© Emiliano Bellini . Published on December 30, 2010.
Proprio il mistero della morte ha determinato in epoca preistorica le prime forme di stanzialità, il legame con i propri morti ha trattenuto gruppi dediti al nomadismo attorno alle tombe dei propri cari estinti. Ancora oggi l’affetto dei cittadini nei confronti dei propri cimiteri è forte, questi luoghi sono dei punti di riferimento per le comunità. Per tali ragioni la progettazione di un’opera cimiteriale richiede l’approfondimento di numerosi aspetti, dalla loro sintesi devono scaturire soluzioni appropriate al fine di risolvere dal punto di vista architettonico una serie di riflessioni relative al tema della vita e della morte, del loro incontro in un luogo ben definito. Lo sforzo progettuale è stato orientato alla creazione di un’architettura che identifichi un luogo che riesca ad interpretare una situazione psicologica quasi sospesa tra la vita e la morte. I vuoti e i pieni, la luce e l’oscurità si alternano nel rispetto dei ruoli distinti di chi è morto e di chi gli fa visita. L’intervento si pone in antitesi dal punto di vista architettonico con l’esistente, oltre alla purezza delle linee che definiscono i volumi e le relative funzioni, grande importanza è stata attribuita al colore determinato dall’uso dei materiali. Una trasparenza bianca si ritaglierà nel paesaggio agricolo circostante. L’alternarsi delle stagioni e dei colori produrrà uno stretto rapporto tra il nuovo manufatto architettonico e la natura. Il cimitero visto da lontano si specchierà nell’ambiente circostante quasi fondendosi con il territorio, in modo cangiante, la metafora del ritorno, dopo la vita, alla natura che è assieme al mistero, causa della morte. Il nuovo cimitero è composto da una serie di elementi che ospitano funzioni diverse e che nello stesso tempo, coerentemente, creano un percorso improntato sulla visitabilità, al raccoglimento attorno a singoli momenti di silenzio e all’aggregazione per la preghiera.
© Emiliano Bellini . Published on December 30, 2010.
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