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Sorso (SS), Italia

Riqualificazione della pertinenza demaniale marittima denominata “Lido Iride”. Sorso

Concorso di Idee per la valorizzazione, riqualificazione e successiva gestione della pertinenza demaniale marittima denominata “ Lido Iride” e di un’area comunale limitrofa della superficie di ettari 10, nonché della riqualificazione e dell’infrastruttura
Maria Pina Usai, Margherita Fenati, Daniele Iodice, maria francesca tatarella, Silvia Ciacci, Alessio Dionigi Battistella, Mario Casciu, Diego Torriani, Victor Torralba Mendiola, Manuela Puddu, Antonello Naseddu

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photos courtesy: Ida Ponzeveroni // Marcella Pani

1.0 OPERE DI RECUPERO LIDO IRIDE E REALIZZAZIONE DI UN PARCO LIMITROFO AL LIDO AVENTE SUPERFICIE DI CIRCA 10 ETTARI . 1.1 PREMESSA Il Progetto proposto per la valorizzazione e la riqualificazione del Lido Iride e del Parco, unitamente al progetto di infrastrutturazione e riqualificazione della fascia costiera, sviluppa e applica una metodologia progettuale che si evolve gradualmente attraverso diverse fasi strettamente connesse tra loro: la prima è un’ indagine dentro il territorio: attraverso sopralluoghi, interviste, raccolta di dati e documenti, indagini video e fotografiche, che mettono a sistema memoria e desideri della popolazione e gli sguardi “altri”, viene approfondita la conoscenza locale; la seconda sistematizza e interpreta il materiale raccolto, definendo una strategia di intervento a medio e lungo termine, attraverso l’individuazione e la messa a fuoco di criticità e vulnerabilità territoriali, ambientali, sociali ed economiche; le fasi successive prevedono l’attuazione del programma progettuale. I diversi momenti non si configurano come “pacchetti chiusi”, ma parte organica di una strategia in costante aggiornamento e continua evoluzione: il paesaggio infatti, sistema complesso di aspetti sociali territoriali e culturali, è per sua natura dinamico e mutevole, in particolar modo il paesaggio costiero e dunale, e la scelta è quella di non imbrigliarlo e congelarlo in un disegno meramente formale. L’approccio prevede di sviluppare il coinvolgimento della realtà sociale e culturale durante tutte le fasi: l’obbiettivo è quello di far emergere un’ identità inespressa, attraverso l’incontro tra esperienze artistiche e di ricerca, turismo e quotidianità. Intrecciare i punti di vista significa infatti introdurre le trasformazioni necessarie per immaginare un nuovo paesaggio contemporaneo. La riqualificazione proposta, che riorganizza il litorale di Platamona nei suoi aspetti funzionali, ambientali e strutturali, si integra alla pianificazione gestionale delle risorse, e prevede il coinvolgimento a vasta scala di parti attive dal punto di vista amministrativo, economico, culturale. Fulcro del Progetto sarà l’attivazione di uno spazio interdisciplinare dinamico e flessibile dedicato alla ricerca e alla sperimentazione in loco sul paesaggio, inteso in tutte le sue accezioni. . 1.2 IDENTITÀ E MEMORIA: LA FOTOGRAFIA COME STRUMENTO DI INDAGINE TERRITORIALE E SOCIALE _I luoghi hanno una loro posizione geografica, spaziale, ma sono sempre, ovunque, una costruzione antropologica. Hanno sempre una loro storia, anche quando non facilmente decifrabile; sono il risultato dei rapporti tra le persone. Hanno una loro vita: nascono, vengono fondati, si modificano, mutano, possono morire, vengono abbandonati. Possono rinascere. Il senso dei luoghi: memoria e storia dei paesi abbandonati_ [Vito Teti] . La fotografia La memoria nasce dai ricordi, dalle persone: dai ricordi delle persone; tutte le persone mettono radici nei luoghi, nel paesaggio: nel paesaggio dei luoghi; tutti i luoghi sono le scatole della memoria, della collettività: della memoria collettiva. E se non fosse importante conservare un ricordo, per esempio, perché scattare una fotografia? Ma perché, soprattutto, conservarla? E poi, perché parlare del passato? Perché il bisogno di parlare, ascoltare e vedere il passato attraverso le fotografie? In verità le fotografie non sono altro che i luoghi, i paesaggi, i volti. L’oggetto in sé non è niente perché la fotografia con il passare del tempo si libera della sua struttura, si spoglia dei suoi abiti lasciando spazio soltanto al suo contenuto. Questo contenuto è la memoria. La memoria è la facoltà di ritenere. Senza la capacità di ritenere, nessuno esiste perché senza memoria si è solo hic et nunc, si è un tempo e uno spazio che non sono infiniti. Se si cancella la memoria, si cancella lo spazio e il tempo, quello prima e quello dopo ognuno di noi. E se si cancella il tempo e lo spazio, quello prima e quello dopo ognuno di noi, chi siamo? Qual è la nostra identità se non “riteniamo” questo altro? L’altro è il viale alberato, la musica dal vivo e l’acqua, la salsedine, il mare, il paesaggio, l’immagine, l’immagine del Lido, il Lido. . La casa Quando ci si muove, quando si viaggia, e poi si ritorna, si usa l’espressione: torno a casa. Tornare a casa significa tornare in un luogo (dal greco kasa: luogo coperto) che empiricamente esiste e che è geograficamente ubicato in uno spazio preciso, in cui questa kasa è stata costruita da una o più persone utilizzando dei materiali che le hanno fornito una struttura fisica, che le hanno permesso di esistere nello spazio a partire da un determinato momento nel tempo. Ma torno a casa vuole dire anche tornare dai propri figli, tornare dalla propria famiglia, tornare dalla persona che si ama (dal latino casa: edifico murato che serve da abitazione; le persone che vi abitano, ossia la famiglia, o in senso più ampio, la stirpe, progenie, dinastia; il complesso delle persone addette a una casa ed il complesso delle sostanze di una famiglia, il Patrimonio). E ancora: “torno a casa” sta anche per tornare al proprio paese, nel proprio paesaggio, nella propria Isola, nella propria patria (ancora casa per estensione: luogo nativo, patria, luogo dove qualcuno ha stabilito un commercio) Se cancelliamo il tempo e lo spazio prima e dopo di noi allora non potremo più muoverci perché non potremo più tornare, perché non avremo più una casa in cui tornare. . Il dialogo Nelle estati tra il 1953 e il 1987 a Platamona decine e centinaia di persone “tornavano a casa”, e ripercorrendo quei viali, mangiando sotto le stelle di quel cielo, ascoltando quella musica, guardando quel mare, entrando in quello stabilimento toccavano finalmente il loro essere sorsesi, sassaresi, sardi e anche italiani. Il solo fatto di esserci, ogni anno, per far parte di quel paesaggio, modificato in parte, ma pur sempre un po’ selvaggio, ha rafforzato e fortificato un’identità, ha dato inizio a una storia, a più storie, alla Storia, a Platamona. Il “dialogo infinito” (cfr. J.E. Eielson) tra Platamona e le persone che dagli anni ’50 l’hanno frequentata e vissuta ha costituito la loro identità: finalmente si sono riconosciuti in quel paesaggio, facendo si che paesaggio e uomo, fossero la medesima cosa. . Il Lido Iride Ora, se in quella stessa Platamona viene costruito un paradisiaco stabilimento balneare dalla linea architettonica fine ed essenziale, dal profilo elegante e minimale, dal respiro ampio e libero, eccolo: tutt’oggi lo si può vedere. C’è una piscina, una sala da ballo, enormi aperture che dalla facciata si affacciano sul mare. Una fila di piccole cabine che, come quei ragazzini che vi si arrampicavano in cima, oggi hanno anche loro qualche segno del tempo, una ruga o una crepa, una vita già vissuta per metà o una per metà inghiottita dalla sabbia. L’identità a questo punto si è trasferita, riflessa, spostata dialogicamente. Non è stata una decisione, come non lo è mai, una decisione. Come nella casa di famiglia, così al Lido Iride, quel luogo diventa necessariamente il luogo del ricordo, il luogo della memoria, il luogo in cui si trova un senso dell’esistenza perché il luogo in cui il tempo non porta via i momenti passati, le persone scomparse, gli amori finiti ma bensì li conserva nello spazio e nel tempo senza fine. Platamona è la Kasa, la Famiglia, la Patria, il Patrimonio, la Storia, la Memoria. E’ l’Identità. Il Lido Iride è la scatola che contiene tutto questo, restituendolo al paesaggio in cui è a sua volta inscatolata. . 1.3 IL PROGETTO DI RECUPERO DEL LIDO IRIDE E LA RINATURALIZZAZIONE DELL’AREA UMIDA: L’ECO-PARCO Obbiettivi Uno dei principali obiettivi del progetto è quello di tutelare l’equilibrio ambientale della spiaggia di Platamona. Per perseguire questo obbiettivo è necessario intervenire, oltre che a livello di tutela e ripristino di equilibri ecologici, anche attraverso l’attuazione di una strategia specifica che regoli in modo preciso il modo in cui si accede all’area e il modo in cui si interviene sul costruito, in modo particolare sul Lido Iride. L’intera fascia costiera, con la presenza del Lido e dell’area umida, è considerata in sede di progetto come un ecosistema allargato ossia come un sistema di relazioni complesse tra elementi naturali, vegetali e animali, antropici e sociali: qualunque azione intrapresa a livello progettuale è volta a mantenere e innescare situazioni di equilibrio tra tutti questi elementi. Attualmente il litorale di Platamona dal punto di vista ambientale ed ecologico si trova in uno stato di forte squilibrio dovuto all’azzeramento del primo cordone dunale della fascia costiera (come meglio descritto nel capitolo Opere di riqualificazione: la rinaturalizzazione della fascia costiera attraverso la ricostituzione di un cordone dunale lungo il litorale nell’Elaborato 2 ) L’assenza del cordone dunale ha un effetto non trascurabile a livello ambientale: l’area umida retrostante è povera dal punto di vista della biodiversità proprio perché la proliferazione di specie vegetali e conseguentemente animali tipiche di questo ambiente sono normalmente favorite dalla barriera al vento che svolge naturalmente la duna stessa. A questo quadro, si va ad aggiungere il fatto che in passato è stata favorita una forestazione massiva di alberi ad alto fusto senza però mantenere una fascia di vegetazione retro-dunale di macchia mediterranea che invece avrebbe garantito un certo grado di biodiversità. . L.I: Laboratorio di Idee Nella prima metà degli anni ‘50, Sebastiano Pani, lungimirante imprenditore, vedendo la spiaggia di Platamona pensò di creare un vero stabilimento balneare. Il nome fu proposto dal pittore Stanis Dessy, che una sera vedendo apparire nel cielo l’arcobaleno, disse: «Perché non chiami questo stabilimento Lido Iride?». E così fu. Il primo focus del progetto è quindi di carattere strettamente architettonico e riguarda il recupero della struttura del Lido Iride che allo stato attuale si trova in una situazione di forte degrado. L’intera architettura viene messa in sicurezza, assicurando il suo involucro e la sua struttura portante verificando con precisione lo stato dei cementi e le sollecitazioni a cui sono sottoposti. L’idea di recupero prevede il riuso dell’intera struttura come se fosse un “contenitore” di servizi, in cui gradualmente nel corso degli anni e in base al piano di gestione delle risorse economiche si possano inserire diverse funzioni in grado di diventare da un lato il cuore dell’eco-parco e dall’altro la nuova anima della spiaggia di Platamona accogliendo l’abituale turismo locale e funzionando anche come attrattore per un turismo sostenibile su più vasta scala. Questo nuovo incubatore di funzioni lavora recuperando il corpus architettonico già presente, prevedendo interventi di ri-sistemazione e, laddove necessario, interventi di integrazione. L’arena verrà messa nuovamente a disposizione del pubblico sia come area all’aperto dedicata a caffetteria e ristorante, così come succedeva negli anni ’50 e ’60, sia come area eventi e galleria espositiva per esposizioni temporanee: in questo modo potrà attrarre e intrattenere un pubblico vasto durante l’estate e un pubblico più specialistico durante l’inverno. La torre cilindrica sarà percorribile fino in cima, diventando un punto privilegiato di osservazione del paesaggio. L’edificio principale è stato concepito come spazio dinamico e versatile, all’interno del quale le diverse “scatole” possono essere totalmente chiuse e indipendenti o aperte e collegate a formare uno spazio unitario, dando quindi la possibilità all’intero manufatto di aprirsi o chiudersi sia in base all’utilizzo che in base alle esigenze climatiche nei diversi periodi dell’anno. Il Lido potrà quindi ospitare le diverse attività ricreative, ricettive, di educazione e ricerca legate al mondo dell’arte, in grado di animare la vita del parco sia durante la stagione turistica che durante quella invernale, ospitando di volta in volta i lavori di scuole, università, associazioni e istituzioni pubbliche e private che si misurano con i temi dell’ecologia ambientale e nella fattispecie degli eco-sistemi tipici del Mediterraneo. Anche il sistema delle cabine viene recuperato, messo in sicurezza e liberato dalla sabbia che nel corso degli anni di abbandono l’ha completamente invaso. La sua struttura viene leggermente modificata con un intervento delicato che “apre” alcune cabine trasformandole sostanzialmente in una lunga serie di campate coperte affacciate sul mare che potranno essere adibite a diverse funzioni, prima tra tutte quella di accogliere i turisti e i villeggianti e di ripararli all’ombra e al fresco: rimuovendo i tamponamenti esistenti infatti si favorisce il passaggio del vento che viene sia da mare che da terra. Le “stecche” che costituiscono le ex cabine del Lido Iride si trasformano quindi in un sistema composto da “ombrelloni permanenti” di grandi dimensioni intervallati da piccoli moduli chiusi dedicati alle diverse attività di supporto programmate all’interno del Lido, divenendo così punti di appoggio in grado di incrementare la possibilità di esplorare tutta l’area dell’eco-parco di Platamona. Le funzioni di ombreggiamento, stazionamento e servizio in spiaggia dislocati nelle cabine faranno parte di un sistema puntuale distribuito su tutto il litorale e costituito da elementi modulari in legno progettati ex novo, removibili e ampliabili a seconda delle esigenze. La vecchia pista di pattinaggio torma ad essere uno spazio dedicato alle attività all’aperto: eventi, cinema, concerti, mercato, attività sportive, mentre la piscina, poco profonda, potrà riempirsi d’acqua salata o, nei periodi in cui verrà svuotata, costituire un ulteriore spazio di supporto alle attività del Lido. . La rinaturalizzazione dell’area umida L’intervento sul Lido Iride è inserito in un’azione più vasta che riguarda tutto il litorale di Platamona, tesa a recuperare il suo pregio paesaggistico ed ecologico attraverso azioni combinate che andranno a ricostruire un unico ecosistema. Una delle azioni principali è la ricostruzione del primo cordone dunale lungo tutta la spiaggia, in modo da combattere l’azione erosiva del vento e del mare e ricostituire un equilibrio ecologico e una biodiversità che manterranno vivo il nuovo parco nel corso del tempo. Questa azione è accompagnata dalla rinaturalizzazione dell’area umida retrostante la duna che prevede l’ipotesi di un suo ampliamento su una superficie più vasta di territorio e l’allargamento del canale di comunicazione tra l’area umida a basso grado di salinità e il mare, in modo tale da garantire uno scambio tra i due ambienti e un grado di salinizzazione maggiore dell’acqua dell’area umida. La realizzazione e il consolidamento del nuovo ecosistema permette quindi di poter innescare e sviluppare la trasformazione dell’area umida. I diversi paesaggi vegetali che la compongono vengono potenziati in modo da ricostituire un paesaggio variegato in grado di valorizzare la biodiversità. L’intera area, unitamente a parte del paesaggio dunale laddove percorribile, costituisce l’ossatura portante dell’eco-parco didattico, attraversato da percorsi pedonali e ciclabili in modo tale che possa essere visitato nella sua interezza e arricchito con piccole funzioni o dispositivi che possono aumentare la percezione del valore dell’intera zona da parte del visitatore: le stazioni per l’osservazione dell’avifauna o birdwatching diventano anche piccoli punti di osservazione sul nuovo paesaggio che si viene a creare. La vegetazione spontanea o tipica dell’area umida comprende ambienti umidi diversi che vengono implementati ed arricchiti, avremo così: Salicornieto: Salicornia fructicosum, Grassella Suadeto: Suaeda maritima, Carbone marino Artrocemeto: Arthroceum selvaticum, Salicornia selvatica Ruppieto: Ruppietum maritimae, Ruppia marittima Distese a Lotus: Lotus creticus, Ginestrino comune Cisteto: Cistus salvifolius, Brentina Inuleto: Inula viscosa, Enula Ceppitoni Artemisieto: Artemisia vulgaris, Assenzio selvatico . 1.4 IL MODELLO GESTIONALE ED ORGANIZZATIVO L’intervento propone un progetto d’insieme di tutto l’eco-sistema territoriale di Platamona. La nuova sequenza con soluzioni di continuità percepibili tramite i percorsi fruitivi, è caratterizzata da diversi elementi, focus point di singoli progetti che perseguono una strategia unitaria. Uno degli interventi complementari alla rinaturalizzazione dell’area è il recupero dell’edificio conosciuto come Lido Iride che, pur mantenendo la stessa struttura originale, verrà trasformato in un Laboratorio di Idee e messo in rete con centri di ricerca universitari di alto prestigio, amministrazioni comunali, provinciali e regionali, associazioni culturali, naturalistiche e sportive, ed imprese locali. L’obiettivo è appunto quello di generare una nuova tipologia di utenti che gravitano attorno al polo, tra cui professionisti, tecnici, docenti, dirigenti, studenti, artisti che vedono il centro come veicolo di valori sociali ed esistenziali, e al tempo stesso contribuiscono a migliorare la percezione che i residenti hanno dell’area stessa. Si ipotizza che gli ambienti all’interno dell’edificio, attrezzati per ospitare laboratori didattici teorico-pratici, verranno utilizzati a rotazione dai vari soggetti coinvolti, per l’organizzazione di seminari, laboratori, convegni che rafforzeranno la formazione degli studenti su tematiche specifiche in un contesto unico e ricco di spunti interdisciplinari. Il Lido Iride: L.I. Laboratorio di Idee si può in questo senso proporre come cornice per ospitare esperienze di successo come le Summer e Winter School organizzate da Università italiane e straniere, di durata variabile, volte ad approfondire le conoscenze teoriche e pratiche degli studenti. Le facoltà di Medicina e Veterinaria di Sassari potrebbero in questo senso studiare dei progetti didattici attinenti il monitoraggio e la ricerca sul campo, con attività pratiche di riconoscimento dei segni di presenza delle specie, di osservazione diretta delle stesse nel loro habitat naturale e di studio delle principali tecniche di cattura e manipolazione. Si potrebbero fare laboratori per gli studenti dei corsi di laurea di Scienze Naturali, Biologia, Agraria, Architettura dell’università di Sassari. In particolare potranno essere svolte esercitazioni sul campo ed escursioni, volte al riconoscimento e censimento nelle specialità di sistematica vegetale e animale, laboratori di ecologia del sistema lagunare e dunari, geologia marina; laboratori di chimica dei nutrienti vegetali ed ecologia delle acque, escursioni in mare per il monitoraggio delle alghe e attività sperimentali di acquacoltura, spongicoltura, bio e fitodepurazione. Altri probabili soggetti da coinvolgere in questa rete sono la Facoltà di Architettura e il Master Mediterranean Landscape Urbanism di Alghero e i corsi legati a Scienze dei Beni Culturali di Sassari che potrebbero proporre una o più settimane di laboratori sperimentali di scrittura, fotografia, video, disegno, e ricerca per testare sul campo, sotto la guida di esperti (artisti, docenti, ricercatori) i diversi strumenti di indagine e alternare momenti di analisi teorica a ricognizioni indirizzate alla riflessione sul territorio e alle sue molteplici sfaccettature paesaggistiche, naturali, produttive, umane e sociali da reinterpretare secondo le diverse competenze e sensibilità. I corsi di enogastronomia dell’Università di Olbia, con la collaborazione delle cantine locali (la Cantina di Sorso, la Società Agricola Tresmontes S.r.l., la Cooperativa Vitivinicola Romangia, l’Azienda Vitivinicola Baracca) avrebbero invece l’opportunità di organizzare dei percorsi per addetti al settore e studenti, con formule weekend in cui gli aspetti teorici da trattare in aula si integrerebbero con le lezioni pratiche attraverso corsi di degustazione e percorsi sensoriali nelle cantine, case history aziendali, incontri con i professionisti del settore, contribuendo a diffondere i propri prodotti locali e quindi a Km zero, collegandosi con gli eventi del circuito di Città del Vino. Il progetto inoltre prevede la risistemazione delle aree esterne, utilizzate per ospitare eventi culturali che si inseriranno nei circuiti esistenti dei festival di letteratura, delle rassegne cinematografiche e musicali, (musica da camera, jazz, piano), oltre che ospitare eventi sporadici e minori come una semplice presentazione di libri. La suggestiva ambientazione del nuovo Lido creerà quindi opportunità di coinvolgimento di istituti già attivi nel panorama artistico e culturale locale e nazionale. tav 1A

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Tavola 01A

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Tavola 01B

2.0 OPERE DI RIQUALIFICAZIONE ED INFRASTRUTTURAZIONE DELLA FASCIA COSTIERA . 2.1 IL SISTEMA NATURALE DI PLATAMONA Nella caratterizzazione ambientale dell’area di progetto si è fatto riferimento ai numerosi studi realizzati inerenti l’aspetto vegetazionale e faunistico, alcuni dei quali finalizzati alla costruzione della pianificazione regionale, provinciale ed intercomunale; inoltre in seguito ai numerosi sopralluoghi, effettuati nel corso degli ultimi anni, si è potuto constatare come tali studi siano ampiamente coerenti non solo nella caratterizzazione ambientale ma anche nell’individuazione delle problematiche di tutta la zona. L’area di progetto insiste nel Sito di Importanza Comunitaria (SIC) “Stagno e ginepreto di Platamona” istituito per la presenza di numerosi habitat prioritari e specie di interesse comunitario che rivelano l’elevata valenza ecologico-ambientale del sito. Gli interventi previsti influenzeranno in maniera diretta e indiretta diversi habitat tra quelli caratterizzanti il SIC: Lagune costiere; Dune fisse del litorale del Crucianellion maritimae; Matorral arborescenti di Juniperus spp.; Dune costiere con Juniperus spp.; Dune con prati dei Malcomietalia; Dune con prati dei Brachypodietalia e vegetazione annua; Dune con foreste di Pinus pinea e/o Pinus pinaster Tali habitat includono una ricca varietà faunistica dell’ornitofauna e dell’erpetofauna; il Piano di gestione del SIC specifica che per quanto concerne la prima “Delle specie indicate nella scheda Natura 2000, solo 11 sono state rilevate […] sono state censite 21 nuove specie ornitiche non segnalate in precedenza. Tra di esse si annovera una specie indicata come estinta, il falco pescatore, 2 in pericolo in modo critico, 6 in pericolo di estinzione, 3 vulnerabili e 2 a più basso rischio, [..] mentre relativamente alla seconda il Piano riporta, “La Scheda Natura 2000 elenca 4 specie di interesse comunitario, [….] ossia la testuggine comune, la testuggine palustre), il discoglosso sardo, ed il tarantolino. Il discoglosso sardo e la testuggine palustre sono specie a più basso rischio, mentre la testuggine comune è segnalata come specie in pericolo di estinzione per il Libro Rosso degli animali d’Italia (Bulgarini et al. 1998, LIPU e WWF 19999). A livello nazionale, il tarantolina risulta una specie a basso rischio, mentre è indicato come raro in Sardegna.” . Criticità nelle aree di progetto Sono emerse numerose criticità che incidono in misura più o meno consistente sugli habitat prioritari e sulle specie di importanza comunitaria presenti e che permangono ancora oggi nonostante i numerosi interventi di bonifica intrapresi. L’elemento che ha caratterizzato maggiormente la regressione dell’ecosistema è senza dubbio l’immobilizzazione del sistema dunale, accentuato dalla stratificazione degli interventi operati nel corso degli ultimi 60 anni di presenza dell’uomo (impianto della pineta, costruzione delle strade, edificazione diffusa, chiusura della foce dello stagno e aumentato apporto di sostanze eutrofizzanti, interruzione dello scambio di sedimenti tra stagno e mare, chiusura del relativo corridoio ecologico, ecc.). Tutti questi elementi, hanno di fatto cambiato irrimediabilmente la dinamica e la struttura del sistema di retrospiaggia e delle serie vegetazionali presenti, per effetto della compressione della loro naturale successione in una fascia molto ristretta. Il congelamento della naturale evoluzione dello stagno retrodunale e l’interruzione dei flussi di acqua di mare al suo interno è uno degli elementi che maggiormente ne hanno stravolto la sua ecologia con una sensibile perdita di biodiversità. Le attività antropiche hanno poi portato ad una effettiva banalizzazione del paesaggio nonché alla riduzione dell’esperienza estetica vissuta dal visitatore con conseguente deprezzamento del valore dei luoghi sia in termini economici che paesaggistici. Da non sottovalutare il persistente problema dell’abbandono di rifiuti ingombranti, speciali e urbani, evidente anche nella stratificazione degli stessi sul profilo del terreno. Sversamenti accidentali di idrocarburi hanno aggravato le problematiche dell’area nel corso degli anni, tra questi l’evento più impattante è stato senza dubbio quello dell 2011. Nell’arenile la rimozione dei banchi di posidonia spiaggiata è da annoverare fra le principali cause di erosione attiva, con essa infatti, si asportano cospicui quantitativi di sabbia. Inoltre i banchi di posidonia spiaggiata possiedono un elevato potere anti erosivo determinato dalla loro capacità di smorzare l’energia delle onde durante le mareggiate. Nell’area dunale boscata, allo stato attuale, si constata un elevato grado di compromissione delle successioni dei sistemi vegetali della duna e del retro duna; questi si alternano spesso senza gradualità e disordinatamente, come tessere di un mosaico. L’entità dei fenomeni erosivi inoltre è aumentata in quanto la pineta non svolge più la funzione di protezione, sia per l’altezza dei suoi fusti che per i noti fenomeni di acidificazione e assottigliamento dei suoli che impediscono la formazione della macchia mediterranea unico argine efficace contro l’erosione eolica. La presenza di specie infestanti e alloctone peggiora il quadro generale. Nell’area umida la chiusura della bocca a mare dello stagno ha comportato l’assenza di un ricambio idrico dal mare verso lo stagno, l’eccessivo apporto di sostanze eutrofizzanti, l’alterazione dei cicli sedimentologici e una grave perdita di biodiversita. L’immissario dello stagno ha mediamente una portata stimata intorno ai 850.000 mc tanto che durante le piene l’acqua in eccesso, non defluendo più dall’emissario, invade l’area peristagnale con formazione di estesi acquitrini. La strategia utilizzata per affrontare le criticità ambientali è indirizzata : - al raggiungimento del massimo grado di efficacia degli interventi di recupero e di ripristino ambientale - alla fruizione sostenibile delle aree - alla ricerca di azioni di compensazione efficaci rispetto al prospettiva di aumento della pressione turistica - alla sensibilizzazione degli utenti e degli operatori locali . Ecosistema e interventi di recupero Gli interventi di recupero ambientale, di seguito indicati, sono principalmente in armonia con gli obiettivi di conservazione di tutta l’area e in linea con le modificazioni che si sono susseguite negli anni. Arenile: modalità responsabili di rimozione della posidonia spiaggiata nella gestione dell’arenile si adotteranno; bonifica dell’area di spiaggia circostante i fabbricati del lido iride; questi spazi sono interessata da una consistente stratificazione di rifiuti che hanno anche impedito la naturale evoluzione della vegetazione naturale. Aree edificate e Lido iride: bonifica delle aree e realizzazione di giardino mediterraneo negli spazi funzionali limitrofi alle costruzioni con la piantumazione di essenze della macchia meditarranea. Area dunale boscata: progressiva sostituzione delle specie aliene e di quelle infestanti con specie autoctone con lo scopo di ripristinare le naturali successioni vegetazionali del complesso dunale dalle fasi pioniere, della duna embrionale e fissa, delle dune consolidate fino all’evoluzione della macchia mediterranea. Area umida: riapertura del canale per l’area umida e realizzazione delle relative opere fociarie. L’apporto idrico sembra sufficiente per la riapertura stagionale del collegamento a mare, che dovrà comunque avvenire in modo graduale e controllato per ridurre al minimo gli stress, dovuti alle variazioni dei parametri e dei flussi idrici e sedimentologici. La progressiva riapertura dei canali col tempo ristabilirebbe il bilancio idrico, gli equilibri salini, sedimentologici ed edafici ottenendo importanti risultati di biorimediazione. L’attuazione del programma di bonifica, recupero e ripristino avverranno con gradualità anche attraverso la collaborazione con le istituzioni attive sul territorio, di grande utilità nel verificare la corretta modalità di esecuzione degli interventi e nel monitorare gli effetti prodotti nel tempo. . 2.2 OPERE DI RIQUALIFICAZIONE: LA RINATURALIZZAZIONE DELLA FASCIA COSTIERA ATTRAVERSO LA RICOSTITUZIONE DI UN CORDONE DUNALE LUNGO IL LITORALE . Obbiettivi Attualmente la situazione del litorale di Platamona vede, dal punto di vista ambientale ed ecologico, un forte squilibrio dovuto all’azzeramento del primo cordone dunale della fascia costiera che comporta la conseguente assenza della vegetazione tipica della duna e della fascia retro-dunale, meglio conosciuta come macchia mediterranea. Il fenomeno di erosione della duna è senza dubbio favorito dalla presenza di diversi manufatti in cemento armato presenti lungo la costa, in primis la SP81, che costituisce una barriera che permette al vento di portare via la sabbia dalla costa invece di depositarla come sarebbe naturale. La prima azione progettuale si propone di “scaricare” la SP81 ossia di limitare il suo impatto sulla zona litoranea alleggerendo il traffico in un primo momento in modo tale che il tratto di strada che entra nell’area sia solamente utilizzato come accesso dai residenti, permettendo però a turisti e non-residenti di lasciare le auto in parcheggi posti nelle vicinanze della zona costiera e balneare. In un secondo tempo, si arriverà a deviarne in parte il tracciato verso l’interno in modo tale da non avere più una e vera e propria viabilità “pesante” lungo il litorale. In ogni caso, già da una prima intenzione progettuale, si affianca una pista ciclabile alla strada, alleggerita del traffico che la caratterizza oggi, in modo tale da favorire un tipo di accesso al parco con una mobilità di tipo sostenibile come la bicicletta. Parte integrante di questo intervento sono delle strutture modulari in legno, progettate ex novo, con lo scopo preciso di poter ospitare funzioni temporanee che possono diventare progressivamente permanenti. Questi moduli possono essere utilizzati singolarmente, occupando quindi la minima superficie, oppure essere assemblati e diventare degli organismi architettonici più complessi in grado di ospitare un maggior numero di servizi. In ogni caso, la caratteristica principali è l’assoluta eco-compatibilità di questi manufatti che, essendo in legno, non impattano a livello ecologico sull’ambiente costiero e inoltre sono removibili, per cui nel momento in cui si voglia cambiare la struttura dei servizi su questa porzione di territorio non si deve operare su strutture permanenti in cemento e dotate di fondazioni. . Azioni La prima azione prevede la ricostruzione del primo cordone dunale lungo tutta la spiaggia di Platamona in modo tale da combattere l’azione erosiva del vento e del mare e anche da ricostituire un equilibrio ecologico e una biodiversità che mantengano vivo questo luogo nel corso del tempo. La ricostruzione del primo cordone dunale implica una serie di misure: prima di tutto vengono stabiliti quali saranno gli ingressi alla spiaggia e verranno posizionate in corrispondenza di essi delle passerelle dalle quali si potrà accedere alla spiaggia per i primi cinque anni fino a che la prima duna non si è completamente formata. Chiaramente per la durata di tutto questo periodo non si potrà camminare liberamente sulla zona dove vengono posizionate le strutture che contribuiranno al formarsi delle nuove dune. Tali strutture sono rappresentate da armature in paglia intrecciata di forma rettangolare poste in maniera longitudinale in modo parallelo al litorale. Questa tecnica prevede che il vento sollevando la sabbia, la depositi lentamente lungo e sulle armature fino a coprirle generando così il primo cordone dunale. La paglia permette che la sabbia passi ma anche che venga trattenuta all’interno dell’armatura stesso costituendo il cuore della duna. In questo cuore vengono già piantati i semi di alcune essenze che vengono comunemente identificate come piante pioniere del sistema dunale e che sono: _Cakile maritima,_Ravastello Calystegia soldanella, Vilucchio marittimo, Cavolo di mare Elymus farctus, Orzo delle spiagge Othantus maritimus, Santolina delle spiagge Queste specie hanno la caratteristica principale di resistere in modo particolare all’azione erosiva del vento e per questo stesso motivo vengono utilizzate come stabilizzatrici della prima fascia di dune. La loro presenza consolida la duna rendendola più stabile e ferma, in modo tale che successivamente possa allargarsi e crescere in altezza. In seguito, con lo scopo di stabilizzare la duna e rendere il suo ecosistema sempre più ricco sarà piantata la vegetazione di sopravento, capace inoltre di attirate anche alcune specie animali, composta da: Polygonum maritimum, Poligono marittimo Calystegia soldanella, Vilucchio marittimo, cavolo di mare Othantus maritimus, Santolina delle spiagge Euphorbia paralias, Euforbia delle spiagge Euphorbia deindroides, Euforbia arborea Elymus farctus, Orzo delle spiagge A completare quella che viene definita vegetazione di cresta: Ammophila arenaria, Sparto pungente Cyperus capitatus farctus, Zigolo delle spiagge Lotus creticus, Ginestrino comune E la vegetazione di sottovento: Echinophora espinosa, Finocchio di litorale Ononis natrix, Ononide bacaja Cyperus capitatus farctus, Zigolo delle spiagge Crucialnella maritima, Crucianella marittima Questa è la vegetazione pioniera che renda la duna un’architettura, una struttura stabile ma senza la progettazione di una fascia retrodunale a macchia mediterranea la duna per sua natura continuerebbe a crescere formando quanto meno un secondo e un terzo cordone. In questo caso si decide di fermarsi a un primo cordone dunale e di rafforzare, se non impiantare ex novo una fascia di vegetazione retro-dunale a macchia mediterranea che ha la funzione di bloccare l’espandersi della duna. Le specie utilizzate sono: Pistacia Lentiscus, Lentisco Juniperus Oxycedrus, Ginepro coccolone Cyperus capitatus farctus, Zigolo delle spiagge Mirtus communis, Mirto Per ricreare questa fascia interamente dedicata alla macchia mediterranea, si rende necessario rimuovere, in ambiti selezionati, alcuni degli alberi che sono stati piantati precedentemente ma che costituiscono una massa arborea troppo aggressiva che tende a limitare moltissimo il consolidarsi dell’ecosistema dunale. Tuttavia la fascia del bosco stabilizzato rimane di determinate importanza per contenere lo sviluppo della duna ed è normalmente formata dalle seguenti specie arboree: Pinus pinea, Pino Marittimo Pinus Halepensis, Pino d’Aleppo . 2.3 ACCESSIBILITA’ AL PARCO: LE INFRASTRUTTURE L’oggetto di questo documento è il recupero ambientale del contesto di Platamona. Si tratta di una spiaggia di 8 Km di lunghezza lungo la quale si sviluppa, parallela al litorale, la strada SP-81. L’ambito di studio si colloca tra l’intersezione della SP-81 con la strada vicinale di Monte Rasu fino alla Marina di Sorso. . Situazione attuale Si considera il territorio comunale di Porto Torres come punto d’inizio dell’ambito di studio. In questa zona, per una lunghezza di circa 2,7 Km, a distanza variabile dal mare tra i 330 e i 550 metri, si trova lo stagno di Platamona, il cui recupero ambientale è oggetto di studio di questo documento. La strada provinciale SP-81 è situata in prossimità dello stagno, lungo la linea di spiaggia. Ci sono inoltre diversi agglomerati residenziali di abitazioni ad uso vacanziero, alcuni hotel e un centro commerciale. Dalla SP-81 si può accedere alla spiaggia da 3 viali appositi ciascuno dotato di zona dedicata al parcheggio in prossimità della spiaggia. Dall’ incrocio della SP-81 con la strada provinciale SP-60 il numero di residenze si riduce progressivamente fino a Marina di Sorso, terminazione dell’area di studio. Nella zona sono presenti alcuni hotel e ristoranti e il camping “Li Nibari”. Inoltre nella zona ci sono tre accessi alla spiaggia ciascuno con una zona dedicata al parcheggio di fronte al mare. Traffico veicolare della SP-81 La strada provinciale SP-81 è utilizzata in gran parte dal traffico di passaggio tra Porto Torres e Santa Teresa di Gallura, è compresa una componente di traffico merci con i veicoli pesanti. Inoltre questa arteria concentra una parte importante del traffico tra i comuni di Porto Torres, Sorso e Sennori. Tra le alternative per spostarsi fra questi comuni, una è infatti prendere da Sorso o Sennori la Via Marina per accedere poi alla SP-81 all’altezza della Marina di Sorso. È importante rilevare che questa strada non assorbe il traffico per lo spostamento Sassari-Porto Torres, giacché questo è assorbito dalla SS131. Mentre i cittadini di Sassari utilizzano questa strada per andare alla spiaggia di Platamona durante i mesi estivi. In ultimo, occorre sottolineare che la SP-81 è utilizzata da tutto quel traffico di agitazione dei proprietari delle residenze private della zona, così come i clienti degli hotel, ristoranti, camping e attività commerciali. Questo traffico è molto più intenso nei mesi estivi. Riassumendo, la SP-81 è utilizzata principalmente da 3 categorie di traffico: - il traffico di passaggio tra Porto Torres, Santa Teresa di Gallura, Castelsardo, Sorso e Sennori; - il traffico locale durante il periodo estivo, costituito da coloro che si recano al mare; - il traffico di agitazione dei proprietari delle residenze, i clienti delle diverse attività ricettive, ristorative e commerciali. Linee direttrici per il recupero ambientale di Platamona Si considera che per il recupero ambientale di Platamona si debbano seguire delle linee direttrici basiche. Queste sono: - la fruibilità della zona deve potersi realizzare nella stessa misura che allo stato attuale, però secondo un modello comportamentale diverso che permetta la sostenibilità ambientale della zona; - si deve conseguire l’accettazione sociale del progetto. Per questo, è necessario che i frequentatori e residenti capiscano e condividano le soluzioni adottate. L’insieme delle misure che si dettagliano nei paragrafi successivi si configurano nel rispetto di que due linee direttrici. . Misure per il recupero ambientale della zona Si considera come misura iniziale per ottenere il recupero ambientale di Platamona la riduzione del traffico motorizzato sulla SP-81, soprattutto il traffico di passaggio di lunga percorrenza costituito in larga parte da traffico pesante, quindi molto impattante da un punto di vista ambientale. Visto che una delle linee direttrici del progetto è garantire la fruibilità del parco naturale di Platamona, occorre pensare come attuarla in una situazione in cui si è eliminato l’accesso al traffico motorizzato sulla SP-81. Per questo si è considerato che la SP-81 potrebbe essere transitata da traffico pedonale, ciclabile e autobus di tipo elettrico o ibrido. L’accesso pedonale, in bici o in autobus a Platamona avverrebbe dai accessi esistenti, ovvero: - l’intersezione della SP-81 con la Strada Vicinale Monte Rasu; - l’intersezione della SP-81 con la SP-60; - l’intersezione della SP-81 con Via Marina, in cui si trova la Marina di Sorso. In ciascuno di questi accessi è prevista la realizzazione di parcheggi di interscambio di circa 7500 mq ciascuno fino ad un massimo di 500 posti auto, nei quali si effettuerà il cambio del mezzo di trasporto: auto/bici-autobus-pedonale per l’accesso alla zona di balneazione. Una volta garantita la fruizione del parco naturale di Platamona, si ritiene necessario studiare la forma di ridurre il traffico motorizzato lungo la SP-81. Riduzione del traffico motorizzato sulla SP-81 Sono state prese in considerazione le seguenti misure: - Il traffico dei proprietari delle residenze così come i clienti delle diverse attività commerciali della zona (hotel, ristoranti e camping) deve poter continuare lungo la SP-81, non si deve negare l’accesso a questi utenti della strada. - Il modo più efficace per dissuadere dall’uso della SP-81 gli utenti giornalieri che la utilizzano per accedere alla spiaggia è vietare il parcheggio lungo tutta la strada e nelle vie di accesso diretto al mare; - Rispetto al traffico di passaggio di lunga percorrenza, sono state considerate diverse possibilità, come l’utilizzo di camere di sorveglianza o barriere in ciascuno dei tre accessi della SP-81 (incrocio con la Strada Vicinale Monte Rasu, incrocio con la SP-60 e incrocio con Via Marina a Marina di Sorso). Tutte queste misure presentano l’inconveniente di non essere facilmente compatibili con la misura che consente l’accesso ai proprietari delle residenze e ai clienti delle attività commerciali. Una soluzione sarà rappresentata dall’inserimento di un sistema che regola l’accesso mediante dei pass da distribuire in parte agli utenti aventi diritto e in parte (in un numero giornaliero limitato) da vendere ad ulteriori utenti. Questo tipo di misure hanno il problema dell’incertezza sul livello di accettazione sociale, per questo motivo verrà attivato un processo partecipativo per informare e condividere le scelte del progetto con gli abitanti e gli utenti del litorale. In ultimo, si è considerata come misura ottimale per dissuadere i veicoli a motore dall’uso della SP-81 la realizzazione di rotonde nelle intersezioni esistenti per regolare il traffico dei vari bracci di accesso alla spiaggia, agli agglomerati residenziali e alle attività commerciali. L’inserimento delle rotonde, in sostituzione degli accessi diretti esistenti, implica una riduzione delle velocità di percorrenza della strada di accesso al litorale generando un effetto dissuasore nei confronti del traffico di passaggio. Dato il numero e l’entità delle misure per dissuadere il traffico motorizzato dall’uso della SP-81, occorre una stabilire una misura compensatrice che permetta al traffico motorizzato in futuro di poter circolare su un’infrastruttura equivalente alla attuale o di migliori prestazioni nonché livelli di servizio. Nuova definizione del sistema infrastrutturale Sono state sviluppate due opzioni, non necessariamente incompatibili fra loro, ma complementari e realizzabili in due diversi orizzonti temporali. A. Utilizzo dell’infrastruttura esistente. Si propone la deviazione del traffico di lunga percorrenza tra Porto Torres, Santa Teresa di Gallura e Sorso sulla Strada Vicinale Monte Rasu, poi per la Strada Vicinale Agliadò, proseguendo oltre l’incrocio con la SP-60 lungo la località Badde Fustiggiu, lungo la località Lu Padru che si connette infine con la strada SS-200 che infine porta nuovamente alla SP-81 all’altezza di Marritza. Per adeguare questa viabilità al nuovo traffico previsto, si propone di realizzare i seguenti interventi: a) Rinforzo della pavimentazione esistente lungo tutta la larghezza della piattaforma nelle strade locali, non è necessario nella SS-200. Il rinforzo si può realizzare con uno strato di binder e un nuovo tappetino d’usura, per un’altezza di circa 10 cm di conglomerati bituminosi. b) Modificare l’intersezione con la SS-200 mediante la realizzazione di una rotonda. c) Modificare l’intersezione della strada tra le località Badde Fustiggiu e località Lu Padru dando precedenza al traffico di lunga percorrenza che verrà assorbito nello scenario futuro. d) Modificare l’intersezione tra la Strada Vicinale Monte Rasu e la Strada Vicinale Agliadò mediante un incrocio a T con annessi una corsia per la svolta diretta in direzione Porto Torres e una corsia centrale d’attesa per le svolte a sinistra. e) Sostituzione della segnaletica esistente in tutte le strade coinvolte, indicando l’itinerario sopra descritto come il consigliato per i viaggi tra Porto Torres, Castelsardo, Sorso , Sennori e Santa Teresa di Gallura; indicando la strada SP-81 solo come accesso a Platamona. B. Costruzione di un nuove asse viario sul quale deviare il traffico di passaggio della SP-81. La nuova strada proposta si sviluppa a sud dello stagno di Platamona e della pineta situata lungo la spiaggia. Con l’obiettivo di verificarne la fattibilità tecnica di quest’alternativa si è progettato il tracciato in pianta di un nuovo asse tra l’intersezione della SP-81 con la Strada Vicinale Monte Rasu fino a Marina di Sorso. Questa nuova strada è stata progettata con le caratteristiche tecniche di una Strada Extraurbana Secondaria di tipo C1 con intervallo di velocità di progetto 60/100 Km/h, limite massimo di velocità 90 Km/h. La piattaforma è costituita da 2 corsie di 3,75 metri di larghezza e banchine laterali da 1,5 metri, secondo la normativa vigente. Nel disegnare il tracciato si è preferito intervenire sulla pineta piuttosto che sui terreni dei privati, molti dei quali edificati, per ridurre gli eventuali costi di esproprio. Allo stesso tempo si considera che si potrebbe prevedere una forte limitazione degli accessi laterali, quasi totale, lungo tutto il tracciato, per motivi di sicurezza; inoltre si realizzerebbe un’arteria con capacità maggiore e condizioni di circolazione molto migliori rispetto alla strada attuale. L’intersezione con la SP-60 avverrà con una rotonda; questa soluzione permette la realizzazione dell’infrastruttura in 2 fasi: in una fase il lotto al sud dello stagno di Platamona e in un’altra fase il lotto tra la SP-60 e Marina di Sorso. Si propone come soluzione da realizzare nell’immediato l’opzione B, riservandosi la realizzazione dell’opzione A in una fase successiva quando il successo sociale del progetto sarà consolidato. L’opzione A, come già detto, può essere realizzata a sua volta in due fasi. . 2.4 ASPETTI LEGATI ALLA PRODUZIONE DI ENERGIA RINNOVABILE Le strategie progettuali proposte prevedono sostanzialmente l’utilizzo di due tecnologie. Da una parte il fotovoltaico inserito nel Master Plan fin da subito in corrispondenza delle aree di sosta per le automobili, dall’altra l’eolico, il cui inserimento sarà subordinato alla realizzazione del nuovo sistema viario, che libererà l’aria umida e il paesaggio dunale dal traffico veicolare. Il fotovoltaico è stato interpretato come nuovo elemento tecnologico che stabilisce una relazione diretta con il sistema infrastrutturale e fissa un limite per le automobili. Il valore simbolico dei “cristalli in grado di produrre energia nobile” senza emissioni di CO2 viene enfatizzato costruendo una soglia invalicabile per le auto, tra le maggiori responsabili di tali emissioni. Nel progetto si sono individuati 4 grandi parcheggi scambiatori la cui copertura conterrà il surriscaldamento delle auto e il conseguente rilascio di sostanze inquinanti in fase di stazionamento, producendo allo stesso tempo, energia pulita. Le aree di sosta si trovano a circa 3 Km l’una dall’altra garantendo un’adeguata distribuzione antropica nella costa e del carico di energia in entrata nella rete di distribuzione, realisticamente prevista in media tensione. La superficie destinata alla sosta delle auto è di circa 7500 mq che consente di installare una potenza pari a circa 470 kWp per ognuna delle quattro aree. Si prevede di utilizzare moduli in silicio monocristallino in quanto più efficienti rispetto al policristallino e all’amorfo e quindi in grado di occupare meno spazio, a parità di potenza installata. La potenza generata dai moduli fotovoltaici è limitata considerevolmente (-22%) dagli ombreggiamenti parziali dei moduli stessi. Per evitare perdite di energia sarà prestata particolare attenzione nella progettazione architettonica dei supporti in modo da ottimizzare la produzione e realizzare un nuovo paesaggio di qualità. Le esperienze di funzionamento di impianti ad inseguimento solare di nuova generazione (back tracking) sono positive. Infatti questi impianti hanno presentato una resa energetica finale e un indice di prestazioni superiore a quello degli impianti statici, saranno quindi adottati soluzioni che tendono a seguire l’andamento del sole nelle differenti ore del giorno. L’eolico è tra le rinnovabili la tecnologia più matura, tanto che in Germania e in Spagna si sta pensando ad adeguamenti al sistema incentivante in funzione del livello di competitività economica raggiunto. Condizione resa ancora più interessante se si pensa alla ridotta superficie occupata in proporzione alla potenza installabile. Oggi in Italia possiamo trovare turbine da 3 MW in grado di produrre quantità di energia sempre più interessanti. Seguendo le indicazione dell’Atlante Eolico Nazionale realizzato da RSE (Ricerca sul Sistema Energetico) troviamo valori anemometrici interessanti a 75 m di altezza nell’area di progetto. Ciò ci consente di supporre che si possano installare macchine per la produzione e vendita di energia, ipotizzando una interessante entrata economica per le amministrazioni locali. Come già detto sopra, si prevede l’inserimento dell’’eolico solo in una seconda fase, ovvero quando si renda possibile la costruzione della nuova strada. Questa è concepita come un elemento paesaggistico capace di contenere tutti i sistemi infrastrutturali, da quello viabilistico a quello energetico per la produzione e la distribuzione. La sezione stradale, quindi, sarà disegnata in modo da formare un sistema integrato di funzioni in cui sia facilmente realizzabile la manutenzione e che stabilisca una nuova relazione percettiva con il contesto. La progettazione delle fasci che dalla costa vanno verso l’entroterra incontrando differenti paesaggi, interpreta questa nuova infrastruttura come un limite al mondo antropizzato, stabilendo chiaramente le aree il cui obiettivo prioritario è la rinaturalizzazione. La scelta degli aerogeneratori non è il frutto di esclusive considerazioni tecniche, in quanto prende in considerazione anche l’attenzione alla progettazione dell’oggetto turbina. La E 48 della Enercon è forse l’unica turbina presente sul mercato per produzione industriale in cui sia intervenuto un architetto nella progettazione della stessa. Tale turbina è stata progettata con il contributo dell’architetto Norman Foster, è evidente, infatti, l’attenzione al design e il peculiare lavoro con il colore fatto attraverso le fasce verdi che degradano all’avvicinarsi al mozzo. Si è scelto la E 48 che ha una potenza nominale di 800 kW, quindi una turbina di media taglia, perché in grado di mettersi in relazione con la scala dimensionale del paesaggio circostante, il diametro di 48 m del rotore montato su una torre di 76 m regge il rapporto di scala con il contesto e consente di mettere in evidenza il limite che si è inteso sottolineare con l’infrastruttura, attraverso la ripetizione dell’elemento turbina. . 2.5 IL MODELLO GESTIONALE ED ORGANIZZATIVO L’obiettivo principale del progetto mira alla riqualifica e valorizzazione dell’oasi naturalistica per renderla fruibile a diverse tipologie di utenti che trovano appagato il loro desiderio di vacanza nel contatto con la natura e nelle attività all’aria aperta. Nonostante la chiusura del Lido Iride agli inizi degli anni novanta ed il suo successivo degrado, la spiaggia continua ad attrarre un flusso elevato di turisti nazionali e stranieri, inclusi proprietari di seconde case, fruitori giornalieri provenienti dalle zone limitrofe (Sassari, Sorso, Porto Torres) e appassionati di attività all’aria aperta. Il turismo balneare e le attività turistico-ricreative però, pur rappresentando il principale volano dell’ economia locale, sono tra i più importanti fenomeni di pressione sulle risorse marino-costiere. Inoltre, tramite indagini sul mercato del turismo si è potuto evidenziare il trend di un mercato, quello di turismo natura, in continua crescita. Queste valutazioni sono alla base degli interventi e delle proposte di progetto volti alla riqualificazione e valorizzazione dell’area, nonché alla promozione di una nuova offerta culturale e di un nuovo modello turistico che coniuga le esigenze della fruizione alla tutela delle risorse ambientali. L’idea è di riorganizzare i servizi di base già presenti nell’area vasta, ma che attualmente non rispondono alle esigenze di efficienza, qualità e sostenibilità. Inoltre l’intervento mira a promuovere un turismo non più legato esclusivamente alla balneazione, circoscritto quindi ad un arco di tempo limitato, ma legato ad un’offerta più ampia che includa forme di turismo ambientale, data la presenza di un eco-sistema così ricco e complesso quale quello di Platamona. Con il progetto si punta a stimolare l’intera comunità (gestori di stabilimenti balneari e di aree ristoro, abitanti della zona, turisti e visitatori di passaggio, ecc.) ad assumere un nuovo punto di vista sulla relazione tra se stessi e l’ambiente che li accoglie e sperimentare un diverso modo di entrare in contatto e interagire con le componenti naturali che lo caratterizzano: acqua, sale, sabbia, sole, ombra, luce, vento, suono. tav 2A

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Europaconcorsi cura il servizio di informazione sui bandi di progettazione e la realizzazione del servizio albo-on-line delle seguenti associazioni professionali:

Ordine Architetti: Agrigento, Alessandria, Ancona, Aosta, Arezzo, Ascoli Piceno, Asti, Avellino, Bari, Belluno, Benevento, Bergamo, Biella, Bologna, Bolzano, Brescia, Brindisi, Caserta, Catania, Catanzaro, Como, Cremona, Cuneo, Fermo, Ferrara, Foggia, Forlì - Cesena, Genova, Gorizia, Grosseto, Imperia, La Spezia, Lecce, Lecco, Livorno, Lodi, Macerata, Mantova, Massa Carrara, Matera, Messina, Milano, Monza, Napoli, Novara, Nuoro, Oristano, Palermo, Pavia, Perugia, Pescara, Piacenza, Pisa, Pistoia, Pordenone, Potenza, Ragusa, Reggio Calabria, Reggio Emilia, Rimini, Salerno, Sassari, Siena, Siracusa, Sondrio, Taranto, Teramo, Terni, Torino, Trapani, Trento, Treviso, Trieste, Udine, Varese, Venezia, Vercelli, Verona, Vibo Valentia, Vicenza

Ordine Ingegneri: Ascoli Piceno, Bari, Cagliari, Foggia, L'Aquila, Lecce, Lecco, Messina, Monza, Padova, Palermo, Pavia, Perugia, Potenza, Prato, Reggio Calabria, Rimini, Salerno, Sassari, Teramo, Torino, Trento, Treviso, Varese, Vercelli, Roma

Collegio Ingegneri della Toscana, Collegio dei Periti Industriali di Grosseto, Federazione agronomi e forestali della Lombardia, Dipartimento S.S.A.R. Università "G. D'Annunzio", Collegio Geometri Reggio Calabria, Consiglio Nazionale dei Geologi, InArSind Sindacato Nazionale Ingegneri e Architetti, Ordine Ingegneri e Architetti di San Marino, Collegio dei Periti Industriali di Siena, Associazione Laureati Iuav