© Nicola Viviani . Pubblicata il 02 Dicembre 2011.
La partecipazione ad un concorso di idee pone sempre al concorrente il dilemma se sia opportuno proporre una rappresentazione ideale, con forti connotazioni simboliche e astratte, oppure se sia preferibile un progetto che, in forma embrionale, sintetizzi le istanze ideali-simboliche e costituisca una solida piattaforma per lo sviluppo fattuale dell’opera. L’idea progettuale è nata dalla forte contraddizione tra il riferimento storico del cadenon, simbolo di chiusura e ostacolo ed il ponte immagine di reciprocità e incontro. Il progetto è un elemento leggero, reso semovente per scorrimento, tale da assolvere la funzione di connessione tra le due rive del lungolago e che, una volta tirato in secca su una delle banchine, rende di nuovo percepibile il quadro originario della bocca di porto con il suo straordinario fondale architettonico. Il ponte, in quest’ultimo caso, partecipa all’arredo urbano, effimero e marginale come le barche “spiaggiate” dei pescatori, attraente per il gioco dei bambini. Storicamente vi era un cadenon, una chiusura che univa le due coste e che regolava il flusso delle imbarcazioni in entrata e uscita dal porto vecchio passando per la dogana, una linea tesa tra la Dogana e l’altra parte della costa, il limite per le imbarcazioni tra il porto sicuro e il lago aperto, tra la terra e l’acqua. L’area portuale rappresentava un nodo strategico della viabilità e costituiva un importante spazio vitale per l’economia e la socialità, nonché il terminale dei movimenti locali di persone e beni.
© Nicola Viviani . Pubblicata il 02 Dicembre 2011.
Il cadenon, elemento interdittivo del sistema difensivo, è “convertito” alla funzione rassicurante e meritevole di meccanismo a servizio del nuovo ponte. Durante la fase di movimentazione, la catena di trascinamento del ponte si erge esuberante e deformata con un andamento sinusoidale che rimanda simbolicamente al genius loci: l’onda del lago durante una tempesta, i movimenti geo-tettonici della morena gardesana, il gesto armonico del “lancio” di una cima prima dell’attracco di un’imbarcazione. Le onde si impongono prepotentemente, per riappropriarsi dell’acqua sottratta dalla costruzione della banchina e si interrompono in prossimità del molo; il ponte riprende la sinuosità della forma e poi si slancia naturale verso l’altra sponda fino ad infrangersi nel “lago” antistante la Dogana.
© Nicola Viviani . Pubblicata il 02 Dicembre 2011.
Il ponte, chiuso, appare come una linea morbida, una catena che collega le due rive della bocca del porto. Aperto, entra a far parte della sistemazione della piazzetta con giochi d’acqua e sedute. Le fasi di movimentazione sono arricchite da effetti scenografici di zampilli d’acqua in prossimità della vasca sulla banchina. La movimentazione è garantita da un sistema di conci collegati tra loro da tre perni a formare delle cerniere nel bordo superiore e da martinetti nel bordo inferiore. Questi ultimi permettono una differente regolazione relativa e quindi la creazione di forme diverse a seconda degli spostamenti imposti alle coppie di martinetti tra un concio e l’altro. Lungo lo sviluppo longitudinale i conci vanno ad intestarsi su due piattaforme poste alle estremità, le quali regolano il grado di apertura della sinusoide e quindi l’altezza della stessa. La piattaforma di estremità del concio centrale sui due lati del ponte “in acqua” viene collegato alle estremità degli altri tronconi creandone la continuità e il punto di trascinamento. L’effetto paesaggistico, prodotto nelle varie posizioni del ponte, non si sovrappone al contesto, ma si pone in rapporto con il carattere dei luoghi. La duplice connotazione del ponte inserisce nell’ambito una naturale variabilità a seconda dell’apertura o meno della bocca di porto in relazione alle contingenti esigenze. Il ponte è allineato con il fronte della dogana riprendendo l’antico tracciato delle mura scaligere, mentre la conformazione morbida si ispira alle onde del lago e alle colline moreniche dell’entroterra. La struttura metallica, diretto riferimento alla catena, permette di utilizzare dei profili sottili e dei meccanismi in grado di imprimere alle parti un diverso andamento quando l’intero elemento è traslato verso la Dogana. La pavimentazione è in doghe di legno mentre il parapetto è costituito da una rete metallica, tali elementi si riferiscono all’attività dei pescatori, in particolare, la rete consente una maggiore trasparenza rispetto ad altri materiali e tipologie, evitando nel contempo il verificarsi di riflessi.
© Nicola Viviani . Pubblicata il 02 Dicembre 2011.
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