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Villamar (VS), Italia

Progetto di salvaguardia della necropoli punica in area urbana nel Comune di Villamar

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QArchitettura, Gianluca Zini, Alessio Bellu, Luca Tuveri, Massimo Mulas, Daniele Secci, Salvantonio Grosso, Angelo Loggia

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L’area archeologica come matrice identitaria La tutela e la valorizzazione dell’area archeologica è stata assunta come prioritario obiettivo del progetto. Il completamento dell’indagine, attraverso la creazione di una documentazione ricca e innovativa, funzionale ad una fruizione anche virtuale consentirà di ampliarne la conoscenza e condividerne le specificità. Inoltre una porzione significativa delle somme a disposizione nella prima fase è stata impegnata per le operazioni di restauro e la protezione delle tombe attraverso la realizzazione di un sistema di copertura coerente le scelte compositive delle opere di valorizzazione. La posizione e la forma dell’area della necropoli permettono di stabilire una relazione diretta tra i recenti fenomeni urbani e il tessuto storico del borgo maiorchino e quindi con i suoi poli urbani storici. Una relazione che potrebbe, per la facilità di comunicazione tra le due parti, da un lato rivitalizzare gli spazi urbani dell’insediamento antico e dall’altro riavvicinare gli abitanti delle nuove aree di espansione alla matrice identitaria dell’abitato. Non è difficile quindi riconoscere all’area di concorso un ruolo potenzialmente strategico e decisivo nella riconfigurazione di significati e relazioni tra le parti, oggi complicate dall’attraversamento della S.S. 197, e nel processo di attivazione di meccanismi di riqualificazione urbana e di valorizzazione del ricco patrimonio storico – culturale del paese. In primo luogo essa può potenzialmente avvantaggiarsi della diretta prossimità con la strada di accesso al paese, la S.S. 197, e quindi rappresentare una delle prime immagini che il paese di Villamar presenta a chi lo attraversa. Inoltre essa coinvolge direttamente i luoghi più rappresentativi della comunità, della sua vita sociale e civile: in esso si concentrano elementi simbolici, quali il monumento ai caduti, e riferimenti per la vita pubblica, quali lo spazio della piazza e quello che ospita la Sala consiliare. Un’adeguata strategia urbana e le conseguenti azioni architettoniche possono ridefinire i rapporti tra questi spazi e costruire così nuovi significati collettivi. Una strategia complessiva: relazioni urbane e contenuti funzionali Il ruolo e il significato latente, che l’area di progetto può rivestire all’interno della struttura urbana inducono la definizione di una strategia complessiva capace di coinvolgere nel processo di riqualificazione anche i tessuti urbani limitrofi. Avendo individuato nell’area un carattere di interfaccia tra le diverse parti del centro abitato, qualunque tipo di intervento può infatti esercitare i suoi effetti sia sulla parte di espansione urbana recente che sui tessuti storici, trasformandone gli usi e innescando un processo di rivitalizzazione. In particolare queste potenzialità sembrano potersi realizzare solo attraverso l’assegnazione di un ruolo centrale, chiaro e determinante, all’area oggi occupata dal vecchio Municipio. Un ruolo che deve potersi esprimere attraverso un’immagine architettonica forte ed eloquente e lo sviluppo di un programma funzionale in grado di costruire un sistema coerente con le funzioni urbane già presenti e di generare un volano capace di sostenere le possibilità di sviluppo turistico del territorio. Il cuore della strategia è quindi individuato dall’inserimento di un nuovo blocco urbano destinato ad ospitare il Centro di documentazione delle necropoli. La sua realizzazione permetterebbe in primo luogo di attivare quelle relazioni, oggi solo potenziali, tra lo spazio pubblico della piazza e lo spazio più riservato dell’area archeologica. Risulterebbe inoltre potenziata la forza attrattiva del sito archeologico, rendendo l’insieme un punto di riferimento regionale per lo studio e la conoscenza del culto dei morti nelle diverse epoche storiche, capace di distinguere e caratterizzare il centro di Villamar nel panorama culturale della regione. Il riconoscimento della vocazione urbana del sito ha condizionato la riflessione approfondita sul tema funzionale definito dal concorso, la tutela e la valorizzazione della necropoli punica, e quindi sul ruolo che le testimonianze storiche possono ricoprire all’interno del tessuto urbano e sociale, in termini di partecipazione alla vita quotidiana della comunità. L’approccio rispetto al tema della musealizzazione rivela una concezione aperta e innovativa. L’intenzione di sovrapporre un uso urbano dell’area, attraverso la realizzazione di un passaggio che può quotidianamente essere utilizzato dagli abitanti, con quello più specificamente dedicato alla sua fruizione turistica e culturale, intende allargare, pur continuando a garantire la salvaguardia del bene archeologico, la base dei visitatori promuovendo la diffusione di una consapevolezza collettiva della lunga stratificazione del fenomeno insediativo, dei suoi valori storici e culturali e innescando il processo di appropriazione pubblica di un frammento fondamentale dell’identità e delle radici di una comunità.

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1. Sistema territoriale e tessuto urbano: elementi strategici dell’itinerario culturale.

L’articolazione in azioni architettoniche. A partire da questi presupposti la strategia generale è declinata in un sistema articolato di interventi. La piazza come soglia. La riqualificazione della piazza antistante il vecchio edificio municipale sembra un’azione fondamentale. Avvantaggiandosi della diretta prossimità con la strada di accesso al paese, la S.S. 197, questo spazio pubblico rappresenta evidentemente una delle prime immagini che il paese di Villamar presenta ai visitatori e contemporaneamente il luogo da attraversare per avvicinarsi all’area della necropoli e approssimarsi così alla visita. Assegnando a questo spazio il ruolo di soglia di ingresso, non solo all’area archeologica ma all’intero abitato di Villamar, e al suo patrimonio storico e culturale, l’espressione materiale delle sue superfici e il sistema di allestimento dello spazio pubblico deve riverberare e alimentarsi dei caratteri identitari dell’architettura popolare che costituiscono i tessuti storici e contemporaneamente annunciare l’evento archeologico. In questa logica il disegno di pavimentazione trae ispirazione dall’idea di ribaltare in orizzontale le superfici verticali delle murature tradizionali del centro storico, le lastre “a correre” di arenaria locale che la realizzano ne ripetono le dimensioni e le proporzioni strette e allungate. A questa tessitura silenziosa e modesta, si sovrappongono alcune orme planimetriche, che prendono spunto dall’impronta delle cavità delle tombe e sono orientate secondo uno schema che intende indicare le direzioni di accesso all’area archeologica. In questo modo si vuole rivelare e portare al centro dello spazio pubblico la presenza dell’area funeraria, adoperando un meccanismo logico e concettuale che metaforicamente gioca sul binomio pieno-vuoto, e riporta in positivo il materiale scavato millenni fa durante la realizzazione delle tombe della necropoli.

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2. Vista aerea dell'area oggetto d'intervento.

L’eloquenza consapevole di questa operazione appare giustificata da un lato dalla posizione defilata del sito archeologico rispetto al sistema di flussi pedonali e veicolari che oggi si svolgono all’interno dello spazio urbano e dall’altro dall’importanza che la comunità locale vuole assegnare, all’area archeologica nel processo di sviluppo turistico del paese e del suo territorio. Una nuova centralità urbana. L’operazione di attribuire un nuovo significato alla piazza di ingresso trova compimento nel fondale prospettico costituito dall’involucro del Centro di documentazione delle necropoli. La sua espressione architettonica concorre infatti a completare il compito di attrarre, incuriosire e visualizzare l’emergenza archeologica. La sua impostazione planimetrica assume come principio generativo il tipo edilizio “a corte”, che rappresenta, come dimostra l’analisi del tessuto storico del paese, un’invariante nel processo di stratificazione urbana e insieme un modo di abitare inscritto nel codice genetico della cultura locale. In questo modo inoltre si stabilisce uno spazio di mediazione tra lo spazio pubblico della piazza e lo spazio più riservato dell’area archeologica. Lo spazio chiuso della corte subisce una prima manipolazione attraverso un sistema di piegature planimetriche e perdendo il lato di chiusura verso il banco roccioso che ospita la necropoli. La corte assume in questo modo una configurazione ad U e orienta lo spazio e la vista di chi lo attraversa, verso il sito archeologico che, rimodellato allo stato naturale, diventa la più importante delle sue quinte. Una seconda incisione è ritagliata sul lato che delimita l’edificio sulla piazza per ricavare l’ingresso principale al Centro di documentazione e definire così per i visitatori un invito naturale, fisico e percettivo, al sito archeologico.

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3. Vista del percorso espositivo all’aperto e sulla corte interna.

A questa prima deformazione si sovrappone un progressivo sollevamento del corpo di fabbrica rispetto al suolo. Il risultante svuotamento dello spazio dello sguardo, strutturalmente consentito da un sistema di sostegni puntuali a pilotis, permette la percezione dell’area archeologica dalla piazza e dalla strada, riportandola nel vivo del paesaggio urbano circostante. L’inserimento del nuovo corpo di fabbrica rende perciò possibile generare, comprendendo le preesistenze in un diverso sistema di relazioni spaziali, una nuova centralità urbana, capace di alimentarsi della mescolanza di interessi culturali, civici e politici, dell’incontro tra la popolazione locale con quella turistica, dei cittadini con gli amministratori e dare vita ad una nuova forma di urbanità. Una nuova centralità urbana che diventa la rappresentazione fisica e simbolica della comunità locale. L’idea di uno spazio capace di documentare e comunicare la ricchezza dei valori storici e culturali espressi dal culto dei morti nelle diverse epoche storiche, complementare all’esperienza diretta della visita alla necropoli, ha determinato un sistema complesso e articolato di fruizione e di visita del sito. Il percorso museale si svolge attorno alla corte salendo con pendenza lieve e costante da un atrio d’ingresso affacciato sulla piazza sino a concludersi con una grande apertura vetrata che guarda direttamente i resti della necropoli punica.

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4. Prospettiva aerea: il centro storico, il nuovo centro di documentazione e gli edifici di pregio architettonico

Verso un itinerario turistico e urbano: elementi per la fruizione e la valorizzazione. La strategia di riqualificazione fisica e funzionale del tessuto urbano culmina nel sistema di interventi previsti per la protezione e la fruizione dell’area funeraria. La possibilità di un doppio affaccio sullo spazio urbano permette di interpretare l’area come occasione per un nuovo passaggio urbano, offerto contemporaneamente all’attraversamento dei visitatori e dei cittadini. Questa scelta di base, orientata dalle caratteristiche della struttura urbana e dal ruolo che l’area è potenzialmente in grado di esercitare su di essa, trova una duplice giustificazione in riferimento alle diverse categorie di potenziali fruitori dell’area. Per gli abitanti del paese il percorso diventa un nuovo luogo pubblico e, contemporaneamente, un modo di avvicinarsi ad un pezzo centrale dell’identità storica dell’insediamento, a trovare giorno per giorno familiarità e consapevolezza con le sue testimonianze. Per i visitatori e i turisti può rappresentare il primo segmento di un itinerario turistico capace di coinvolgere nel suo sviluppo il centro storico, il borgo maiorchino e le principali emergenze monumentali. Assecondando questa impostazione il percorso che consente la fruizione dell’area diventa un museo all’aperto che offre anche la possibilità di osservare le diverse fasi di una campagna di scavo archeologico. Una sequenza di ambienti scandiscono il percorso e mettono a disposizione dei passanti, durante la sosta, un apparato di base, testuale, grafico e iconografico, che racconta la storia della necropoli e il culto dei morti in epoca punica, ma anche informazioni di base che consentono di avvicinarsi all’archeologia. L’allestimento del percorso espositivo all’aperto è organizzato da un sistema coordinato di pensiline, che disegnano anche i sistemi di protezione delle tombe già scavate, ed eventualmente di quelle che verranno ritrovate durante la campagna di scavo. Giocando sulla densità degli elementi, e quindi sul binomio infittimento-diradamento, si ottiene una continua varietà di configurazioni che rispondono sostanzialmente alla necessità di definire e ritagliare viste e affacci sull’area archeologica, di avere dei supporti per gli apparati espositivi, di stabilire ingressi, e passaggi, con l’obiettivo di mantenere un’immagine del sito fedele e coerente con quella che poteva presentarsi nello stato originario, evitando tradimenti e spettacolarizzazioni.

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5. Planimetria del contesto con l’edificio.

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6. Vista del centro di documentazione dalla Via Roma.

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7. Vista interna del percorso espositivo

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8. Vista del percorso turistico e urbano, con l’area archeologica e la corte interna.

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9. Vista del percorso turistico e urbano verso l'area archeologica

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