Eisenman Architects - Degli Esposti Architetti - Arup. Pubblicata il 07 Aprile 2011.
BRECCIA NEL PIENO / BRECCIA NEL VUOTO
Eisenman Architects - Degli Esposti Architetti - Arup. Pubblicata il 07 Aprile 2011.
Ebraismo è molteplicità per definizione: molteplicità regionale e municipale di tradizioni religiose e ritualistiche; molteplicità di significati individuali e familiari attribuiti all’essere ebreo; molteplicità di rapporti con la società maggioritaria locale, con la diaspora e con lo stato di Israele. L’impossibilità di ridurre l’identità ebraica nella sua dimensione storica, religiosa e soggettiva a una narrazione univoca e coerente ispira il progetto dell’area museale nel suo complesso.
Eisenman Architects - Degli Esposti Architetti - Arup. Pubblicata il 07 Aprile 2011.
I due millenni di presenza ebraica nella penisola italiana furono indubbiamente contrassegnati da periodi durante i quali la convivenza tra minoranza ebraica e maggioranza cattolica fu più armoniosa e pacifica e altri durante i quali marginalizzazione e persecuzione si intensificarono. Tuttavia, in forme e in misura diverse, integrazione ed esclusione hanno caratterizzato in termini dialettici la storia degli ebrei italiani in ogni momento e in ogni regione. Il binomio breccia nel pieno/breccia nel vuoto, che riassume la poetica del nostro progetto, richiama esplicitamente questa ambiguità tra inclusione ed esclusione, tra presenza e assenza, tra scambi e silenzi. Fin da principio il visitatore è invitato a fare una scelta tra due entrate e, di seguito, tra due itinerari. Di conseguenza, a ogni singolo visitatore è preclusa una visuale d’insieme, unica e totale, anche se, volendo, non è preclusa la possibilità di ripercorrere l’intera area museale più di una volta e quindi di guadagnare prospettive ed esperienze diverse dello stesso spazio.
Eisenman Architects - Degli Esposti Architetti - Arup. Pubblicata il 07 Aprile 2011.
Per attuare questa visione il progetto propone una profonda trasformazione del fabbricato intermedio (blocco B) e un restauro conservativo del corpo delle celle (blocco C). I due edifici costituiranno i due poli dell’area museale: il primo, sobrio, piano e lineare, ospiterà la maggior parte delle esposizioni permanenti e temporanee; il secondo simboleggerà la Shoah in un evidente ripudio di forme di rappresentazione mimetica della catastrofe. Nel restaurare in modo conservativo il blocco C, ne proponiamo una sua trasformazione simbolica e concettuale. L’ispirazione per questa trasformazione viene dalla mirabile serie “Carceri” dell’architetto veneziano Giovanni Battista Piranesi (1720-1778). Nelle incisioni di Piranesi la prigione è tanto una realtà coercitiva quanto una metafora dell’esistenza – uno spazio labirintico al tempo stesso claustrofobico e aperto verso il vuoto.
Eisenman Architects - Degli Esposti Architetti - Arup. Pubblicata il 07 Aprile 2011.
Nell’economia generale dell’area museale, il blocco C dell’ex-prigione si pone come l’elemento architettonico dominante. Tuttavia, il progetto nella sua interezza impedisce al visitatore di associare la complessa e bimillenaria storia degli ebrei e dell’ebraismo nella Penisola alla sola Shoah. La biforcazione prodotta dalla doppia entrata all’area museale e dalla necessità di scegliere immediatamente se seguire un percorso a destra o a sinistra del blocco C trasmettono un’eco delle letali selezioni condotte dalle S.S. all’arrivo nei campi di sterminio. Al tempo stesso, nessun visitatore potrà accedere all’edificio prima di aver percorso un lungo tratto all’aperto, camminando accanto a cinque cilindri che ne fiancheggiano ciascun lato e simboleggiano i cinque libri del Pentateuco, e prima di aver visitato per lo meno l’esposizione permanente dedicata alla storia degli ebrei d’Italia. Solo dall’edificio adiacente che ospita quest’ultima si potrà infatti accedere al blocco C, attraverso un unico, stretto passaggio.
Eisenman Architects - Degli Esposti Architetti - Arup. Pubblicata il 07 Aprile 2011.
Il blocco C dell’ex-prigione si propone come un’allegoria degli anni dello sterminio: interrompe la narrazione all’interno dell’area espositiva ma rimane a questa strettamente collegato. È uno spazio dove si alternano pieni e vuoti, sprazzi di luce e angoli bui; uno spazio che manca di completezza e di coerenza. Nel fare ingresso nell’edificio, i visitatori non possono intravedere immediatamente una via d’uscita, né intuire con agilità un percorso che li conduca verso l’uscita. Sono invece costretti a cercare soluzioni che possono dimostrarsi senza una conclusione immediata e positiva; a salire scale che portano a punti morti; a chiedersi se effettivamente ci sia una via d’uscita. Quest’angosciante incertezza fu propria anche dei più fortunati tra i 35.000 ebrei italiani negli anni che seguirono la proclamazione delle Leggi razziali nel 1938 e l’annuncio dell’armistizio l’8 settembre 1943. La maggior parte tra loro trovò una non facile via all’esilio; molti sopravvissero nella clandestinità; ma senza contare gli ebrei uccisi in Italia, oltre 6.000 perirono nei campi di sterminio tedeschi.
Eisenman Architects - Degli Esposti Architetti - Arup. Pubblicata il 07 Aprile 2011.
Ogni visitatore si perderà ripetutamente nelle prigioni piranesiane. Intravvederà brecce di luce. Penserà più volte di aver individuato un itinerario, una scorciatoia, ma dovrà altrettante volte tornare sui propri passi, sentirsi perduto, imprigionato. Una porta di uscita esiste: situata a livello inferiore rispetto al pavimento dell’atrio principale, essa impone al visitatore di risalire verso la superficie per guadagnare la via d’uscita o, volendo, per continuare a esplorare nuovi spazi all’interno dell’area museale. Non segna dunque di necessità la fine del percorso, che può essere ripreso nella stessa o in una nuova direzione, ma come fu il 1945 per i sopravvissuti, quest’uscita segna un momento di passaggio, uno snodo difficile e non automatico verso la ripresa e la reinvenzione di vite individuali e collettive spossate dalla guerra e dalle persecuzioni.
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