laboratorio dedicato alla Zampogna.

L’area dell’intervento, ubicata in una particolare zona del territorio comunale di Villa Latina – accanto ad antichi complessi rurali in pietra a vista, purtroppo segnati da manomissioni “moderne”, ai piedi del vecchio ed arroccato borgo medievale di Agnone, quasi abbandonato, è segnata da quello che era stato il letto di un torrente, oggi semplice spiazzo d’asfalto, di cui resta una briglia sulla quale spicca l’intervento “Bivio” dell’artista Alain Le Bourgoch.

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L’edificio, senza un particolare carattere, dalla tipica tipologia edilizia scolastica degli anni ‘50 e ’60 in Italia – un impianto planimetrico semplice rettangolare articolato in due ambienti di circa mq 80, su un unico livello, coperto da un tetto

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Il Museo-laboratorio della Zampogna, Villa Latina a due

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falde sfalsate – è stato così rivisto nella sua globalità, rimodellato soprattutto nel suo involucro murario esterno, in modo da nascondere il tetto esistente, e da configurarsi insieme ai nuovi volumi aggiunti come un organismo unico in grado di porsi anche nel particolare contesto ambientale quale forte segno riconoscibile e catalizzatore.

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Rimossi dunque gli aggetti ed una parte di falda, una quinta continua di pannelli  in acciaio COR-TEN, modulata in altezza, percorre cingendolo l’intero edificio preesistente. L’acciaio COR-TEN con il suo aspetto rugginoso sottolinea la preesistenza all’edificio e nello stesso tempo è un sotteso richiamo al contesto “quasi fermo nel tempo” in cui si inserisce e al tema rievocato e “raccontato” dal museo stesso.
La quinta si trasforma in calcestruzzo armato a vista quando cinge su due lati il nuovo corpo aggiunto, di mq 90 disposto lateralmente secondo l’impianto rettangolare esistente, sviluppato anche in un piano totalmente interrato destinato ai servizi e alla direzione, su cui appare sospesa la copertura curvilinea a struttura portante in tubolari d’acciaio e rivestimento in TECU-Zinn , sostenuta da due alti pennoni e da tiranti.
Una parete continua vetrata chiude, ma lasciando un senso di non finito e di apertura verso l’intorno, il terzo lato del volume e gli spazi tra la quinta in c.a. e la copertura.

Un corpo curvilineo scale-ascensore, per accedere al piano interrato, si staglia completamente separato dal rimanente, sulla parte posteriore del complesso, mentre una passerella in

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acciaio zincato e grigliato accompagna il visitatore all’ingresso del Museo, segnato da una pensilina curvilinea in acciaio zincato.

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All’interno superata la  sala destinata alla reception-informazioni e controllo, caratterizzata da un banco reception appositamente disegnato, si apre la prima sala espositiva, in un’atmosfera pressoché  buia,   in  cui  su  un  sottofondo  di  brani  musicali  popolari, jazz e d’avanguardia eseguiti con la zampogna , tre monitor propongono alternativamente immagini, commenti e filmati, mentre immagini gigantografiche vengono proiettate su un’intera parete, selezionati dall’etnomusicologo Antonello Ricci, consulente scientifico dell’allestimento. Tre pecore-panca di legno e lana costituiscono gli elementi di seduta, ponendosi provocatoriamente nello spazio astratto della sala. La seconda sala, sovrastata dalla copertura curvilinea, ampia, luminosa e aperta sul paesaggio grazie alla grande parete vetrata, accoglie una teoria di vetrine-contenitori, che si fronteggiano, appositamente disegnate  - prismi in cristallo sostenuti da cavalletti e travi sghembe in acciaio- in cui sono presentati esempi rari di zampogne, mentre un informatore elettronico a touch-screen interagisce con i visitatori fornendo ulteriori informazioni su quanto esposto  e rimandi al luogo.

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