Sezione prospettica
© DBA Progetti SpA . Pubblicata il 30 Dicembre 2010.
Relazione generale
Planivolumetrico
© DBA Progetti SpA . Pubblicata il 30 Dicembre 2010.
Inserimento urbano
© DBA Progetti SpA . Pubblicata il 30 Dicembre 2010.
Il nuovo complesso sarà un elemento significativo di incontro e socializzazione della popolazione del quartiere, abbiamo pensato alla sua struttura, alle relazioni con le preesistenze e all’atmosfera dei suoi luoghi interni, come un complemento all’urbanità del luogo. Rifiutata l’idea superata del recinto o, ancora peggio, del “mini campus” (rispetto al quale “ si sta fuori”, ma quando si è dentro si è esclusi dal “fuori”) l’impianto propone quattro strutture integrate del palinsesto che guida lo sviluppo delle forme architettoniche. 1- Un “Anello lineare verde”, luogo d’interscambio con la città, destinato alla sosta e alla passeggiata, con una piantumazione che risarcisce il vicinato del nuovo traffico veicolare e accompagna gli ingressi. 2- Un “Cuore verde”, giardino protetto della dimensione massima possibile, su cui aprire le attività delle tre scuole. 3- Un “ Cardo-decumano”, percorso pedonale sempre aperto durante il giorno, che separa le scuole identificandone i limiti simbolici e le include con i flussi della città. 4- L’ “In between” la fascia dei servizi a funzione comune tra uso interno della scuola e del quartiere, posizionata sul bordo di maggior carico di passaggio.
Attacco a terra
© DBA Progetti SpA . Pubblicata il 30 Dicembre 2010.
Caratteri generali per l’identità del complesso
Vista 1
© DBA Progetti SpA . Pubblicata il 30 Dicembre 2010.
Le quattro strutture citate sono anche il basso continuo, l’armonia che indirizza le melodie espressive di ogni scuola e le riconduce ad unità.
vista a volo d'uccello
© DBA Progetti SpA . Pubblicata il 30 Dicembre 2010.
Il primo elemento, l “Anello verde” assicura una condizione di controllo dei mezzi di trasporto, sia rendendo equivalente il luogo di sosta, sia contribuendo a disegnare un giardino lineare che ribalti la tradizionale percezione dei parcheggi, da luoghi problematici portatori di cesura e discontinuità, a luogo piacevole di interscambio “gomma-tacchi”. Il bacino d’utenza e il numero di posti richiesti lascia spazio anche ai mini bus e autobus, integrandoli nel disegno al pari dei cicli e moto, per i quali è previsto un parcheggio sul bordo sud con pensilina in numero superiore a quanto richiesto. Ma molti utenti arriveranno a piedi e l’equilibrio tra veicoli e pedoni propende per il disegno di un ambiente in cui funzionalità di traffico e accoglienza del pedone, siano dosati. Anche perché, a macchina parcheggiati, diveniamo tutti pedoni.
Il secondo elemento, il “Cuore verde”, si annuncia nella sua unitarietà già percorrendo l’anello grazie alle trasparenze dei limiti che lo definiscono e alla dimensione dei grandi alberi che lo popolano. Lo abbiamo poi articolato in tre giardini protetti, l’identità dei quali si costruisce dal disegno specifico di ognuno e dalla percezione che se ne ha dall’interno di ogni scuola. Ma il valore urbano complessivo nasce proprio dalla percezione unitaria nord-sud e dal carattere di vuoto urbano qualificato dalla vegetazione di grande taglia.
Il terzo elemento “Cardo-decumano” si concretizza con due atmosfere molto diverse per chi proviene da nord-sud e chi invece accede da est. Un pergolato completato con pannelli di vetro in cui le celle del fotovoltaico sono a vista, conferisce al primo braccio un carattere di serra aperta, schermata dal sole e dalla pioggia, prevalentemente aperta sul giardino della Scuola primaria. Il secondo braccio, puntuato di filari alterni di magnolie, ha più il carattere minuto della strada pedonale. Insieme, e da qui il nome, strutturano l’ingresso della città nel complesso, creano un luogo di sosta per i quasi ottocento genitori-accompagnatori che, due volte al giorno sostano qui. Sarebbe auspicabile l’integrazione del programma con un piccolo punto caffè, ad una delle due estremità, utile ai genitori e alle merende “last minute”.
L’ultimo elemento si discosta dai primi per una ragione di fondo. I primi tre, come tutti i grandi o piccoli fenomeni urbani sono degli “spazi”, luoghi definiti dai bordi, ma riconducibili all’idea di “cavità” con dimensioni e scale diverse, il quarto è un volume. I primi sono forma concava, il quarto convessa. La città si struttura per vuoti di dimensioni diverse. Il quarto elemento dispone la volumetria maggiore in una porzione della città che la fa dialogare con i grandi volumi esistenti del centro sportivo, completando così un paesaggio consolidato. I volumi sono stati trattati per disvelare la grande dimensione a distanza e ricondurre il profilo su strada agli elementi più minuti della scuola. E’ dall’interno che la “grande dimensione” si rivela di nuovo, creando nei piccoli utilizzatori la memoria di un grande spazio analogo a quello aperto che integra il sistema scaldato delle aule.
Le regole per la libertà: la percezione e lo spazio conforme interno-esterno nella crescita dell’individuo.
Le tre scuole si basano sull’applicazione di quanto Piaget scriveva a proposito della pedagogia dello spazio nell’età evolutiva, incrociando la sua riflessione con le esperienze di “Open air school” che alcune socialdemocrazie europee hanno sviluppato sul lavoro della Montessori. Ad ogni livello della crescita è dato al bambino un ambiente in cui il rapporto tra gli interni (con funzioni e scale diverse) trovi una dilatazione altrettanto motivata con gli esterni e induca ad una progressiva autonomia (anche solamente psicologica) che annulli l’idea originaria di “reclusione” insita, inevitabilmente in ogni istituzione formativa (Foucauld). Così i gradi di possibile integrazione tra interno ed esterno, praticati individualmente, a gruppo o in classi, stabiliscono una pedagogia della responsabilità-libertà nell’uso, ma soprattutto producono una memoria della costruzione della propria autonomia, nella quale l’apporto “degli” esterni gioca un ruolo decisivo. L’edificio concorre alla costruzione di regole per la libertà L’idea è di sostituire il concetto di “tipo” ( linea, corte, torre etc.) con l’idea di “microcosmo”, un sistema di luoghi interni-esterni, commisurati alle attività formative e di progressiva scoperta dell’altro. Ogni scuola sarà “memorabile” per cosa si è studiato e come ci si è mossi per farlo. Si realizzano così tre scale di rapporto con l’esterno, nel nido, l’asilo e la primaria, per le quali occorre verificare in dettaglio ciò che i nostri schemi raccontano. In particolare in ogni soluzione si realizza una dinamica specifica tra attività e sua dilatazione immediata in un esterno ancora percepito come “stanza senza soffitto”, commisurabile al lavoro che i bambini svolgono. In tutte e tre le scuole è poi stabilito un carattere del grande invaso aperto, il Giardino protetto, che per ogni scuola ha un trattamento progettuale consonante con il ciclo di crescita specifica.
Le fonti energetiche
Il tema volgarizzato recentemente è per noi un’applicazione più che decennale, riconducibile a due modalità distinte di lavoro. La prima riguarda i fondamenti. Comporta investimenti e sceglie fonti diverse da quelle tradizionali. Abbiamo continuato su applicazioni già testate, ricorrendo al sistema di pompe di calore che lavorano sull’estrazione energetica da acqua di falda (qui particolarmente accessibile), con l’accorgimento di separare estrazione e reimmissione con pozzi e pompe a distanza maggiore di 100 ml tra loro. La soluzione è doppiamente interessante perché consente, senza incrementi di costi, di operare anche in regime estivo per il raffrescamento. La scelta tecnologica non ha ricadute estetiche e consente uno snellimento nella gestione della rete di distribuzione del fluido climatizzante, elimina le emissioni e, con le dovute accortezze, il rumore. In parallelo alla geotermia proponiamo il fotovoltaico, che ha invece una grande invasività estetica. Siamo partiti quindi dalla tecnologia per individuare una localizzazione e una forma delle parti interessate. Il centro del giardino protetto è quindi “abitato” dal Pergolato Solare, luogo in cui il fabbisogno energetico viene trasformato in forma, in analogia con altre realizzazione contemporanee, anche in localizzazioni sensibili (parco storico a Bressanone alla confluenza tra Isarco e Rio Pusteria) secondo l’utilizzazione di pannelli di ultima generazione, composti da coppia di cristalli con interposte celle a vista, praticamente un velario capace di schermare irraggiamento e pioggia producendo energia.
Forma, dettagli e materiali, principi di una sostenibilità guidata dalla tettonica
La seconda attenzione riguarda il primato dello spazio conforme e della tettonica degli edifici nel guidare le scelte tecnologiche e non il contrario. Le costruzioni che si presentano come un “identikit”, come l’assemblaggio di materiali da catalogo, che delegano totalmente al “componente”innovativo la propria legittimità, invecchiano con la rapidità dell’innovazione tecnologica, in questo settore, fortunatamente veloce. Quindi il nostro sistema parte dalla volontà di configurare spazi ( dall’aula fino ai grandi elementi collettivi) secondo un principio di congruenza tra uso e immaginazione, lasciando ai componenti tecnologici una particolare “torsione”linguistica, non necessariamente apparente. Secondo un fortunato slogan di una azienda chimica, l’innovazione contenuta in un prodotto si manifesta nel risultato e non nell’apparire del componente. Così la pelle dei nostri muri respira grazie ad un sistema di parete ventilata composta da un basamento in graniglia di cemento fino ad altezza mano, trattata contro le scritte e prosegue con un pannello intonacabile (cocciopesto) fino al coronamento, ancora un prefabbricato di cemento a graniglia (rosso di Verona). Così viene garantito, tra piede (realizzato con seduta in cemento utile alla città) e cimasa, il deflusso del ciclo d’aria senza produrre un edificio “ a pannelli”. Il tutto consente una sostituzione e una manutenzione pari allo zero, ma, nel caso, di evidente facilità Tutti i componenti interni, dal legno alle verniciature rispettano la normativa prevista dal Protocollo Itaca. Al pari le coperture rispondono alle richieste dei committenti in materia di falde inclinate da noi assunte sempre con una congruenza di illuminazione e spazio dettata dalla sezione, dalla destinazione, dal carico d’uso, assumendo il carattere di tetto ventilato. Mentre, per i locali in cui la sezione ottimale ( illuminazione, acustica, termica) è la sezione piana, si adotta il principio delle bio-masse, ovvero un poderoso manto vegetale che concorre alla virtuosità passiva del manufatto e trasforma la copertura in un grande giardino a bassa manutenzione. Dove l’apporto tecnologico traspare e organizza la forma ( ad eccezione dell’evidente del Pergolato Solare) è nella facciata di aule e laboratori. Qui, al sistema del frangisole praticabile, che consente l’uscita di tutte le classi direttamente verso il giardino, si realizza la schermatura all’irraggiamento solare estiva ( sole alto) mentre si consente un irraggiamento invernale (sole basso). Questa condizione si sposa al sistema di ventilazione delle aule. Pur rispettando l’ottavo di aperture, garantito da porta e pannello basculante, tutti i vetri sono composti da una micro serra, ben rappresentata nelle sezioni. L’”Armadio solare” preriscalda l’aria che viene aspirata da un ventilatore al soffitto e immessa in ambiente. Lo stesso ventilatore aspira aria viziata e , dopo aver trattenuto il calore che viene riutilizzato per l’aria in ingresso, la espelle. Il sistema rende superflua la ventilazione naturale e consente 5 volumi ora di ricambio (aria sempre fresca) senza dissipazione energetica. Lo stesso sistema garantisce il giusto livello di deumidificazione in estate allorché il ciclo del freddo necessita l’abbattimento dell’umidità interna. Il resto della climatizzazione viene garantito dalle piastre radianti a soffitto, le uniche che garantiscono il raffrescamento senza condensa abbinate al controsoffitto assorbente tipo Celenit, capace di abbassare il riverbero alla soglia richiesta dalle nuove leggi in materia.
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