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Calci (PI), Italia

PIANO DI FATTIBILITÀ PER IL COMPLESSO MONASTICO S. AGOSTINO DI NICOSIA, Calci (PI)

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Cartografia Storica

1.1. Premessa. Il Monastero di S.Agostino a Nicosia è una severa e misurata architettura costruita in uno splendido luogo: l’evidente compenetrazione con l’ambiente morfologico e le sapienti regole di composizione e di inserimento in sito ci restituiscono ancora oggi uno spazio fortemente evocativo ed organicamente e modernamente concepito. Nicosia costituisce una risorsa determinante per il territorio del comune di Calci e non a caso il Piano Strutturale comunale ne ha riconosciuto la dignità di invariante strutturale con indirizzi e necessità prioritarie e indifferibili. L’amministrazione comunale ha proseguito nella propria volontà di indirizzo attivando l’incarico nei termini indicati dal Piano Strutturale nel precipuo obiettivo di reinserire il complesso all’interno delle dinamiche sociali e culturali cittadine.

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Vista aerea del complesso

1.2. Strategie di piano. Lo spazio di movimento rispetto alle destinazioni funzionali da affidare al complesso di Nicosia è costituito dalla norma cogente del Piano Strutturale che recita: “l’utilizzazione del complesso di edifici per attività di tipo pubblico convegnistico-congressuale, e/o attrezzature anche private di interesse collettivo, e/o sistemi di ricettività legati ad integrate attività di polo espositivo congressuale, che consentano la costituzione di una centralità funzionale e di servizio di riferimento per l’intero insediamento calcesano.” Si configura perciò un ampio spettro di destinazioni funzionali per il complesso monastico che non esclude alcuna ipotesi di insediamento di interesse collettivo, sia esso di iniziativa pubblica che privata, ma che sostenga le qualità e l’identità del sito valorizzando l’architettura e le sue maggiormente virtuose possibilità prestazionali.

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Veduta dall'alto

1.3 La proprietà e la consistenza. Il complesso di S.Agostino appartiene ai beni patrimoniali dello Stato e come risulta dalla relativa scheda n.0463/B è un Bene non disponibile di cui al fascicolo n. 4513, Registro Ragioneria provinciale dello Stato n.339. Il complesso risulta pervenuto per devoluzione nel 1886 con atto prot.n.12 del 7 luglio1886, verb.n.771866 del 31 dicembre 1866, volturato il 3 luglio 1973 con prot.n.556. Peraltro vi sono notizie sulla soppressione del monastero precedenti a quelle riportate in atti come risulterebbe da un decreto del 1771 emanato dal Granduca Leopoldo I°. Nella citata scheda n.0463/B risulta inoltre che la chiesa di Nicosia è in utilizzo a titolo gratuito all’Amministrazione del Fondo per il Culto sino dal 1 gennaio 1953. Presso gli uffici del Nuovo Catasto Terreni il complesso risulta intestato ad ambiti diversi del demanio, e cioè al Demanio dello Stato Asse Ecclesiastico ed al Demanio Pubblico dello Stato Artistico Storico Archeologico. Il complesso monastico di Nicosia ha una consistenza edilizia pari a 4.325,99 mq., dei quali 4.064,61 mq. risultano coperti.

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Vista Panoramica

2.1 L’architettura. Scrive Mario Ermolao Martini:“II Monastero e la chiesa intitolati a S. Agostino, alla Vergine Maria ed a S. Tommaso Apostolo, furono fondati nell’anno 1264 dal Beato Ugo da Fagiano, il quale era stato Vescovo di Nicosia di Cipro. Si legge che il Fondatore scelse « quel luogo aspro e selvaggio » sulle pendici del Monte Verruca, al di sopra del borgo rezzanese, perché in quel tempo era abituale malfamato rifugio di ladri, malviventi e donne di malaffare, i quali molto spesso molestavano le tranquille popolazioni delle borgate calcesane con le loro azioni criminose. Quel santo Vescovo volle chiamare il luogo nicosia, a ricordo della sua lontana sede vescovile.” E prosegue: “ II monastero fu messo sotto la regola di S. Agostino, ma lo stesso Fondatore volle dare un particolare statuto ai suoi confratelli (vedi Bonaini – Statuti pisani – Tom. 1° – A – VIII e segg.). In data 19 maggio 1268, su richiesta di Ugo, il Consiglio degli Anziani, il Senato ed il Consiglio Minore del Comune di Pisa, con atto rogato dal notaro Vitale, figlio di Bonagiunta da Calci, funzionario presso la Cancelleria del Comune pisano, accordarono all’istituendo monastero di S. Agostino di Nicosia nella Valle di Calci, l’esenzione fiscale, e lo posero, in perpetuo, sotto la protezione e la difesa del governo della Repubblica.”

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Vista panoramica

2.2 L’evoluzione del complesso. Dal rilievo dei fabbricati e dai saggi sulle murature e sugli apparati decorativi si sono potute ricostruire – in prima elaborazione – le fasi di accrescimento e di progressiva modificazione del monastero di S.Agostino a Nicosia.

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Vista panoramica

2.3 Il rilievo. Il presente studio di fattibilità, visti gli obiettivi e la natura dell’argomento, non può esularsi da affrontare il problema del rilievo architettonico del complesso, sia per poter con discernimento affrontare gli ambiti procedurali sia per poter esprimere adeguatamente corrette valutazioni sulla ammissibilità delle possibili e varie tipologie di intervento.

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Particolare affreschi medievali

2.4 La campagna saggi. Per il complesso, ad integrazione delle varie fasi del rilievo, è stata attivata una campagna saggi finalizzati ad accertare la sequenza o le successive manomissioni operate sull’edificio, in forma di analisi non distruttiva e senza compromettere l’attuale praticabilità della struttura. A tal fine è stata perciò attivata una indagine stratigrafica indirizzata a comprendere la sequenza degli strati e la conformazione degli intonaci e delle coloriture. La metodologia è quella di eseguire una campionatura circoscritta delle superfici indagate, attraverso la definizione di campioni successivi allo strato superficiale, proseguendo sino ad arrivare al supporto principale e segnalando eventuali strati intermedi di imprimitura esistenti tra i vari strati. Gli strati rilevati sono infine adeguatamente fotografati e l’intera operazione documentata all’interno di una apposita scheda che testimonia, per ogni strato individuato, caratteristiche specifiche e relazioni ipotizzabili tra gli strati a supporto comparativo con le indagini storico-documentali svolte sul manufatto. La presente campagna saggi, iniziata nel luglio 2005, è stata effettuata da una ditta di provata esperienza nel settore del restauro degli affreschi, la ditta Lascialfari e De Blasio – Restauro Opere D’Arte, ed è stata autorizzata dalla Soprintendenza di Pisa con comunicazioni del 19 luglio 2005, del 1 agosto 2005 prot.n.1890 e del 15 novembre 2005 prot.n. 2681.

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Affreschi nel convitto del convento

3.1 Fattibilità e prestazioni: i principi compositivi. Un complesso di tale valore storico e così ricco di articolazioni spaziali deve essere indagato sui principali presupposti compositivi che ne consentono ancora oggi l’interpretazione. I principi che possono essere desunti sono sia di carattere generale che attinenti alla dimensione comunitaria dell’organismo. Tali principi possono costituire una valido indirizzo all’idea guida progettuale che sosterrà i successivi interventi di conservazione, di restauro e di adeguamento funzionale del complesso di S. Agostino a Nicosia. Intanto possiamo considerare come il monastero si proponga come una chiara metafora urbana: le caratteristiche di autonomia ed autoreferenzialità dell’insediamento, i limiti costruiti tipici della città murata, la suddivisione planimetrica dell’organismo in parti funzionali, il tema della centralità scalarmente affidata a spazi aperti ma formalmente conclusi, l’adeguamento organico dell’insediamento sulla morfologia del sito, rappresentano tutti contenuti per definizione della città storica. In particolare risulta rilevante come l’organizzazione della ripartizione funzionale e semantica delle architetture si disponga lungo la sezione di valle ottenendo: • Una maggiore visibilità e riconoscibilità dei segnali architettonici più rappresentativi e di definizione dell’insediamento; • Una separazione evidente degli ambiti in pubblici, semi-pubblici e privati dell’organismo; • Una individuazione di soglie progressive che, dalla porta principale a monte sino al pianoro coltivato a valle, limitano e scandiscono spazialmente gli accessi alle varie porzioni significative dell’organismo; • Una differenziazione altimetrica degli spazi secondo una ripartizione dei livelli d’uso e dei soggetti a quelli afferenti, che riesce a determinare uno speciale controllo della permeabilità del complesso; • Una configurazione connettiva che, se pur centralizzata a livello di distribuzione verticale, risulta separata e specializzata nei vari livelli d’uso.

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Campanile della chiesa

3.2 Le classi di trasformazione. L’obiettivo del presente piano è quello di consentire la riappropriazione del luogo cogliendone le caratteristiche autentiche – estetiche, funzionali e culturali – per poter renderle oggi nuovamente vitali. Contemporaneamente si ritiene però che comprendere e restituire alla collettività la memoria del passato, significhi anche accettare l’eliminazione di porzioni edili di deprecabile interesse o comunque la rimozione di interventi che deturpino o occultino il valore ed il significato di una architettura o ne deprimano le potenzialità d’uso. Compito del presente piano perciò è svolgere una verifica sulle fattibilità prestazionali delle varie porzioni del complesso, individuando apposite classi di trasformazione: si tratta quindi di definire sottozone morfologico-strutturali che sopportino tipologie diversificate di interventi edilizi. Dando ovviamente per scontati eventuali interventi puntuali di manutenzione o consolidamento o derivanti da obblighi di legge che si rendessero necessari, si definiscono le seguenti principali classi di trasformazione – concordate con la locale Soprintendenza – articolate per caratteristiche di invasività: 1. Interventi di conservazione e ripristino delle strutture e dei paramenti murari con particolare attenzione al restauro delle decorazioni e delle pitturazioni esistenti; 2. Interventi di conservazione e ripristino degli elementi ammalorati e/o mancanti con eventuale rimozione di elementi incongrui; 3. Interventi di variazione degli attuali assetti per adeguamenti funzionali e di abitabilità degli spazi con inserimento o eliminazione di elementi e/o partizioni verticali; 4. Interventi di variazione degli attuali assetti per adeguamenti funzionali e di abitabilità degli spazi con inserimento o eliminazione di elementi e/o partizioni verticali e inserzione di impianti o servizi; 5. Interventi di variazione degli attuali assetti anche delle strutture orizzontali e/o verticali finalizzati anche all’inserimento di adeguati impianti tecnologici; 6. Demolizione e ricostruzione di porzioni di minimo interesse che risultino totalmente inadeguate con gli obbiettivi dell’intervento e/o strutturalmente compromesse; 7. Inserimento di nuove volumetrie e/o l’inserimento di attrezzature di servizio al complesso.

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facciata della chiesa

3.3 Le vocazioni morfologico funzionali. Dalle categorie prestazionali precedentemente indicate relativamente ai principi compositivi ed alle classi di trasformabilità è possibile desumere le vocazioni morfologico-funzionali che possono essere assegnate alle varie porzioni del complesso monastico. La localizzazione stessa dei vari spazi rispetto alla organizzazione complessiva dell’edificio indica diverse nature vocazionali e conseguenti ipotesi funzionali che possono confermare/contrastare con i suggerimenti provenienti dalla categorie anteriormente già analizzate. Si riconoscono infine i seguenti principali ordini di natura morfologico-funzionale.

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Cortile interno del complesso monastico prima dell'intervento di restauro

1. Aree sia esterne che interne che per caratteristiche architettoniche, dimensionali o localizzative possono essere sede di attività collettive a varia scala; 2. Aree che per localizzazione decentrata e/o per via di autonomi sistemi di collegamento verticale possono essere destinate a funzioni di tipo tecnico o di servizio; 3. Aree che per la localizzazione planimetrica nei confronti dell’edificio e per le opportunità di sovrapposizione strutturale consentono di ipotizzare la formazione di collegamenti verticali – anche meccanizzati – con adeguati spazi connettivi e di distribuzione orizzontale; 4. Aree che per la loro localizzazione planimetrica e per via di sistemi di collegamento verticale indipendenti possono essere destinate a funzioni di tipo direzionale, di controllo o comunque di autonomia funzionale rispetto alle altre destinazioni prevalenti; 5. Aree che per caratteristiche dimensionali e distributive rappresentano spazi passibili di autonomia funzionale o di utilizzazione separata; 6. Aree che per le intrinseche qualità ambientali e strutturali non consentono elevati gradi di fruizione e vivibilità e possono dunque essere destinate a funzioni di tipo accessorio.

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Particolare chiostro interno

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Edicola esterna

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Prospetto principale del monastero prima dell'intervento di restauro

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Ingresso al monastero prima dell'intervento di restauro

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Prospetto esterno

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Portone d'ingresso al monastero

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Sant'Agostino sull'architrave del portone di ingresso

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Particolari di carte storiche

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Suddivisione degli spazi interni al monastero

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Schema Fasi costruttive del complesso

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Planimetria generale

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Piano terra, solai

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Piano terra, pavimentazioni

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Piano primo, solai

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Piano primo, pavimentazioni

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Piano ammezzato

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Piano interrato, solai

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Piano interrato, pavimentazioni

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Sezione AA-BB

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Sezione CC-DD

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Vista 1

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Vista chiostra

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