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teheran, Iran

Designing in Teheran

Edificio multipiano per Benetton Group Spa

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schizzo del progetto

La considerazione iniziale è che se corrispondono al vero, le notizie di una architettura “brutta”, fatta di edifici a blocco con linguaggi derivati in parte da una ripresa della tradizione ed in parte dall’edilizia commerciale occidentale, la proposta dovrà avere carattere innovativo ed essere in discontinuità con la pre-esistenza. Se dunque il giudizio nei confronti della preesistenza è così negativo noi affidiamo al disegno il coraggio di indicare una discontinuità anche spaziale.

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Se il fabbricato sceglie di differenziarsi da quelli vicini lo fa nell’ordine urbanistico che la città sembra dimostrare. La crescita metropolitana segue un disegno che dall’alto sembra determinato da un piano. Il disegno dei quartieri è evidente, come la sua derivazione dai modelli di pianificazione occidentale. La regolarità delle lottizzazioni ed il loro ordinato succedersi diventa una parte rigida ed acritica di una città che non ha trovato nella dimensione metropolitana una propria identità ed un ordine che equilibra la cultura locale con le trasformazioni avute dal sorgere del traffico automobilistico e dalla diffusione della merce. L’identità si conferma nelle sue forme più inquietanti del fondamentalismo religioso e della perpetrazione di un ordine sociale sessista ed oppressivo.

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Nella città non si legge il disegno di una consapevolezza del peso delle implicazioni delle trasformazioni; della opportunità offerta dalle auto se integrate nella qualità dell’ambiente urbano. Tra le strade di scorrimento e le percorrenze a piedi, la dimensione urbana degli spazi di relazione, la modellazione degli spazi urbani (che abbiamo imparato da Doxiadis), sono estranei al tessuto di questa città. Come del resto avviene in quasi tutte le grandi concentrazioni urbane. La possibilità di moltiplicare le parti centrali, di dilatare il fenomeno urbano riproponendo parti compiute ed identificabili è anche qui assente. La città ha un disegno evidente, che è stato traslato da quello della pianificazione anglosassone. Il disegno non regge alle condizioni metropolitane, non è innervato dalla consapevolezza urbana globale e ripete gli errori dei proprio modelli ispiratori

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In una condizione di riconosciuta inadeguatezza urbana il progetto di un fabbricato non è in grado di mutare significativamente le condizioni dell’intorno. Può cambiarne la percezione, affermando la propria presenza come elemento di forte pregnanza. Può scegliere di non aderire al contesto e di scostarvisi per linguaggio e forme. Può utilizzare una metafora inusuale richiamandosi ad elementi che non fanno parte del costruito della città. Forse il legame con il territorio e la città che il progetto non ha trovato nella continuità del linguaggio con gli edifici può essere ripreso nell’uso della pietra per i brise di facciata: anche l’edificio ha le irregolarità e le discontinuità delle rocce ed accatasta strati come le formazioni geologiche.

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tav 1

Usare la pietra del posto può essere un modo per stabilire un legame più stabile tra un fabbricato antagonista al paesaggio urbano che si è determinato nella metropoli di Teheran. Il suo ruolo di fabbricato direzionale e commerciale segna la globalizzazione della presenza della merce e induce trasformazione sociale. La merce non costituirà la base della società globale futura ma la sua disponibilità consente di trovare nuovi valori. Al contrario la carenza/assenza della disponibilità della merce costituisce la ragione della insoddisfazione sociale. In una società in evoluzione ma oscurata dalla oppressione religiosa e sociale la introduzione della diversità è di grande importanza.

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tav 3

Il fabbricato dovrà essere diverso da tutte quelli attorno, non assomigliare ai modelli locali e non riproporne altri. Eviterà l’immagine hi-tech. Si proporrà adattato al clima e cercherà di dimostrare, con la propria esistenza, che esistono altri modi. Cambierà la percezione e l’immagine del paesaggio urbano, suggerirà altri modi di vedere la città. In questo senso la proposta del progetto è di accumulare i piani come scatole di merce o come le stratificazioni naturali mosse dalle forze orizzontali di un terremoto (sociale?) non distruttivo. Lo scarto dimensionale previsto dalle funzioni costituisce l’elemento che consente di coniugare l’idea giuda con la figurazione finale che non avrà né simmetrie ne ripetizioni apparenti.

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tav 2

La articolazione interna degli spazi direzionali seguirà le regole delle funzioni previste e cercherà di realizzare spazi con molta fluidità dei movimenti e una forte penetrazione della luce. Le pareti divisorie degli uffici sono disegnate vetrate, con inclusi mobili in legno chiusi da grate in verro su ante vetrate. La separazione degli ingressi degli uffici rispetto al disimpegno comune è una lama di vetro strutturale che regge un decoro in legno il cui disegno è derivato dalla tradizione degli arabeschi medioevali. Al contatto con il suolo il basamento permeabile del fabbricato accoglie i frequentatori con una striscia vetrata segnata dal lettering delle merceologie che saranno insediate.

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