© Gaspare Chiodo . Pubblicata il 04 Febbraio 2011.
Per determinare il tipo d’atmosfera creato con la nostra progettazione, abbiamo contemplato, come prima cosa, la natura che ci circonda. Rimanendo colpiti dall’equilibrata e variegata composizione del parco, dalla pluralità delle essenze presenti, dalla loro ottima conservazione e dalla buona percorribilità, la prima idea condivisa è stata sicuramente quella di essere, seppur intervenendo in modo deciso, il piu invisibili possibile, mantenendo pressoché inalterato quel che gia c’è, ma allo stesso tempo “riutilizzarlo”e valorizzarlo , fornendo punti di vista, sensazioni, emozioni ed esperienze sensoriali nuove. Abbiamo perseguito l’idea di Parco come un organismo che prevede la coesistenza e la cooperazione, dove tutti i frammenti che lo compongono sono in relazione e sono allo stesso livello, relazionandosi in modo fortissimo con il mondo naturale ma non prevaricandolo mai, per mezzo di un’architettura spontanea perfettamente integrata con il contesto. La nostra idea progettuale risponde alla esigenza di confrontarsi da un lato con un’opera di architettura d’autore rimasta incompiuta e dall’altro con un parco, perfettamente compiuto e definito, di grande bellezza e di notevole interesse anche dal punto di vista botanico.
© Gaspare Chiodo . Pubblicata il 04 Febbraio 2011.
Collegamento tra le fondazioni e il parco In primo luogo abbiamo pensato un percorso che unisse le scalinate di accesso al parco con il nuovo intervento, in modo tale da permettere ai visitatori di poterlo fruire con facilità. Il percorso è costituito da lastre di pietra chiara disposte in maniera casuale e distanziate tra loro, per non creare un percorso rigido ma, al contrario, servendosi di bordi resi indefiniti in modo da dissolvere il più possibile il confine tra il percorso pavimentato e il prato che lo circonda ( dissolvenza del confine ideale tra natura e artificio)
© Gaspare Chiodo . Pubblicata il 04 Febbraio 2011.
Riuso dei locali interrati (conservazione dell’esistente) Risolta la questione dell’acceso alle fondazioni non restava che un problema : che farne di queste? L’idea è stata quella di rendere fruibili i locali interrati, consolidando e restaurando le strutture esistenti, alterandole in meno possibile per non inficiare il loro valore di testimonianza storica. All’interno dei locali è stata inserita una sala multifunzionale (che può essere utilizzata come auditoriun, cinema, teatro, etc..), una sala multimediale di forma ellittica, caratterizzata da pareti vetrate perfettamente trasparenti per lasciar vedere nella sua completezza lo spazio progettato da Gio Ponti,attorno ad essa un percorso mostre e/o esposizioni temporanee e tutte le funzioni di servizio quali bagni, ufficio e magazzino.
© Gaspare Chiodo . Pubblicata il 04 Febbraio 2011.
Il fabbricato emergente (visto come esperienza sensoriale) La parte esterna, invece, è stata trattata in maniera diversa . Si è deciso di portare il livello del terreno fino a coprire lo scannafosso, lasciando emergere solo il volume del fabbricato vero e proprio. La parte di fabbricato emergente dal terreno è finita con un pavimento in resina che riproduce in maniera schematica la pianta del piano terra della villa secondo il progetto di Gio Ponti e riporta i nomi delle funzioni a cui i vari locali erano destinati al fine di far capire come sarebbe stato il progetto dell’Architetto. Ovviamente la pavimentazione si presta a molte attività per lo sport e per il gioco dei bambini (pattinaggio, skateboard, ecc) e a qualsiasi altra attività di intrattenimento. Il livello più basso della copertura diventa una vasca di altezza tale da raggiunge il livello della pavimentazione più alta. All’interno della vasca si trovano delle carpe Koi, elemento essenziale dei giardini giapponesi, che lega virtualmente la villa con le varie essenze arboree originarie del sol levante presenti nel parco. I testi che riportano la destinazione d’uso dei locali presentano una texture tipo prato nel livello alto e una texture a bollicine nella zona coperta dall’acqua, mantenendo pero una continuità nel disegno. I fianchi del fabbricato sono stati rivestiti con una facciata in vetro satinato che di notte viene trasformato, grazie ad un sistema di retroilluminazione, in un basamento opalescente, visibile da ogni punto del parco.
© Gaspare Chiodo . Pubblicata il 04 Febbraio 2011.
Stairway to heaven A questo punto non restava che risolvere il problema dell’accessibilità al livello interrato. Per far questo si è pensato di inserire una scala all’interno delle due ali del fabbricato. Questa scala, però, è stata concepita con due direzioni per dare al visitatore un nuovo modo di fruire del parco. Una direzione porta nel sottosuolo (nel ventre della terra) ovvero ai locali interrati, mentre l’altra porta “in paradiso”,ovvero ad una quota di circa 5 metri al di sopra delle fondazioni, per dare al visitatore la possibilità di cogliere da vicino il fruscio delle foglie prodotto dal vento o il cinguettio degli uccelli che sostano tra i rami, restando solo con se stesso, ma allo stesso tempo apprezzare veramente “quel che già c’è”, come gli ingressi monumentali,la grande gradinata, le balaustre di pietra e graniglia dei terrazzamenti. Dalla sommità della scala ,infine, si può apprezzare bene il disegno della pavimentazione che riporta lo schema planimetrico della villa.
© Gaspare Chiodo . Pubblicata il 04 Febbraio 2011.
La scala è realizzata in acciaio inox lucidato a specchio e parapetto in vetro. L’acciaio lucidato ha la proprietà di riflettere il paesaggio circostante, diventando di fatto invisibile. Il visitatore, fermo sulle scale, risulterà come sospeso nel nulla. In definitiva la visita al parco diventa un’ esperienza sensoriale, dove il confine tra arte e natura diviene labile e i sensi regalano emozioni impreviste.
© Gaspare Chiodo . Pubblicata il 04 Febbraio 2011.
© Gaspare Chiodo . Pubblicata il 04 Febbraio 2011.
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