TAVOLA 1
© Luca Ciaffoni . Pubblicata il 08 Settembre 2011.
1.1 Recinto territoriale e indicazioni paesaggistiche Il sistema territoriale in cui si colloca la porzione di superficie della ‘Casa Bich’ è quello di un fondovalle, precisamente della Val d’Andret, in cui ormai risulta ben chiaro l’impianto tipico delle cosiddette trasversalità urbane. Lunghi assi di percorrenza che ricalcano in questa situazione il solco carsico, determinando i dorsi su cui via via si aggancia un’armatura urbana generalmente eterogenea e difforme nei caratteri architettonici. In un’alternanza anonima di fabbricati commerciali, artigianali, industriali, nonché di piccole e isolate unità abitative, il paesaggio generico di questi viadotti contrasta il ben più articolato e suggestivo scenario naturale offerto dalle le alte guance della Val d’Andret. All’interno di queste conurbazioni lineari, la formazione periferica della frazione di Champagne rappresenta un tipico esempio di proiezione a valle di originari nuclei situati in altura. Come per il comprensorio di Verrayes caratterizzato da tre principali terrazzamenti ad altitudini diverse, ed un aggregato in cui è presente il nucleo amministrativo attorno a cui gravitano circa 62 frazioni abitate. Pertanto, abbandonando l’altura, nel cammino che riporta a valle, si smarriscono via via non solo i riferimenti visivi legati a riconoscibili elementi identificativi del territorio, costruzioni rurali alpine, pascoli verdeggianti, coltivazioni, colture vinicole tipiche del territorio, ma anche quel sistema microtessurale a scala umana che li caratterizza, entrando a contatto con l’estensiva genericità delle strutture antropiche di più recente formazione. In questi contesti oltre a mancare specifici caratteri identificativi, manca la stretta rete di servizi, che non potendosi appoggiare su polarità ben definite tende a frammentarsi e disseminarsi lungo le spine viarie. L’attuale edificato Casa Bich è la presente testimonianza del congelamento, all’interno di una tessera fondiaria, della disgregata vocazione agricola che una porzione più vasta di territorio ha progressivamente subito a partire dagli anni ’70, a vantaggio di una urbanizzazione e antropizzazione volta a far sorgere aziende artigianali, commerciali, fabbriche e cave di marmo, nuova linfa economica che ha inoltre sottratto spazio e risorse allo sviluppo turistico che questa zona meriterebbe. Proprio nei pressi di una delle tante cave di marmo sorte nel recente passato, si colloca la ‘Casa Bich’, posizionato su un terreno lievemente acclive esposto a sud, che scende fino alla cesura, in trincea, dell’asse autostradale. Il lotto rappresenta dunque, un nodo in cui si incrociano, nella geometria quadrangolare del perimetro due assialità: una legata al profondo asse di traguardazione paesaggistica che si apre a nord come a sud verso le catene montuose, l’altra legata ai due viadotti. Condizione favorevole da accogliere la prima, situazione che suscita attente valutazioni, specie per il fattore di disturbo acustico non certo marginale in strutture rivolte all’infanzia, la seconda. Ulteriori considerazioni provengono dal rapporto tra viabilità e accessibilità che obbliga nel contatto con la statale sul margine superiore ad un’opportuna gestione della ricettività dei differenti flussi previsti dalle dotazioni funzionali inserite nel bando.
TAVOLA 3
© Luca Ciaffoni . Pubblicata il 08 Settembre 2011.
1.2 Principio insediativo e suddivisione ambiti Le valutazioni progettuali sono partite cercando di affrontare principalmente il tema legato all’accoglienza di spazi rivolti alla prima infanzia, proprio per l’insita necessità di determinare indispensabili condizioni ambientali, che, seppur apparentemente favorite e sollecitate dallo scenario naturalistico, appaiono quantomeno disturbate da alcuni caratteri locali quali la vicinanza alle due arterie automobilistiche nonché dalla presenza delle vicine attività artigianali e produttive. Proprio la radice etimologica della denominazione territoriale, Verrayes Verus Aer ( aria pura), in qualche maniera evoca un immagine che beneficia di condizioni ambientali quanto più salubri e ottimali. Le preoccupazioni progettuali sono state decisamente rivolte all’attenuazione dei fattori aggressivi legati all’armatura urbana nonché alla capacità di adattare l’assetto morfologico ad una più congeniale configurazione capace di raccogliere e proteggere al meglio gli spazi dedicati al bimbo. Appare vitale in tal senso la scelta della collocazione del nido nella porzione libera a verde del lotto, più bassa e lontana dai fattori aggressivi dell’adiacente strada statale, orientata a sud e libera nelle visuali. L’altra suggestione proviene da alcune costruzioni rurali che un tempo punteggiavano la zona e di cui oggi rimane qualche traccia sparsa. La tipca struttura di un grenier ha ispirato il principio insediativo declinato agli utilizzi previsti nel bando. I grenier sono fabbricati costruiti in legno edificati per conservare le granaglie e le derrate alimentari capaci di sopportare il gelo ma che necessitavano di un ambiente asciutto. Il grenier si componeva pertanto di un locale seminterrato che funge da basamento strutturale in muratura di pietra e calce, e un solaio in travi di legno ricoperte superiormente da materiale inerte. Questa doppia struttura serviva per isolare dal terreno il vano deposito e rendere sicuro e protetto il raccolto. In tal senso si è operata la scelta di realizzare un grande scavo dove alloggiare il basamento della struttura e appoggiare su di esso le strutture lignee che ospitassero gli spazi deputati all’accoglienza dei servizi. La conseguente rimozione del vecchio casolare viene motivata anche per altri fattori: la sua collocazione, a ridosso della statale, che vincola le condizioni di accesso e mobilità di manovra dei mezzi in sosta e avvicinamento; l’apparente stato di fatiscenza della struttura che necessiterebbe di consistenti adeguamenti alle vigenti normative sismiche oltre che al ripristino funzionale delle partizioni; infine la difficile adattabilità interna allo scenario prospettato dai requisiti prestazionali connessi con le richieste del bando. Lo spazio liberato dalla preesistenza diviene un ambito che può naturalmente alla viabilità della statale ed essere congeniato per accogliere, distribuire e connettere gli elementi del nuovo sistema che si vuol impiantare. Ecco che risulta naturale una tripartizione del lotto che segue le tre quote su cui si attesteranno i volumi atti a contenere gli spazi. Una prima fascia legata alla ricettività pubblica dell’utenza e privata degli addetti alle due strutture, la seconda che attesterà ad una quota più bassa gli spazi del nido, e infine gli spazi aperti su cui trovano estensione e aperture gli ambiti interni che ospitano i bimbi. Pertanto una prima operazione di scavo e di livellamento delle quote è quella che permette di stabilire la suddivisione in quota più netta fra ambito protetto e confinato e l’ambito che definisce aperture e accoglienza. Suddivisione che diventa più articolata nel sistema di gestione interno al grande muro di recinzione. Proprio questo muro definisce il taglio che determina il salto di quota cingendo per quasi tutta la lunghezza del lotto gli spazi interni del nido. Il ‘bastione’ diviene il principale segno ordinatore che dalla strada statale lascia presagire e individua successivamente, alle sue estremità, i punti di accesso. A rafforzare l’aperture principale partecipa l’ampio piano aggettante sotto cui si colloca oltre ad un piccolo spazio coperto per la fermata bus, i parcheggi del pubblico ed il percorso d’accesso all’intero sistema. Il portico d’ingresso conduce a due percorsi, uno in quota, che con medesimo asse rispetto al muro porta all’ingresso de i locali e comunali e del presidio ambulanza, l’altro lateralmente, sulla destra, scopre l’avvio di una morbida discesa che guida sino al livello inferiore in cui la rampa trova terminazione nell’ambito d’ingresso e accoglienza del nido., ambito importante per i piccoli ospiti, di coinvolgimento emotivo, vissuto nel passaggio dagli affetti intimi e famigliari alla scoperta di nuovi spazi e nuovi compagni di vita. Se ragioni principalmente rivolte a rendere ottimale l’inserimento del nido hanno imposto di rivolgere verso il basso gli ambiti ad esso più intimamente legati, in maniera complementare si è pensato di collocare gli ambiti rivolti all’altra utenza. In posizione emergente rispetto al grande muro che contiene lo scavo e distingue le parti, ad un livello più alto che copre lo spazio deputato alla custodia delle ambulanze, sono collocati all’interno di un volume stereometrico e scatolare i locali del comune che pur isolandosi rispetto alla strada hanno possibilità di ottimali relazioni visive con l’esterno grazie alle possibilità di traguardazioni panoramiche che si offre a quell’altezza.
TAVOLA 2
© Luca Ciaffoni . Pubblicata il 08 Settembre 2011.
2. ILLUSTRAZIONE DEGLI ASPETTI ARCHITETTONICI, FUNZIONALI E COSTRUTTIVI
2.1 Il Centro per l’Infanzia o ‘Maison de petite enfante”
L’architettura di quest’opera, nelle nostre intenzioni, dovrà essere capace di leggere, di riflettere e d’interpretare le condizioni difficili di una contemporaneità segnata da un permanente senso di crisi e d’incertezza ma doverosamente responsabile nei confronti degli utenti ed, in particolar modo, di quei fruitori più fragili ed indifesi come, appunto, i bambini. Ben lungi dal rifugiarsi in consolatorie esercitazioni stilistiche e spesso autoreferenziali, come oggi, purtroppo, accade così di frequente, le strutture architettoniche e, ancor di più, gli asili nido dovrebbero essere in grado di proporre un’espressività scevra di inutili e criptici esibizionismi linguistici ma rivolta alla comprensione, da parte dei bimbi e degli operatori, della nuova realtà, in essa amichevolmente accolti. La possibilità di prevedere la scoperta graduale dell’ambiente (naturale e costruito) che circonda i piccoli ospiti stimolando l’apprendimento cognitivo dello spazio, la capacità di accogliere attività che realizzino la formazione di esperienze personali o di gruppo permettendo ai singoli di partecipare ad attività con coetanei o adulti, sono alcuni tra i punti più significativi del servizio educativo proposto, che l’occasione progettuale si è imposta di cogliere attraverso l’architettura In questo senso si è voluta cogliere l’occasione per completare l’offerta stretta al nido d’infanzia ampliando l’opportunità con l’inserimento di un servizio aggiuntivo: la ludoteca
Il lungo corpo di fabbrica misurato dalla lunghezza della vertebra distributiva del nido si attesta lungo l’attuale statale Il corpo lineare è segnato dall’ingresso al Centro per l’Infanzia, o ‘Maison de petite enfante” , dispositivo architettonico che distribuisce e indirizza verso i due accessi gli utenti. attraverso un rampa di discesa le due ali della scuola materna e dell’asilo nido.
2.2 Il Nido
Il Comune di Verrayes nel bando di concorso ha richiesto la realizzazione di un asilo nido Nido (dimensionato minimo per 30 bambini) avendo come riferimento la Legge Regionale n. 11 del 19 Maggio 2006 e s.m.. Il dimensionamento complessivo è conforme ai parametri normativi: ASILO NIDO Funzioni per 30 bambini Quantità di progetto Minimi di legge L.R. n. 11 del 19/06/2006 Sezioni (2) 195,00 mq Vestibolo/Percorso ludico 100,90 mq Totale 295,90 mq / 30= 9,84 mq 6 mq/bambino Ludoteca 157,90
L’aggregazione lineare delle sezioni scandisce il passaggio progressivo dei bambini nelle accoglienti dimensioni di un mondo che ne stimolerà i comportamenti individuali nel contesto delle prime esperienze di socializzazione. Il richiamo alla strada, con i molteplici episodi insediativi che in essa possono trovarsi, introduce nel disegno un preciso riferimento al suo carattere costitutivo. Il susseguirsi di rimandi esterni verso il giardino come nei patii interni vuole riprodurre il senso dei piccoli slarghi o delle piazze dove sostare prima di entrare nella casa-sezione. Ambiti di conoscenza intersoggettiva, di partecipazione ad un consesso più allargato, di esperienze e forme d’identità nuove, le aule sono concepite nel segno di una forte modularità e di una grande flessibilità spaziale e temporale. La loro articolazione consentirà importanti sperimentazioni didattiche collegate con la facile suddivisione degli ambienti. La loro diretta apertura sui corrispondenti giardini protetti e destinati per le attività all’aperto rappresenta un ulteriore fattore di interesse e arricchimento dove creare momenti di condivisione ed interazione tra i bambini .
Ogni sezione è articolata in zone, in modo che i bambini possono svolgere compiti diversi contemporaneamente, individualmente o in piccoli gruppi. Tuttavia l’ordine spaziale non si traduce in una rigida separazione di ambienti ma in una polivalenza di essi che nell’arco della giornata possono assumere configurazioni diverse.
Mai, comunque, le attività sono racchiuse in contenitori scatolari isolati ma sempre gli spazi tendono a stabilire fluenti rapporti tra i diversi ambienti oltre che tra esterno e interno. Le sezioni dell’asilo divengono luoghi paradigmatici di quest’esercizio tipologico e compositivo aprendosi progressivamente nel passaggio dagli spazi collettivi interni a quelli della singola sezione, verso le logge protette o verso gli spazi verdi compresi tra la recinzione e il corpo di fabbrica. Modulazioni di luce strutturate dal succedersi di esposizioni molteplici verso l’esterno, verso il cielo, filtrate da schermature di diverso tipo contribuiscono a rendere il complesso un luogo gioioso per la piccola popolazione dei giovanissimi bambini.
2.3 La Ludoteca Lo spirito della proposta ha imposto al progetto l’elaborazione di specifiche integrazioni che potessero completare l’offerta dei servizi dedicati all’infanzia in grado di poter allo stesso tempo definire l’unità dell’impianto. A tal fine è sembrato idoneo l’inserimento dello spazio Ludoteca, ambito seppur funzionalmente separato da esso, non isolato ed alieno ma prosecuzione naturale dei servizi interni al Nido, sostegno non solo economico per la gestione dell’intero sistema, ma dote in più che il Centro può utilizzare anche per un’auspicabile ipotesi d’espansione del nido a tre sezioni. L’organizzazione interna della ludoteca con accesso indipendente rispetto al Nido d’infanzia si struttura in maniera flessibile con la possibilità di accogliere un’utilizzazione molteplice, aperta alle esigenze delle famiglie e ai bisogni del comprensorio. Lo spazio è dotato di un giardino esclusivo e accessibile anche dall’esterno. L’ingresso può avvenire in modo completamente indipendente rispetto al nido, attraverso il nocciolo dei connettivi che possono essere utilizzati dal livello superiore nella hall di controllo dei servizi comunali. Allo stesso tempo, allorchè il nido ne abbia bisogno, lo spazio ludoteca potrà realizzare una naturale e comoda espansione degli spazi bimbo.
2.4 I servizi comunali e di zona
Il sistema si sviluppa sui tre livelli connessi dall’unico nocciolo verticale definito dal corpo scale ascensore. La quota più bassa gestisce la porzione terminale verso est del muro di scavo. Trovano qui collocazione eventuali spogliatoi e depositi a stretto utilizzo del presidio legato agli operatori del soccorso, assieme ai locali tecnici che hanno proprio accesso esterno adeguatamente filtrato rispetto al Centro per l’infanzia. Il piano superiore definisce gli accessi pubblici controllati e filtra attraverso il nocciolo dei connettivi verticali l’accesso al deposito delle ambulanze, esterno e custodite all’interno di una recinzione metallica. A copertura di questo blocco funzionale emerge il volume chiuso che ospita al suo interno due uffici a disposizione dell’amministrazione e del servizio di soccorso e una sala riunione polivalente. Questo corpo assume caratteri distintivi rispetto al resto dei corpi di fabbrica per identificare la particolare vocazione e funzione contenuta al suo interno ma anche per stabilire un forte segno urbano rafforzato dalla scorza metallica in acciaio corten.
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