Tavola di concorso.
© Michele Faoro . Pubblicata il 04 Febbraio 2011.
Il progetto si prefigge di realizzare un edificio simbolo, un elemento architettonico con una sua specificità. Uno strumento di comunicazione che identifichi una funzione, un messaggio e che caratterizzi l’area con simboli di contemporaneità tecnologica e ambientale. Allo stesso tempo si vuole rispettare la cultura e il gusto propri di un paese ricco di storia. Superfici intarsiate, materia scavata, giochi di luce, bianco e nero, pieno e vuoto sono spunti da cui partire per un progetto che ponga le radici sulla cultura locale. Inoltre si vuole creare un edificio che diventi un microsistema urbano: si scava il volume lasciando traccia del perimetro iniziale fino ad arrivare alle volumetrie richieste per ciascun piano. Come una mano che si apre, l’edificio definisce la forma propria e quella degli spazi che racchiude. I vuoti di volume sono all’interno del manufatto e mai perimetrali. La fruizione di questi spazi è pubblica e ci si prefigge di portare all’interno un luogo urbano attrezzato fruibile a tutti. Le facciate sono una superficie liscia in calcestruzzo, sulla quale fori di forma libera e grande dimensione disegnano un fregio, un intarsio, indipendentemente dai livelli interni. Ove invece il volume è sottratto le chiusure verticali sono in vetro. I primi due livelli, ad uso commerciale, volutamente si aprono sul vuoto all’interno più che sulla strada. Gli uffici nella loro distribuzione interna sono caratterizzati dalla massima flessibilità, open spaces suddivisi internamente da double skin walls of pvc “Barrisol” thermostretched on movable circular frames attached to the ceiling. La luce naturale penetra fino al cuore dell’edificio, tratti eterei, morbidi, suddividono le diverse attività e consentono un ottimo isolamento acustico tra le postazioni di lavoro. La distribuzione verticale è concentrata in un elemento monolitico molto visibile e identificabile.
Tavola di concorso.
© Michele Faoro . Pubblicata il 04 Febbraio 2011.
L’efficienza energetica diventa simbolo di modernità. Nelle vetrate rivolte a sud sono inserite cellule fotovoltaiche; nel sottosuolo sonde geotermiche contribuiscono al raffrescamento e al riscaldamento degli ambienti; l’utilizzo delle acque meteoriche viene ottenuto tramite due grandi canali di raccolta che dal piano copertura le trasportano e catturano per integrare il fabbisogno idrico dell’edificio, diventando allo stesso tempo forte elemento di caratterizzazione dello spazio.
Tavola di concorso.
© Michele Faoro . Pubblicata il 04 Febbraio 2011.
Le facciate perimetrali sono trattate con TX Active®, il principio attivo fotocatalitico per materiali cementizi, brevettato da Italcementi, in grado di abbattere gli inquinanti organici e inorganici presenti nell’aria e conservare nel tempo la qualità estetica dei manufatti. Il calcestruzzo è inoltre additivato in modo da fornire ottime prestazioni di inerzia termica.
Il progetto disegna un edificio contemporaneo nella forma e nei contenuti, ma attento a una integrazione fisica con l’esistente e con il luogo, cercando un dialogo con le diverse specificità culturali di una metropoli come Teheran, incontro tra diverse culture.
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