vista dall'argine
© Giorgio Pasquini . Pubblicata il 05 Aprile 2011.
La sensazione che si avverte quando si è sul posto, è quella di aver sbagliato giorno per attraversare il fiume, perché la parte mancante sembra essere stata momentaneamente smontata, per motivi a noi sconosciuti, ma, forse, domani o tra poco si potrà ripassare, con le cose rimesse al loro posto. Le ragioni di questa sensazione sono molte, gli elementi tuttora presenti, le pile, sono integre, non sono frammenti ruinati, non sono materiali “interrotti”, sono elementi compiuti, soltanto prive di parti, di continuità; mancanti della connessione.
Schizzi di progetto
© Giorgio Pasquini . Pubblicata il 05 Aprile 2011.
La parte che manca era altra cosa, sia per il materiale con cui era costruita, sia per il suo valore semantico intrinseco: la passerella era leggera quasi inconsistente. Dava l’impressione di essere precaria rispetto alle masse di pietra, e si aggrappava a questi attraverso cavi, una ragnatela leggera di funi. Ma questa connessione, all’apparenza quasi precaria, nascondeva delle “forze interiori” inaspettate per il periodo di costruzione.
vista dall'argine - particolare
© Giorgio Pasquini . Pubblicata il 05 Aprile 2011.
La sensazione della “presenza” della passerella é amplificata dall’allineamento delle aperture degli archi estradossati che fronteggiandosi definiscono coni visivi profondi. Gli archi creano vicinanza aprendo una corrispondenza di “energie” tra le diverse sponde.
vista, particolare della passerella
© Giorgio Pasquini . Pubblicata il 05 Aprile 2011.
Da una visione intermedia i manufatti sembrano sculture in formato gigante che attraverso il loro valore plastico e materico connotano l’intero paesaggio. Un paesaggio che appare scandito da lunghe linee orizzontali e l’unico segno verticale sono queste moli che si confrontano con l’uomo. La loro solitudine amplifica la loro altezza facendoli diventare punti di riferimento.
vista dall'argine
© Giorgio Pasquini . Pubblicata il 05 Aprile 2011.
La nuova passerella impostata a quota 41,00 passa attraverso i manufatti preesistenti e ricerca i nuovi appoggi sulle sponde. Queste, parzialmente rimodellate per facilitare l’accesso, ridonano il piacere della percorrenza e del rapporto con il fiume e con le sponde. La nuova passerella non vuole colpire con la seduzione di una struttura spettacolare.
planimetria
© Giorgio Pasquini . Pubblicata il 05 Aprile 2011.
Come quella disegnata dall’ing. Manetti, ricerca la sua forza in un uso innovativo dei materiali e adotta uno schema statico che attinge alle risorse delle preesistenze, per ridurre al minimo i materiali e stabilire un rapporto non invasivo con il territorio.Contrappone la sua leggerezza alla pesantezza ed alla forza materica dei manufatti esistenti, quasi ad inchinarsi alla loro presenza. La passerella ricerca il contatto con i manufatti in pietra attraverso i due cavi tenditori, ristabilendo così quel legame antico che aveva reso possibile la loro esistenza.
prospetto
© Giorgio Pasquini . Pubblicata il 05 Aprile 2011.
L’intradosso, per la sola parte tra gli archi sopra il fiume, è rivestito in legno conferendo alla passerella un carattere arcaico: la sua forza risiede nell’occultamento visivo della struttura, tale da renderla astratta ed espressiva. Avvicinandosi agli archi si rarefa, facilita il contatto visivo con la terra con gli spazi che si sono venuti a creare sui nuovi argini ridisegnati, quasi bastioni concavi, svelando la sua vera natura.
vista complessiva
© Giorgio Pasquini . Pubblicata il 05 Aprile 2011.
Il luoghi e i vincoli progettuali sono completamente mutati rispetto a quando venne costruito nel 1833 il ponte sull’Ombrone, gli argini sono stati rialzati, la passerella dovrà essere posta a una quota superiore per motivi idraulici. Pur in questa diversa situazione, il rapporto tra la nuova passerella e i piloni resta pressoché immutato. Le masse in pietra sembrano restare “indifferenti” a quanto gli succede intorno perchè ricercano un rapporto di scala superiore con gli elementi del paesaggio.
sezioni e particolari
© Giorgio Pasquini . Pubblicata il 05 Aprile 2011.
Anche Manetti, a posteriori, si dice scontento del risultato formale, dato l’eccessivo contrasto tra il peso visivo dei piloni e la levità dell’impalcato, riconoscendo implicitamente ai manufatti una dimensione ed una massa che trascende la loro funzione statica di supporto alla passerella. Il progetto ha utilizzato queste caratteristiche come opportunità, facendo “accogliere” ai manufatti esistenti due ambiti, quello dell’attraversamento e quello sottostante fruibile come luogo di sosta e visita. Posizionare la passerella ad quota superiore a quella originale, permette di organizzare la parte sottostante come luogo di sosta e soggiorno. In questo modo si “amplificano” le modalità con cui si vivono e si percepiscono i manufatti, rendendoli al contempo solenni e amichevoli. Gli archi nuovamente segnano il rito del passaggio, la loro forza attrattiva di congiunzione viene riconfermata anche fisicamente.
vista della passerella
© Giorgio Pasquini . Pubblicata il 05 Aprile 2011.
La scelta architettonica per il trattamento delle sponde, dell’argine in corrispondenza del nuovo ponte ha come riferimento diretto l’uso formativo dell’acqua. L’acqua è stata in maniera diretta ed indiretta l’elemento fondamentale che ha connotato l’intero territorio. Riferirsi concettualmente a questo elemento per ridisegnare le sponde significa ritrovare un’ “empatia” profonda con l’intero paesaggio. Abbiamo immaginato che lo scorrere del fiume, attraverso la tracimazione e la laminazione, formasse un invaso in prossimità delle sponde del ponte. Che l’uomo raccogliesse questa segni e attraverso le proprie opere, intensificasse la geometria altimetrica creando una zona con andamento variabile. Queste nuove linee si raccordano poi alle curve di livello esistenti.
Agli estremi del ponte si formano così due “vuoti”, il materiale che sorregge le pareti dei terrazzamenti (acciaio corten) introduce al fascino del manufatto esistente; recinta il nucleo. Le zone sono facilmente accessibili e possono essere “abitate”: sono zone ombreggiate, di sosta, non solo per le persone che attraverseranno il ponte, ma per tutti coloro che percorreranno il parco della piana.
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