© Ernesta Caviola. Pubblicata il 30 Novembre 2011.
Il filo conduttore del progetto è il rapporto tra il rispetto dell’identità di una architettura risalente ai primi del ‘900 e la volontà di confrontarsi con essa attraverso gli strumenti del linguaggio contemporaneo L’edificio è situato ai margini del centro storico, nel cuore della zona Liberty, tra Villa Torlonia e la Stazione Termini. L’incarico proposto dal committente riguardava il recupero e la ristrutturazione dell’edificio esistente per renderlo conforme alle norme vigenti e per accogliere 3 piani di uffici e tre abitazioni.
© Ernesta Caviola. Pubblicata il 30 Novembre 2011.
L’involucro esterno e gli ambienti principali sono stati riportati all’immagine originale dell’edificio attraverso il recupero degli ornati e delle colorazioni;la distribuzione verticale è stata razionalizzata ;l’ampio giardino che circonda l’edificio è stato ridisegnato in funzione delle nuove esigenze. Al pianterreno si innesta una prima abitazione che si articola su tre livelli. Gli ambienti che si susseguono al livello del terreno stabiliscono un rapporto di continuità con il giardino attraverso le grandi aperture vetrate,un muro in metallo riflettente,delle piccole strutture abitabili sparse nel parco. Una cavità ovoidale ricavata all’interno della massa muraria dell’edificio accoglie un’esile scala che avvolgendosi su se stessa collega i differenti livelli. I due piani superiori, insieme alle terrazze sono stati completamente ripensati in funzione della destinazione a residenza privata prevista dal committente. Qui sono stati realizzati l’appartamento principale e una piccola abitazione per gli ospiti.
© Ernesta Caviola. Pubblicata il 30 Novembre 2011.
L’esigenza principale era di creare un’abitazione dove lo spazio mettesse in relazione i suoi abitanti proteggendo allo stesso tempo la loro intimità. La notevole dimensione di superficie abitativa sia interna che esterna ci ha portato a concepire la casa come una villa sul tetto dell’edificio, mutuandone i rapporti scalari,di luce,di percezione. Si è così immaginato un nucleo centrale, vuoto e luminoso, caratterizzato da una pavimentazione in travertino che raccorda gli “eventi ” della casa: la sala della musica, il patio, l’ingresso con la grande scala, e la cucina. Tutti questi ambenti costituiscono un unico spazio che agisce da filtro tra le stanze di soggiorno e le camere. La cucina appare come un unico blocco di travertino in cui sono scavate le funzioni domestiche. Il patio,unica stanza completamente vuota, scandisce il tempo atmosferico della casa attraverso le ombre, la pioggia e i colori del cielo riflessi su uno specchio d’acqua. La sala della musica ospita le sagome nere di due pianoforti a coda, le cui note possono percorrere l’intero appartamento. Lo spazio a doppia altezza dell’ingresso è il cuore della casa. Da qui, la scala, elemento tipico della spazialità degli inizi del 900, si sviluppa rompendo la divisione rigida fra gli ambienti, creando una promenade attraverso tutto l’appartamento fino all’esterno verso i giardini pensili e il solarium da dove si abbraccia con lo sguardo la città e le colline circostanti.
© Ernesta Caviola. Pubblicata il 30 Novembre 2011.
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© -Scape . Pubblicata il 30 Novembre 2011.
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