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Torino (TO), Italia

le papier de mon oncle

Villa della Regina: nuova manica accoglienza visitatori

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La villa della Regina, luogo testimone e complice della bellezza del paesaggio torinese, necessita di un volume a servizio delle sue recuperate funzioni. Crediamo di intendere, osservando lo straordinario complesso e accettando i presupposti di intervento, che la piena ricchezza del luogo e il suo rapporto fondativo con la città e con il paesaggio sappiano offrire generose occasioni a piccole architetture che vi si vogliano ancora immaginare a corredo. La collocazione precisa del progetto nello spazio compreso tra il parterre nord e la vigna, trasforma il carattere funzionale della nuova manica di accoglienza in presenza significativa e in completamento del paesaggio, proprio dove il sito presenta la memoria delle maggiori preesistenze, il demolito palazzo Chiablese e, ancora prima, la citroneria. L’entità delle preesistenze porta alla determinazione di scelte dimensionali esatte, anche perché in questa parte del giardino si identificano un numero preciso di elementi costitutivi. A sud est il camminamento che conduce al belvedere e la sottostante galleria di raccordo con l’edificio monumentale, a sud ovest lo spalto verde e il grande albero Ginko Biloba, a nord l’antica vigna. Così il progetto completa una tessera mancante e si pone a completo servizio dell’esistente, al punto da costituire un dispositivo di osservazione e di raccordo dei percorsi e delle diverse quote. L’edificio nasce per essere sede dei servizi di accoglienza per i visitatori della residenza e per gli utenti del centro di documentazione, inglobando gli esistenti locali tecnici e i servizi igienici e fornendo, inoltre, gli spazi necessari agli addetti alla custodia della villa. Nella porzione nord, gli esistenti volumi di servizio sono inseriti nel disegno complessivo del nuovo edificio e sormontati da un terrazzo/giardino praticabile raccordato ai retrostanti percorsi storici, che ospita lo spazio esterno ad uso della cafeteria; tra questo corpo e la parte sud dell’edificio un sottile giardino che ospita l’ingresso più basso, a una quota inferiore di due metri rispetto all’ingresso della villa; il corpo di completa nuova costruzione si articola su due quote; quella inferiore, parzialmente interrata, prende luce da due lunghe vetrate, una sulla corte interna, l’altra sul parterre della villa ed è occupata dalla biglietteria e controllo accessi, dal guardaroba, dal locale di regia del corpo di guardia con spogliatoi e dai servizi dedicati, da una piccola sala attesa con proiezione filmati e supporti didattici interattivi, dal bookshop; la struttura del piano superiore, accessibile anche direttamente dal giardino e sostenuta dai piloties sottostanti, accoglie una grande sala per eventi, piccole esposizioni e ricevimenti – illuminata dalla vetrata rivolta verso l’emiciclo del giardino, da un fenditura rettangolare nel soffitto e da una chiostrina vetrata cilindrica – la caféteria e un piccolo ristorante affacciato sulla città e sulle montagne.

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L’inserimento di una manica edilizia, destinata alle attività di accoglienza e servizio, vuole essere intesa nel senso di necessario completamento del progetto di restauro del compendio di Villa della Regina. Materiali e scelte cromatiche non sono privi di significato nell’inserimento di un nuovo manufatto all’interno di un contesto monumentale storico dotato di un valore, anche simbolico, di riconoscibilità territoriale. L’intonaco di stesse granulometria e tinta della facciata della villa, la lunga vetrata a specchio sul parterre nord, le coperture naturali, gli inserti lapidei in analogia ai materiali esistenti. Nell’interno, oltre agli intonaci, l’alluminio naturale dei serramenti, il cemento grigio finito al quarzo dei pavimenti. L’architettura della nuova manica si propone come elemento di servizio che sostanzia le capacità del complesso antico di fresco restaurato, e si dispone come uno strumento che misura la luce, che osserva l’esistente, che chiarisce i ruoli, le misure e i percorsi, dichiarando, con le proprie forme, il rapporto con il paesaggio e con la storia.

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