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Carpi (MO), Italia

Nuova Chiesa Parrocchiale a Cibeno di Carpi

concorso di progettazione a inviti - 2° premio

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Nella cultura europea la costruzione di una Chiesa è sicuramente l’atto fondativo per eccellenza, in quanto stabilisce il centro fisico, il cuore, di una realtà urbana e ne definisce il carattere stesso, sia essa villaggio o città. Questa chiara fenomenologia urbana di sviluppo territoriale oggi è stata confutata da altri fenomeni più contraddittori e più ambigui. E’ questo il caso dell’area di Cibeno, periferia urbana particolare, come certamente è particolare lo sviluppo urbano di Carpi dal dopoguerra a oggi. Particolare, perché la scelta di un tempo (improvvida) di creare una parrocchia fuori dalle mura, lungo l’asse stradale in uscita da Carpi e distante da essa, si è rivelata negli anni fondamentale perché la Chiesa di Sant’Agata, oggi, costituisce un importante riferimento urbano di una realtà fatta essenzialmente, da un lato da villette-laboratorio, e dall’altro, a ovest della Chiesa stessa, da capannoni industriali: sostanzialmente un luogo anonimo e ripetitivo. Questa singolare configurazione, all’interno della quale si colloca l’area della Chiesa di Cibeno, è il punto di partenza necessario per qualsiasi proposta progettuale. Infatti la proposta della nuova Chiesa della Santissima Trinità di Cibeno è l’occasione per ripensare in maniera nuova tutta l’area inscritta nel triangolo del lotto, con l’obiettivo di trasformarla in un nuovo complesso organico che definisca il sistema Parrocchiale di Cibeno. In particolare il progetto coglie l’occasione di trasformare la nuova Chiesa come punto nodale di una nuova spazialità che reinterpreti e rimetta in gioco, dando ordine, gli elementi di fatto che attualmente insistono sull’area, tutti fortemente disuniti e dispersi, in particolare: -l’attuale Chiesa di Sant’Agata, futura Chiesa Madre, con la Canonica, -la Sala parrocchiale, -il recinto dell’ex-Cimitero, ora Parco Don Berni, -l’insieme degli spazi esterni.

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La struttura conventuale, che fa del rapporto tra parti costruite e parti aperte (chiostri) il sistema ordinatore delle molteplici attività comunitarie, pare essere un riferimento possibile per un complesso di questa natura. Proprio partendo da questa considerazione l’obiettivo del progetto è quello di dare ordine attraverso la definizione di una serie di spazi confinati ma aperti, definendo quelli nuovi e riconsiderando quelli esistenti, in un giusto equilibrio dal quale far emergere un insieme unitario. La Nuova Chiesa, affiancandosi al vecchio recinto del Cimitero, genera una serie di spazi aperti nuovi e vecchi. Questo gioco di muri antichi e muri nuovi è la risposta semplice che il progetto dà al tema della riorganizzazione. All’interno di questo quadro ciascuna parte costruita, sia essa aperta o chiusa, gioca contemporaneamente un gioco vecchio e uno nuovo.

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La Nuova Chiesa della Santissima Trinità di Cibeno è destinata a diventare un punto di riferimento per tutta la comunità grazie alla sua visibilità anche da lontano e al suo inserimento unitario nel contesto esistente. La forte riconoscibilità della Nuova Chiesa sul territorio è data dal gesto architettonico della copertura che la rende visibile da lontano elevandosi sul paesaggio. Questo obiettivo si raggiunge anche con il rialzamento del livello dell’Aula liturgica, tale da rendere necessaria la realizzazione di un grande Sagrato che accentua e valorizza la presenza della Chiesa nella comunità urbana.

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Il gesto sintetico della forma della copertura è la rielaborazione di due elementi iconici, da un lato le ali dispiegate di un uccello in volo, quasi una colomba, simbolo di pace e di ascesa verso l’alto, e dall’altro le coperture a volta delle navate della tradizione cristiana. Questa scelta formale della copertura, oltre che simbolica, è strategica per definire l’organizzazione stessa della Chiesa.Le due ali asimmetriche della copertura creano uno spazio differenziato e gerarchico, come due navate a di-versa altezza che caratterizzano in maniera diversa lo spazio interno della Chiesa differenziando la zona del Vestibolo dall’Aula dell’assemblea pur mantenendo l’unitarietà dello spazio. Il Vestibolo, sotto la navata minore, raccoglie i due ingressi, crea uno spazio adatto alla collocazione, lungo il muro esterno, di una serie di cavità come piccole cappelle ed è utilizzabile come area processionale, sede della Via Crucis; infine, consente di accedere all’Aula dell’assemblea, che si apre con ampio respiro, grazie alla maestosità della volta che trova il suo apice massimo verso il Presbiterio. Una sottile lamina d’oro ricopre l’interno delle due navate creando un prezioso effetto di luce sfumata che au-menta di intensità proprio sopra il Presbiterio.

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Le volte, considerate come un unico elemento omogeneo, si comportano come un’unica struttura semplice-mente appoggiata ai due muri perimetrali inclinati che nel suo flesso minimo verso la terra quasi sfiora il terreno. In questo punto avviene la transizione tra Vestibolo e Aula liturgica, tra piccola e grande navata, come una sorta di passaggio, di processione.

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La connessione fra le volte di copertura e i muri di sostegno definisce una sottile lamina di luce dando la sen-sazione che la volta, semplicemente, sfiori l’appoggio. Il progetto della Nuova Chiesa di Cibeno altro non è che questo: il dialogo tra due muri e la volta. La luce filtra attraverso le gelosie che sono l’unico contenimento e chiusura del sistema; una luce fratturata, rotta, mai diretta e per questo calda, protettiva e rassicurante.

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