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Torino (TO), Italia

concorso internazionale "Villa della Regina"

COME NANI SULLE SPALLE DI GIGANTI
Alessandro Castellano, Marco Russiello, Roberto Pellecchia, Sebastiano Coppola, Paolo Castellano

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La ricomposizione scenografica dei giardini a parterres avviene attraverso la realizzazione di una quinta, rifinita – all’interno – da serramenti in vetro non diffondente, ed all’esterno con lastre di onice; quest’ultima rappresenta la ‘pelle’, verso i giardini, del nuovo edificio. Una superficie traslucida, ma non riflettente, che ridefinisce gli spazi e i rapporti con i giardini seicenteschi. La struttura portante della nuova quinta è arretrata, permettendo – in tal modo – di intravedere la fondazione dell’antico Palazzo, sia dall’esterno che dall’interno del nuovo manufatto. Dall’interno la parete in lastre di onice permette di percepire il giardino esterno; alcune tessere mancano e offrono la possibilità di scoprire l’esterno, senza invadere ed “ingombrare il giardino”; tagli visivi nella parete ispirati alle stazioni di avvistamento (birdwatching) realizzate all’interno delle aree protette. Il giardino in questo modo è presente all’interno del nuovo manufatto, riproponendo la ‘dialettica fra arte e natura’ e sottolineando la ‘continuità tra le decorazioni interne e le sistemazioni esterne a verde’, tematiche entrambe presenti all’interno del Compendio.

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L’accessibilità alle parti auliche ed ai giardini è stata concepita al fine di svincolare il corpo di fabbrica principale; il nuovo manufatto, che si sviluppa al di là della quinta prospiciente il giardino all’italiana, ricompone al suo interno i volumi esistenti delle centrali tecnologiche e dei servizi igienici. L’intervento riequilibra i rapporti tra pieni e vuoti e recupera gli allineamenti del tracciato verso il giardino, confermando le volumetrie minime indicate dal bando. Si accede al nuovo corpo di fabbrica attraverso una rampa pedonale, che raggiunge quota (-1.10); qui sono dislocati: l’ingresso dei visitatori, l’accesso diretto al terrazzo di copertura ed ai collegamenti verticali. Un camminamento esterno parzialmente coperto separa il volume della centrale tecnologica dalle aree destinate ad accogliere le nuove funzioni, dislocando gli ingressi di servizio e le uscite di sicurezza. Collocare l’intero livello alla quota di (-1.10) ha offerto la possibilità di oltrepassare il cavedio degli impianti esistente e scavare al di sotto del vecchio giardino retrostante l’antico Palazzo, recuperando il pozzo a servizio delle sistemazioni a verde sovrastanti. L’area conquistata consente in primo luogo di contenere al massimo le volumetrie fuori terra ed allo stesso tempo di dotare l’area destinata alle mostre temporanee di una sala proiezioni, rispondendo in pieno, in termini di superficie, alle richieste del bando. Il percorso dei visitatori, all’interno del nuovo edificio, verso le parti auliche della residenza lambisce la parete in onice e vetro e si raccorda per mezzo di una rampa all’antica manica di collegamento posta alla quota di (-0.18). Tale percorso si sviluppa interamente a doppia altezza conferendo all’intero spazio maggiore importanza. Il secondo livello occupa una superficie sensibilmente più ridotta rispetto al primo; esso ospita l’intero corpo di guardia ed i locali della cucina del piccolo ristorante panoramico. Il terzo livello, posto a quota (+4.50), consente di raccordarsi senza ulteriori salti di quota ai percorsi verso il belvedere nord e all’esedra. L’unico volume emergente da tale quota è la sala del ristorante panoramico. Tale contenuta volumetria, posta a ridosso dell’ampia gradonata esterna e arretrata rispetto al filo esterno del fabbricato prospiciente il giardino, è realizzata interamente in vetro strutturale non diffondente; al suo interno ingloba due ascensori. Il solaio di copertura del nuovo edificio si affianca a quello del locali della centrale tecnologica esistente; il disegno, a questo livello, diviene unitario, offrendo, senza soluzione di continuità, la possibilità di leggere i giardini ed il paesaggio urbano nelle ulteriori e nuove prospettive. Il nuovo volume, diversificato ai vari livelli, in copertura si compatta, divenendo blocco unico e occupando interamente l’impronta a terra dell’antico Palazzo Chiablese; all’interno del Comprensorio si ‘ricuce la ferita’, intesa come ‘indebita interruzione formale’, di un contesto aulico dotato di un impianto fortemente caratterizzato. Una ‘lacuna’ del tessuto edilizio esistente, dove l’assenza volumetrica incide sulla definizione degli spazi aperti esistenti, colmata dall’inserimento di un nuovo tassello, segno di cultura contemporanea.

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