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Roma (RM), Italia

La biblioteca dell'arte

Allestimento della mostra "contemporaneo.doc/DOCVA". MAXXI

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Un archivio di progetti, di opere, di speranze, di intenti e di sogni che prendono forma prestandosi a molteplici letture.

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Ma come si può mettere l’arte contemporanea in ordine alfabetico? E’ possibile archiviarla? E se fosse davvero possibile, come raccontarla al pubblico di una mostra? Forse pensando ad un allestimento che in realtà è un po’ anche un archivio, certo un archivio speciale, quasi un’opera nelle opere che permette di avvicinarsi all’arte in una maniera diversa. Uno spazio che si fa consultabile e accessibile tra scaffali e tavoli di lavoro, quasi una biblioteca (con tanto di segnatura e addetto al prestito libri!) E’ un archivio aperto, “generoso”, in cui rivivere un’esperienza didattica secondo percorsi di studio propri, da reinventare ogni volta con materiali diversi. Il tradizionale approccio all’arte contemporanea viene snaturato per lasciare spazio ad una catalogazione rigorosa e metodica in ordine alfabetico, ma pronta a ridefinirsi per ogni visitatore.

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E’ così che in una biblioteca senza tempo si mettono in scena la storia dell’archivio Docva e gli intenti del museo Maxxi, in un dualismo tra contemporaneo e tradizionale che diventa una delle chiavi di lettura dello spazio.

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Una fusione, quella tra museo e archivio, che diventa anche un segno grafico: una scritta di grandi dimensioni in anamorfosi occupa la parte inferiore della sala. E’ un elemento di riconoscibilità dell’intervento e degli intenti, è il quadrato del logo Maxxi che si tinge di blu ed ospita la dicitura Docva a creare un indicazione per chi costeggia la sala espositiva, che fonde i segni ed i significati delle due istituzioni. La tecnica di realizzazione in anamorfosi, rende il logo visibile unicamente da un punto di vista privilegiato: solo dall’ingresso vicino alla biglietteria si potrà infatti leggere la scritta DOCVA nella sua interezza, perché da tutti gli altri punti di vista,dai tavoli come dal bancone, le porzioni del testo sembrano singoli frammenti grafici, decori spaziali solo apparentemente destituiti di significato.

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