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Taiwan, China

Tittot Glass Museum Taipei Taiwan

International Competition 2004 first prize

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Trasparenze oblique

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di Antonello Marotta

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La città di Taipei, dove IaN+ ha vinto il concorso per il Glass Museum, vive in un sistema di parchi, in un ricco ambiente verde. Il museo fa parte del paesaggio e lo include.

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Nelle immagini del concorso lo studio romano propone un diagramma recinto che racchiude uno spazio verde, con l’idea di comunicare una sensazione archetipa, che ristabilisce un contatto con l’atto fondativo delle città romane ed utrusche e, al contempo, un gesto minimale che ricorda le ricerche sulla Land Art. L’area in cui verrà realizzato il museo è immersa in un grande giardino e segnata dalla presenza dello stadio di calcio e del Fine Arts Museum.

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Il museo progettato da IaN+ è un recinto che delinea e contorna il paesaggio. La scelta progettuale è immediatamente percepibile: costruire un percorso rivolto al mondo esterno, attraverso il rituale dello scorrere del tempo. Transitare, percorrere, esplorare sono i principi che introducono la composizione contemporanea dello spazio all’interno di una vasta rete di relazioni che conducono al viaggio e alla percezione sensoriale dell’osservatore.

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Il museo è pensato come un asse di riferimento visivo all’interno dell’area verde, rafforzato dalla verticalità del corpo sottile come una lama, destinato ad accogliere uffici e spazi direzionali. Si traduce così in un landmark.

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I flussi costituiscono la matrice fisica e immateriale di percorrenza, con l’intento di generare una sorta di snodo di collegamento tra i diversi parchi. L’asse ChungShan n. Road separa le due grandi aree verdi e un ponte di vetro permette il collegamento dal museo all’Art Park.

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La teoria dei flussi formulata dall’information technology si traduce nel principio organizzativo degli spazi che si aprono all’interno del museo di vetro, introducendo il fattore tempo come diagramma funzionale. Giocano all’interno della composizione musicale, quella introdotta da Cage che aveva riportato l’attenzione alla pausa ed al silenzio come materia sonora. I temi della sottrazione sono stati anticipati in architettura da Mies van der Rohe e indagati in arte da Yves Klein, l’artista del Nouveau Réalisme, che nel 1958 aveva realizzato a Parigi la sconcertante esposizione del “Vuoto”.

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Lo spazio del museo è pensato come un percorso che unisce indifferentemente sale di esposizione, meditazione, relax e workshop. Lungo il percorso, aree di esposizione si aprono come delle sacche che si espandono dal percorso generatore.

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Il vetro è utilizzato come sostanza spaziale del museo, sfruttando tutte le sue caratteristiche: trasparenza, sfocatura, materialità, colore, opacità. Esso mostra e riflette la natura di città dinamica. Il primo museo del vetro in Asia diventa il manifesto della natura ambigua della trasparenza. Tema centrale dell’architettura moderna, il vetro e la trasparenza permettevano una doppia lettura, dall’interno verso l’esterno e viceversa. Nella poetica del Movimento Moderno il vetro autorizzava a mostrare la natura oggettiva dell’architettura e la sua costruzione logica. IaN+, in accordo con le tematiche della complessità informatica, propongono una superficie che registra un’architettura diafana in cui il messaggio della trasparenza si rivela dotata di livelli metaforici. Il trattamento della facciata rivela la riflessione del mondo esterno sulla stessa superficie del museo e riporta l’attenzione sul mondo interiore, quello che ti permette di concentrarti sugli oggetti esposti. I diversi trattamenti del vetro non vogliono rappresentare un abaco delle potenzialità tecniche, quanto rafforzare i principi della percezione visiva. L’esterno è trattato come una materia lapidea erosa e scavata, ma al posto della pietra sarà il vetro a decretare, attraverso fasce curvate, una natura che sfugge, non più a fuoco. L’osservatore movendosi lungo gli spazi esterni avrà la sensazione di confrontarsi con una sostanza resistente e deformata. IaN+ in anni di sperimentazioni aveva spesso colto l’esigenza di costruire il fronte dei loro edifici come una struttura, penso al progetto per un edificio per parcheggi, progettato nel 2001 con Laura Negrini, o al New Tomhiro Museum (2001) in cui la stessa facciata era sostituita da un alveare di elementi vitrei che determinavano i volumi del museo.

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Il vetro a Taipei risponde a questioni di localizzazione, per fare leggere il paesaggio incorporato all’interno o per creare un filtro, a seconda dei punti di esposizione o relax. Le questioni aperte da Libeskind e Gehry se il museo debba essere inteso come contenitore acritico o come parte dell’opera d’arte ci spingono ad alcune riflessioni. Lo studio romano, partendo dalle indicazioni esposte nel bando, traduce l’oggetto del museo nel suo stesso soggetto. Il vetro è declinato per fare mostra di sé, congiuntamente ne viene mostrato il suo lato effimero e cangiante, la possibilità di riflettere fisicamente e concettualmente. Le pareti esterne, a seconda delle esigenze allestitive, possono accogliere le vetrine di esposizione.

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Nella torre a quota 0 è posto la hall, i vari uffici, gli spazi espositivi per mostre periodiche e agli ultimi due livelli il ristorante e il tetto giardino. Al piano terra del Glass Museum sono contenute le sale che mostrano la storia dell’evoluzione della produzione del vetro. Nell’area terminale sono localizzati gli spazi destinati a workshop formativi e informativi. Negli spazi scavati nel terreno sono contenute le funzioni pubbliche: internet point, shop store e café, oltre a ambienti destinati al relax. Le funzioni del museo sono gestite con un programma semplice, mentre il lavoro più complesso è articolato dal gioco delle masse in sezione. Lo quota – 1 non si allinea all’edificio superiore ed introduce dei volumi prismatici che determinano la complessità del paesaggio interno, pensato come luogo per esposizioni all’aperto, tra sottili linee d’acqua e piazze pubbliche. Lo scopo è frazionare la natura del recinto in un ambivalente spazialità che raccorda le forme regolari della tradizione italiana con i percorsi accidentali dei centri medioevali. Questo territorio interno è l’aspetto più innovativo della proposta dello studio romano ed apre lo sguardo alla ricerca sul suolo, sulle superfici generate dal terreno, costruendo un’architettura in sezione, articolata. Lo spazio sotterraneo sfugge alla logica classica del basamento e nell’assenza di allineamento si determinano aree vetrate che prendono direttamente la luce e conducono a giardini recintati. Viene alla mente una sorta di architettura in sottrazione che nei secoli ha trovato espressione negli spazi ipogei o erosi nel terreno.

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Di notte il museo segnalerà la sua presenza come una sorta di lanterna all’interno del parco di Taipei.

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-Site

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The project is placed within a network of parks; the actual site seats next to the Art Park, the soccer stadium and Fine Arts Museum of the city of Taipei.

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-Concept

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The main scheme is to achieve a simple organization, placing the building along the edge of the lot, so to integrate the landscape and turn it into an interior part of the museum; the museum rooms “come untied” along the main pathway.

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-Organization

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The museum finds place in a two stories building, offices and headquarters are instead located in a thin tall blade, a vertical landmark confronting itself with the skyline of the city of Taipei.

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-Materials

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Glass is used to characterize the internal and external spaces of the museum.

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Ere

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