© arch. Alberto Pancera . Pubblicata il 11 Giugno 2011.
Il sito e l’area in relazione al tema L’area prescelta per la costruzione della scuola materna è situata al margine di una zona edificata prevalentemente residenziale e di costituzione relativamente recente. Questa zona appartiene all’espansione nord del paese, caratterizzato nel complesso da strutture residenziali disomogenee per le quali è difficile riconoscerne un ordine costitutivo a cui appartengono. Tale area vede a sud la zona residenziale mentre a nord si apre la vista sulle alture della Franciacorta: è su questo lato che l’area di progetto confina con un pendio, una scarpata, che funge da limite naturale ma che potrebbe essere una sorta di punto di osservazione. Il progetto ha due alternative: o diventa parte integrante con la zona residenziale; oppure si chiude in se stesso, indifferente alla disomogeneità di questa parte di paese, cercando un proprio ordine. Principali caratteri del progetto Secondo quest’ultima alternativa, l’unica possibile secondo me, il progetto diventa anche l’occasione per dare un elemento riconoscibile ed ordinato a questa parte di paese. Il progetto qui descritto corrisponde appunto a questa seconda scelta. La scuola materna esprime con carattere d’individualità il tipo particolare di comunità che è destinata ad accogliere, escludendo di fatto il resto della popolazione. E’ questa una prima spiegazione della strutturazione con uno spazio a corte delimitato dai tre corpi di fabbrica e dal muro di cinta che si interrompe sui lati est e ovest, perché è li che la morfologia del terreno si dispone ad essere essa stessa limite. Tale muro di cinta funge anche da quinta stradale, dove la strada è intesa come luogo pubblico per eccellenza: è per questo che il muro piega verso la corte, definendo così un adeguato luogo di sosta, che altro non è che uno slargo della strada. E’ in questa chiusura che l’edificio può concretamente mirare ad essere un elemento d’individuazione architettonica di questa parte di paese. Una seconda motivazione, ma non meno importante di quella appena descritta, che ha inciso nella scelta di adottare questo tipo di edificio, deriva dagli studi condotti da Cesare Saibene sulle tipologie delle case rurali nella pianura e nella collina lombarda (C.Saibene, La casa rurale nella pianura e nella collina lombarda, ed. Olschki). Anzitutto la scelta di riferirmi alla tipo della casa rurale sta nel fatto che esse erano il luogo di vita e di lavoro di piccole o grandi comunità, costituite da famiglie di contadini che formavano una collettività. Così anche la scuola materna è una collettività individuata, vale a dire composta da individui precisi e riconoscibili, come lo erano le corti contadine. A pagina 118, mentre parla della casa nella pianura bresciana e bergamasca, asserisce che “…esiste la media e la piccola azienda come esiste la dimora a corte, ma quest’ultima è ridotta di dimensioni, con rustici spesso adiacenti all’abitazione e con spazio quadrangolare spesso solamente cintato o, verso nord, aperto”. E prosegue a pagina 177 dicendo che “…Le case rurali rivolgono sempre la facciata a sud. Poiché le vie di comunicazione sono tutte in direzione est – ovest, le costruzioni a nord della strada sono distanti da essa 20 o 30 metri e ne sono congiunte con un vialetto alberato; quelle a sud collocano la parete posteriore, nuda, sul ciglio della strada stessa”. L’intenzione di questo progetto è quello di reinterpretare questi elementi del costruire: la facciata rivolta a sud e perpendicolare all’andamento della strada (Via G. Bevilacqua) che va da est a ovest, la corte interna come luogo di incontro, il muro di cinta aperto verso nord e posto sul confine della strada verso sud e costruito (o rivestito) in pietra (vale a dire nudo) e la costruzione del blocco centrale di ingresso posto a nord rispetto alla strada, distante da essa circa 30 metri. E’ in questa breve descrizione che si vuol rendere evidente il tentativo di dare importanza alla tipologia dell’edificio, alla sua riconoscibilità come fatto individuale e alla sua riconoscibilità nel territorio: quindi un legame con la storia di questi siti che non vuole essere però un ingombrante nostalgia del passato.
© arch. Alberto Pancera . Pubblicata il 11 Giugno 2011.
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