© SPLACE . Published on November 15, 2011.
“Tutta mia la città?” è un’installazione temporanea realizzata nel Cortile Maggiore del Palazzo Ducale di Genova e presentata in occasione della “Settima Giornata del Contemporaneo” promossa da AMACI in collaborazione con l’Associazione Culturale “Profondità di Campo”. Il progetto rappresenta una provocazione estetica, una visualizzazione critica delle questioni relative all’utilizzo ed alla gestione degli spazi pubblici. Spesso non è la mancanza di spazi liberi ad affliggere la città contemporanea, quanto la qualità degli stessi, l’essere solo nominalmente e formalmente pubblici e non sostanzialmente e concretamente. Politiche di privatizzazione, accessibilità garantita solo in alcune ore del giorno e negata ad alcune categorie di cittadini (pensiamo ai disabili, agli anziani, ai bambini), incuria da parte della Pubblica Amministrazione così come dei cittadini stessi, mancata progettazione: questi sono solo alcuni dei problemi che di fatto impediscono che uno spazio pubblico venga davvero utilizzato e vissuto dagli abitanti. Senza uso non esiste identità, senza identità uno spazio mai diventerà un luogo. Il prato intercluso collocato al centro del cortile è un ossimoro che si materializza: un luogo di incontro dal quale si resta esclusi, una porzione di verde pubblico della quale si può solamente, con difficoltà, percepirne la presenza attraverso anguste fessure. Giro attorno, cerco un varco, mi affaccio dalle feritoie, scorgo altre persone di fronte a me nella mia stessa situazione. Delusione e un poco di rabbia, stupore e frustrazione. Il muro di cemento svolge il ruolo che tutti i recinti finiscono per ricoprire: protegge e preserva, ma soffoca il colore dell’erba e priva lo spazio della vita che gli sarebbe propria. E’ ancora verde? E’ ancora pubblico? L’installazione è stata auto-costruita in una giornata di lavoro. I blocchi “Leca” sono stati prestati da un fornitore di materiali edili in qualità di sponsor tecnico e restituiti dopo lo smontaggio; i muri sono stati assemblati a secco e tenuti in pressione per mezzo di cinghie da imballaggio che attraversavano il muro per tutta l’altezza. Il tappeto erboso a rotoli, sopravvissuto ai due giorni di arsura cittadina, continua a verdeggiare nel piccolo giardino di una casa sulla Riviera Ligure.
© SPLACE . Published on November 15, 2011.
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