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Rovereto (TN), Italia

Progetto Di Restauro e Ristrutturazione del Museo Depero

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Da oltre trent’anni dalla fondazione della Galleria Museo Depero a Rovereto, il MART Museo d’Arte Moderna e Contemporanea propone un intervento di ristrutturazione interna e riorganizzazione espositiva, al fine di dare un giusto completamento alla permanente di via della Terra, a conferma della sua unicità intesa come importante ed insostituibile eredità storico ed artistica.

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Il progetto appartiene ad un programma museario più vasto ed articolato che investe l’intera città, e prevede la realizzazione del nuovo museo in corso Bettini ed il potenziamento della sede degli Archivi del 900’

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La condizione attuale dell’edificio richiede, pertanto, adeguamenti di natura:

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tecnico-normativi, così come prescritto dalla legislazione vigente in materia di parametri di sicurezza per gli edifici pubblici. Specialmente per quanto riguarda le vie di uscita, i percorsi del pubblico, le barriere architettoniche, oltre alla dotazione di impianti tecnici (riscaldamento) e speciali (rilevamento fumi, controllo microclima);

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architettonico-espositivi, per restituire al patrimonio decorativo, pittorico e scenografico, la possibilità di una corretta qualità rappresentativa. Per esempio, è avvertita la mancanza di uno spazio adeguato alle dimensioni degli arazzi;

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funzionali, l’inserimento di un ascensore, la dotazione di nuovi servizi igienici anche per disabili, un piccolo book-shop per cataloghi e riviste

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Questi nuovi requisiti ed attività, non possono certamente trovare una loro logica disposizione all’interno dell’attuale edificio, se non si vuole alterare il già delicato rapporto d’insieme e compromettere inesorabilmente le esigue possibilità espositive dovute alla ristrettezza dello spazio.

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Photo: Sezione - Renato Rizzi © All rights reserved.

L’attigua Casa Caden e la relativa corte verso via Portici, offre la possibilità di ampliamento delle superfici del museo tali da poter accogliere tutti quei servizi di supporto elencati, senza peraltro interferire con gli spazi espositivi veri e propri.

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Photo: Stanza degli Arazzi - Renato Rizzi © All rights reserved.

Il progetto di ristrutturazione si inserisce allora all’interno di questo quadro di riferimento, assumendone vincoli e limiti come latenti potenzialità espressive.

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Photo: Percorso n.1 - Renato Rizzi © All rights reserved.

1 agosto 1959

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Photo: Percorso n.2 - Renato Rizzi © All rights reserved.

«L’ideale potrebbe essere, per mio conto, la costruzione di un isolato padiglione, di carattere schematico e razionale».

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Photo: Controsoffitto - Renato Rizzi © All rights reserved.

Depero disegna, addirittura, il progetto di un nuovo museo riprendendo in una certa misura la matrice formale già sviluppata per il suo Padiglione del Libro realizzato alla III Biennale di Monza, nel 1927, anche se per lui, l’architettura è più che altro una questione di forbici e cartone.

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Photo: Bassorilievi - Renato Rizzi © All rights reserved.

Invece, si ritrova costretto ad operare all’interno di un edificio antico: il Palazzo del Monte dei Pegni. Scarsità di mezzi, in aggiunta alle difficoltà economiche, gli impediscono di dare completa attuazione al programma espositivo delle nove sale. Depero, infatti, riesce appena a completare per l’inaugurazione solo le due stanze al piano dentrata, mentre i piani superiori vengono allestiti piuttosto frettolosamente senza intervenire architettonicamente.

IL PROGRAMMA TEORICO

Futurismo

L’attuale Galleria Museo rappresenta certamente una singolare testimonianza dell’opera dell’artista. Non rappresenta, invece, se non in tono assai minore, la complessa natura dionisiaca del Futurismo, del suo pensiero vitale e furioso, spalancato sugli eventi e sempre pronto ad inghiottire il divenire della vita.

Questa tensione primigenia è congelata solo sulla superficie dei dipinti appesi in ordine alle pareti. La preoccupazione di Depero non è più quella di creare uno spazio futurista, “tumultuoso”, dove sono le idee a trovare la loro rappresentazione: un luogo, appunto, dove architettura e pittura si ‘compenetrano’, si intrecciano fino ad esplodere in quelle forme spaesanti che ci colpiscono per il loro stupore. Sorpresa e shock sono qui sostituiti dalla misura, dalla bella disposizione. In effetti la Galleria nasce come volontà di affermazione, come riconoscimento del valore del proprio lavoro. La spinta creativa e sofferente, l’energia dislocante che aveva sostenuto la traiettoria deperiana si esaurisce nella parabola acquietante del Museo.

Il progetto ricerca allora nel confronto con la profondità e la molteplicità di questi significati la possibilità di una loro rappresentazione, di un loro apparire nelle forme, nel rispetto, però, anche di quelle scelte espositive maturate da Depero.

Storia e Modernità

Il linguaggio della memoria costruita ed il linguaggio delle necessità indagano la loro potenzialità espressiva fino a raggiungere quella tensione figurativa che dispiega e dà forza significativa alle differenze, invece di comprimerle od annullarle.

Valori storici ed esigenze contemporanee sono poste sullo stesso piano. Da una parte, allora, si vuole superare l’indiscussa fede storica per cui solo quello che appartiene al passato è pregno di valore – escludendo così di fatto il presente -. Una condizione, questa, favorita dall’inarrestabile alluvione dei regolamenti normativi – urbanistici ed edilizi – impregnati da un pensiero scientificamente classificatorio e disgiuntivo. Una condizione che atrofizza la riflessione critica sui temi della storia o dei valori del passato.

Dall’altra, invece, si rifiuta il ‘peso’ di una ragione positivista che, a giustificazione dei propri principi funzionali, si sovrappone prepotentemente alla delicata integrità delle stratificazioni storiche.

In tutti e due i casi la storia viene interpretata come una presenza ingombrante.

Storia e modernità, passato e presente non sono più interpretati, allora, come categorie di valori, separate, sezionate, sovrapposte, ma piuttosto sono compresi e valutati nella loro intrigante complessità.

IL PROGETTO

Il modello organizzativo

Il nuovo impianto distingue l’edificio in due parti:

corpo A – corrispondente agli attuali spazi del museo, articolati su 3 livelli, a conferma della funzione espositiva;

corpo B – riguardante il volume e la corte di Casa ‘Caden’, predisposto per l’inserimento di tutte le funzioni di servizio. Esso contiene il nuovo sistema principale delle scale di collegamento ai piani, l’ascensore, i servizi igienici ed il book-shop.

Questa soluzione permette la riorganizzazione delle nuove attività di servizio rimanendo all’interno dell’edificio, evitando così difficili ampliamenti resi impossibili dall’assenza di spazio e dalla particolare configurazione dei fronti strada.

L’intervento architettonico prevede lo «svuotamento» di Casa ‘Caden’; del museo, si mantiene il piano attuale di ingresso con la ‘Sala Rovereto’- nucleo originario e testimonianza dei principi artistici di Depero -, proponendo, invece, un volume unitario tra il II ed il III piano. In tal modo si realizzano due ‘scatole’, una per i servizi, l’altra per una sala espositiva a doppia altezza. Una sorta di edificio nell’edificio che trasforma il precedente spazio ‘cellulare’ in un organismo di spazi compenetranti.

Il modello distributivo

Le due ‘scatole’ poste all’interno delle vecchie murature perimetrali formano un intercapedine contenente i percorsi principali. Lo spazio del percorso fa da tramite tra l’antico ed il nuovo, restituendo alle dimensioni interne la loro potenzialità espressiva.

Densità, compattezza, verticalità, profondità, rappresentano le nuove caratteristiche di questo luogo.

Il modello distributivo, a differenza del precedente, che disponeva di un’unica entrata da via della Terra, propone lo sdoppiamento degli accessi, permettendo il collegamento con via Portici e, valorizzandone di conseguenza la corte. Il sistema dei percorsi così pensato, si trasforma in un itinerario ‘periferico’, disegnando un paesaggio che oscilla tra pittura ed architettura.

Esigenze espositive

Il corretto allestimento di alcune opere, come i grandi arazzi o i lavori plastici, ha fatto maturare la necessità di disporre di uno spazio adeguato per dimensioni.

La sala a doppia altezza, ricavata tra il II ed il III piano, risponde appunto a questa esigenza espositiva: un volume cubico di circa 8 m. di lato, attraversato dalla preesistente struttura muraria ad archi e definito sui tre lati da pareti piane. All’esterno della scatola si sviluppa avvolgente il percorso – parte del quale balconato – che collega il livello superiore.

Paesaggio interno

In un punto di soglia si addensa tutta la rappresentazione dello spazio architettonico. Un limite, quasi l’assenza di una «cornice», distingue il mondo della pittura dal mondo dell’architettura.

È il luogo interstiziale dei percorsi. Un bordo che non è più un confine che esclude o che separa. Alla linea del suo tracciato corrisponde il filo che noi seguiamo per costruire la nostra esperienza. Come dal taglio di una ferita sgorga a flotti il sangue, così questo luogo si riempie di immagini a conferma della loro vitalità espressiva.

È appunto lungo questi percorsi, a volte affiancati da pareti strapiombanti – e qui riappare l’analogia con la verticalità dei muri del castello – o a volte sospesi sopra un vuoto profondo, che riemerge la forza della storia, il disincanto dirompente del futurismo, l’attualità e la congruenza delle forme del moderno.

- Data d’inaugurazione della Galleria Museo Depero.
- Depero, lettera scritta il 5/IX/1955 al sindaco di Rovereto On. G. Veronesi.

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