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Chiari (BS), Italia

Il cuore di Chiari

"Gli spazi aperti": le piazze, i portici, il vicolo, il cortile.
michele cassibba, Franco Dell'anna, Gianfranco Zanafredi

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Foto aerea della piazza Zanardelli con la nuova pavimentazione e del complesso dei tre edifici: ex anagrafe, dotata di portici passanti, a sinistra al centro nella foto, ex carcere, a sinistra in alto nella foto, ex comune, al centro e in alto nella foto.

Le fasi progettuali successive alla progettazione preliminare, corrispondente al concorso di progettazione in due fasi vinto nel 2005, si sono succedute nell’ arco di circa un anno a partire dal 2007. La progettazione definitiva ed esecutiva ha coinvolto tre lotti, avviati mano mano che venivano finanziati, sia per le opere strutturali-edili, sia per le opere di arredo-finitura e di allestimento del “museo della città”; quest’ultimo, “conclusivo” dell’insieme, inaugurato nel febbraio 2011. Rispetto al pur premiato progetto concorsuale, la realizzazione appare significativamente “ridimensionata”. Sin dalla fase progettuale ma forse a maggior ragione in fase esecutiva, problemi e logiche di vario genere: di competenza, di “convenienza”, nonchè procedurali, hanno infatti comportato il “ridimensionameto espressivo” di tante parti, nonchè la significativa alterazione delle soluzioni architettoniche, sia concorsuali, sia di quelle da noi proposte, nell’arco dell’intera e faticosa realizzazione, come “migliorative in extremis”. Se da un lato, anche a causa di pregressi “attriti” con l’amministrazione, l’ente preposto alla “tutela” dei beni non è stato “dialettico”, imponendo veti assoluti verificatesi poi come pregiudizi, visti i successivi riscontri storici favorevoli alle nostre prime intuizioni progettuali, dall’altro lo stesso ente ha reso possibile la realizzazione, al disotto degli assai precari edifici di origine medioevale e su espressa “persuasiva” esigenza della committenza, di nuovi e ampliati interrati, assai più impattivi rispetto alla nostra prima soluzione concorsuale. La prassi e le tempistiche della burocrazia, in questo caso della sovrintendenza, del tutto “sfasate” rispetto alle tempistiche “elettorali” (2008, lega e Sen. Mazzatorta sindaco, riconfermati) hanno fatto il resto: una volta approvato il progetto da parte della sovrintendenza era follia la sola idea di proporne e soprattutto farne approvare velocemente un’altro, pur “migliore” grazie ai nuovi riscontri documentali, pena lo slittamento dei lavori e, soprattutto, il “default”, come oggi va di moda dire, delle “inaugurazioni” e della campagna elettorale. Insomma se ciò che è stato realizzato appare, soprattutto esternamente e persino per alcune soluzioni delle piazze, all’insegna della più acritica “conservazione” o, meglio, “ricostruzione naif”, lo si deve alle sovrintendenze, in particolare quella bresciana, che, sin dagli esordi del progetto definitivo, ha imposto assai poco obiettivi e costruttivi paletti; le necessità e le tempistiche della committenza hanno fatto il resto. Altra chicca in fase di progettazione esecutiva è stato il ricorrere a sorpresa, da parte dell’amministrazione committente, per i tre successivi e conclusivi lotti, alla prassi dell’appalto integrato. In pratica il progetto esecutivo, in prima battuta commissionatoci per il primo lotto e previdentemente da noi redatto per intero e in tutti i dettagli, non si è mai potuto far valere fino in fondo per il suddetto cambio “in corsa” procedurale. Sono immaginabili le conseguenze, pur strenuamente ma relativamente inutilmente combattute, sia per i lavori edili, sia per l’esecuzione dei dettagli, sia e soprattutto per le soluzioni impiantistiche realizzate. L’esperienza, comunque molto utile, mette bene in evidenza la difficoltà del “produrre” architettura in ambito pubblico, ma soprattutto storico/artistico, al giorno d’oggi, in Italia. Il lodevole strumento del concorso di progettazione, se da un lato, come dovrebbe essere, costituisce un’opportunità per l’accesso all’architettura, ma sempre troppo rara, dall’altro, all’atto della sua “messa in pratica”, pone il progettista nella condizione di lavorare con “squadre” inevitabilmente poco o per nulla affiatate, assai poco coese e compartecipi e in cui ognuno, dal “principe mecenate” RUP all’istallatore di “scaldabagni”, dal restauratore al “cangiante” regolamentatore usl, dal direttore dei lavori al geometra revisore dei conti nonché esperto costruttore, dall’ingegnere strutturista alla ditta addetta alle “iniezioni di pastella consolidante”, dal sindaco all’assessore, dice con forza la sua, e in cui ognuno persegue fini a se stanti e poco empatici. L’architetto progettista, in tale contesto, si ritrova ad assumere il ruolo di reggitore della “bella” scenografia, salvo poi, per puro suo scrupolo, spendersi, arrovellarsi il cervello per salvare il salvabile.

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Piazza Zanardelli, l'immagne evidenzia l'anello corrispondente al fossato-palizzata del primissimo insediamento longobardo (6°-8°sec. d.C.) e progettualmente costituente il "segno percorso a margine". Altri segni hanno origine dall'ex comune, dal binomio duomo-ex anagrafe e dalla torre civica. In corrispondenza di quest'ultima, per l'intera sua larghezza, la pavimentazione assume una trama differenziata, ottenuta grazie alle lastre lapidee posate a giunti sfalsati.

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Veduta aerea da ovest, in toni di grigio l'area corrispondente approssimativamente allo sviluppo dell'insediamento longobardo primigenio allo scoccare dell'11°secolo dopo Cristo. Visibili i tre edifici oggetto del recupero e le due piazze con la rinnovata pavimentazione: Zanardelli, al centro e la "formale" e conservata "delle erbe", sotto.

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Planimetria del progetto esecutivo per piazza Zanardelli. in piccolo, in basso a destra nella tavola, indicazioni in scala minore a conferma della sistemazione di piazza delle erbe

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Lavori per l'esecuzione della nuova pavimentazione in piazza Zanardelli: il segno-percorso curvilineo approssimativamente corrispondente al fossato-palizzata del 6°-8°secolo dopo Cristo.

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Piazza Zanardelli, veduta del cantiere presa dall'ex comune. Per l'esecuzione delle piazze, contabilizzate dall'amministrazione come "lavori stradali" e andate in gara con la malaugurata procedura dell'appalto integrato, c'è stata ampia collaborazione con la ditta subappaltatrice del titolare sig. Brescianini, esecutrice dei lavori. Cosiderata la compresenza del cantiere per i tre edifici, che ha impedito, di fatto, di poter eseguire da subito la pavimentazione tra duomo e ex anagrafe e imponendo di cominciare la posa in corrispondenza della torre civica, il risultato è più che buono.

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Contrariamente a piazza delle erbe che, a conferma del suo disegno, ha subito solo un "restauro"/ripristino della pavimentazione risalente ad una trentina d'anni fa, piazza Zanardelli è stata completamente ripensata sia per l'uso che per la pavimentazione; il suo ridisegno è frutto anche dello studio delle pendenze di espluvio, della collocazione di nuove canaline in acciaio inox e di pozzetti alle loro estremità per la raccolta delle acque meteoriche, di pozzetti a scomparsa a traslazione verticale attrezzati con utenze elettriche, nonchè della collocazione di due grandi e profondi pozzi di dispersione.

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Piazza Zanardelli, dettaglio del cantiere. La fascia di pavimentazione che si relaziona alla torre civica è compiuta. A causa dei notevoli ostacoli: capriate della nuova coperura dell'ex anagrafe, impalcature, materiali e mezzi, l'allineamento delle canaline con l'asse dei pilastri dell ex comune, non è stato per nulla semplice da ottenere.

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Piazza Zanardelli compiuta fotografata dall'ex comune, futura sede dell'archivio storico.

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Piazza Zanardelli, sulla destra il "quadriportico" dell'ex anagrafe e il "segno percorso a margine".

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Piazza Zanardelli, veduta da sud verso i tre edifici oggetto di recupero.

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Piazza Zanardelli, dettaglio del segno curvilineo a margine tangente al "quadriportico" dell'ex anagrafe, visibile sullo sfondo.

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Piazza Zanardelli, è visibile la fascia di pavimentazione a lastre sfalsate in corrispondenza della massiccia base troncopiramidale. La torre civica settecentesca, progettata dall'architetto bresciano Antonio Marchetti, allievo dell'arch. Giorgio Massari, rimase incompiuta della barocca edicola di sommità. In primo piano, il segno-percorso a margine curvilineo, che, a destra, si interrompe di netto per relazionarsi alla torre tramite un segno rettilineo, realizzato con lastroni di granito recuperati dalla precedente pavimentazione della piazza.

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Piazza delle erbe, così come il concorso di progettazione del 2005 la prevedeva: alberata, sistemata a prato, gradonata e dotata di sedute ombreggiate, è stata una delle prime proposte a dover soccombere per ragioni legate a questioni di cosiddetta "memoria collettiva" (soprattutto la conservazione della preziosissima fontana in stile medioevale del 1912, visibile a sinistra nella foto e rigorosamente collocata al "centro" della piazza); temi estremamente rilevanti quindi, politicamente cavalcati e appoggiati dalla sovrintendenza. Visibile il restaurato "quadriportico" dell'ex anagrafe, collegante piazza Zanardelli con piazza delle erbe.

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Piazza Zanardelli con il mercato in una fotografia presa dalla torre prima degli interventi di recupero e di "riqualificazione". Il mercato ha l'aspetto di una densa e stratificata "micro città" nella città. Il carattere di provvisorietà proprio delle bancarelle ambulanti, munite di tende, rievoca l'antico villaggio altomedioevale primigenio, le cui costruzioni, tecnologicamente, erano anch'esse precarie. Il mercato, con precisa cadenza, temporaneamente ma costantemente, "saturava" letteralmente l'intero invaso della piazza, portici compresi, insomma si riappropriava del luogo in cui Chiari ebbe origine nel 6°-8°secolo dopo Cristo. In questo senso, forse, la decisione da parte dell'amministrazione di spostare e soprattutto di mantenere il mercato su di un tratto di circoncovallazione, risultato dell'abbattimento otto-novecentesco delle mura trecentesche, è una forzatura. Probabilmente, sarebbe stato più pertinente ragionare in termini di "memoria collettiva" per piazza Zanardelli piuttosto che per piazza delle erbe.

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Piazza Zanardelli, già lordata da una perdita d'olio della macchina "spazzastrade", con l'allestimento realizzato per il palio di Chiari del 2010. Persa la vecchia vocazione mercatale, in realtà per scelta imposta dall'amministrazione (troppe e sempre più bancarelle gestite da extracomunitari), la piazza viene utilizzata per lo svolgimento di numerose e "fantasiose" manifestazioni culturali e folcloristiche.

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Il porticato dell'ex comune appena restaurato.

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Il "quadriportico" dell'ex anagrafe in una vista notturna in occasione del palio svoltosi lo scorso settembre 2010. Nuove lampade incassate a pavimento illuminano in modo radente l' irregolare intonaco dei pilastri.

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Una delle soluzioni concorsuali, prevedeva l'eliminazione dei tamponamenti ottocenteschi a favore di una maggiore luminosità,visibilità, ariosità, oltre che per la "riscoperta" della quarta campata del "quadriportico", chiusa con il progetto di riordino del 1828.

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Il "quadriportico" dell'ex anagrafe: quasi a dispetto di qualsiasi proposta progettuale, di ogni parte esterna visibile ne è stata rigorosamente imposta la conservazione; gli ingressi all'atrio del nuovo museo della città dal quadriportico si riducono così alle due meschine, ma "ottocentesche", porte della foto.

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La soluzione concorsuale per lo "sporto" dell ex anagrafe nel vicolo delle carceri mette bene in evidenza l'ottusa e "totalitaria" chiusura, frutto del riordino ottocenesco, rispetto alla ritrovata organicità della nostra proposta. L'intuizione progettuale, legittimata da "tardivi" rinvenimenti documentali, è dovuta soccombere del tutto. In rosso ancora il "segno- percorso a margine", elemento "forte" del progetto.

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Stralcio di pianta del piano terra dell'ex anagrafe in corrispondenza dello "sporto" nel vicolo delle carceri e comprendente, in alto, una delle tre campate aperte superstiti del "quadriportico". In toni di rosa, gli elementi costituenti il riordino del 1828 ad opera dell'ing. Ludovico Martinengo di Brescia. In rosa scuro: i muri a sostegno del nuovo scalone a C e i conseguenti tamponamenti a chiusura della quarta campata, a nord, dello stesso "quadriportico" (di cui, appunto, rimangono solo tre campate aperte). In rosa chiaro: il nuovo scalone a C, non a caso di assai scarso valore storico-artistico e che, nell'ottocento, comportò l'ottusa chiusura del portico verso l'"anticlassico" vicolo delle carceri. Il progetto dell'ing. Martinengo rese prevalente la necessità di dare una nuova veste, secondo la moda "neoclassica", a piazza Zanardelli, rifacendo a tale scopo le facciate prospicienti le piazze dell'ex anagrafe e dell'ex comune e rendendo a tal scopo "sacrificabili" le valenze "organiche" urbanistico-architettoniche, dell'originario impianto medioevale.

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Nella foto sono visibili le conseguenze del riordino del 1828 nel vicolo delle carceri. Rispetto a tale opera depauperante, progettata dall'ing. Ludovico Martinengo, l'imposta e acritica sua totale "imbalsamazione" risulta ai nostri occhi ancor più ottusa e inetta, al punto che, a lavori terminati, ci si chiede dove e come si esprima la tanto decantata "riqualificazione". Dato per scontato e assodato che l'intero procedimento abbia potuto aver luogo solo grazie alla premessa del concorso di progettazione architettonica in due fasi, per giunta con preselezione in base a curriculum qualitativo, non possiamo che constatare come tutte le competenze "complementari" coinvolte nei lavori dal 2007 ad oggi: Usl, vigili del fuoco, sovrintendenti, ingegneri, geometri, archeologi, restauratori, "artigiani", impiantisti, etc, abbiano avuto ampia e spesso sovverchiante libertà di prescrizione e d'azione, mentre l'aspetto principale relativo, appunto, alla riqualificazione, alla realizzazione del progetto architettonico, insomma alla componente a cui si deve l'origine del tutto, perdippiù celebrata in pompa magna in occasione del lancio e della premiazione concorsuale, è stato sostanzialmente mortificato!

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marzo 2009, il foro di un altro dei tre lucernari ai piedi dello "sporto" nel vicolo delle carceri: sarà inesorabilmente chiuso anche questo, come è visibile nella foto precedente. I tre lucernari proposti, come umili segni a terra, erano l'ultimo tentativo di porsi criticamente e far leggere la stratificazione degli elementi, oltre che di dare qualità agli spazi interrati, futura sede museale.

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Due viste del cortile dell'ora d'aria dopo i completati lavori di riqualificazione (appalto integrato). A sinistra: le carceri, a destra: il muro di confine con altre proprietà, sul fondo: il volume di separazione con piazza delle erbe. Il percorso lastricato in pietra sulla sinistra, radente il prospetto delle carceri, doveva in realtà essere un lucernario calpestabile, utile a dar luce alla sottostante sala musale. Ufficialmente il lucernario fu cassato per l'indisponibilità della ditta a garantirne la tenuta all'acqua, tant'è che al giorno d'oggi, come si può constatare dovunque si volga lo sguardo, tutto è magnificamente realizzato e, soprattutto, garantito nella sua assoluta perfezione funzionale e formale. Il parterre d'acqua è stato eseguito come da disegni, rende perplessi anche il colore della resina applicata alla guaina impermeabilizzante. Il nuovo muro di fondo non è del tutto fedele al progetto.

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Marzo 2009, a sinistra, la prima versione del nuovo muro realizzato in mattoni faccia-vista, secondo il progetto, ma con difetti esecutivi tali da comportarne il successivo rifacimento (mattoni che, visti gli evidenti difetti, erano sicuramente scarti di produzione, mancata complanarità dei due tratti di muro, fuoripiombo degli stessi). Il taglio centrale, andava da cima a fondo, i due lembi di muro, destro e sinistro nella foto, avevano le "ammorsature", quasi che il taglio fosse una breccia ricavata in un'unica parete preesistente. A sinistra, ai piedi del prospetto delle ex carceri e protetto da transenna provvisoria, il foro del previsto lucernario calpestabile. Nell'immagine a destra, il lato verso piazza delle erbe in cui è visibile, al centro e in fondo, il portalino con immediatamente dietro, in penombra, il muro a mattoni facciavista. A destra e in fondo, ai piedi del prospetto dell'ex anagrafe, il foro di un altro dei tre lucernari utili a dar luce al sottostante museo, anch'esso cassato.

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Dettaglio del prospetto nord, controcampo del precedente nuovo muro a mattoni faccia-vista, nel cortile dell'ora d'aria.

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