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Ferrara (FE), Italia

Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah _ Menzione

“tallèd”
Giovanna Salmoni, STUDIO TECNICO INGG. M.D.F. SYLOS LABINI, LUCA RIBICHINI, Mauro Sylos Labini, Francesco Sylos Labini, Domingo Sylos Labini, Giovanna Sylos Labini, Vittorio Salmoni, Nicola Russi, angelica sylos labini, TERMOSTUDI srl , LABORATORIO PERMANENTE, Studio Salmoni Architetti Associati , Monica Testi

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planimetria generale

| PROGETTO URBANO ARCHITETTONICO. L’area scelta per la collocazione del Museo Ebraico, al margine sudoccidentale del centro storico di Ferrara, pone ai progettisti un serie di questioni di non facile soluzione. Si tratta infatti di un sito sovraccarico di preesistenze e relazioni, all’interno delle quali il progetto deve muoversi con circospezione e accuratezza. Allo stesso tempo il progetto deve affermare l’identità autonoma e la visibilità di una nuova istituzione particolarmente importante, che trova radici vitali sparse nel tessuto e nella storia della città di Ferrara ma non certo nell’area specificamente scelta. Il complesso del museo deve relazionarsi ai percorsi interni del centro storico e alla circolazione che ne avvolge il bordo, deve tenere conto di preesistenze rilevanti e di altre meno rilevanti eppure considerate da conservare nel bando, deve assicurare accessibilità e natura pubblica a un lotto finora segnato da un destino di ovvia inaccessibilità e deve allo stesso tempo riconoscere al percorso museale del MEIS l’aura e la separatezza che merita, in relazione all’importanza delle mille storie collettive e delle mille vicende personali che custodisce. Il progetto non sarà quindi altro che un dispositivo di gestione accurata e fluida della tensione e delle contraddizioni che si sviluppano tra sito e programma del concorso, al fine di assicurare ai visitatori del museo una serie di spazi intensi e carichi di contenuti e alla città uno spazio pubblico accessibile e vivace, dove sarà possibile entrare in relazione con la cultura ebraica ma anche godere semplicemente della riqualificazione di uno spazio finora “invisibile”.

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1-Relazioni urbane. Nella vecchia configurazione del carcere gli edifici rappresentavano oggetti distanti e ‘minacciosi’ al di là del muro. Proprio a partire dal fatto che alcuni di questi edifici vanno conservati, insieme al doppio giro di muri, dal punto di vista urbano il progetto si basa innanzitutto su due scelte complementari: la prima è quella di conservare il rapporto visivo tra la cinta muraria – considerata una specie di basamento visivo – e l’articolata sequenza di volumi vecchi e nuovi del museo, che vanno a costruire una specie di paesaggio urbano soprastante; la seconda è di rendere il più possibile permeabile, nei limiti accettabili, la cinta muraria, in modo da poter moltiplicare e rendere importanti gli accessi al sito, che dovranno essere la scena riconoscibile delle nuove relazioni di uso e di percezione tra la città e la nuova natura/configurazione del sito. Resi attraversabili in più punti, i muri di cinta diventano un dispositivo dinamico e flessibile del museo, segnano gli accessi, organizzano percorsi di attraversamento e spazi verdi, marcano i margini dei nuovi edifici. Le altre opzioni importanti dal punto di vista urbano sono quelle relative alla scelta dell’ingresso principale del museo, a cui si accede dal lato di via Rampari S. Paolo e di pensare a due accessi secondari su via Piangipane, ai due lati dell’edificio preesistente. In questo modo il museo è allo stesso tempo un organismo chiuso e un pezzo di città attraversabile in molti modi diversi. Altre due scelte complementari appaiono importanti dal punto di vista dell’inserimento urbano. La prima è il “talled”, un elemento traslucido di facciata che avvolge corpi vecchi e nuovi e attraversa con un percorso sinuoso l’intero complesso del museo, restituendo all’intervento la “grande dimensione” urbana e monumentale che gli compete. La seconda è al contrario nella “dimensione conforme” dei singoli corpi aggiunti, misurati in modo da inserirsi senza traumi nel tessuto residenziale di questa parte del centro storico di Ferrara.

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connessioni urbane ed elementi architettonici

2-Impianto architettonico. Come già implicito nelle opzioni urbanistiche l’impianto architettonico del museo è impostato su poche scelte essenziali. _Il “tallèd”. La prima e più importante è l’indicazione di un elemento primario che governa sia l’organizzazione dei percorsi che l’immagine complessiva del museo. Si tratta di uno spazio lineare vetrato che si muove tra gli edifici preesistenti e i corpi nuovi dando accesso alle varie sezioni del museo e articolando la relazione visiva tra il complesso museale e l’intorno. Il “talled”, come lo scialle rituale di cui prende il nome, avvolge così il museo e lo caratterizza, modulandone i livelli di trasparenza, la luce, la potenzialità di comunicazione. Dall’interno consente di vedere la città intorno al museo; dall’esterno consente a chi sta fuori di osservare il movimento delle persone lungo i percorsi del museo. La forma zigzagante e lo spessore variabile del talled consente quindi di delineare un percorso preciso tra le parti espositive – come una sinuosa spina dorsale – a partire dalla corte che si crea tra l’edificio esistente e il nuovo complesso nella parte settentrionale del lotto, fino alla nuova “facciata principale” dalla parte di via Rampari San Paolo.

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schizzi di studio

_I nuovi spazi espositivi. L’articolazione degli edifici, dei recinti e degli accessi esistenti ci ha indotto a non immaginare il museo come un unico blocco XL destinato a “riempire” il lotto. Abbiamo piuttosto preferito puntare a un’articolazione volumetrica che da un lato potesse relazionarsi felicemente ai volumi esistenti e dall’altro ci consentisse di identificare con chiarezza le varie parti indipendenti del museo.

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ingresso da Via Rampari

_La relazione con l’esterno. La nostra proposta ottiene questo risultato attraverso due azioni progettuali. La prima, appena descritta, è una distribuzione ineguale di nuovi corpi edilizi intorno al Talled e al vecchio carcere. Questa composizione genera un susseguirsi dinamico di pieni e vuoti lungo il perimetro del museo, enfatizzandone i caratteri di apertura e disponibilità alla vita urbana. La seconda azione riguarda il trattamento del doppio muro di cinta esistente, che viene interrotto diverse volte, soprattutto in corrispondenza dei vuoti e dei giardini che si distribuiscono intorno al museo, trasformandosi così da elemento di limite a membrana permeabile, occasione per un’articolazione ricca e diversificata delle corti e degli spazi verdi.

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prospetti

3- Spazi aperti Le aree esterne del MEIS, sono state pensate come un unico grande giardino, in continuità con l’articolazione degli spazi interni. Le “insenature” che dai percorsi perimetrali si addentrano verso il museo sono concepite come successive occasioni di conoscenza della cultura ebraica. La rampa principale di accesso da via Rampari può essere percorsa in due modi a destra e a sinistra del vecchio muro di cinta. L’elemento acqua all’ingresso rimanda alla presenza dell’acqua dei quattro fiumi nel “Gan Eden”, ed è allo stesso tempo un gioco e un sistema di refrigerazione estivo. Il percorso che porta direttamente all’ingresso del museo è pavimentato con cemento lavato. In posizione riparata, tra la superficie del “talled” e la vetrata a lato dei percorsi che salgono ai vari piani è collocato l’agrumeto (limoni e aranci), legato sempre alla tradizione della cultura ebraica. Sul fronte principale, su via Rampari San Paolo, il prato compreso tra le due vecchie cinte di muri fa accoglie il visitatore con un unico grande albero di Melograno, che simboleggia la rinascita del luogo (Gan Eden “Albero della vita”). La grande hall centrale è anche il punto d’incontro di due percorsi. Dal lato nord-orientale, terminale del percorso che parte da via Piangipane, l’ingresso è annunciato da ulivi “piantati”.

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pianta piano terra

Nel progetto ha notevole importanza anche il percorso longitudinale diretto che collega le due facciate urbane del MEIS, trattato come un parco lineare dove pochi alberi di prima grandezza (Cedri: dunque sempreverdi) fanno ombra sul percorso in terra e pavimentazione, ancora,in cemento lavato. Lungo il percorso si snoda un lungo segno morbido che raccoglie le sedute: in un incavo nel terreno sono conservati migliaia di ciotoli di varia forma dimensione e soprattutto provenienza. Sono messaggi di pace. L’idea è quella di veicolare attraverso la visita al nuovo museo messaggi di pace attraverso i ciotoli, come nella tradizione ebraica del dono come simbolo e non deperibile. Ciascun visitatore porterà al MEIS il suo ciotolo che consegnerà in biglietteria. Esso diventerà patrimonio del museo e della città; su di esso verrà apposta l’incisione con il logo del MEIS, e uscendo il visitatore ne prenderà con sé un altro che a sua volta conterrà un pensiero… il dono. L’ingresso all’auditorium, per chi arriva dal centro di Ferrara, avviene da via Piangipane attraverso una corte/spazio aperto che può ospitare poche alberature di prima grandezza (Tigli) per l’ombreggiamento estivo.

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sezioni

| ALLESTIMENTO. Il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah si propone di promuovere e sostenere iniziative culturali e sociali per lo studio e la conoscenza dell’ebraismo nei suoi molteplici aspetti, ispirandosi a principi di libertà di opinione, democrazia e rispetto della persona.

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aree museali e schema dei percorsi e delle connessioni

a) L’esposizione permanente. La conoscenza e l’approfondimento sui temi della storia e della tradizione della Cultura Ebraica viene veicolata attraverso allestimenti interattivi che possano coinvolgere un pubblico anche giovanissimo. In generale è favorito l’uso della multimedialità associato alla presenza di alcuni oggetti originali in modo da avvicinare i visitatori alla dimensione anche quotidiana dell’ebraismo. Sono stati sviluppati sei ambienti esemplificativi per comprendere il carattere degli allestimenti e le soluzioni tecniche adottate per tutto il museo che consistono in: -L’ALBERO GENEALOGICO, proposto come elemento aggiuntivo dell’ingresso al museo. Nell’area d’ingresso, oltre alla rappresentazione cartografica della penisola italiana, si intende sviluppare il grande albero dei nomi e dei luoghi. L’albero , rappresentazione delle ricerche genealogiche dei visitatori del museo, crescerebbe per dimensione e numero dei rami insieme al museo. Sull’albero e sui suoi rami si potrebbero inoltre rappresentare i nomi dei luoghi delle varie comunità sintetizzando così in un’unica immagine in evoluzione la storia degli ebrei in Italia.

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ambienti dell'esposizione permanente: "l'albero genealogico"

-TAVOLI DI FAMIGLIA, nel percorso introduttivo: sezione del ciclo della vita e delle feste. Su tavoli e tovaglie originali vengono proiettati i cibi, gli oggetti e le ritualità tipiche dei giorni di festa del calendario ebraico. Una serie di proiettori posizionati su ogni tavolo proietta sulla tavola una sequenza in movimento, dal tavolo vuoto al tavolo imbandito. Ogni presentazione è accompagnata da proiezioni di parole che si inseriscono tra una composizione e l’altra.

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ambienti dell'esposizione permanente: "tavoli di famiglia"

-ANGOLI DELLA MUSICA (proposta come stanza aggiuntiva nel percorso introduttivo) Nel percorso introduttivo una zona è dedicata alla musica. I canti sinagogali di tutte le città d’Italia campionato in ogni sinagoga racconta delle diverse ritualità e di come attraverso queste si possa cogliere la varietà e eterogeneità delle diverse culture locali nazionali. I suoni differenti sono raccolti sotto campane acustiche sotto cui si può ascoltare ogni singolo canto senza venire disturbati dalle culturali nazionali. I suoni differenti sono raccolti sotto campane acustiche sotto cui si può ascoltare ogni singolo canto senza venire disturbati dalle altre sonorità.

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ambienti dell'esposizione permanente - "angoli della musica"

-LA BOTTEGA EBRAICA, nel percorso storico: sezione storia medievale. La bottega racconta della cultura ebraica del sud Italia nel medioevo. Nella bottega come in un suk mediorientale mille sete coloratissime appese e impilate su cui proiettare i fatti salienti e i personaggi importanti del periodo.

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ambienti dell'esposizione permanente: "la bottega ebraica"

-IL VUOTO DELLA SHOAH, all’interno degli spazi dell’ex carcere. L’area della shoah è anticipata da una parete di foto scattate negli anni venti e trenta in Italia, a colori. Varcata la soglia delle carceri un grande vuoto riempito esclusivamente dalle istallazioni sonore dentro le celle e da una fila di rotaie lungo il corridoio centrale. La luce fredda esce da grandi fari puntati dall’alto.

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ambienti dell'esposizione permanente: "il vuoto dello shoah"

-IL GIARDINO, proposta come parte del percorso museale, sul lato est del lotto. Il giardino rappresenta la terra d’Israele come conquista dello spazio aperto. Le essenze utilizzate per il giardino sono ulivi, cedri, limoni e aranci che ricordano i campi coltivati d’Israele. I percorsi in terra battuta rammentano della terra strappata al deserto. Il ‘talled’, nel tratto corrispondente all’ingresso principale su via Rampari, può essere utilizzato come orangerie, velo protettore per gli alberi più delicati. In generale l’idea del giardino si diffonde a tutto l’insieme degli spazi esterni: Il giardino delle parole, il giardino degli agrumi, il giardino degli ulivi, il giardino della memoria e il giardino del museo dei bambini.

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Il vuoto dello Shoah

2. LE ESPOSIZIONI TEMPORANEE. All’interno del nuovo complesso espositivo, è stato creato uno spazio, posto al piano primo del volume dell’Auditorium, dedicato interamente alle esposizioni temporanee. Tale spazio è stato dimensionato in maniera da poter ospitare mostre di media entità, rivolte dapprima alla città ma che siano di livello nazionale e internazionale, anche in coordinazione con realtà museali già operanti. Le sale, pensate in modo da ospitare allestimenti diversi e che cambino in modo frequente, potrà essere flessibile e ben gestito. a) Istallazioni artistiche: il MEIS dovrà avvalersi del richiamo di personalità artistiche in grado di far confluire un pubblico ampio e sensibilizzarlo ai temi legati alla cultura ebraica. In particolare si è pensato all’opera Globes di Paolo Canevari. Un grande globo nero collocato nell’ampio spazio della hall del Museo su cui appare in silhouette l’immagine di un essere umano. Un rimando alla natura originale dell’arte come luogo di riflessione sulla realtà e sui destini del mondo. Un’immagine romantica che proietta lo spettatore in un futuro sempre incerto, “nessuno conosce”, e l’artista nel dubbio presente all’atto interpretativo, “nessuno sa”, momento originario dell’ispirazione del gesto artistico. Il lavoro dell’artista Paolo Canevari è legato ad una riflessione sul significato della scultura in relazione con il contesto sociale contemporaneo. Usa materiali poveri, semplici che, messi in rapporto con il concetto di rappresentazione, fungono da “chiavi” che permettono di aprire verso infinite possibili letture. Fin dai primi anni Novanta, l’artista adotta come materiale d’elezione la gomma delle camere d’aria e dei pneumatici, sviluppando un linguaggio personale teso alla rivisitazione del quotidiano e agli aspetti più intimi della memoria dove si sovrappongono simboli, icone, cultura pop, rappresentazione storica e coscienza politica.

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la grande hall centrale

| STRUTTURE. Le scelte progettuali di carattere strutturale sono basate sull’utilizzo dell’acciaio come parte integrante del linguaggio architettonico, strettamente connesso con le esigenze funzionali delle varie parti dell’edificio, in particolare con le grandi luci previste, unitamente al c.a. gettato in opera, in virtù dei propri requisiti favorevoli nei confronti della durabilità e la resistenza alle azioni sismiche. In sintonia con i diversi livelli funzionali, sono state adottate diverse tipologie strutturali, le quali dovranno ovviamente essere ulteriormente approfondite, verificate e confrontate con le esigenze architettoniche e funzionali nel corso delle successive due fasi di progettazione (Definitiva ed Esecutiva). I sistemi strutturali dell’edificio sono stati progettati, nell’ambito del livello di progetto preliminare, con lo scopo di soddisfare le primarie esigenze connesse con le specifiche funzionalità previste dal progetto architettonico, senza sacrificare i requisiti di resistenza e durabilità necessari, accentuati anche dalla sismicità dell’area interessata e dalla manifesta “sensibilità” dell’edificio, connessa con la natura funzionale dello stesso. | SOSTENIBILITA’. La progettazione si è posta come principale finalità quella di individuare modelli impiantistici che non perturbino l’armonia dell’edificio esistente né l’espressione architettonica delle nuove volumetrie; non compromettano la fruibilità delle strutture; non inficino, anzi tutelino, la sicurezza delle persone e dei beni; garantiscano il benessere ambientale di addetti e visitatori come pure il comfort e la conservabilità delle opere; garantiscano un elevato livello di affidabilità e di continuità di servizio; assicurino la flessibilità necessaria a consentire future modifiche ed ampliamenti, in particolare nelle zone espositive; consentano la frazionabilità in funzione delle diverse destinazioni d’uso e della diversa utilizzazione temporale, così anche da permettere la contabilizzazione e la ripartizione delle spese tra i diversi gestori; realizzino la completa sinergia ed il continuo dialogo tra i diversi impianti al fine di ottimizzarne la gestione ed economizzare sui costi; implementino i più avanzati accorgimenti e le più moderne tecnologie per il risparmio energetico (quali, recuperatori rotativi e teleriscaldamento) e l’utilizzo di fonti rinnovabili (geotermia, fotovoltaico, solare termico). | COSTI DI REALIZZAZIONE E GESTIONE DELL’EDIFICIO. Il calcolo sommario della spesa è stato suddiviso nel costo degli interventi della FASE I (edificio Temporaneo, Hall, edificio Storia, sistemazioni esterne ed allestimenti museali) e costo degli interventi della FASE II (edificio Altre Funzioni, edificio Media), applicando alle quantità caratteristiche delle opere i valori desunti da interventi similari.Il costo di gestione dell’edificio Cge può esprimersi come sommatoria delle voci: costi energetici, costi amministrativi, costi di pulizia e costi di sicurezza, desumibili dai valori unitari suggeriti dalla letteratura tecnica e dalla quantificazione degli stessi parametri in casi di studio su edifici esistenti.

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pianta piano seminterrato: ingresso da via Rampari

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pianta primo piano

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pianta piano secondo

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Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:

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Collegio Ingegneri della Toscana, Collegio dei Periti Industriali di Grosseto, Federazione agronomi e forestali della Lombardia, Dipartimento S.S.A.R. Università "G. D'Annunzio", Collegio Geometri Reggio Calabria, Consiglio Nazionale dei Geologi, InArSind Sindacato Nazionale Ingegneri e Architetti, Ordine Ingegneri e Architetti di San Marino, Collegio dei Periti Industriali di Siena, Associazione Laureati Iuav