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Paris, France

Louvre Dipartimento Dell’arte Dell’islam

Nuovi spazi museografici nella Court Visconti

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Le scelte architettoniche

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“La Cour Visconti non sarà coperta, ma resterà visibile” : questa è la scelta architettonica affermata con forza dagli architetti Mario Bellini e Rudy Ricciotti, alla ricerca d’una “integrazione dolce e senza violenza” tra un progetto architettonico risolutamente contemporaneo ed un sito storico.

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La presentazione delle collezioni si dispiegherà su circa 3.500 mq, suddivisi in solamente due livelli. Il primo – al livello della corte – presenterà le opere comprese tra il VII e il X secolo; il secondo – al livello interrato ovvero al livello del “nuovo” piano terra – esporrà le opere dal XI al XIX secolo con la prestigiosa collezione di tappeti.

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I nuovi spazi museali sono coperti da un “Velo” luminoso che, effondendo una discreta illuminazione diffusa, flotterà delicatamente sull’allestimento museografico. Grazie a questo “velo” dall’interno dei nuovi spazi museali si avrà la percezione delle facciate della corte. Dall’interno delle sale, il visitatore potrà ammirare il gioco di pieghe e onde della copertura che darà a tutto l’insieme una poetica suggestione.

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Il percorso museografico

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Il visitatore, provenendo dalla Piramide, giungerà al livello più basso dell’Aile du Manège, allo stesso livello della cour Visconti; invece che risalire le scale mobili che portano al livello superiore, il visitatore, sarà attirato dalla spettacolare visione del “Velo” iridescente che anima la corte di una nuova presenza: è l’entrata al nuovo Dipartimento di Arte Islamica.

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Il percorso di visita forma un circuito perfetto, non introducendo alcuna circolazione superflua. Le altre collezioni distribuite attorno alla corte, saranno messe in risonanza con le collezioni d’arte Islamica grazie alla connessione con quelle delle Trois Antiques (a sud) , con quelle della Grecia Pre-Classica (a nord), dell’Egitto Copto (est) e dell’Egitto Romano (a ovest).

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Le “frontiere” delle differenti sequenze di percorso, prendono corpo sotto forma di un elemento continuo di arredo (Banquette) che, nel suo disegno, evoca le rovine di una città: questo elemento si sviluppa su più livelli di altezza, mantenendo però frequentemente l’altezza di un tavolo, per consentire allo sguardo del visitatore di muoversi liberamente, ma, nello stesso tempo, contribuire alle esigenze dell’allestimento divenendo di volta in volta spazio di mediazione, cimasa, etc.

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Questo elemento può anche essere utilizzato come supporto per il titolo delle varie sezioni, oppure come supporto di testi didattici, di didascalie, di schermi al plasma, oppure potrà deformarsi fino ad ospitare un modello didattico appositamente costruito.

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Nell’apparente labirinto formato dalle unità di presentazione, l’elemento di arredo di cui stiamo parlando costituirà una chiara guida per lo svolgimento sereno del percorso di visita, ma anche un riparo, una balaustra, una sorta di corrimano fonte di informazioni.

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Le didascalie relative alle opere saranno posizionate alla base delle vetrine su supporti inclinati in modo da essere sufficientemente vicini alle opere senza però distrarre, con la loro presenza, l’attenzione del visitatore.

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La distribuzione e l’organizzazione degli spazi

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Il progetto museografico rifiuta la parcellizzazione spaziale per privilegiare la continuità del percorso di visita. L’assenza di interruzioni nello scorrere della visita rinforzerà il senso di un discorso ritmato solo dai tempi di permanenza davanti agli oggetti, dalla meditazione e dal riposo voluti e favoriti dal progetto.

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L’atmosfera luminosa

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La luce naturale sarà largamente diffusa dal “Velo” di copertura, la cui pelle iridescente sarà trattata in modo da poterne graduare l’intensità, ed evitare l’abbagliamento. Nel mezzo dell’estate, l’intensità luminosa all’interno delle sale espositive non supererà il livello di lux previsti per la buona conservazione dei reperti esposti e per il comfort dei visitatori.

Al livello più basso delle sale, la vista del “Velo” sarà possibile in numerosi punti, grazie alle aperture previste nelle solette lungo il perimetro della corte, confermando così al “Velo” stesso il ruolo elemento unificatore delle collezioni. Facendo eco al “Velo”, il pavimento del livello più basso si coprirà di schegge di vetro dorato, formando un mosaico discreto nel quale la luce del giorno troverà una nuova profondità e preziosità.


Couvrir la cour Visconti par une verrière est une conviction dix-neuvièmiste très nationale pour un espace qui, jusqu’à aujourd’hui, résistait en levant les yeux au ciel. Altérer cette cour par un encombrement architectural culpabilisé impose de façon irréversible aux façades déjà peu lumineuses, une pénombre malheureuse. Éclater l’art de l’islam sur plusieurs niveaux, c’est donner au discours muséographique toutes les malchances utiles à la rupture identitaire de sa narration. Créer des mezzanines dans la cour relèverait maladroitement de la culture consumériste de l’histoire spatiale des grands magasins.

Imposer aux trésors de l’orient, l’absence d’échappée définitive d’une cour fermée témoin des épopées stylistiques françaises forcera entre quatre murs, une covisibilité bien maladroite, rappelant au contenu, par un désastreux cognitif, l’omniprésence historique contenant auquel l’orient ne saurait échapper. L’occident a toujours raison, mais le Louvre ne le pensait pas.

Peut-on rêver une autre attitude qui, avec moins de pesanteur et d’avantage de tendresse, accueillerait amicalement l’islam à l’image de la main tendue de Montesquieu au persan en visite à Paris.

La cour Visconti ne sera pas couverte et demeurera visible. Considérant que les sous-sols sont les dernières réserves foncières disponibles et qu’il existe déjà une tradition au Louvre d’exploitation des sous-sols, il s’agira, une fois encore, de ne pas gâcher cette opportunité. Par ailleurs, les deux façades de la galerie Daru ont le privilège, par de belles fenêtres, d’être au contact de l’extérieur et d’offrir au visiteur un repère naturel : voir la pluie, le ciel, le soleil, la lumière belle à Paris surtout en hiver lorsqu’il neige, tout cela est un privilège rare au Louvre. Couvrir la cour c’est irréversiblement déséquilibrer la galerie de Samothrace et créer une proximité sémantique désacralisante entre art gréco-romain et art de l’islam. Ce projet propose de lutter contre une malédiction qui semblerait vouloir martyriser toute l’aventure, le patrimoine architectural et les arts de l’islam dans un seul élan auquel il manquerait le doute comme intuition conceptuelle.

Le projet proposera d’organiser sur deux niveaux cohérents les chefs d’oeuvre des arts de l’islam en un rez-de-chaussée et un parterre dessous. Le visiteur des galeries périphériques en rez-de-chaussée pourra apprécier la présence féérique, l’intégration sans violence, et la singularité positiviste de cette nouvelle aile muséale respectueuse d’un grand musée de la république.

Le rez-de-chaussée sera couvert par un voile lumineux discrètement diffusant sans appui intermédiaire, flottant délicatement sur la muséographie. Le parterre dessous sera visuellement largement relié au rez-de-chaussée par diverses ouvertures hiérarchisées et cadrées. En tout point du Rez de chaussée comme en certains points de ce niveau, l’on apercevra les façades de la cour, le mouvement sensuel en verre ciselé du voile flottant de la couverture. Le lieu des trois antiques comme le montre une coupe est par ailleurs généreusement relié au dispositif des arts de l’islam.

La coupe confirme les multiples échanges de regards partagés entre les Arts de l’Islam et les façades de la cour Visconti. Ce jeu des plis et replis de la couverture devient alors un drapé soyeux aux reflets micacés et facétieux. Le soir s’établira entre les fenêtres de la cour Visconti et la lumière irradiante s’échappant du département des Arts de l’Islam ce voyeurisme oriental amusé qui était celui de Montesquieu.

Ere

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