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Firenze (FI), Italia

Il Giardino Ritrovato

Concorso per il recupero e la riprogettazione del giardino di S. Clemente a Firenze

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Specie utilizzate

CONSIDERAZIONI GENERALI E METODOLOGIA DI LAVORO

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Vista del giardino degli agrumi

La fase di analisi propedeutica al progetto di restauro è stata impostata a partire da una prima scomposizione del giardino in aree “omogenee”, con l’individuazione di tre macroaree: il piazzale, il “silvatico” e l’area abbandonata dietro la siepe di cipressi, successivamente analizzate per tematiche relative agli elementi “portanti” del giardino: il sistema del verde, l’apparato architettonico e l’apparato scultoreo.

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Pianta dell'intervento

Tutto questo corredato dalla stesura di una carta dello sviluppo diacronico del giardino costruita sulla base della cartografia storica I.G.M. ( Stefano Buonsignori -1584, Matteo Florimi -1600 ca, F. De Wit -1680 ca, Capitani di Parte 1690 – ASF, Ferdinando Ruggieri -1731, C.Merlini – 1818, F. Fantozzi – 1843, G. Aguzzani – 1850, G.Pozzi – 1855, carta del 1865, carta di fine 1800 ) e dei documenti relativi all’atto di esproprio della porzione settentrionale del giardino del duca Simone Velluti Zadi da parte del Comune di Firenze (1864, Archivio Storico del Comune di Firenze).

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Idee progettuali

Di ogni sistema (vegetale, architettonico, scultoreo) sono stati individuati gli elementi di pregio ed i fattori di criticità.

Il risultato della sovrapposizione di queste carte ha indicato:

• le modalità degli interventi, volti alla valorizzazione e conservazione di ciò che resta del giardino storico di palazzo San Clemente;

• le priorità di intervento (avanzato stato di degrado dell’apparato scultoreo e problemi statici di alcuni elementi del sistema della vegetazione);

• le indicazioni di quali siano le componenti del tessuto del giardino non più leggibili o riconducibili ad uno degli impianti di cui abbiamo testimonianza.

Ulteriore elemento guida dell’intervento e stato il rapporto tra le varie parti del giardino ed il testo architettonico. palazzo San Clemente.

Il piazzale ha sviluppato nei secoli uno stretto legame con l’architettura che vi apre con l’ampio loggiato in asse con l’ingresso principale da via San Sebastiano. E’ uno spazio “di rappresentanza” di cui si intende recuperare la vocazione pubblica e la fruizione corale.

Il “silvatico” dialoga solo parzialmente con il palazzo. E’ uno spazio “intimo” di cui valorizzare il carattere “meditativo” e la possibilità di fruizione “in itinere” data dalle molteplici assialità.

Infine lo spazio oltre la cortina dei cipressi, acquisito dal duca solo nel 1864, risulta quasi completamente indipendente dall’architettura e se ne ipotizza un uso compatibile con le forme del giardino storico, ma volto a conferire a questo spazio “dimenticato” una nuova dignità.

IMPIANTO DI IRRIGAZIONE

Il terreno su cui sorge il giardino è profondo, di medio impasto e con un contenuto di scheletro medio basso. Si estende su una superficie pianeggiante per circa 4600 mq ed è costituito da aree a prato per 1570 mq e da una serie di aiuole che occupano nel loro complesso 1620 mq.

L’approvvigionamento idrico è garantito da 3 punti acqua dislocati in diverse parti del giardino, tuttavia per l’irrigazione si prevede di utilizzare quello in prossimità del Dipartimento di Restauro.

Dosi

Le specie vegetali presenti, le condiziono climatiche e pedologiche sono i principali fattori che determinano le dosi di adacquamento. Tenendo conto di questi fattori si ritiene necessario somministrare per compensare l’evapotraspirazione del prato una dose giornaliera di 5 mm. Per le siepi miste, è sufficiente fornire una dose giornaliera di 5 l per metro lineare, mentre alle piante presenti nelle aiuole si fornisce una dose di 10 l per metro quadro. L’irrigazione delle siepi tuttavia sarà effettuata principalmente nei primi anni di vita delle piante e solo nei momenti critici in cui si registra una disponibilità idrica del suolo molto bassa. Per quanto riguarda gli alberi, essendo già in fase adulta e inseriti su aree irrigate, non necessitano di uno specifico sistema di distribuzione idrica.

La dose giornaliera per il giardino è quindi di 18970 l, tuttavia questo quantitativo sarà raggiunto solo nei primi anni dall’impianto e nei periodi di maggiore carenza idrica del terreno. Normalmente la dose sarà ridotta in funzioni dello stato fisiologico delle piante e delle condizioni meteorologiche e quindi sarà molto inferiore.

Irrigazione dei prati

Per l’irrigazione dei prati si utilizza un sistema a pioggia. In tutte le tre aree, si prevedono irrigatori pop-up, statici o dinamici a seconda delle necessità, con intensità di pioggia inferiori alla permeabilità del terreno. Per un terreno di medio impasto come quello di S. Clemente si considera una intensità di pioggia massima ammissibile di 10 mm/h.

Il tipo di irrigatori scelti ed il loro collocamento assicurano una buona sovrapposizione ed una uniforme distribuzione dell’acqua alle piante.

Area A

Si utilizzano irrigatori dinamici pop-up, in particolare la serie 2001 della ditta TORO, che con l’ugello 6 a 3,5 bar ha una gittata di 15,3 m e una portata di 24,8 l/m. Questi irrigatori saranno scelti con l’ugello 6 per quelli a 90°, 12 per quelli a 180°, in modo da uniformare l’intensità di pioggia. Sono disposti in quadrato, con un’interdistanza lungo l’asse maggiore dell’area che è sempre di 15,3 m, pari alla gittata.

Area B

In questa zona si dispongono irrigatori statici, in particolare il modello 570Z XF pop-up 4” della ditta TORO, con ugelli 570 MPR Plus – serie 15 nero ad angolo fisso a 360°, 180° e 90°, che alla pressione di 2,5 bar hanno una gittata di 4,8 m e una portata rispettivamente di 15.05, 7.12 e 3.67 l/m. Questi irrigatori sono disposti in quadrato ad una interdistanza pari alla gittata.

Area C

Anche in quest’area si utilizzano irrigatori statici della serie 570Z XF pop-up 4” della ditta TORO, con ugelli 570 MPR Plus – serie 15 nero ad angolo fisso a 360,180 e 90°. Questi irrigatori sono disposti ad una interdistanza pari 110 % della gittata, secondo un modello a quadrato in modo da adattarli alla morfologia del giardino.

Irrigazione delle siepi e delle aiuole

Per l’irrigazione delle siepi e delle aiuole si utilizza un sistema a goccia. Si provvederà quindi a disporre sulla superficie del terreno un’ala gocciolante costituita da un tubo in polietilene da 16 mm sul quale sono inseriti gocciolatori da 2 l/h di portata che, in base alla velocità d’infiltrazione del terreno, dovranno essere disposti ad un’interdistanza di 50 cm x 50 cm. Le linee devono avere una lunghezza massima di 190 m, per coprire tutta la superficie occorrono quindi 18 linee. I gocciolatori sono autocompensanti in modo da garantire una portata costante anche in condizioni di pressione variabile e sono disposti a serpentina all’interno delle aiuole e in linea lungo le siepi lineari.

Divisione in settori

Essendo presenti sistemi d’irrigazione con caratteristiche diverse (pressioni e intensità di pioggia), si rende necessario dividere l’impianto in settori, anche al fine di avere portate contenute e uniformi. L’impianto è stato diviso pertanto in 10 settori. Per la pioggia sono previsti 3 settori per gli irrigatori dinamici e 5 per gli statici, per la goccia 2. Alcuni settori possono lavorare contemporaneamente in quanto la somma delle loro portate è inferiore a quella massima.

Caratteristiche dell’impianto

Valvole di drenaggio: In ogni settore vengono inserite delle valvole di drenaggio che consentono la fuoriuscita d’acqua per evitare il ristagno e la possibilità di gelo durante l’inverno, con conseguente danno alle tubazioni.

Tubazioni: Le tubazioni dell’impianto sono tutte in polietilene, in quanto più duttile e maneggevole di altri materiali. In particolare si utilizza il PE AD (polietilene ad alta densità), più rigido e più adatto a tratti rettilinei, rispetto a quello a bassa densità.

Si utilizza una pressione nominale di 6 bar, più che sufficiente per resistere alle pressioni dell’acqua nell’impianto, e un diametro di 32 mm, in modo da avere basse perdite di pressione, compatibilmente con le esigenze dell’impianto.

Filtro: L’acqua utilizzata per l’irrigazione proviene dall’acquedotto comunale. In essa possono essere dispersi granelli di sabbia o limo che rischiano di ostruire gli ugelli e danneggiare l’impianto d’irrigazione, pertanto è necessario filtrare l’acqua in arrivo. In commercio vi sono filtri di diversi tipi, ma per le nostre esigenze è sufficiente un filtro a rete da 75 mesh.

Programmatore : L’irrigazione è automatizzata mediante l’utilizzo di un programmatore elettronico costituito da un modello base a settori espandibili, in modo da poter estendere l’impianto d’irrigazione senza renderne necessaria la sostituzione. Esso sarà collocato all’interno della serra in prossimità del punto acqua. Il programmatore consente anche di azionare la pompa mantenendola in funzione per tutto il tempo dell’irrigazione.

Viene inoltre inserito un sensore che evita di effettuare l’irrigazione nei giorni di pioggia.

I collegamenti elettrici tra il programmatore e le elettrovalvole sono realizzati con cavi rivestiti in butile per la posa diretta nel terreno. Il collegamento tra i cavi e le valvole avviene mediante connettori resinati a tenuta stagna, per impedire ossidazioni e infiltrazioni d’acqua.

Elettrovalvole: Per comandare ogni settore si utilizzano elettrovalvole da 1” collocate in 4 pozzetti in vetroresina di colore verde.

Pompa: Per fornire un’adeguata portata e pressione all’impianto occorre inserire una pompa. Tra i numerosissimi tipi di pompe in grado di muovere i liquidi per i giardini si utilizzano quasi esclusivamente pompe centrifughe alimentate da un motore elettrico. Tra le varie tipologie di elettropompe si sceglie un’elettropompa centrifuga ad asse orizzontale.

Steel

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