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Gorizia (GO), Italia

Spazio giovani alla frontiera: riqualificazione area dell'ex-ospedale civile di Gorizia

Re:thinking borders

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“The border between Gorizia and Nova Gorica is different from the Berlin Wall. It is much more like a set of open spaces, interstitial backs of the two cities considered with no values. Therefore they are not urbanistically regulated [...] It takes the form of a green wire netting [...] or of a boundary stone until it disappears completely in the open country” (Antonio Angelillo)

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“Designing the border” is the title of Antonio Angelillo’s large collection on the works done in the last ten years in Gorizia. Designing the border is not a challenge the architect narcissistically can cope with. It is a problem that remains unsolved. It is an issue that everybody, coming from various cultural, technical, and personal background has to face. You approach this complicated area in Gorizia with embarrassment and respect. Such an area seems to have confirmed its vocation to cultural, scientific, and university campus”(Gorizia-Nova Gorica, designing the border). However, it is in those words, in those interstitial spaces, and in those backs that the temper of the city, and certainly of the citizens took form. As you approach the former Hospital Area, which is now almost abandoned, you strongly remember what it has been before. It reminds you of so many friends and relatives that suffered there, lost their lives, but also recovered, were born or reborn. Walking among those beautiful trees behind the former Sanatorium, you can still feel those who lived there and those huge concrete skeletons still seem alive. Surrounded by those yellow leaves and along the green net that prevented me to keep walking, I realized that the border, which has disappeared in recent years, will always be a metaphor. As a matter of fact the wire netting means to assert one’s identity, to weave steel wires. It represents hands that decide to get in touch so strongly with each others that the final result is the creation of a boundary between themselves and the ‘others’; the rebels, the free spirits, in one word young people. These symbols, thankfully far away from past tragedies, have now a different meaning. This project aims at preserving the facades of several buildings while modifying their backs. The House of Music becomes a place to gather young people and students. It is not a formal meeting place for lovers of musical formalism. Both the Youth Point and the university research spaces are around the Dams. The park is all around. With its varied paths it shapes small outdoors squares or crossroads. They spread throughout the area involved in the project combining the playful and scientific sphere. From green meadow and tree-lined areas it becomes a structure that seems to support the large research building, which leans toward the park trying to collect the sunlight thanks to its large photovoltaic surface. The House of Music, an enormous white volume that seems to overcome the former Civil Hospital, becomes a multimedia communicator. Everything happening within its walls will be screened out. So, this huge white stone with its large windows rises and tears from the ground creating an opening from which young people’s music, art and expressivity flow.

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“Il confine tra Gorizia e Nova Gorica è diverso dal muro di Berlino, è molto più simile a un insieme di spazi aperti interstiziali “retri” delle due città considerati senza valore e quindi non controllati urbanisticamente […] si presenta sotto forma di una rete metallica colorata di verde […] o un cippo segnalatore, fino a scomparire del tutto in aperta campagna” Antonio Angelillo

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“Progettare il confine”, come titola l’ampia raccolta di Antonio Angelillo sui lavori svolti negli ultimi dieci anni a Gorizia, non è una sfida che l’architetto narcisisticamente può risolvere, ma un problema destinato a rimanere insoluto con il quale ciascuno di noi, e nei diversi ambiti culturali e tecnici, e personali, si confronta per tutta la vita. Ed è con imbarazzo e rispetto che ci si avvicina nello specifico a quest’area difficile di Gorizia, che “negli anni sembra aver confermato la propria vocazione a campus culturale, universitario e scientifico” (gorizia-nova gorica, progettare il confine). Tuttavia è proprio in quelle parole, in quegli spazi interstiziali e in quei “retri”, ad essersi formato il carattere della città, e certamente dei cittadini. Quando ci si avvicina all’Area dell’Ex-Ospedale Civile ormai quasi interamente dismessa, si percepisce violentemente il ricordo di ciò che era prima. E il ricordo delle tante persone amici parenti che in quei luoghi hanno sofferto, hanno perso la vita, ma anche sono guarite, nate o rinate. Passeggiando fra quei meravigliosi alberi dietro l’Ex-Sanatorio, si respira ancora l’aria di chi è vissuto e quelle gigantesche carcasse di cemento svuotate sembrano ancora vivere. Così, fra quelle foglie gialle, lungo quella rete verde che m’impediva di continuare a camminare, sentivo che in fondo quel confine ormai scomparso da qualche anno rimarrà per sempre una metafora. Perché in fondo la rete è anche un’affermazione d’identità, l’intreccio di più fili d’acciaio o mani che decidono di stabilire un contatto fra loro così forte al prezzo però di creare un confine fra loro e ‘gli altri’; i ribelli, gli spiriti liberi, in una parola i giovani. E sono proprio questi simboli, ormai fortunatamente nel contesto lontani dai drammi vissuti, ad avere oggi un carattere in fondo diverso. In questo progetto vengono mantenute le facciate di diversi edifici, e si trasformano i loro ‘retri’. La Casa della Musica è diventata un centro di aggregazione per giovani e studenti e non un abbottonato luogo di ritrovo per cultori del formalismo musicale. Il Punto Giovani così come gli spazi della ricerca universitaria gravitano attorno al nucleo teatrale del Dams. Attorno si svolge la rete del parco in cui diversi percorsi s’intrecciano formando piccoli crocicchi o piazze all’aperto e si diramano lungo tutta l’area d’intervento collegando l’ambito più ludico a quello più scientifico e da rete verde di prati e aree alberate si eleva a struttura che pare sorreggere il grande edificio per la ricerca che si protende verso il parco e si distende a raccogliere il sole con l’ampia superficie fotovoltaica. La Casa della Musica, un grande volume bianco che pare sormontare l’Ex-Ospedale Civile, diventa un comunicatore multimediale, e tutto ciò che accadrà all’interno verrà proiettato dalle sue facciate all’esterno. Per cui quel grande cippo bianco, si stacca per sempre dal suolo con ampie vetrate che lo mettono a nudo, e si strappa dal suolo lasciando un’apertura dalla quale sgorgherà la musica e l’arte e l’espressività di tutti i giovani.

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