© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 31 Gennaio 2011.
DESCRIZIONE DEI CRITERI DI PROGETTO E DELLE RELAZIONI CON IL CONTESTO URBANO Le “azioni” progettuali
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 31 Gennaio 2011.
Due principi si mettono in essere per trasformare il luogo, luogo della sofferenza e dell’esclusione, troppo simile alla vicenda culturale e storica del popolo ebraico, in uno di vita e di cultura, per sublimarlo in una nuova condizione. La volontà progettuale è finalizzata a creare le premesse di rispettare l’impronta generale del manufatto edilizio del carcere e di esaltare, superandoli, gli elementi rimasti dopo le demolizioni. Le due azioni progettuali che si mettono in essere sono: 1 il superamento del carcere attraverso un’azione decisa che “taglia” l’edificio B e “rispalma” il suo volume nelle corti e nello spazio libero intorno all’edificio C; 2 la trasformazione della parte restaurata dell’ex-carcere nel “sancta sanctorum” del museo, tramutandolo nel cuore, nella memoria, di una cultura e di una comunità. Casualmente, a livello planimetrico e tipologico, l’impianto carcerario – una struttura dentro un recinto – ci offre un potenziale, una possibilità di sublimazione; questo ci riporta, come metafora, al tema del luogo sacrale della tradizione, al tema del tempio all’interno di un recinto sacro. La prima azione progettuale si esplica fisicamente nell’operare un “taglio” all’edificio esistente, in corrispondenza del salto di quota tra via Piangipane e via dei Rampari di S.Paolo, realizzando uno smontaggio che lascia ben visibile la muratura sopra il piano di calpestio. Ne risulta un “podium” che diviene la base della struttura del museo; al di sopra, alla quota della città, un giardino pensile aperto alla città restituisce questo luogo segreto alla città stessa, rendendolo così accessibile e vivibile. Il giardino pensile, come un hortus conclusus, si collega alla darsena passando tra le “rovine” dell’edificio B e al di sopra dei nuovi spazi: un giardino all’interno del quale saranno percepibili suggestioni sonore che potranno incuriosire e creare attesa nei confronti del museo. I negativi diventano positivi: dallo spazio libero delle corti sorgono due nuove torri che emergono dal “podium”. Due torri diafane, traslucide, dialogano con la città, segno evidente e manifesto della presenza del nuovo museo. Sulla parte più elevata delle torri saranno proiettate immagini che segnalano il dinamismo del museo e, la notte, come grandi corpi luminosi, segneranno la sua presenza. All’interno delle torri ampi spazi vuoti e rampe ascensionali rappresenteranno in maniera quasi didascalica e flessibile i possibili e mutevoli racconti del sistema-museo, affidandosi a un uso serrato delle tecnologie multimediali, celato alla vista. Il progetto intende quindi sfruttare la struttura esistente, chiusa, limitante, oppressiva dell’ex-carcere, coinvolgendola in una trasformazione concettuale che la rende aperta, parte del tessuto urbano, luogo di scambio culturale di accettazione delle minoranze, agorà contemporanea.
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CRITERI ESPOSITIVI, ORGANIZZATIVI E DISTRIBUTIVI DEL MUSEO E DEGLI SPAZI DI SUPPORTO Accessi e organizzazione del museo
© Ipostudio Architetti . Pubblicata il 31 Gennaio 2011.
Un muro, come una lama calata sul perimetro del carcere, segna l’ingresso al MEIS, un segno forte che marca l’intervento di rottura del recinto che per decenni è stato sinonimo di inaccessibilità e sofferenza. Un ponte, a lato della “lama”, attraversa il nastro d’acqua che si sviluppa tra i due muri perimetrali e conduce all’ingresso inserito nella parete vetrata che si affaccia sull’acqua, verso la muratura più esterna. La vetrata comunica visivamente le diverse funzioni che sono contenute all’interno della piastra: la biglietteria, il guardaroba, la caffetteria, il ristorante e l’accesso al percorso museale che termina nella stessa piastra sul lato opposto all’accesso. Nell’area di ingresso troviamo le scale e gli ascensori che conducono al piano interrato, con la sala polivalente e lo spazio di 400 mq per le esposizioni temporanee.
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Criteri espositivi, flessibilità degli spazi espositivi Il percorso museale si sviluppa secondo due tipologie: una verticale, il museo dell’ebraismo, e una orizzontale, il museo degli ebrei in Italia. La visita comincia con una zona strutturalmente più libera, volutamente tenuta tale con una muratura piena a destra (il primo muro del recinto) e una vetrata a sinistra, che si affaccia sull’edificio C. Questa zona è caratterizzata da un colore chiaro sia a terra, con una pavimentazione in grandi lastre di pietra, che alle pareti e sul soffitto. Tende con binari a soffitto permettono una “morbida” modifica degli spazi. A destra, lungo tutta la parete, un muro tecnologico presenta più immagini video interattive con più possibili velocità e opzioni di lettura: come quella per i bambini e quella per gli adulti. Il muro tecnologico spiegherà le dinamiche geografiche dei flussi di gruppi ebraici che si sono spostati dall’antichità ai primi secoli dell’era volgare da e per Israele, con una particolare attenzione a quanto ha interessato l’Italia in epoca successiva, agli insediamenti ebraici nella penisola e alle diaspore in direzione opposta dall’Italia verso altre regioni, la Terra d’Israele e il moderno Stato. Alcuni tavoli interattivi distribuiti lungo la prima zona completano l’allestimento. Lungo il percorso troviamo inoltre delle teche contenenti riproduzioni di abiti e oggetti caratterizzanti le diverse aree di insediamento ebraico. Al termine dell’ampio vano una zona di sosta permetterà di riposare mantenendo la vista su elementi dinamici dalla parete tecnologica. I vari ebraismi che si incontrarono sul suolo italiano danno accesso alla sezione specifica sulla storia dell’insediamento ebraico nella nostra penisola. Con l’accesso nel corridoio dell’edificio B inizia un viaggio nel tempo e nello spazio che coinvolge tutta l’Italia, una successione di ambienti anche molto piccoli che fisicamente immette in atmosfere e parti d’Italia molto diverse. In questa successione di luoghi personaggi “iconici” dell’ebraismo e figure storiche di vari periodi diverranno le guide che accompagneranno il visitatore, con l’ausilio di immagini, suoni e simulazioni che tendono a coinvolgerlo completamente. Ogni locale sarà caratterizzato da una colorazione delle pareti che prenderà spunto dall’icona e dal personaggio storico, dal luogo in cui egli visse, e dalle festività ebraiche cui l’installazione si riferisce e che rimandano alla sezione in cui si spiegano, più generalmente, le solennità liturgiche. Il museo dei bambini sarà spalmato durante l’intera visita con un percorso parallelo che parte dalle grandi immagini multimediali fino ad installazioni dedicate, con percezione di suoni tesi a sviluppare la curiosità e ad attivare meccanismi mnemonici ed associativi. Nella dimensione riservata ai bambini si seguirà la tradizione ebraica: a loro è attribuita la conservazione del lascito identitario e per questo da piccoli sono guidati a sviluppare la memoria. Alla fine del percorso – o durante – i bambini possono raggiungere la parte superiore dell’edificio C dove le visite, soprattutto scolastiche, potranno usufruire di uno spazio destinato a laboratori, approfondimenti e gioco; in questa area sarà possibile produrre del cibo, riprendere tradizioni grafiche e realizzare oggetti caratteristici. Il corridoio permette visite a vari livelli: da un itinerario più rapido, dal quale cogliere, attraverso affacci o “filtri”, solo la sintesi del percorso espositivo, a itinerari più complessi realizzabili entrando nei singoli locali dove ricostruzioni, oggetti o materiali interattivi, pannelli, suggestioni, permettono al pubblico più curioso o coinvolto di approfondire la visita. Il complessivo percorso museale si sviluppa come un anello di circa 180 metri lineari oltre alle torri. Al centro del percorso un corridoio permette di raggiungere gli accessi a quelli che una volta erano i cortili dell’edificio B, oggi occupati da due torri. Qua inizia la visita alla sezione sull’ebraismo, improntata alla verticalità. Sulla sinistra, la “torre della vita”: nell’ambiente basso centrale si trovano una serie di sette Sifre Torah, contenuti dentro altrettante colonne di vetro trasparente, nelle diverse fasi della vestizione e con elementi caratterizzanti le diaspore di provenienza, un leggio con una Torah aperta completa il piano inferiore. Inizia un percorso ascensionale altamente suggestivo, basato sulla centralità del testo scritturale nella vita ebraica, in cui una rampa presenta, mediante oggetti reali e tecnologie multimediali, il ciclo della vita e le feste ebraiche, fino a raggiungere la sommità al cui interno si trova la sinagoga, ambiente interattivo in cui sono collocati gli oggetti che ne caratterizzano la funzione. La seconda torre, la “torre della parola”, ha uno spazio centrale inferiore vuoto con una lunga seduta, con sonorità legate alla meditazione e alla concentrazione, con lettere ebraiche colorate proiettate in direzione della rampa, nella quale il visitatore compie un percorso ascensionale ispirato al dinamismo insito nella parola di D-o e alla sua trasformazione in realtà creata: il percorso prende spunto dai testi di Qumran, attraverso la letteratura post-biblica. Si vedono e sentono parlare manoscritti e stampati interattivi di opere fondamentali della letteratura ebraica che possono essere anche sfogliati. Al termine del percorso, la sommità della torre presenta uno spazio vuoto per riecheggiare il vuoto della cella più interna del Tempio. Distribuita lungo il corridoio ad anello, con rimandi agli spazi adiacenti, si trova la storia architettonica delle sinagoghe in Italia, da Ostia a Trani, a Venezia e ai giorni nostri. La stanza del sofer avrà le pareti scure come l’inchiostro con decorazioni floreali chiare composte da lettere miniate che da loro venivano trascritte. Il luogo diviene esempio di un’arte; troveremo inoltre dei rimandi alla sala delle torah ed al tempio. A sinistra del corridoio, oltre alle torri, alcuni spazi sono occupati da una ricostruzione di un seder di pesah e da una ricostruzione del ghetto di Venezia, oltre allo spazio aperto occupato da una sukkah. La zona delle stanze termina con Livorno e Venezia nell’800, quindi il corridoio si immette in una zona completamente libera popolata di perimetrazioni con tende, tavoli interattivi, schermi in piedi, in questa zona si sviluppa il 900 con l’emancipazione, la guerra, la shoah e la condizione ebraica successiva a questo, recupero dell’identità ebraica italiana. Nell’ultima parte di quest’area, prima di reimmetersi nella piastra d’ingresso, sono concentrate le conoscenze onomastiche, toponomastiche, una area di sosta ed una parte legata al “gioco” con varie postazioni che si rifanno e rimandano ad uno schermo maggiore, alla possibilità di scrivere in ebraico, ricercare origini ed altre indagini, arrivando a far registrare il segno del proprio passaggio. L’illuminazione all’interno del museo combina una luce naturale proveniente dalle vetrate, con “illuminatori” posti sulla copertura distribuiti nel giardino ed integrati con una luce a basso consumo led di qualità calda.
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Spazi di supporto al museo La biglietteria realizzata con un grande banco lineare permette a più operatori di lavorare contemporaneamente, oltre ad un’area di back office. Dietro alla biglietteria troviamo un guardaroba realizzato con l’utilizzo di armadietti. La caffetteria mista al bookshop ed il ristorante per 80 persone completano questa zona con scale ed ascensori che conducono al piano inferiore dove, oltre alla sala polivalente per 200 persone, divisibile in due, troviamo l’area destinata ad esposizione temporanea, i servizi igienici sia per il pubblico che per il personale, gli spogliatoi, il blocco magazzini per bookshop, la caffetteria, il ristorante, il museo, oltre allo spazio espositivo. Accanto all’esposizione permanente gli spazi per le esposizioni temporanee costituiranno un motivo di richiamo costante anche per chi ha già visitato il museo. La presenza della biblioteca/archivio, di sale multimediali e cinematografiche per assistere a film di argomento ebraico o a documentari sull’ebraismo, di sale conferenze per organizzare incontri sui più vari temi, rende la struttura un polo attrattivo di rilievo internazionale. Lo spazio a disposizione per l’esposizione temporanea è di mq 400 e si manifesta come un grande rettangolo vuoto, pronto a cambiare fisionomia ad ogni nuova esposizione. Un soffitto tecnologico servirà a contenere gli impianti legati al riscaldamento e raffrescamento, per i due piani liberi , quello superiore del museo e quello inferiore della esposizione temporanea. Nel soffitto vengono anche inseriti i corpi illuminanti per una luce diffusa, nastri led, che integra quella del giorno ed una puntuale realizzata con faretti led. Le esposizioni potranno usufruire di un sistema di pannelli contenuti nella parete divenendo all’occorrenza pannelli espositivi nella posizione in cui sono a riposo o elementi determinanti un percorso quando verranno usati in altra posizione. Altri elementi come schermi piani o bacheche saranno tenuti nel magazzino dedicato posto alla stessa quota, pronti per eventuali utilizzi.
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Spazi esterni Sopra i nuovi volumi, il grande giardino, un luogo urbano che dalla città entra nel recinto passando tra le “rovine” dell’edificio B e sopra ai nuovi spazi, percorre tutta la lunghezza del lotto fino alla prima cinta verso la darsena. Un ascensore permette di scendere dentro all’area di ingresso ed usufruire delle varie attività comprese nel sistema museo. Nell’area del giardino saranno percepibili suggestioni sonore per incuriosire e creare attesa nei confronti del museo. Lateralmente al recinto troviamo due aree verdi che diventano un cuscinetto tra il museo e le abitazioni circostanti: all’interno dei percorsi pedonali e ciclabili collegano le due diverse quote, tra via Piangipane e via dei Rampari di San Paolo, al sistema delle vie ciclabili lungo i bastioni e verso il centro città. Sulla parte più elevata della torre verranno proiettate immagini che suggeriscono il dinamismo sempre rinnovabile della struttura che accoglie il museo. Un intervento che incide nel rapporto anche visivo con la città di Ferrara.
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